E lo chiamano “parassita”…

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Lo stress ha il potere di inibire l’efficacia del nostro sistema immunitario. Il Reishi, un fungo “parassita” che cresce alla base di tronchi di querce, produce una lunga serie di effetti benefici.

È da diverso tempo che si parla del Ganoderma Lucidum o Reishi, un fungo “parassita” che cresce alla base di tronchi di querce, castagni e diversi altri alberi, che – secondo me in maniera altisonante ma alla fine errata – viene definito il fungo dell’immortalità. Credere che qualcosa possa renderci immortali è davvero poco realistico ed è ancora meno realistico pensare che qualcuno ci possa credere.

Questo fungo ha però delle proprietà che sono davvero straordinarie ed è curioso che fosse conosciuto e usato già dalla Medicina Tradizionale Cinese, mentre in Occidente la sua conoscenza sia relativamente recente, nonostante siano stati effettuati diversi studi scientifici sul suo utilizzo.

Il Reishi non è una novità tra gli esperti di settore in campo di nutrizione e integrazione, ma recentemente è tornato prepotentemente alla ribalta: sembra che la natura ci ricordi dell’esistenza di questo fungo in un momento storico in cui ognuno di noi certamente farebbe bene ad assumerne, perché è uno straordinario adattogeno e, quindi, permette al nostro organismo di resistere allo stress, cosa che non manca a nessuno. Mai come in questo momento si è parlato dell’importanza della gestione dello stress per la prevenzione delle malattie anche molto gravi, poiché lo stesso stress ha il potere di inibire l’efficacia del nostro sistema immunitario.

Il Reishi ha una lunga serie di effetti benefici, alcuni dei quali sono veramente notevoli:

  • Stimola il sistema immunitario grazie alla presenza di alcuni polisaccaridi. Questa azione sarebbe così importante da avere addirittura rilevanza nelle patologie tumorali. In tale senso sono stati effettuati degli studi in Giappone
  • Un’altra azione davvero interessante, è quella ipoglicemizzante e alcuni studi hanno evidenziato che il Reishi è utile in entrambe le forme di diabete ed esercita un effetto protettivo sulle cellule beta del pancreas, che sono deputate alla produzione di Insulina. Inoltre – poiché il Reishi controlla i picchi glicemici – può essere utile berlo durante il giorno per accentuare l’effetto di controllo dei livelli di Insulina che favoriscono la formazione di massa grassa
  • L’utilizzo del Ganoderma Lucidum può aiutare a prevenire la degenerazione delle sinapsi neuronali che è la causa di malattie degenerative e devastanti come l’Alzheimer
  • Epatoprotettore: questo fungo “parassita” esercita inoltre un’azione molto importante in qualità di “scudo” nei confronti del fegato. In Cina viene molto utilizzato durante i percorsi di chemioterapia per preservare il fegato da possibili effetti collaterali. È anche indicato nelle epatiti B, anche se lo studio condotto per tale caso in realtà non riguarda un numero molto elevato di soggetti
  • Un effetto straordinario di questo fungo riguarda inoltre la capacità di migliorare notevolmente l’energia prodotta dalle cellule grazie al miglioramento dell’ossigenazione del sangue: è indicatissimo per gli sportivi e soprattutto per coloro che devono adattarsi alle alte quote rapidamente
  • Protegge la pelle: inibisce la produzione di melanina e quindi protegge e aiuta a prevenire il melanoma. Magari non è consigliabile la sua assunzione durante una vacanza al mare, se il nostro desiderio è quello di tornare con una bella abbronzatura dorata
  • Effetto sedativo: il Ganoderma è adatto alle persone stressate che soffrono di ansia e neurastenia con dolori muscolari, vertigini e cefalea. Potenzia inoltre l’attività delta del cervello. Il suo utilizzo regolare facilita il sonno e ad aiuta molto a ridurre l’irritabilità.
  • Antiossidante: non poteva mancare. Oltre a tutto quanto già detto, ci protegge anche dall’azione devastante dei radicali liberi che è importantissima, ma che sembra quasi passare inosservata dopo aver elencato una serie davvero incredibile di proprietà. Ricordiamoci che i radicali liberi hanno un potere distruttivo sulle membrane delle nostre cellule e sono sempre presenti accanto ai fenomeni infiammatori, per cui tale effetto è importantissimo.

rawpixel-1137706-unsplashCi sono diversi modi

per assumere

questo gioiello della natura

definito “parassita”:

in capsule, decotto e

addirittura sotto forma

di piacevolissimo tea!

 

 

 

 

Pubblicato originariamente su Mabella.

Novità sui polifenoli

salute con i polifenoli

Azione antiossidante e antinvecchiamento, ma anche importante azione antinfiammatoria per il benessere dell’intestino. Oggi sono entrati nel novero dei nutrienti essenziali. Sono i polifenoli

Quando parliamo di polifenoli, normalmente il nostro pensiero corre all’azione antiossidante e antinvecchiamento per i quali questi straordinari composti sono noti: gli studi più recenti riguardanti queste molecole di origine naturale dalla struttura estremamente complessa, hanno evidenziato delle loro proprietà finora poco conosciute ma di importanza estremamente rilevante.

Si è capito, infatti, che i polifenoli sono uno strumento straordinario che dobbiamo considerare come parte della nostra nutrizione quotidiana, per preservare la salute di una parte del nostro organismo che si sta rivelando essere molto più importante di quanto non si fosse pensato fino ad alcuni anni fa: l’intestino.
In realtà ciò che ci sta dando informazioni inaspettate è l’enorme quantità di batteri di cui il nostro intestino è costituito e dai quali dipende la nostra stessa sopravvivenza: questi batteri sono alla base di un delicatissimo equilibrio capace di influenzare tutte le nostre funzioni da quelle fisiche a quelle psicologiche e mentali.

cestello verdureI polifenoli sono un gruppo di composti fitochimici molto complessi, derivano quindi dalle piante e ne rappresentano il sistema di difesa nei confronti di batteri che potrebbero rappresentare un pericolo per la sopravvivenza della pianta stessa.
Allo stesso modo – straordinariamente – nel nostro intestino i batteri che costituiscono il microbiota utilizzano i polifenoli come difesa da eventuali attacchi patogeni che metterebbero a serio rischio la nostra salute.

I polifenoli sono dei nutrienti fondamentali che possono addirittura cambiare l’espressione di alcuni geni importantissimi nel nostro corpo, in particolare di uno chiamato “fattore di trascrizione genetica” richiesto per rigenerare i tessuti danneggiati.
Tale “fattore di trascrizione genetica” si chiama AMP kinasi: per tale motivo i polifenoli si sono rivelati importantissimi anche nella rigenerazione dei tessuti danneggiati da un fenomeno infiammatorio.

I polifenoli non possono essere sintetizzati dal corpo umano, ecco il motivo per cui devono essere assunti tramite la dieta. Per questo motivo, oramai devono essere considerati dei nutrienti essenziali. Ci sono circa 8000 polifenoli conosciuti, e probabilmente almeno il doppio ancora non sono stati analizzati dal punto di vista strutturale: di questi straordinari fitocomposti si sapeva pochissimo fino al 1995. Attualmente si sa che i polifenoli sono potenti attivatori dei geni umani coinvolti nella sintesi di enzimi antiossidanti, nella modulazione di sentieri antinfiammatori, e nell’attivazione di geni antinvecchiamento e che sono fattori critici per mantenere in buona salute l’intestino.

I polifenoli sono molto importanti perché riescono ad evitare qualsiasi potenziale fenomeno infiammatorio che si voglia propagare dall’intestino nel nostro sangue che potrebbe avere conseguenze importanti.

I polifenoli riescono a prevenire quella che in inglese si chiama la “leaky gut syndrome”, ossia la formazione di “buchettini” nella mucosa intestinale, poiché hanno la capacità di rinforzare l’integrità della barriera di muco che impedisce che questa venga trapassata da frammenti di batteri che – qualora si immettessero nel torrente sanguigno interagendo con un recettore ( il TLR) – darebbero origine ad un segnale di infiammazione debole e cronico che porterebbe ad una intossicazione metabolica, con corrispondente aumento di obesità e diabete.

