Ormoni della fame vs ormoni della sazietà

Uno dei motivi per cui si prende peso è dato dalla difficoltà di controllare l’appetito e percepire il senso di sazietà. Questo succede quando ci alimentiamo in modo scorretto, non considerando l’equilibrio nell’assunzione di proteine, carboidrati a basso indice glicemico e grassi. Ma attenzione anche a tenere bassi i livelli di insulina nel sangue.

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Il controllo della fame e il senso della sazietà non hanno nulla a che vedere con la forza di volontà o con la costanza: molto spesso quando parlo con le persone in studio, mi parlano dei loro insuccessi “nutrizionali” e si colpevolizzano, dicendo che non sono in grado di seguire una dieta perché non sono costanti e non hanno forza di volontà.

In realtà la biologia dell’appetito è molto più complessa di quello che si possa immaginare, poiché è legata all’equilibrio di una serie di ormoni che agiscono a diversi livelli nel nostro organismo. Vi sono alcuni ormoni “della fame” come l’Insulina nel sangue, il Cortisolo, la Grelina, gli Endocannabonoidi e altri ancora. Ce ne sono altri invece “della sazietà” come l’Insulina nel cervello, la Leptina, il PYY e altri ancora.

Per controllare la fame è fondamentale che nel nostro sangue, nell’intestino e nel cervello questi ormoni siano in equilibrio: ecco perché, per mangiare di meno e poter controllare ciò che stiamo mangiando, non basta la semplice forza di volontà, ma è necessario che funzioni un sistema delicato e complesso. Ricordiamo che gran parte dell’azione ormonale avviene al livello dell’Ipotalamo (nella base, ovvero nel Nucleo Arcuato), ove vi sono neuroni che sono in grado di stimolare l’appetito e altri in grado di sopprimerlo.

bicchiere fragolaA seconda di quali neuroni vengono attivati, parte un messaggio diretto in un’altra zona dell’Ipotalamo (Nucleo Paraventricolare) che in definitiva decide se mangiamo oppure no. I neuroni della fame e della sazietà sono influenzati da ormoni che da diverse parti del nostro corpo inviano messaggi. Uno dei casi che meglio dimostra la complessità della fisiologia dell’appetito, è data dell’ormone Insulina. Un’alta concentrazione di Insulina nel sangue provoca la diminuzione della glicemia, ossia degli zuccheri presenti nel sangue; a questo punto il cervello viene privato la sua primaria fonte di nutrimento e quindi ci invia il segnale di fame. Ricordiamoci che se ha fame il cervello, abbiamo fame anche noi: questo è un processo biochimico-fisiologico ed è quello che ci porta a volte a mangiare in maniera incontrollata.

La stessa Insulina però, quando entra nel cervello, impedisce lo stimolo dei neuroni della fame, contribuendo al senso di sazietà: questo è il motivo per cui se noi facciamo abbassare troppo l’Insulina mangiando troppo poco o senza abbastanza carboidrati, avremo nuovamente fame. Quello che impedisce all’Insulina di arrivare al cervello, è la presenza di uno stato di infiammazione cellulare (silente) del cervello stesso. L’ormone Leptina che proviene dalle cellule adipose, ha lo stesso compito dell’Insulina che raggiunge il cervello: dovrebbe dare sazietà, ma anch’essa viene bloccata nel raggiungere l’obiettivo dalla presenza di infiammazione cellulare. Da ciò si capisce che l’aumento di peso è strettamente connesso ai livelli di infiammazione cellulare che abbiamo nel nostro organismo.

L’ormone Grelina è sintetizzato nello stomaco e viene attivato quando manca cibo nello stomaco: una volta che viene prodotto, questo ormone si dirige direttamente al cervello e attiva immediatamente i neuroni della fame che a loro volta produrranno gli ormoni (come ad esempio l’NPY) che ci fanno sentire appetito. Per fortuna nel nostro intestino viene prodotto l’ormone PYY (attivato dalla presenza dalle proteine) per inibire l’azione della Grelina. Normalmente gli obesi hanno dei livelli di ormone PYY molto bassi, per cui il sistema di interruttore che accende e spegne la fame da diverse parti del nostro corpo funziona poco e male.

