Perché la Nutrizionista si è messa ai fornelli

Condivido anche sul mio blog la prima parte di un’intervista che mi è stata fatta da Mabella, uscita sul numero di giugno/luglio. Per me è importante, perché spiega il ruolo del cibo nel contrastare l’infiammazione cellulare e quanto chef e nutrizionista possano fare grandissime cose insieme in cucina proprio in questa direzione.

Chef e nutrizionista

Dott.ssa Morandi perché oltre che a fare la nutrizionista, ha deciso di entrare in cucina?

Da più di vent’anni mi occupo di nutrizione, e da oramai sedici anni mi sono indirizzata verso la ricerca nell’alimentazione biochimico-ormonale insieme al Dott. Barry Sears, lo scienziato americano notissimo a livello internazionale perché padre della strategia nutrizionale “Zona. Nel 2007 ho iniziato un percorso di unione tra la stessa alimentazione biochimico-ormonale e l’alta cucina, convinta del fatto che solo la biochimica non fosse sufficiente per creare degli stili di vita nutrizionalmente bilanciati che riuscissero anche a soddisfare gli amanti della cucina e l’innato amore per la convivialità a tavola che contraddistingue la nostra cultura. Sono passati 10 anni durante i quali il mio libro “Il bello della Zona” molto spesso è stato interpretato “solo” come un libro di cucina o “solo” come un libro sulla Zona senza che ne venisse colto il vero intento che andava oltre un libro di ricette “dietetiche” o ipocaloriche.

Perché non voleva essere un libro “dietetico”?

Perché noi non siamo caldaie, ed il concetto di “dietetico” inteso in senso classico (ossia cucina o dieta con poche calorie), non ha assolutamente senso. La cucina povera in grassi non garantisce nulla: ci sono altri parametri da tenere in considerazione, e sono i parametri supportati dalla nutrizione biochimico–ormonale. Ma non voleva nemmeno essere un libro sulla Zona… Non solo sulla Zona perché sarebbe stato un libro asettico, solo biochimico, senza anima, senza emozione. Dopo tanti anni di lavoro in studio, quel libro voleva essere il mio modo di vedere in chiave creativa ed emozionale la biochimica degli alimenti e degli ormoni collegati.

Il dr Sears l’ha supportata in questa sua “intuizione”…

Sì, con grande entusiasmo, anche se ho il sospetto che all’inizio pensava fossi impazzita nell’unire scienza e creatività… Sears infatti è il pioniere nell’ambito degli studi sul ruolo che la nutrizione ha sull’insorgere dell’infiammazione cellulare da cui derivano tutte le patologie più o meno gravi – in primis l’obesità -oggi fenomeno dilagante a livello mondiale. Dall’altra parte da molti anni io mi occupo però anche di naturopatia, fisica quantistica e coaching, e questo mi ha sempre spinto a cercare di mettere insieme scienza e… complementi. Credo quindi che un processo di dimagrimento – così come un percorso volto al benessere o alla maggiore efficienza sia fisica che mentale- debbano valutare una serie di aspetti esterni alla pura biochimica applicata a delle indicazioni alimentari.

Verdura

Sta quindi dicendo che la “colpa “ di ciò che non funziona in noi non è sempre solo imputabile a come mangiamo?

Voglio fare una precisazione. La cosa incredibile è che dei fattori esterni quali ad esempio lo stress di un cambiamento personale, del lavoro, di un trauma emotivo o di una vita frenetica che ci toglie il senso di ciò che stiamo facendo della nostra esistenza, o peggio di una “dieta” privativa, agiscono sullo stesso ormone su cui agiscono per esempio i carboidrati provocando accumulo di massa grassa.

Quindi questo spiega perché alcune persone sotto stress ingrassano…

Già… Ecco perché lo stesso approccio con il cibo e con un ipotetico protocollo nutrizionale DEVE essere piacevole e divertente anche se sempre con le radici ben solide nella validazione scientifica.

È per questa necessità di scientificità che lei è una zonista “inside”?

Sono davvero tante le persone che ho seguito in questi anni e sono tante le persone nuove che mi chiedono di studiare per loro dei protocolli Zona personalizzati: ho visto e vedo risultati straordinari che in questi anni non hanno fatto altro che aumentare il mio entusiasmo e la mia passione per ciò che sto facendo. Ma se questo non bastasse, bisogna tenere presente che la dieta Zona con i suoi principi biochimico-ormonali è presa a riferimento anche dall’Università di Harvard nelle sue linee guida per combattere il diabete, e nomi di eccellenza nell’ambito della diabetologia mondiale come il professor Camillo Ricordi, collaborano e sostengono da anni gli studi scientifici del dr. Sears, che parlava di infiammazione “silente” già nel 2002 con tutte le possibili conseguenze. Se ci guardiamo intorno oggi, sembra che adesso “tutti” abbiano fatto questa straordinaria scoperta della connessione tra infiammazione silente e cibo, infiammazione silente e malattie croniche, e ancora stress e infiammazione silente connesse a obesità e malattie croniche.

Ma è anche per questa necessità di “bellezza” nell’alimentazione che lei è entrata in cucina…

Esatto! Per anni io stessa ho seguito diete terrificanti che mi hanno portato al nulla se non alla consapevolezza che andava fatto qualcosa di diverso per chi ha problemi con il cibo, di qualsiasi natura possano essere. Come tante altre persone venivo sottoposta a regimi strettissimi che mi creavano uno stress tremendo. Sono stata una sportiva agonista, e – come spesso accade – la mia risposta insulinica in qualche modo è diventata problematica una volta abbandonato lo sport, per cui devo guardare i carboidrati a debita distanza. Però una vita senza la gioia di poter mangiare bene non è vita, per cui ho iniziato a pensare a come cambiare le cose.

Ha parlato di infiammazione, di massa grassa, di efficienza psico-fisica, di benessere e magari ci mettiamo pure l’azione di prevenzione dell’invecchiamento precoce… sembrerebbe un ambito da ospedale più che da cucina…

Chiariamo subito che la medicina ha un ruolo fondamentale che non va mai trascurato. Ma puntualizziamo anche che il cibo è la nostra prima medicina accanto a tanti altri fatti come già anticipato prima. Le malattie, la nostra efficienza fisica e mentale, lo stato di salute del nostro cervello, la massa grassa in eccesso e pure l’invecchiamento precoce hanno incredibilmente un unico comun denominatore: l’infiammazione. Dapprima essa è cellulare o silente (non ce ne accorgiamo), poi inizia a manifestarsi con conseguenze anche gravissime. Ebbene uno dei fattori più comuni con cui possiamo dar origine all’infiammazione è proprio il cibo, ed ecco perché in cucina chef e nutrizionista possono fare grandissime cose.

Ma non basta togliere i grassi e mangiare integrale…

Assolutamente no! Serve bilanciamento biochimico, cura nello studio dei carichi glicemici (che va ben oltre il termine “senza zuc- chero”), scelta attenta delle materie prime e della loro lavorazione e grandissima tecnica di cucina affinché il nutriente venga rispettato anche nella fase di lavorazione. Il cibo è biochimica, ma ha anche un’anima che va ascoltata…

Allora la prossima volta ci racconta tutto il resto?

Con piacere!!



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