Inoltre un’altra azione benefica che i polifenoli esercitano per la salute del nostro intestino, è data dal fatto di avere la capacità di distruggere il “biofilm” di protezione che batteri patogeni all’interno del nostro intestino si costruiscono per proteggersi.
I polifenoli riescono a rompere queste pellicole protettive permettendo la distruzione dei batteri da parte del sistema immunitario.

chocolate-2224998_640È quindi di fondamentale importanza ricordarsi che l’assunzione di frutta e verdura sono assolutamente fondamentali per il nostro benessere, ma non è sufficiente.
L’integrazione di polifenoli si sta capendo che è fondamentale, ma devono essere sostanze titolate e soprattutto biodisponibili: molti infatti sono gli integratori di polifenoli che però non vengono assorbiti dal nostro organismo o vengono venduti in concentrazioni assolutamente inutili.

A tale proposito i polifenoli migliori che hanno dimostrato avere effetti terapeutici grazie ad esperimenti clinicamente controllati sono i Flavanoli del cacao, le Antocianine delle bacche e infine una sottoclasse di Antocianine solubili in acqua note come Delfinidine presenti nelle bacche del Maqui.

 

Pubblicato originariamente su Mabella.

No alle diete “Fai da Te”

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Il fai da te non è mai una soluzione per ottenere qualcosa che riguardi il nostro benessere. La nutrizione è una scienza, non è una teoria, non è una moda, non è una filosofia: può diventare uno stile di vita, ma deve necessariamente essere supportata da basi scientifiche.

In questa stagione la tentazione è forte: inizia la ricerca della dieta miracolosa che in quattro e quattr’otto possa cancellare tutti i nostri peccati di gola invernali. Sicuramente non aiutano le riviste che pubblicano le varie diete della Luna, del minestrone, del gelato, tantomeno aiuta il bombardamento delle pubblicità in televisione e sul Web che riguardano integratori miracolosi, che farebbero perdere i chili in eccesso nell’arco di pochissimi giorni grazie a molecole di origine vegetali dai nomi impronunciabili, di cui, però, non si capisce mai il meccanismo d’azione né la composizione, poiché secretato dietro al simbolino ® che sta per registrato.

Inutile dire che i miracoli non esistono, che non è stata scoperta alcuna erba magica che possa far perdere peso nel giro di una settimana, che non ci sono creme che sciolgono il grasso come acqua, che non ci sono integratori che velocizzano il metabolismo per fare in modo si possa perdere una quantità di massa grassa rilevante nell’arco di un tempo fisiologicamente impossibile.

Quello che è possibile, invece, è perdere peso sulla bilancia in maniera rapidissima semplicemente liberandosi dei liquidi in eccesso: questo però porta ad un semplice fenomeno di disidratazione estrema dell’organismo e sicuramente non ad un fenomeno di perdita di massa grassa.

Il peso così perso è un peso che verrà recuperato in maniera rapidissima e, oltretutto, l’aspetto fisico di colui che perde il peso così rapidamente a carico dei liquidi, di solito è quello di un volto emaciato, patito, “scavato”, mentre la parte centrale del corpo – di solito quella più appesantita dalla massa grassa- varia di poco.

È anche possibile perdere peso deperendo: è sufficiente non mangiare magari facendo tanta attività fisica.

brooke-lark-391764-unsplashQuesto non è un sistema per dimagrire, ma è il miglior sistema per stressare il nostro organismo, fare danni ingenti a tutto il nostro corpo e soprattutto nel giro di poco tempo provocare un effetto rebound tale che farà in modo che il nostro cervello ci porti a mangiare in maniera smodata per recuperare tutta la carenza nutrizionale a cui lo abbiamo sottoposto: questo è il punto di rottura dove si sono sempre interrotte le “vecchie diete” basate sul principio ipocalorico.

Il fai da te non è mai una soluzione per ottenere niente che riguardi il nostro benessere, tanto meno quando si parla di perdita di peso o meglio di massa grassa.

Come per ogni cosa, è bene affidarsi a delle persone competenti, ma attenzione che con questo non intendo dire che sia sufficiente che un professionista sia titolato ad esercitare la propria professione: ci sono in giro nomi altisonanti assolutamente non dediti alla loro professione.

Fare il nutrizionista richiede passione, empatia, entusiasmo, voglia di ricerca: non si tratta di fare la somma delle calorie!

 

Quando parliamo di nutrizione, scegliete la strada che più sentite essere in armonia con il vostro modo di pensare, però tenete presente alcune cose importanti:

  • la nutrizione è una scienza, non è una teoria, non è una moda, non è una filosofia: può diventare uno stile di vita ma deve necessariamente essere supportata da basi scientifiche;
  • il professionista che vi seguirà, deve essere costantemente aggiornato: la nutrizione è una scienza in perenne evoluzione quindi la velocità di integrazione delle nozioni è fondamentale affinché si possa dare il miglior servizio al proprio paziente;
  • scegliete una persona che ascolti la vostra storia, le vostre esigenze, le vostre abitudini, le vostre paure, perché cambiare e correggere il modo in cui ci ali- mentiamo è come fare ordine negli spazi più riser- vati della nostra vita;
  • assicuratevi che il professionista vi segua dedicandovi del tempo e personalizzando il metodo che utilizza in base alle vostre esigenze, perché ognuno di noi è un mondo a sé;
  • viviamo in un mondo ipertecnologico, ma ritengo che quando si imposta un nuovo stile di vita nutrizionale sia essenziale il rapporto umano, tralasciando l’utilizzo di sterili e anaffettive applicazioni da smartphone, sicuramente divertenti e comode, che però non hanno la capacità di interagire con la nostra emozionalità, così importante quando parliamo di risposta ormonale al cibo;
  • per lo stesso motivo, prima di affidarvi a un professionista informatevi se il protocollo verrà “cucito su misura”: se così non fosse, augurategli una buona giornata e cercate qualcun altro.

È anche importante, però, essere lucidi in una cosa: da quasi vent’anni esercito tutti i giorni partendo come base dalla dieta Zona del dr. Barry Sears, che ovviamente nel tempo – lavorando quotidianamente a contatto con lui – ho personalizzato e integrato con tantissime nozioni. Su questo argomento sono stati scritti tantissimi libri (alcuni li ho scritti anch’io assieme a lui!), e molto spesso in studio arrivano da me delle persone convinte di sapere assolutamente tutto su come gestire la Zona perché hanno letto tutti i libri, tanto da citarli quasi a memoria.

Su tante diete vengono scritti tantissimi libri e le persone sono convintissime di essere nutrizionisti provetti perché li hanno letti con attenzione.

Ci vuole anche un po’ di umiltà da parte nostra nel riconoscere che un conto è poter capire un concetto assimilandolo teoricamente in maniera perfetta, un conto è poi sapere come applicarlo nella realtà e, soprattutto, conoscere quanto la realtà possa differire dall’idea “teorica” che noi abbiamo della realtà.

Solo quando applichi tutti i giorni un concetto nel mondo reale per anni e anni e vedi come agisce in maniera diversa a seconda di chi hai difronte, ti rendi conto di quanto un essere umano sia un mondo a sé e di quanto tutto diventi relativo…

In pratica: “tra il dire e il fare continua ad esserci di mezzo sempre il mare”, come diceva il vecchio proverbio e direi che nel caso della nutrizione ci sta in mezzo addirittura un Oceano…

Pubblicato originariamente su Mabella.

AIUTO È NATALE! Che cosa potrò mangiare?

Tavola Natale

Il Natale è alle porte e – come ogni anno – le persone sembrano ricordarsi e preoccuparsi proprio in questo momento di quanto sia importante mangiare bene, quando, in realtà, abbiamo tutto il resto dell’anno per poterlo fare.

Probabilmente sono una nutrizionista che pensa “out of the box”, ma sono convinta che in occasioni come il Natale, in cui possiamo stare con la nostra famiglia e celebrare una tradizione che ci accompagna sin da quando eravamo bambini, pensare di “adattare” tutto questo ad una dieta sia una cosa inutile e tristissima.
Se poi vogliamo coinvolgere anche l’aspetto emozionale che lega la capacità del nostro stato d’animo con la produzione di determinate “molecole segnale”, che andranno a influire sulla nostra salute, vi lascio immaginare l’effetto benefico che potrà avere un buon cibo consumato con animo sereno, senza sensi di colpa, insieme alle persone a noi care.
Ho già detto più volte in passato che abbiamo tutto un anno durante il quale preoccuparci di nutrirci in maniera adeguata, e vi assicuro che così facendo non sarà di certo il periodo delle feste natalizie a creare danni irreversibili.