Un altro ormone “amico” della sazietà è la Colecistochinina (CCK) prodotta nell’intestino sotto lo stimolo di proteine e grassi: la CCK invia al cervello il senso di sazietà, ma il problema è dato dal fatto che sembra che la sua azione sia brevissima. Da alcune ricerche sembra però appurato che la CCK sia in grado di stimolare l’ormone PYY, che dà un senso di sazietà molto prolungato. Oltre a questi ormoni ve ne sono altri coinvolti nel meccanismo “fame-sazietà”: è evidente che l’apparato digestivo è dotato di una serie di sensori ormonali dallo stomaco al colon, che continuamente trasmettono al cervello informazioni sulla necessità di mangiare o di smettere.

cracker-984308_640È interessante parlare ancora di un gruppo di sostanze che bypassano il complesso equilibrio di ormoni, che a loro volta agiscono sui neuroni della fame e della sazietà: sono gli Endocannabinoidi. Questi ormoni inducono il senso di fame agendo in una parte dell’Ipotalamo diversa dal Nucleo Arcuato dove avviene tutta l’attività “fame-sazietà” e quindi bypassando tutta quella regolazione. Questo bypass viene reso possibile dalla presenza di uno stato di infiammazione cellulare caratterizzato dalla massiccia presenza di Acido Arachidonico, che stimola la produzione degli Endocannabinoidi. A questo punto è davvero evidente che perdere peso è un processo molto legato agli equilibri ormonali del nostro organismo e influenzato pesantemente dalla presenza di infiammazione cellulare.

Per nostra fortuna però, queste due condizioni sono entrambe molto legate al tipo di macronutrienti che noi ingeriamo. Abbiamo visto che la presenza delle proteine e dei grassi garantisce i segnali di sazietà, mentre gli zuccheri che derivano dai carboidrati sono fondamentali affinché il nostro cervello non abbia fame.

A proposito di carboidrati e zuccheri: ricordiamoci che più un carboidrato è ad alto indice glicemico (cioè gli zuccheri che lo compongono si sciolgono rapidamente del nostro sangue), più alti saranno i livelli di Insulina che porteranno ad uno stato di ipoglicemia, causa della fame del cervello che noi percepiremo come semplice fame o che ci farà allungare la mano verso un cioccolatino o un pezzo di focaccia per quella che noi definiamo “golosità”, ma che in realtà è un segnale di allarme da parte del nostro cervello carente di zuccheri. Ecco perché quando utilizziamo carboidrati ad alto indice glicemico sembra di entrare “nell’inferno dei carboidrati” e non riusciamo a smettere di mangiarli.

Ricordiamoci, quindi, che la prima regola che dobbiamo seguire quando ci alimentiamo, è quella di associare sempre tutti e tre i macro nutrienti (proteine, carboidrati a basso indice glicemico, grassi) per iniziare a creare il giusto equilibrio di questo complesso sistema ormonale che regola il senso di fame e di sazietà. Inoltre, teniamo presente che una delle principali cause per l’origine di uno stato di infiammazione cellulare è data da livelli di Insulina troppo elevati nel sangue: dall’infiammazione non deriva solo l’obesità ma qualsiasi patologia. Ecco perché gran parte del nostro destino passa dalla nostra tavola.

Pubblicato originariamente su Mabella.



Scegliere correttamente i carboidrati

Ripeto spesso che ci sono delle credenze erronee su cosa sia la Dieta Mediterranea e, in particolare, sui carboidrati da assumere.

Non tutti i carboidrati sono uguali: Benessereblog mi ha dato l’occasione di spiegare la differenza e quali siano i carboidrati da scegliere per combattere l’infiammazione cellulare.


Alimentazione e infiammazione: quali carboidrati scegliere?

A spiegarcelo è la nutrizionista Daniela Morandi

Carboidrati favorevoli

L’infiammazione cellulare può essere combattuta con l’alimentazione: è questo il messaggio della Zona Mediterranea, evoluzione della Dieta Zona ideata ormai 20 anni fa dal biochimico statunitense Barry Sears. Fra i cibi cui prestare attenzione sono incluse le fonti di carboidrati, che secondo i principi della Zona non dovrebbero superare il 40% della dieta quotidiana. Ma un carboidrato vale l’altro? Quali fonti scegliere?

Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, nutrizionista specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona che si è occupata delle ricette incluse nell’ultimo libro firmato da Sears, intitolato proprio “La Zona Mediterranea”.