Infatti, se durante l’anno ci alimentiamo in maniera corretta, preoccupandoci di utilizzare ad ogni pasto un’adeguata quantità di proteine e come fonte di carboidrati quelli favorevoli (frutta e verdura), impedendo così picchi glicemici e un eccessivo rialzo dell’ormone Insulina, con conseguente accumulo di massa grassa, la nostra glicemia sarà costantemente così ben bilanciata che, anche di fronte al carboidrato “sfavorevole” più appetitoso e goloso, il nostro cervello non sentirà la necessità di mangiarne una quantità eccessiva.

Da qui deriva il fatto che chi vorrà gioire di un primo piatto o di un dessert particolarmente appetitoso non sarà costretto a rinunciarvi, ma soprattutto non si troverà nella condizione di non riuscire a fermarsi nel mangiare quel tipo di carboidrato: questo accade, invece, quando noi seguiamo regimi alimentari totalmente privi di carboidrati e sbilanciati nell’apporto calorico dei macronutrienti.
Ricordiamoci, inoltre, che anche i grassi sono “strumenti” fondamentali sia per la nostra salute che per garantirci il senso di sazietà.

Natale pasticceriaDi che cosa in realtà dobbiamo preoccuparci durante il pranzo di Natale, se davvero vogliamo fare qualcosa che magari non possiamo permetterci tutto l’anno?

Non di cosa mangiamo perché se deve essere festa, festa sia, ma da dove arriva ciò che mangeremo. La qualità della materia prima che utilizzeremo deve essere l’eccellenza: se utilizzo la farina, quella deve essere il top.
Antipasto ricco di affettati? Sì, ma quelli prodotti da aziende che utilizzano animali italiani, controllati, e che ancora hanno dei passaggi artigianali nella loro lavorazione: per un giorno lasciamo stare le grandi industrie e quelle meravigliose confezioni sottovuoto, comodissime quando non abbiamo tempo, ma NON quel giorno.
La stessa cosa per il salmone (cosa tipica con i crostini e il burro!!): controlliamo la provenienza, ed è ovvio che già il prezzo la dirà lunga sulla sua qualità. Per quello che riguarda la carne, cerchiamo la carne che arriva da allevamenti non intensivi a filiera corta e animali “grass fed”.
La stessa cosa vale per la carne bianca: niente allevamenti intensivi, niente antibiotici, niente ormoni. Se utilizziamo la pasta, cerchiamo la pasta fatta con il miglior grano e non quella industriale.
Frutta e verdura acquistati in una cascina o al mercato.

 

panettone natalizioIl panettone? Quelli di qualità, meglio se artigianali; lasciamo stare quelli industriali: le industrie devono perennemente lottare con i costi.


Se c’è qualcosa che veramente possiamo regalarci per le nostre feste, è il tempo per andare alla ricerca tutte le materie prime con le quali cucinare i nostri pasti speciali: magari prepariamo meno cose, perché sicuramente la qualità si paga di più, però quelle poche cose non faranno sicuramente alcun danno.

Ricercando attentamente si trovano delle eccellenze italiane che producono di tutto: dagli affettati, alle farine, alla pasta, la carne, la frutta secca tipica del Natale, i panettoni, il vino e tante altre cose.

Se prepariamo i dolci in casa, al bando lo zucchero raffinato e utilizziamo dello zucchero di canna “autentico”: è una microeconomia che in termini di salute per il nostro organismo vale tantissimo.

C’è solo una cosa alla quale personalmente tengo tantissimo: la stagionalità.

Non mangiamo le ciliegie a Natale: arrivano da molto lontano e noi non siamo “programmati” per mangiarle in inverno.
Da noi le ciliegie sono un frutto che la natura ci concede poco più di un mese all’anno.
Se la natura per noi ha deciso che in inverno la terra produca tanti agrumi ricchi di vitamina C, le mele, le pere e i kiwi, sicuramente un motivo c’è.

Quindi Buone Feste a tutti e soprattutto vivete con animo sereno il vostro giorno di Natale perché è la gioia il farmaco più potente che esista: e secondo me fa pure dimagrire perché abbassa il cortisolo!!!

 

Pubblicato originariamente su Mabella.

Attenzione alle “tendenze” nutrizionali

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Il mondo della nutrizione da un po’ di tempo è soggetto a delle “tendenze”, esattamente come avviene nel mondo della moda, della musica, del cinema.

Però, quello che è preoccupante è che quando parliamo di nutrizione, parliamo del nostro benessere e anche della nostra salute non solo nell’immediato ma anche nel lungo termine

Il fatto che la nutrizione possa seguire delle tendenze facendole passare per “verità assolute di benessere” piuttosto che dei principi scientifici è molto allarmante.

È da tempo che osservo il mondo dei cibi “senza”: a dire il vero, ne avevo anche già parlato molto tempo fa quando ancora non immaginavo che intorno alla parola magica “senza” si sarebbe creato un mercato dell’industria alimentare che fa girare fatturati da paura.

Da sempre esistono persone che non tollerano alcuni alimenti, che sono addirittura allergici ad alcune sostanze tanto da poter morire qualora le assumano; da sempre alcune persone non digeriscono alcuni cibi, per cui quando li mangiano poi stanno male. Questi sono dati di fatto e nessuno vuole negarli. Però da qui a creare dei veri e propri fenomeni di massa di intolleranza ad una sostanza piuttosto che ad un’altra, di lavoro di comunicazione e buon marketing ce ne vuole molto.

Prendiamo i due incubi del momento: lattosio e glutine.

È stata creata una vera e propria psicosi: se una persona sta veramente male quando mangia un alimento che contiene lattosio ed è CERTA che il problema sia il lattosio (e magari non la caseina!), è saggio che eviti determinati alimenti.

calum-lewis-390150-unsplashQuello che mi lascia sconvolta è vedere alcune persone che arrivano in studio e mi dicono che eliminano completamente tutti i prodotti contenenti il lattosio perché pensano sia meglio evitarli e – quando chiedo loro il motivo – la risposta è “vedo che tutti oramai evitano il lattosio!”.

Ovviamente creata la necessità, l’industria crea la soluzione con miliardi di prodotti privi di lattosio. La cosa buffa è che, essendoci la magica parola “SENZA” lattosio, le persone si convincono anche del fatto che quell’alimento faccia ingrassare di meno: assolutamente no! Anzi!!!

Quell’alimento non è affatto “dimagrante” anche se gli alimenti di quel genere vengono classificati come “dietetici”: questa però è solo una questione di terminologia commerciale che nulla ha a che fare con il dimagrimento.

Che dire poi del glutine?

La persona celiaca è perfettamente identificabile: se mangia un alimento contenente glutine o contaminato dal glutine sta malissimo.
Non esiste invece nessuno studio validato scientificamente che dimostri il fenomeno della sensibilizzazione al glutine, in quanto tutti gli alimenti che contengono glutine contengono anche i FODMAPS, zuccheri non metabolizzabili di cui abbiamo già parlato, che danno la stessa sintomatologia della presunta sensibilità al glutine.

Navigando in Internet il glutine sembra essere diventato il responsabile di una quantità di patologie impressionante: queste valutazioni vengono molto spesso fatte senza tenere conto del fatto che l’alimento che viene ingerito e che contiene glutine viene coltivato in un determinato ambiente, con determinate sostanze, un determinato inquinamento e quindi delle condizioni epigenetiche che potrebbero mutare o influenzare la natura di quello stesso alimento.

Anche nel caso del glutine, la presenza della parola magica “SENZA” ha fatto sì che molte persone pensino che i prodotti senza glutine in qualche modo siano dimagranti.
Quello che poi davvero mette a dura prova la mia pazienza di consumatrice, sono le aziende che scrivono “senza glutine” anche negli alimenti in cui il glutine non c’è proprio in natura: ma se lo fanno avranno visto che quella scritta attrae di più il consumatore.

Io resto convinta (dopo quasi vent’anni di quotidiano “confessionale” nutrizionale in studio) che ci siano più persone che hanno problemi con i peperoni che con il glutine: eppure io la scritta “senza peperoni” non l’ho mai vista!!!! Evidentemente questo non è un problema che può fare tendenza!

Al contrario queste due “problematiche” si sono prestate a creare delle tendenze nutrizionali e si è creato un mercato pauroso che purtroppo si tira dietro una quantità enorme di seguaci non consapevoli del fatto che dopo il lattosio e il glutine sarà la volta di qualcos’altro, il tutto però ben lontano dall’interesse per la nostra salute.

Quello che invece sarebbe necessario raccontare alle persone, non viene detto: eliminare lo zucchero bianco, cercare di limitare al massimo i carboidrati complessi (e così abbiamo risolto alla base il problema del glutine!), mangiare tanta verdura di stagione, fare attenzione a non eccedere con la frutta e mangiare quella di stagione ed utilizzare il nostro olio extravergine di oliva.

Ricordiamoci come siamo stati cresciuti: cerchiamo di mangiare gli alimenti che il nostro organismo ha sempre conosciuto senza abusare di cibi “strani”, a lui non familiari, che potrebbero non piacere al nostro sistema immunitario alla nostra flora intestinale.

Non facciamoci coinvolgere dalle tendenze: con la nutrizione non si scherza, perché quello che abbiamo mangiato in passato ha determinato ciò che siamo oggi e ciò che mangiamo oggi determina il nostro futuro.

L’unico “SENZA” veramente utile, che io amo e raccomando sempre a tutte le persone che mi stanno vicino, è “SENZA STRESS”!

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Linea e benessere, senza soffrire la fame

Ti propongo un piccolo test per scoprire se le tue scelte alimentari sono correttamente bilanciate. Buon divertimento!

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Se decidi di fare un pasto leggero perché ti aspetta un pomeriggio di duro lavoro, è meglio scegliere

  1. Un piatto di pasta condita con semplice pomodoro e un’insalata mista
  2. Un piatto di bresaola con insalata e una macedonia di frutta
  3. Un’insalata di verdura mista con una macedonia di frutta

Risposta

  1. Troppi carboidrati, il rischio “abbiocco” è altissimo
  2. È la soluzione più bilanciata poiché vi sono sia proteine che carboidrati a lenta dissoluzione per cui il cervello sarà rifornito in maniera adeguata di zucchero e ci consentirà di lavorare con efficienza
  3. La verdura contiene pochissimo fruttosio, e la frutta senza l’accompagnamento delle proteine e dei grassi rischia di provocare cali di attenzione senso di fame nel pomeriggio

Hai deciso di perdere un po’ di peso. A pranzo scegli

  1. Un piatto di riso con il pomodoro
  2. Un toast
  3. Un piatto di pasta integrale con olio e grana

Risposta

  1. Il carico glicemico del riso è molto alto quindi questa scelta provocherà un rialzo insulinico eccessivo promuovendo la formazione di massa grassa
  2. Il pane ha un carico glicemico alto ma la presenza delle proteine nel toast bilancia un po’ la situazione rendendo questa la scelta migliore
  3. La pasta integrale è meno sfavorevole glicemicamente rispetto a quella tradizionale. La presenza dell’olio rallenta l’assorbimento dei carboidrati, ma la proteina del grana è certamente non sufficiente a controbilanciare la quantità di pasta utilizzata.

Hai deciso di concederti una frittura di pesce fatta in casa. Per farla scegli

  1. Olio di semi vegetali
  2. Olio extravergine di oliva
  3. Burro

Risposta

  1. L’olio di semi vegetali è ricco di omega 6, per cui ha un effetto infiammatorio nel nostro organismo
  2. L’olio extravergine di oliva è povero di omega 6 e ricco di sostanze anti ossidanti per cui è la scelta più sana
  3. Il burro è (sorprendentemente!) povero di omega 6 per cui non sarebbe una scelta troppo negativa se si utilizzasse “crudo” e non fritto

ice-2194054_640Parliamo di gelato. Nel tentativo di non fare troppi danni alla vostra linea decidete di prendere

  1. un semplice ghiacciolo
  2. un gelato alla crema fatto artigianalmente
  3. un gelato confezionato

 

 

Risposta

  1. Errore tremendo! Il ghiacciolo è normalmente fatto con acqua e sciroppo pieno di zucchero che oltre ad essere un vero attentato alla linea, provocherebbe a breve senso di fame e desiderio di mangiarne un altro apparentemente sembra quello più pericoloso.
  2. Se è un gelato artigianale, sarà preparato con il latte che è un alimento completo. La presenza dello zucchero sarà comunque in parte “bilanciata” proprio dai grassi presenti nel latte che danno senso di sazietà evitandoci di mangiarne in quantità eccessiva
  3. In genere sono molto ricchi di zucchero e di consistenza “leggera”. Il pericolo è quello di non sentirsi sazi e avere la tentazione di mangiarne grandi quantità anche a causa dello stimolo al cervello a richiedere ulteriori zuccheri dato dalla grande concentrazione degli stessi presenti nel preparato.

Decidi di bere qualcosa a metà pomeriggio perché senti un “buco” allo stomaco e hai la possibilità di scegliere tra

  1. Un centrifugato di frutta
  2. Un bicchiere di latte freddo
  3. Un succo senza zucchero

Risposta

  1. Il centrifugato garantisce un buon apporto vitaminico, ma nello stesso tempo –essendo stato privato della fibra della frutta-, provocherà anche un rialzo glicemico importante e darà poca “soddisfazione”
  2. Il latte è un alimento completo che nutre e sazia allo stesso tempo permettendoti di arrivare all’ora di cena senza un appetito esagerato
  3. Il succo senza zucchero può dissetare, ma l’eventuale senso di sazietà è destinato a durare pochissimo senza contare che lo stimolo dolce al cervello potrebbe peggiorare il senso di vuoto allo stomaco

Ti trovi a un buffet. Preferisci abbinare

  1. Degli antipasti di sfoglia salata, dei primi e della frutta
  2. Degli antipasti di pesce, della verdura e un dolce
  3. I secondi, la verdura, la frutta e un dolce

Risposta

  1. Troppi carboidrati e niente proteine. Danno alla linea assicurato e fame entro breve
  2. Anche se il dolce è sicuramente un peccato di gola, l’abbinamento con le proteine aiuta a limitare il danno e la presenza della verdura aiuta la sazietà
  3. Devi scegliere tra la frutta e il dolce altrimenti hai comunque un eccesso di zuccheri. Ovviamente la frutta sarebbe la scelta migliore!

Qual è la scelta migliore tra

  1. un piatto di mozzarella e prosciutto
  2. un piatto di verdure grigliate con la mozzarella
  3. un piatto di prosciutto e melone

Risposta

  1. Mescolare proteine di diversa “razza” non è mai corretto ai fini della digestione. L’abbinamento di tale tipo spesso sazia poco.
  2. Abbinamento decisamente sano e leggero Il melone è un frutto molto ricco di zuccheri: rende il pasto leggero ma la sazietà permane poco.
  3. Ottima l’abbinamento del prosciutto con le pesche al posto del melone

Lettura delle risposte.

Se hai collezionato una maggioranza di 1. Tendi a fare scelte gustose ma decisamente sbilanciate nel rapporto tra i macronutrienti. Ricorda che le scelte migliori sia per la linea che per il senso di sazietà prevedono sempre la presenza delle proteine, dei carboidrati provenienti principalmente dalla frutta e verdura e dei grassi (che ci sono quasi sempre nelle verdure sotto forma di olio o nelle proteine)

Se hai collezionato una maggioranza di 2. Sai fare delle buone scelte anche quando decidi di trasgredire alle regole. Sai comunque gestire bene l’equilibrio tra i macronutrienti

Se hai collezionato una maggioranza di 3. Ci sei quasi!! Manca qualche accortezza, ma non fai errori irreparabili.

Pubblicato originariamente su Mabella.

Energia sottile. Biochimica e calorie negli alimenti

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Più di vent’anni fa, quando si iniziò a parlare di nutrizione in termini biochimico-molecolari, ci fu uno scontro ideologico-culturale nel mondo scientifico estremamente violento, e il dr Sears – che di questa rivoluzione fu il padre – per anni negli Stati Uniti e nel mondo venne visto come un biochimico delirante.

Anche se le cose sono cambiate, tuttavia molte persone sono ancora condizionate da un vecchio modello secondo il quale gli alimenti sono solo ed esclusivamente carburante per il nostro organismo che viene considerato come una caldaia, ed è per questo che si parla molto spesso della nutrizione ancora solo in termini calorici.