Quando si parla del 40% di carboidrati molte persone fanno l’errore di non specificare che questo 40% si intende fatto di carboidrati a basso carico glicemico, quindi frutta e verdura

ci ha spiegato Morandi, sottolineando che le ripercussioni negativi in termini di risposta insulinica possono essere evidenti anche se si assumono quantità minime di carboidrati “sfavorevoli” (cioè ad altro carico glicemico).

Ho visto negli anni che molte persone accolgono questo concetto ma non vanno a fondo e mangiano anche un po’ di pasta e riso. L’integrale è sicuramente migliore in termini di risposta glicemica, ma a livello ormonale non fa tanta differenza.

Dipende poi da cosa voglio ottenere. Se noi vogliamo ottenere un’attività antinfiammatoria e dimagrante seria va da sé che in un primo periodo il carboidrato sfavorevole va tolto; va sostituito con quello favorevole. Poi si apre un ventaglio di possibilità: essendo la risposta glicemica molto individuale, ci sono persone più fortunate che reggono l’apporto di carboidrati anche quando non è favorevole e persone che non lo reggono proprio anche semplicemente da punto di vista del mantenimento del peso.

E fra la verdura? Ci sono scelte migliori rispetto ad altre?

Le verdure vanno praticamente bene tutte, ad esclusione di quelle un po’ difficili come carico glicemico, come le carote, le patate e i legumi. Un occhio di attenzione in più va ad esempio sui pomodori, perché nascono come frutti e quindi sono abbastanza zuccherini e può darsi che diano dei problemi. Per tutto il resto, abbiamo più il problema di averne a sufficienza che di averne troppe.

E la frutta?

Siamo partiti anni fa pensando che i frutti sfavorevoli fossero la banana, l’anguria, il melone, i cachi, l’uva i fichi e queste solite cose. In realtà lavorando che le persone è bello scoprire che anche qui è tutto in quiz, nel senso che proprio perché la reattività glicemica è molto individuale tra la stessa frutta considerata innocua (la mela, la pera, il kiwi, l’ananas, addirittura venduto spesso come la panacea) ci sono delle reattività glicemiche molto diverse.
Se dobbiamo categorizzare, la frutta estiva è quella cui dobbiamo fare più attenzione perché la maturazione sotto ai raggi solari aumenta l’indice glicemico; quindi dal punto di vista dell’indice glicemico albicocche e pesche di giugno sono molto diverse dalla pesca o dall’albicocca di luglio e agosto. Quindi è meglio mangiarle come primizie o non troppo mature, perché quando sono ancora croccanti la fibra rallenta l’assorbimento degli zuccheri.
Pera, mela, kiwi e, in genere, pompelmo e arancio sono invece abbastanza abbordabili da tutti e da tutte le risposte glicemiche, a parte le più sfortunate. Un discorso diverso va fatto per mandarini e clementine, che hanno pochissima fibra e quindi saziano poco. Per questo si finisce per mangiarne tanti, e hanno un carico glicemico mica da ridere. Ottimi i frutti di bosco; con l’ananas bisogna invece fare attenzione perché probabilmente per la presenza della bromelina, che favorisce la digestione, lo scomponiamo molto rapidamente e quindi a molte persone aumenta l’appetito.

Non tutti i carboidrati, quindi, sono uguali, nemmeno quando si ragiona all’interno della stessa categoria di alimenti. Con le scelte giuste è possibile nutrirsi combattendo l’infiammazione, ma il messaggio sembra chiaro: ognuno è un caso a sé, e il modo migliore per proteggere la propria salute e affidarsi ad un esperto che sappia valutare la propria situazione e consigliare l’alimentazione più adatta alla propria risposta glicemica.

Pubblicato originariamente su Benessereblog



Proteggere la salute con i cibi giusti

In un’intervista che mi hanno fatto su Benessereblog mi hanno chiesto di spiegare i principi di base da seguire per usare il cibo come nostro alleato contro l’infiammazione cellulare.