In effetti gli alimenti sono il carburante per il nostro organismo, ma solo alla fine, dopo che gli stessi hanno svolto nel nostro corpo tutta una serie di funzioni molto più importanti.

Come nutrizionista – nell’esperienza quotidiana con le persone – mi sto accorgendo che con alcuni alimenti succede qualcosa di strano: non rispondono pienamente alle leggi biochimiche che li regolano ed è come se ci fosse un “vuoto” di informazioni che deve essere colmato. Ho capito che non basta più nemmeno considerare l’aspetto biochimico ormonale degli alimenti, perché è necessario ampliare la nostra visione iniziando a considerare qualcosa ancora di diverso, ossia l’energia “sottile” che caratterizza gli stessi.

Un alimento può essere un carboidrato, ma non “rispondere” in pieno alle regole biochimiche perché carente da un punto di vista energetico.

È necessario tenere presente i principi di cui parla la fisica quantistica con un ampliamento di visuale, un’integrazione, una sinergia tra biochimica e fisica e così quando consideriamo gli alimenti anche sotto questo aspetto possiamo, quindi, dire che essi sono dei sistemi informativi estremamente sviluppati che sostengono i nostri processi vitali, e non meri agglomerati calorici.

Nel momento in cui ci nutriamo con un alimento, esso ci trasmetterà le informazioni energetiche relative all’alimento stesso, al modo e all’ambiente in cui è stato coltivato da cui deriveranno le sue caratteristiche nutrizionali, al modo in cui è stato poi cucinato (pensiamo all’importanza di chi “maneggia” il cibo!), quindi una reazione biochimico-ormonale e infine un apporto calorico…

Un mondo, un modo assolutamente nuovo e affascinante di considerare ciò di cui ci nutriamo.

Quello che finora noi abbiamo sottovalutato è stata la parte dell’informazione energetica, perché per nostra fortuna gli alimenti sono sempre riusciti a rimanere “intatti” .

Purtroppo, però, le condizioni ambientali sono cambiate e la qualità del cibo oramai è compromessa nel suo aspetto informazionale.

Infatti, fino a quando gli alimenti sono rimasti “intatti” e l’ambiente è rimasto “intatto” – nel limite della capacità di adattamento dello stesso – l’importanza dell’aspetto energetico poteva essere sottovalutata perché il cibo riusciva a mantenere le sue caratteristiche originarie.

Ciò che sta succedendo ora è la conseguenza di un abuso del terreno, delle colture e di sostanze chimiche per ottenere sovrapproduzioni che permettano di soddisfare una richiesta di mercato probabilmente mai così alta rispetto al passato.

Basta guardare cosa sta succedendo con le bacche di Goji: mi chiedo come possa essere che la natura all’improvviso produca così tante bacche da permettere di trovarle ovunque a prezzi ridicoli: colture intensive con risultati nutrizionali pari a zero…

Faccio una premessa: non sono mai stata una paladina del cosiddetto “bio”, perché sono sempre stata abbastanza scettica sulla serietà di molti degli operatori in questo settore, temendo – come spesso accade – che alcuni di essi possano approfittare di un momento storico favorevole per ingannare il consumatore che non è in grado di distinguere un prodotto bio da un prodotto non-bio.

Devo, però, ammettere che negli anni ho toccato con mano la diversità di reazione delle persone agli stessi alimenti: la frutta e la verdura di adesso non reagiscono sulle persone come la frutta e la verdura di 15 anni fa, e questo è da tempo che mi fa pensare e ho iniziato a documentarmi.

Ho avuto la possibilità di consultare dei lavori scientifici in cui sono state fotografate con una metodica riproducibile in laboratorio delle materie prime vegetali derivanti da colture bio e da colture non bio.

Facciamo una precisazione: bio significa che le piante crescono in un ambiente in cui l’uomo si focalizza affinché la vita venga preservata in tutti i suoi aspetti e quindi la pianta stessa possa crescere nella sua interezza. Per essere chiari, nell’agricoltura bio per far crescere bene una pianta viene fatto sì che cresca bene anche il lombrico che serve alla creazione del terreno favorevole alla pianta stessa, nell’agricoltura bio è tutto il ciclo vitale che prende forma, è la parte organica del terreno che viene coltivata affinché la pianta possa rinforzarsi e si possa sviluppare al meglio.

La condizione essenziale per un’agricoltura ecologica è un terreno vitale ricco di flora e di fauna: molto spesso il messaggio che viene passato è che la coltivazione bio sia semplicemente assenza di sostanze chimiche; in realtà questo fatto è solo una conseguenza perché se la pianta è forte non è necessario utilizzare la sostanza chimica.

Teniamo presente che le moderne tecniche agricole con l’utilizzo di prodotti fitosanitari traggono le loro origini dagli studi del chimico Justus Von Liebig, secondo cui le piante crescono più velocemente con l’utilizzo dei fertilizzanti chimici: è un metodo scientifico, razionale incentrato sull’efficienza che non si preoccupa molto delle conseguenze né sull’ambiente né sugli stessi alimenti, se utilizzato a lungo.

Quello che è successo è che lo sfruttamento del terreno ha portato nel tempo alla diminuzione di sostanze minerali, vitamine, oligoelementi tanto da impoverire gli alimenti e, anche qualora queste sostanze possano essere rimpiazzate artificialmente, l’alimento che ne deriva non sarà mai uguale a quello originale.

close-up-1835934_640Ecco quello che osservo quotidianamente: le fragole sono belle, a volte sono anche buone, ma è come se fossero dei concentrati di zucchero senza un’anima, quindi con una risposta glicemica elevata e ingiustificata rispetto alla sua natura.

La verdura è come se fosse un concentrato di fibre senza il potere nutritivo che le dovrebbe caratterizzare. Ed è anche per questo che noto tutti i giorni sempre di più presente nelle persone un problema di reattività violenta (in termini di gonfiore) alla frutta e alla verdura probabilmente a causa dei FODMAPS, che non è normale.

La frutta e la verdura li abbiamo sempre mangiati, e non hanno mai creato tutto questo disagio: all’improvviso è come se la loro natura fosse cambiata.

Quando ho visto le foto al microscopio di come cambia la struttura molecolare di un alimento coltivato nel rispetto delle leggi della natura (chiamiamolo così, piuttosto che “bio”, proprio perché non voglio sostenere un movimento commerciale, quanto un atteggiamento di sensibilizzazione alla consapevolezza di ciò che acquistiamo) in confronto ad un prodotto frutto della agricoltura industrializzata, mi si è chiarito il mistero.

Nelle foto di una mela coltivata rispettando le leggi della natura è impressionante vedere come le molecole si dispongano addirittura riproducendo la struttura dell’albero, mentre nella mela “moderna”, vi sono veri e propri buchi tra le molecole che mi fanno pensare ai vuoti di informazione energetica che questi alimenti portano e quindi alla povertà in termini nutrizionali che essi trasmettono nel nostro organismo.

Le immagini degli alimenti coltivati nel rispetto della natura, sono armoniche, sono bellissime: le altre sono “spigolose”, “rotte”, senza un ordine.

Alimenti al microscopio

Qui ho parlato di vegetali, ma la stessa cosa succede con le proteine, anche le proteine animali.

Viene molto spesso fatto il processo alla carne rossa piuttosto che a carne bianca: il problema in realtà è capire come sono stati allevati gli animali da cui derivano le carni, in quali condizioni, che cosa hanno mangiato, quale stress hanno subito.

Generalizzare giudicando migliore la carne bianca piuttosto che la carne rossa è inesatto e obsoleto quanto giudicare il cibo solo come agglomerato calorico.

Anche nelle proteine di origine animale sarà fondamentale considerare l’aspetto energetico sottile.

Siamo di fronte a un cambio di “identità” degli alimenti che pensiamo di assumere: ora capisco perché negli Stati Uniti sta iniziando un violento movimento contro tutto ciò che è il “processed food”, ossia il cibo trasformato. Non è semplice ritornare indietro da un processo di industrializzazione, però è anche vero che il mercato segue la domanda: se noi consumatori iniziamo a essere più consapevoli, nel tempo qualcosa potrà cambiare. Iniziamo da cose molto semplici: rispettare la stagionalità della frutta e della verdura, acquistiamo solo merce locale, cerchiamo prodotti veramente bio o perlomeno evitiamo quelli che provengono da paesi stranieri molto lontani in cui i controlli sulla produzione sono inesistenti. Quando mangiamo le proteine animali, cerchiamo gli animali cresciuti nel nostro territorio: lasciamo la carne argentina in Argentina, la carne americana negli Stati Uniti, e la carne giapponese in Giappone.

In Italia abbiamo delle meravigliose produzioni estremamente controllate, che per fortuna non vengono “trattate” in maniera strana come avviene in alcuni paesi.

Non ho niente in contrario contro i formaggi francesi, ma abbiamo una produzione italiana che può fare invidia al mondo: meno strada facciamo fare agli alimenti meno questi devono essere trattati.

Il Trentino ad esempio, è una regione che si distingue per un’eccellenza: predilige, premia e privilegia la produzione locale rispetto a tutto il resto del paese.

In fondo un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi: mangiare i pomodori a dicembre, volere la papaia e il mango a Milano, pretendere le ciliegie a novembre, nel tempo ha portato ad una richiesta confusa nella produzione e abbiamo perso l’orientamento.

Ricordiamoci che il cibo è esattamente come noi: non è solo materia ma ha anche un’anima. Capire da dove viene, come è stato coltivato e come è stato cucinato è fondamentale per il nostro benessere.

Pubblicato originariamente su Mabella.

Via la massa grassa in eccesso

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Arriva la primavera, è il momento di cambiare gli abiti, ci si accorge che d’inverno abbiamo esagerato con la cioccolata e con la scusa che i maglioni e il cappotto nascondono tutto forse siamo state un po’ generose nel concederci qualche vizio di troppo. Non facciamoci prendere dal panico, e cerchiamo di affrontare l’emergenza (che comunque si ripete ogni anno, quindi tanto emergenza non è!), in maniera razionale e costruttiva. È assolutamente inutile pensare di porre rimedio alla situazione semplicemente mangiando di meno o smettendo di mangiare: questo è un approccio assolutamente sbagliato che durerebbe pochissimo e darebbe poi origine a un fenomeno di rebound che porterebbe ad un peggioramento della situazione e a un probabile saccheggio del frigorifero in tempi brevi. La cosa più intelligente da fare è quella di ricordarsi che l’unico modo per poter perdere la massa grassa in eccesso eventualmente accumulata durante l’inverno, è quella di poter mangiare una minore quantità di calorie, di poter mangiare delle calorie a basso carico glicemico il tutto però senza patire la fame e soprattutto senza sentirsi stanchi, privi di energia e di pessimo umore. Per fare questo è necessario che gli zuccheri che introduciamo nel nostro organismo siano costanti durante la giornata e che possano nutrire in maniera adeguata il cervello, che è l’organo che regola tutte le nostre funzioni vitali, il nostro umore, la nostra energia, il senso di fame, e molto altro.

vegetables-791892_640La prima cosa da fare sarà selezionare attentamente le fonti dalle quali trarre gli zuccheri ossia le fonti dei carboidrati: verdura e frutta saranno le fonti predilette poiché dotate di carico glicemico generalmente basso, che garantisce un apporto costante di zuccheri al nostro cervello. Dal momento che ci ritroviamo ad avere un problema di massa grassa in eccesso, sarà assolutamente raccomandato evitare in questo momento tutte le altre fonti di carboidrati quali pane, pasta, riso, pizza, dolci, eccetera. Ovviamente nutrirsi solo di una fonte di carboidrati – per quanto favorevoli – non ci garantirebbe assolutamente il senso della sazietà, per cui entro poche ore dal pasto ci ritroveremmo con una fame terrificante e sarebbe davvero difficile seguire il nostro percorso nutrizionale. È per questo che ricorriamo all’aiuto di una fonte proteica: ognuno può scegliere la fonte che più ritiene adatta alle proprie convinzioni; che sia animale o vegetale, attenzione solo alle proteine vegetali come i legumi, se si cerca di perdere massa grassa, poiché tale tipo di carboidrati stimola la risposta insulinica e favorisce l’accumulo della massa grassa stessa.

Per quello che riguarda le proteine animali, quello che è importante è fare attenzione che la carne provenga da un animale che è stato nutrito e allevato in maniera adeguata e non in maniera intensiva, poiché altrimenti rischia di essere ricco di ormoni, antibiotici e anche di cortisolo, poiché ha condotto una vita molto stressata. Ricordo anche che la presenza delle proteine aiuta a controllare il picco glicemico dei carboidrati, oltre ad avere un’azione ormonale da parte del glucagone, che a sua volta agisce in tandem con l’insulina, ormone legato ai carboidrati.

yogurt-1442034_640È anche importante sfatare il mito secondo cui per perdere la massa grassa in eccesso è necessario togliere tutti i grassi: quelli giusti sono fondamentali per la nostra vita e soprattutto hanno un forte potere saziante, poiché agiscono a livello biochimico sul senso della sazietà, ma sono anche i mattoncini che formano una classe di ormoni fondamentali per la nostra salute, che si chiamano eicosanoidi e che presiedono al fenomeno vitale dell’infiammazione e della risoluzione dell’infiammazione. Inoltre, come le proteine, anche i grassi favoriscono il controllo dei picchi glicemici.

Quello che però succede quando si utilizza come fonte di carboidrati molta verdura e frutta, è che molto spesso ci si ritrova con fastidiosissimi gonfiori: sembra quasi che per ritornare in forma si debba essere condannati a subire questa penitenza. La colpa di questo è dei FODMAPS, acronimo inglese delle iniziali di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli, dei quali in realtà avevamo già parlato più di un anno fa ma che solo recentemente hanno attirato l’attenzione della stampa specializzata.

Il problema dei FODMAPS, in realtà, è che sono presenti in tantissimi alimenti, non solo frutta e verdura ma anche nelle proteine, nei grassi, nei dolcificanti e nei formaggi, ossia negli alimenti che utilizziamo per bilanciare correttamente i nostri pasti, per cui qui di seguito indico gli alimenti che ne sono privi o ne contengono molto pochi per ottimizzare i risultati del nostro percorso.

Ortaggi privi di FODMAPS

bietole, carote (ma usatele con cautela e solo crude, perché sono molto zuccherine), cetrioli, cuori di palma, fagiolini, finocchi, germogli di bambù, germogli di soia, invidia belga, lattuga, melanzane, peperoni, pomodori, rape, rapanelli, sedano rapa, spinaci, zucchine.

Frutta priva di FODMAPS

arancia, clementine, lime, limone, pompelmo, fragole, lamponi, mirtilli, kiwi. Formaggi privi di FODMAPS brie, camembert, emmenthal, feta, fontina, gorgonzola, gruviera, mozzarella, parmigiano, pecorino, provolone, stracchino, taleggio.

Latticini privi di FODMAPS

latte senza lattosio, yogurt senza lattosio.

Frutta secca priva di FODMAPS

Arachidi, mandorle, nocciole, noci, pinoli.

Proteine prive di FODMAPS

carne e pollame, pesci e frutti di mare, seitan, tofu, uova.

Ovviamente la natura non fa le cose a caso: i FODMAPS hanno comunque un loro ruolo molto importante sulla nostra flora intestinale. Il problema si pone quando per un qualche motivo si crea uno squilibrio nel nostro organismo o quando ne mangiamo in quantità eccessiva: non è assolutamente consigliabile eliminare per sempre gli alimenti contenenti i FODMAPS. Lo consiglio solo in periodi limitati, quando voglio raggiungere un risultato davvero ottimale.

La nostra strategia di emergenza per gli eccessi invernali sarà quindi la seguente:

drink-2355224_640A colazione: iniziate la giornata con un bicchiere di acqua tiepida e il succo di mezzo limone per alcalinizzare l’organismo. Possiamo poi fare un frullato con la frutta precedentemente indicata, con l’aggiunta di due cucchiai di proteine del siero del latte prive di lattosio e l’aggiunta di sei mandorle.

Ad ogni pasto principale: assumeremo una quantità adeguata di proteine, che ci garantiscono sazietà, mantenimento della massa muscolare e controllo della glicemia; tutte le verdure che vogliamo tra quelle indicate sopra prive di FODMAPS per evitare fastidiosi gonfiori, o comunque tutte quelle di stagione escludendo patate, carote cotte, legumi e mais utilizzando un cucchiaio di olio e.v.o. per condirle, e un frutto possibilmente tra quelli indicati sopra.