Ho dato anche qualche suggerimento sulle tecniche di cottura, su come organizzare un pranzo fuori casa e uno spuntino veloce


 

Combattere l’infiammazione con l’alimentazione: i consigli della nutrizionista

Come proteggere la salute con i cibi giusti? Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, esperta specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona

Cibo per la salute

L’alimentazione può aiutare a combattere l’infiammazione cellulare, un fenomeno coinvolto nei processi di invecchiamento e nella comparsa delle patologie e dei problemi di salute ad essi associati. Ma quali sono le regole da seguire? Blogo ha avuto modo di chiedere consigli a tal proposito a Daniela Morandi, nutrizionista autrice delle ricette contenute in un libro dedicato proprio all’alimentazione adatta a combattere l’infiammazione cellulare, “La Zona Mediterranea”.

L’esperta ci ha prima di tutto spiegato l’importanza delle fonti di carboidrati, specificando che la scelta dovrebbe ricadere essenzialmente su frutta e verdura. Cosa dire, invece, a proposito degli altri nutrienti? Esistono, ad esempio, degli abbinamenti sconsigliati?

Ci sono poche regole

ci ha spiegato Morandi.

Normalmente una buona regola è non mescolare proteine di provenienza diversa, quindi tenere le carni separate dal pesce e dai formaggi, per una questione di pH di digestione.
Per quello che riguarda l’incrocio tra le proteine e le verdure in realtà dal punto di vista nutrizionale non ci sono grossi problemi, perché anche se la proteina (in particolare la carne) ha un potere acidificante la presenza delle verdure alcalinizza il tutto e quindi non ci sono potenziali conflitti.
E’ molto importante, pensando alla qualità di vita, cercare di azzeccare i cromatismi e l’abbinamento dei sapori, ma lì sta a noi. Diciamo che si possono fare tutti gli abbinamenti che vogliamo restando nel buon senso.

Spesso si crede di seguire i principi della Dieta Mediterranea solo perché si vive in Italia, ma poi si fanno scelte sbagliate…

Quello che dobbiamo fare è cercare di far capire alle persone che che con le tecniche di cottura corrette (e non è così facile conoscerle) abbiamo dei piatti altrettanto gustosi senza cadere in errori macroscopici come la frittura piuttosto che l’impanatura. Ad esempio a me la panatura piace moltissimo, ma la mia risposta glicemica è problematica e devo stare molto attenta con i carboidrati; allora faccio la panatura passando la carne nell’albume dell’uovo e poi nella crusca d’avena, molto sottile. Alla fine non la friggo ma la cucino direttamente in padella, e l’effetto è molto simile alla panatura. La stessa cosa vale per la cottura delle verdure: molti pensano che se non ripassiamo le verdure non sono buone, ma non è vero. Ad esempio nel nostro libro precedente, “La Zona del Futuro”, insegnavamo tutte le tecniche per far saltare le verdure con il brodo vegetale. C’è una tecnica anche per la stufatura.
Quando abbiamo la tecnica base buona possiamo soddisfare il piatto tipico della Puglia come quello del Nord Italia. L’unica cosa in cui possiamo mancare è la presenza della pasta o dell’orecchietta o del carboidrato sfavorevole, ma se assumiamo uno stile di vita corretto non è mai l’eccezione che ci combina il guaio: se una persona mangia bene il 90% delle volte e glicemicamente non succede niente se si mangia un piatto di spaghetti, non è quello il problema. Il problema vero su cui lavoriamo da anni è lo stile di vita, non il singolo evento.
Il problema è capire cosa un cibo ti sta facendo biochimicamente e poi ognuno a seconda della propria fortuna genetica e dell’epigenetica che abbiamo intorno si regola.

Cosa preparare per un pranzo fuori casa, ad esempio in ufficio?

Dipende sempre da a che punto sta la persona. Se ha un problema di perdita di peso la cosa importante è stare attenti ai carichi glicemici; allora va bene abbinare una fonte proteica semplice, che potrebbe essere dalla bresaola al crudo a seconda anche che sia inverno o estate, alla mozzarella oppure del pollo. Ce la giochiamo un po’ di più su frutta e verdura: se la persona deve perdere peso sarebbe importante riuscire ad organizzarsi le verdure (che siano anche surgelate, cotte la sera prima) e molta meno frutta, ma in situazioni di emergenza, quando non si riesce a cucinare le verdure, si può fare un’eccezione e bilanciare con la frutta, recuperando poi i carichi glicemici durante il giorno. Se invece la persona segue uno stile di vita, quindi non ha particolari esigenze di seguire regole così strette, allora va bene anche se si allarga un po’ con la frutta. E’ fattibilissimo: basta un qualsiasi bar in cui si possa prendere un piatto principale con della bresaola, un po’ di pomodorini e una mela ed è fatta.

E come spuntino?

Va bene un cubetto da 20 grammi di grana più un piccolo frutto, ad esempio una pera coscia. Oppure uno yogurt, un bicchiere di latte macchiato o non macchiato, oppure 2 cappuccini. Si può anche preparare della ricotta con marmellata senza zucchero, pinoli e mandorle tritate.

Per quanto riguarda, infine, i latticini, Morandi consiglia di non abusarne – in particolare dei formaggi – per via della presenza di caseina, molecola che per via indiretta esercita un’azione infiammatoria. Il suo consiglio è di preferire quelli freschi, senza scegliere necessariamente prodotti light.

Al termine della nostra intervista, non ci resta che una curiosità: quali sono le ricette che preferisce fra quelle inserite ne “La Zona Mediterranea”?

Sceglierei sicuramente le capesante in padella ai profumi mediterranei, perché qua c’è veramente il mediterraneo. E poi mi piace moltissimo un pranzo: insalata di mozzarelle e melanzane al profumo di arancia.

Pubblicato originariamente su Benessereblog



Una ricetta NutriGourmet per Natale (e non solo)

Visto che siamo sotto Natale, ho pensato che la mia ricetta preferita in Zona Mediterranea fosse l’ideale: capesante in padella ai profumi mediterranei.

È una delle ricette NutriGourmet che ho elaborato insieme allo Chef Claudio Colombo Severini e che si trovano nell’ultimo libro del Dott. Sears, “La Zona Mediterranea”.

L’ho condiviso con i lettori di Benessereblog e ora lo condivido con voi.


 

Capesante in padella ai profumi mediterranei: la ricetta della Zona Mediterranea

Ecco come preparare un gustoso piatto contro l’infiammazione cellulare che permetta di rimanere “in Zona”

Capesante NutriGourmet ai profumi mediterranei

L’infiammazione cellulare può essere combattuta in cucina: ad assicurarlo è Barry Sears, autore della Zona Mediterranea, evoluzione della nota Dieta Zona arricchita dalle conoscenze acquisite negli ultimi 20 anni sull’azione antinfiammatoria dei polifenoli.

Il nuovo libro di Sears è arricchito dalle ricette che Daniela Morandi, nutrizionista e naturopata specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona, ha elaborato grazie alla collaborazione con lo chef Claudio Colombo Severini, consulente del ristorante argentino “Don Juan” di Milano che ha collaborato con Morandi anche nel Progetto “Your Nutritional Reset” presso il Terme di Saturnia Spa&Golf Resort.

Noi di Blogo abbiamo avuto occasione di parlare con Morandi di alimentazione antinfiammatoria durante un incontro sulla Dieta Zona organizzato a Roma. Le abbiamo chiesto quale fosse la sua ricetta preferita fra quelle inserite nel libro. La risposta? Fra i piatti gourmet, le capesante in padella ai profumi mediterranei. Daniela Morandi ci ha consentito di condividerla con voi: ecco come prepararle.

Ingredienti per 1 porzione

  • 280 g di capesante
  • 300 g di salsa di pomodori Merinda
  • 215 g di cavoletti viola di Bruxelles
  • 10 g di capperi di Salina
  • 3 olive nere snocciolate
  • scorza di ¼ di limone grattugiata
  • 2 foglie di basilico
  • 1 g di origano essiccato
  • 1 g di cipolla rossa disidratata
  • 4,5 g di olio extravergine d’oliva al rosmarino
  • sale Maldon qb

Preparazione

Pulire e lavare i cavoletti di Bruxelles, farli bollire in abbondante acqua salata per 6 minuti, scolare, raffreddare in acqua e ghiaccio e asciugare su carta assorbente. Tritare i capperi e le olive nere. In una pentola di alluminio versare la salsa di pomodori Merinda, il battuto di olive e capperi, l’origano, e portare a bollore. Cuocere per 3 minuti.