Tra i due pasti principali è molto importante inserire uno snack che comprenda la presenza di proteine carboidrati e grassi: personalmente prediligo quelli bilanciati 40 30 30 secondo la strategia nutrizionale Zona, ma se avete la possibilità di utilizzare il cibo un’ottima soluzione può essere anche quella di utilizzare 20 g di parmigiano con 170 g di fragole oppure uno yogurt senza lattosio. Qualora anche tra la prima e la seconda colazione dovessero passare più di quattro ore consiglio di inserire uno snack. Non abbiate mai paura di fare uno snack in più, perché se il cervello è nutrito con zuccheri a sufficienza, non ci farà brutte sorprese con uno di quei raptus che ci porta al frigorifero o alle macchinette delle merendine senza che nemmeno ce ne siamo resi conto. Per il prossimo anno però, cerchiamo di non farci prendere dal panico della prova costume all’ultimo momento!

Pubblicato originariamente su Mabella.

La zona del benessere

Lo scorso maggio ho partecipato all’International Congress Science in Nutrition e ho avuto il piacere di essere intervistata insieme al dr. Barry Sears sui “nostri” argomenti e principi guida in materia di nutrizione. Riporto qui l’intervista completa comparsa su Mabella.


 

Cheesecake dieta Zona

In occasione del 4th International Congress Science in Nutrition tenutosi il 5 e il 6 maggio a Milano, abbiamo avuto il piacere di incontrare Barry Sears scienziato di fama mondiale, padre della Strategia Nutrizionale Zona e la dottoressa Daniela Morandi, sua “Zone coach” di riferimento in Europa per l’insegnamento e la diffusione della nutrizione su base biochimica, colei che ha portato la Zona in cucina con il suo Nutrigourmet by Daniela Morandi. Con loro abbiamo ovviamente parlato di Zona, ma anche della filosofia con la quale bisogna affrontare il tema della nutrizione.

dr SearsDottor Sears, nell’informarci sulla Dieta Zona abbiamo letto questa sua dichiarazione: “Se alla mattina vi svegliate pieni di energia, con la mente lucida, uno stato d’animo sereno e un atteggiamento positivo nei confronti dei problemi che la vita ci propone quotidianamente, allora siete in Zona. Nella Zona la mente è rilassata, ma contemporaneamente vigile e focalizzata con precisione. Il corpo è forte e infaticabile, lo spirito euforico“. Ci interessa un suo commento

Userei un linguaggio più diretto. Ecco quindi la definizione corretta della Zona. La Zona è definita da valori del nostro sangue riferiti a marker che utilizza di routine l’Università di Harvard. Solo se tutti i parametri clinici che io uso per definire la Zona sono entro i valori corretti ci si potrà considerare in Zona. Essere in Zona significa avere una capacità massima di controllare l’infiammazione. Ed è l’infiammazione in eccesso che causa l’aumento di massa grassa, un più precoce sviluppo di malattie croniche e l’accelerazione di processi di invecchiamento. Essere in Zona non significa che mai ingrasseremo o mai avremo una malattia cronica, ma è indice di una maggiore resistenza a questi eventi, grazie al controllo della principale forza motrice che è alla loro base (l’infiammazione in eccesso). Significa anche che se già abbiamo una malattia cronica saremo in grado di gestirla più efficacemente. Le conseguenze soggettive di un miglior controllo dell’infiammazione sono: miglioramento dell’umore, migliore capacità di concentrazione, minore affaticamento (per una stabilizzazione della glicemia) e migliore capacità di recupero dopo un’attività fisica intensa.

La Zona non nasce come una dieta ma come stile di vita. Nella Zona il cibo diventa medicina. Da quali studi nasce questa convinzione?

Il mio iniziale campo di ricerca e attività non era la nutrizione, bensì lo sviluppo di sistemi di somministrazione di farmaci per via endovenosa per la terapia del cancro. I farmaci oncologici, come quelli per le altre malattie croniche, devono essere mantenuti entro una zona terapeutica. Ho seguito lo stesso principio nell’usare la Dieta Zona allo scopo di mantenere gli ormoni generati dall’alimentazione entro una zona terapeutica di controllo dell’infiammazione. Dato che le variazioni ormonali indotte da un singolo pasto dureranno solo 5 ore, bisognerà trattare il cibo come un farmaco, da prendere alla dose giusta e al dosaggio giusto per mantenere gli ormoni generati dal cibo entro le loro relative zone terapeutiche. Sono stati pubblicati oltre 30 studi clinici che utilizzano la Dieta Zona come un farmaco in cui l’assunzione di cibo nei soggetti è controllata rigidamente. Tutti questi studi dimostrano che la Dieta Zona è superiore ad altri regimi alimentari in termini di controllo ormonale, perdita di massa grassa, riduzioni di zuccheri e grassi nel sangue, riduzione dell’appetito e, aspetto essenziale, riduzione dell’infiammazione. Ciò spiega perché le raccomandazioni alimentari del Joslin Diabetes Centerdella, facoltà di medicina di Harvard per la gestione del diabete di tipo 2, siano essenzialmente quelle della Dieta Zona.

Qual è il principio biochimico alla base della Zona?

La Dieta Zona è stata ideata per influenzare le risposte ormonali dopo ogni pasto e controllare l’infiammazione. Sono due i gruppi di ormoni che in ultima analisi controllano l’infiammazione: eicosanoidi e resolvine. Meglio si è in grado di bilanciare eicosanoidi e resolvine in ogni organo e meglio riusciremo a tenere sotto controllo l’infiammazione

Carboidrati, proteine, grassi. Come vanno bilanciati e quali abbinamenti sono sconsigliati?

Il bilanciamento di carboidrati, proteine e grassi ad ogni pasto è abbastanza facile da raggiungere. Ad ogni pasto occorre mettere nel piatto una fonte di proteine magre delle dimensioni del palmo della propria mano. Poi riempire il resto del piatto con verdure non amidacee e una piccola quantità di frutta come dessert. Infine, aggiungere un filo di olio d’oliva per completare il pasto. Questo pasto non conterrà più di 400 calorie. Avremo la certezza di avere raggiunto il corretto bilanciamento ormonale se non sentiremo fame o stanchezza nelle 5 ore successive. E poi ripetere questo stesso processo per il pasto seguente. Così facendo seguiremo la Dieta Zona.

Il segreto della Dieta Zona sta nel palmo di una mano, cosa intende?

Per stimolare l’ormone glucagone nel sangue al fine di stabilizzare la glicemia e promuovere il rilascio di ormoni dell’intestino, come ad esempio PYY e GLP-1, affinché questi entrino in circolo e inducano la sazietà, abbiamo bisogno di quantità adeguate di proteine. Per la donna media questo corrisponde a circa 90 grammi di una fonte proteica magra (per esempio carni bianche o pesce) che forniscono circa 20 grammi di proteine. Per un uomo medio si arriva a circa 120 grammi dello stesso tipo di fonte proteica che apportano circa 30 grammi di proteine. Si tratta di una quantità di fonte proteica che va a riempire il palmo della mano. Va detto che ogni nutrizionista al mondo afferma di non assumere in un pasto più proteine di quante stiano nel palmo della mano. Sono completamente d’accordo. Aggiungo soltanto di non consumare meno di questa quantità di proteine. Seguendo questa regola, l’assunzione totale di proteine per uomo o donna medi italiani nella Dieta Zona è virtualmente identica a quella che attualmente vediamo.

Chi può fare la Dieta Zona?

Chiunque, dall’età di 6 mesi a 102 anni. La Dieta Zona è stata ideata per gestire malattie croniche come diabete e cardiopatie, ma è stata anche testata su atleti d’eccellenza che hanno vinto 25 medaglie d’oro nelle ultime 5 olimpiadi.

Daniela Morandi thumbnailDottoressa Morandi, come è riuscita a tradurre in Zona le ricette dei grandi chef italiani?