Lavare e asciugare le capesante. Condire le capesante e i cavoletti di Bruxelles con l’olio al rosmarino. Portare a temperatura alta una padella di alluminio antiaderente e farvi saltare i cavoletti. Aggiungere le noci di capesante e saltarle 1 minuto per lato.

Stendere la salsa ai profumi mediterranei nel piatto, adagiarvi in maniera armoniosa le capesante e i cavoletti e finire con la scorza di limone e la cipolla rossa disidratata. Per completare il bilanciamento, è necessario aggiungere 2 mini blocchi di frutta favorevole cercando di tener presente nella scelta i tempi di stagionalità.

Pubblicato originariamente su Benessereblog



La Contro-dieta per giocare d’anticipo sulle feste natalizie

La bravissima Emidia Melideo mi ha intervistata per avere consigli nutrizionali per arrivare in forma e senza stress alle feste natalizie, anziché farci cogliere dai sensi di colpa.

L’intervista si trova nel numero natalizio di Voilà.

 

 

Daniela Morandi - Voilà

 

Daniela Morandi - Voilà2



La memoria dell’acqua

L’acqua è vitale per l’essere umano, il suo ruolo va oltre quello di idratare e tenere in vita le cellule. L’acqua ricorda e recepisce le emozioni. Siamo fatti d’acqua e ci nutriamo di cibo ricco d’acqua. Chiederci come trattiamo il cibo di cui ci alimentiamo, da dove lo prendiamo, con che atteggiamento mentale ci accingiamo a mangiare, riflettere su quali sono le “informazioni energetiche” che stiamo introducendo nel nostro corpo e quali potrebbero esserne le conseguenze, può essere la svolta per cambiare le abitudini alimentari e migliorare la qualità di vita.

L'acqua ha memoria

L’acqua è forse il più grande mistero del nostro mondo. È il solvente più potente in natura, e forse la più grande scoperta scientifica non è la formula chimica dell’acqua, quanto la sua struttura.

Tutti gli scienziati del mondo che si sono cimentati in ricerche indipendenti sull’acqua, sono arrivati alla stessa conclusione: l’acqua agisce come un grande cervello che memorizza le informazioni. Quando delle molecole di acqua si riuniscono formano un cluster. Ogni secondo questi gruppi si modificano, tanto che la loro vita è illimitata e i cluster stessi possiedono una struttura molto stabile. Tutte queste molecole che vanno e vengono portano le informazioni che i cluster sono in grado di registrare, elaborare e memorizzare. Naturalmente l’acqua rimane acqua: ma la sua struttura cambia. La memoria dell’acqua – come altri portatori di memoria – contiene informazioni che possono essere cancellate o inserite: quando entra un corpo estraneo nelle molecole di acqua, il cluster circonda il corpo estraneo copiando il suo schema e quindi moltiplicandosi, contribuisce a cambiare completamente la struttura dell’acqua in base a tali parametri.

Lo scienziato Rustum Roy (Pensilvania S.U.) sostiene che l’acqua è come una memoria di computer e la struttura dell’acqua ne costituisce l’alfabeto. Il professor Korotkov ha operato molteplici esperimenti sull’effetto delle emozioni umane sull’acqua, il dottor Emoto ha condotto ricerche su campioni di acqua sottoposti a varie forme di influenza esterna quali musiche e parole.

Le analisi dei campioni di quest’acqua hanno dimostrato che l’acqua effettua delle modifiche nella sua struttura: l’amore aumenta livelli di energia e conferisce una struttura stabile, mentre emozioni aggressive diminuiscono l’energia dell’acqua apportando modifiche radicali nella struttura della stessa.

Diversi studi hanno dimostrato che la più grande influenza sull’acqua è data dalle emozioni umane: emozioni umane positive trasformano l’acqua in “acqua viva”, mentre energie negative distruggono la struttura dell’acqua che diventa “morta”. Se pensiamo all’acqua “santa” e al fatto che da sempre viene ritenuto abbia un effetto benefico, ciò che viene fatto è esporla all’energia positiva delle preghiere…

E la scienza “tradizionale”?

Acqua

Nel 2010 il premio Nobel Luc Montagnier affermò ufficialmente che l’acqua ha una memoria, tanto che egli stesso disse che “il mondo è fatto non solo di materia ma di onde”.

Straordinaria vicinanza concettuale con lo scienziato Masaru Emoto che chiama la sua ricerca sulla memoria dell’acqua “Hado”, 97 nome giapponese per onda vibrazionale: secondo il ricercatore l’acqua rappresenta il miglior conduttore di vibrazioni e le foto dei suoi cristalli d’acqua irradiati ne sono una prova visibile.

Se lo scienziato giapponese parla della memoria dell’acqua in un senso che può sembrare quasi spirituale/artistico, gli studi degli scienziati Del Giudice e Preparata parlano della memoria dell’acqua richiamando la fisica bioquantistica, quindi i segnali di natura elettromagnetica che le molecole scambiano tra di loro.

Il termine bioquantistica è certamente meno artistico dell’espressione “hado”, ma – al di là dei nomi – i risultati delle due ricerche hanno delle similarità impressionanti.

La memoria dell’acqua sarebbe dunque determinata da moti collettivi, di tipo coerente delle molecole d’acqua che finiscono per comportarsi come un’unica cosa.

Si tratta di un livello di ordine molto elevato, capace di ricevere e trasmettere informazioni, quindi anche l’acqua può entrare in uno stato di coerenza quando l’individualità di ogni sua molecola si fonde nella collettività dell’insieme.

Questo è quello che succede alle singole cellule che confluiscono organizzandosi in un organo: non esiste più una cellula del cuore esiste il cuore, non esistono più i mattoni di un muro esiste il muro. Un esempio evidente può essere rappresentato dai banchi di pesci: possono essere milioni di unità a confluire in un unico insieme che a noi appare banco, capace di spostarsi anche a grandissime velocità come un corpo unico, nel quale i pesci sembrano essere annullati.

Nel caso degli animali è stato proposto un campo capace di ordinare i movimenti della collettività: pensiamo alle società di insetti come le api o le termiti. Queste ultime sono in grado di costruire intere complesse città (pur essendo insetti ciechi), guidate da qualcosa che pare sovrastare l’individuo, quasi una regìa collettiva.

Chi opera tale regia? Un grande ricercatore contemporaneo, il biologo Rupert Sheldrake, ha elaborato la teoria dei cosiddetti “campi morfici”, ossia campi elettromagnetici che detengono il progetto collettivo, quindi la forma che l’insieme dovrà avere e la forma non è disgiunta dall’informazione: “in- formare” significa dotare di una forma.

L’acqua è dunque in grado – per sua intrinseca natura -, di ricevere, trattenere restituire informazioni proprio perché oscilla tra stati coerenti.

Dopo tutte queste considerazioni, è abbastanza difficile dubitare della capacità della struttura dell’acqua di ricevere informazioni.

Ma noi come siamo composti? Al 70% di acqua.

Tutti i sistemi organici sono in contatto con l’acqua: ogni sistema è a suo modo dipendente dall’acqua e lo saranno quindi sia il tessuto che ogni singola cellula. Inizia a diventare difficile non valutare quanto importante possa essere la struttura dell’acqua che compone il nostro corpo e quanto essa possa dipendere dal nostro stato d’animo e le nostre emozioni.

E per quello che riguarda ciò che mangiamo?

Bicchiere d'acquaVediamo i contenuti di acqua:

• Le proteine vanno da un massimo dell’86% ad un minimo del 49%

• La frutta e la verdura contengono fino al 90 % di acqua

L’evidenza è quella che in realtà siamo fatti di acqua, siamo circondati dall’acqua e ci nutriamo di alimenti ricchi di acqua.

L’acqua è particolarmente “recettiva” ai nostri stati emozionali e ai suoni più o meno armonici come musica, parole, preghiere.

Credo sia importante iniziare a chiederci come noi stessi trattiamo il cibo di cui ci alimentiamo, da dove lo prendiamo, con che atteggiamento mentale ci accingiamo a mangiare, riflettere su quali sono le “informazioni energetiche” che stiamo introducendo nel nostro corpo e quali potrebbero esserne le conseguenze.

Perché un tempo nelle nostre famiglie il momento dei pasti era quasi solenne?

Perché in molte famiglie si iniziava il pasto con una preghiera?

Forse nella credenza popolare questo voleva essere un ringraziamento per il cibo, ma in realtà al cibo giungeva l’energia positiva della preghiera.