10 anni fa ebbi l’idea di unire le mie due grandi passioni: la cucina (immaginare di unire solo una proteina, un carboidrato ed un grasso in un piatto mi metteva tristezza!) e la nutrizione in Zona che è anche la mia professione. Venni vista come una “alternativa” nel mio ambiente, ma andai avanti lo stesso. Ne parlai con il dr. Sears che sposò e appoggiò la mia iniziativa con entusiasmo, tanto da chiedermi di diventare il co-autore del mio primo libro. Rischiai l’infarto per la felicità… Da allora tanta ricerca, tanto lavoro, tanta sperimentazione e tante notti in cucina, perché non basta bilanciare e ottenere il 40 30 30 per avere il risutato ormonalmente corretto.

Ho poi avuto la fortuna di lavorare con chef come Emanuele Scarello nel mio primo libro, e su ricette di Davide Oldani, Matiias Perdomo e Filippo Lamantia quando ho collaborato a libri del dr. Sears.

Inoltre, curo per lo stesso dr. Sears tutta la parte di sviluppo e ricerca delle nuove ricette in Italia e negli Starti Uniti.
Negli anni, poi, ho sviluppato il mio metodo Nutrigourmet by Daniela Morandi, che mi permette delle licenze poetiche sulla metodica tradizionale (sempre, ovviamente, sotto l’ala vigile del dr. Sears!) e sono supportata dal mio chef Claudio Colombo Severini, unico autorizzato ufficialmente dal dr. Sears a “gestire” ricette bilanciate in Zona.

Alimentarsi è anche gratificarsi. Quanto è appagante nutrirsi in Zona?

Tantissimo, è per questo che ho voluto “portare” la Zona in cucina in chiave “emozionale”! Tra l’altro io e il mio chef abbiamo messo a punto (collaborando con un gruppo di scienziati internazionali) prodotti come pizza, croissant e torte con il carico glicemico di una pesca ed una bella quantità di proteine: una totale rivoluzione.

In uno dei suoi numerosi articoli che abbiamo avuto il piacere di ospitare sulla nostra rivista, afferma “Il cibo è biochimica, ma ha anche un’anima che va ascoltata…”. È una bella immagine questa, cosa intende?

Il cibo è vivo, ha una sua energia, ed è come un essere vivente, perciò deve essere rispettato dal momento in cui inizia ad esistere (pensiamo al pomodoro che inizia a crescere sulla sua pianta) al momento in cui lo tocchiamo in cucina e poi lo degustiamo: dovremmo trattarlo con grande rispetto senza “manipolarlo” troppo chimicamente e industrialmente. Ho imparato, lavorando con gli chef, che il cibo… parla.

Psicologia e strategia nutrizionale: una preziosa alchimia dalla quale partire per costruire un percorso ad hoc. Cosa insegna a chi le chiede una consulenza per il dimagrimento?

Insegno che per dimagrire serve uno stile di vita, non un miracolo “mordi e fuggi”, ma anche ad essere consapevoli che ognuno di noi è un essere a sé, con una propria risposta glicemica.

Purtroppo non tutti siamo fisiologicamente “attrezzati” per poter diventare una taglia 38, a meno che non si sfoci nel deperimento, con conseguenze drammatiche.

Perdere peso è semplice, mantenerlo invece…?

Se si imparano le “regole” biochimiche e si imposta il dimagrimento dal punto di vista ormonale e non solo calorico, mantenere il risultato non è difficile.

Dieta e benessere emozionale. Vi è una stretta correlazione, cosa ne pensa?

Quando ci si nutre in maniera adeguata, senza senso di privazione e con il cervello ben supportato da una glicemia stabile, allora “si vola”. Il segreto è capire che il cervello DEVE essere nutrito (quindi niente diete “da fame”) e nutrito bene.

I giovani. Quanto è importante l’educazione alimentare?

Fondamentale! Fosse per me inserirei l’educazione alimentare sin dall’asilo.

Un consiglio sullo stile di vita che un over 50 dovrebbe adottare per rimanere in forma?
Fare attenzione a non “improvvisarsi” atleti rischiando guai seri, mangiare pensando molto all’attività anti infiammatoria che il cibo può avere e combattere con tutte le forze contro l’eccesso di stress. La qualità di vita è la più potente delle terapie.

Per chiudere un’ultima domanda al Dr. Sears.
Allora puntare alla longevità in perfetta salute e anche in perfetta forma è possibile e noi possiamo fare molto adottando una corretta strategia alimentare?

Certo che è possibile. Il nostro obiettivo è aumentare la durata della vita in salute, la “healthspan” e cioè la longevità meno gli anni di disabilità. È possibile estendere al meglio tale longevità tenendo l’infiammazione in una zona terapeutica. Il miglior modo, scientificamente dimostrato, per farlo è la Dieta Zona.

Cibi sani

Cibo sano

Cosa sono i cibi sani e come nutrirsi in modo sano? È fondamentale diffidare dalla generalizzazione delle regole, quello che un cibo può provocare nel nostro organismo dipende da una serie di fattori infiniti. Bisogna invece pensare che siamo piccoli laboratori viventi.

Mai come in questo momento vi è un fiorire di attività a livello di ristorazione che propongono cibo “sano” e “naturale”. Se poi osserviamo le diverse proposte offerte, cadiamo nella confusione più totale poiché molto spesso ciò che viene considerato sano e naturale in alcuni contesti, non è minimamente preso in considerazione in altri o addirittura viene considerato dannosissimo. Ma che cosa significa cibo sano? Qui di seguito solo alcuni dei concetti che vengono trasmessi quotidianamente:

  • Nutrirsi solo di frutta verdura eliminando completamente le proteine animali?
  • Nutrirsi solo di cereali abbandonando l’utilizzo di molti altri alimenti?
  • Nutrirsi solo di alimenti privi di glutine perché siamo sicuri che il glutine comunque sia non faccia bene?
  • Nutrirsi solo di cibo Bio con la certezza che questa sia la strada per mangiare in maniera sana?
  • Nutrirsi solo di cibo crudo per fare sì che mantenga intatte le proprietà nutrizionali?
  • Usare il riso come alimento principale perché è molto digeribile?
  • Sostituire il pane, i grissini o il crackers con le gallette di riso, mais, kamut o altro ancora?
  • Eliminare il sale dalle nostre tavole perché il sale provoca ritenzione idrica e favorisce l’aumento della pressione?
  • Privarci completamente dei grassi perché sono molto calorici e possono favorire l’aumento di peso?
  • Evitare i cibi “fritti” perché sono dannosissimi per la nostra salute anche se mangiati molto raramente e cucinati in maniera corretta?

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La verità non sta mai da una parte sola, per cui anche quando parliamo di cibo ritengo sia saggio cercare di utilizzare il buon senso. Ho volutamente evidenziato la parola SOLO perché tutto quello che esclude qualsiasi altra cosa, è da guardare con sospetto: non può esistere nella nutrizione (ma forse anche nella vita), un concetto di SOLO perché eliminerebbe automaticamente tutta una serie di alimenti (e quindi micronutrienti) che sono comunque e sempre indispensabile al nostro organismo.

 

Bisogna anche considerare che non esiste mai un cibo in assoluto buono o cattivo, poiché quello che un cibo può provocare nel nostro organismo dipende da una serie di fattori infiniti, non ultima la nostra predisposizione mentale, come insegna la moderna PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia). Ognuno di noi è un piccolo laboratorio vivente e – dal momento che è ormai assodato che il cibo in noi, più che una somma di calorie, è fonte di importanti reazioni biochimiche ormonali- mai come quando parliamo di alimenti è importante pensare ed essere consapevoli che esiste una grande individualità nella reazione all’alimento stesso, per cui generalizzare troppo alcuni concetti che riguardano le regole del “nutrirsi in maniera sana”, può essere un approccio superficiale e a volte dannoso.

Per fare un esempio simpatico, pochissimo tempo fa mi è stato raccontato di una signora di 93 anni ancora lucidissima di mente e sopravvissuta a ben tre patologie oncologiche, che si è sempre nutrita con grandi quantità di burro, uova, cioccolata e ha sempre bevuto quotidianamente non solo del vino ma anche un “grappino”. E questo è solo uno dei tantissimi casi simili che ho studiato. Come nutrizionista mi si rizzano i capelli, però questo rinforza sempre più la mia convinzione che l’individualità vinca su tutto. Tuttavia, esistono delle linee guida generali di buon senso “nutrizionale” che dovrebbero essere considerate. Le analizzeremo prossimamente.

Pubblicato originariamente su Mabella.

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