Chi ci ha preceduto forse non aveva le conoscenze di fisica bioquantistica odierne, ma ora ha tutto un significato diverso. Il punto di tutto sembra essere che abbiamo bisogno di cambiare atteggiamento. Vediamo come:

Dobbiamo riprenderci il tempo sufficiente per nutrirci. Abbiamo la necessità di poter “interrompere” il flusso dei nostri pensieri quando ci nutriamo.

Dovremmo cercare di mangiare in luoghi che ci facciano sentire bene, con bella energia. Lasciamo il telefono in tasca: l’emergenza ci può essere, ma non sempre!

E in pratica?

gocciolioRispettiamo la stagionalità dei prodotti: il pomodoro si mangia in estate, non a dicembre. Cerchiamo di utilizzare prodotti locali per evitare che il cibo venga stressato dallo spostamento, lunghe ore di volo o navigazione e lunghe soste nei container di stoccaggio.

Quando cuciniamo, trattiamo con delicatezza la materia prima. Avete mai visto come toccano il cibo i “veri” chef? Se possibile tenete una piantina di erbe aromatiche in cucina come il rosmarino: conferisce energia alla mente, funziona anche come “protettore psichico” per cui è un ottimo rimedio da utilizzare nelle giornate “ostiche”.

Più le ricerche scientifiche vanno avanti e si integrano, più ci rendiamo conto che siamo degli esseri estremamente complessi. Quello che è chiaro è che l’acqua è vitale per l’essere umano e il suo ruolo va oltre quello di idratare e tenere in vita le cellule. Quest’acqua ha memoria, recepisce l’energia delle emozioni e compone in grande percentuale anche ciò di cui ci cibiamo, che a sua volta ha grande impatto biochimico ormonale sul nostro organismo.

Riuscire a cambiare con pochi accorgimenti le nostre abitudini, ricordandoci tutto questo, può fare la vera differenza nella nostra qualità di vita.

Originariamente pubblicato su Cabines.



Una serata Nutrigourmet by Daniela Morandi all’Hotel Principe di Savoia

Nutrigourmet by Daniela Morandi Principe di Savoia
Giovedì 15 ottobre Il ristorante Acanto dell’Hotel Principe di Savoia di Milano ospiterà una cena a quattro mani con i piatti elaborati secondo i principi Nutrigourmet by Daniela Morandi.
L’Executive Chef di Nutrigourmet Claudio Colombo Severini assieme a Fabrizio Cadei, Executive Chef di Acanto, presenteranno un meraviglioso menù di creazioni uniche, che saranno una vera esperienza sensoriale.

Anche io sarò in sala e guiderò i presenti alla scoperta del gusto che fa bene all’anima e rappresenta la frontiera della nuova alimentazione del benessere.

Per le prenotazioni potete chiamare lo 02 623 020 26

Nutrigourmet by Daniela Morandi al Principe di Savoia

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Solo frutta e verdura? Attenti ai FODMAP

Per la maggior parte di noi settembre significa la fine delle vacanze e in un qualche modo l’inizio di una nuova stagione sia dal punto di vista professionale che personale.

Settembre è un po’ come l’inizio dell’anno nuovo: buoni propositi, impegno di prendersi cura di noi stessi dopo i mesi estivi caratterizzati tipicamente da molte uscite, vita sociale intensa, ed una maggiore difficoltà a tenere sotto controllo le nostre abitudini di vita e soprattutto la nostra disciplina a tavola.

D’altra parte le vacanze sono vacanze ed è giusto che ognuno le viva come meglio crede senza doversi preoccupare durante questa piccola parentesi dell’anno di niente altro che rilassarsi, divertirsi e circondarsi di persone belle.

Per tutti quelli che hanno esagerato durante l’estate e a settembre si ritrovano a fare i conti con i vestiti autunnali che non entrano più, il più delle volte la soluzione d’emergenza sembra essere quella di digiunare o di nutrirsi solo di frutta e verdura, o anche solo di verdura nella speranza di recuperare immediatamente i danni fatti.

Non smetterò mai di dire che nel momento in cui riusciamo ad adottare uno stile di vita corretto dal punto di vista nutrizionale, gli eventuali danni fatti durante le vacanze o un weekend non saranno mai rilevanti: e infatti in questo caso prevarrà quello che noi facciamo la maggior parte del nostro tempo piuttosto che le eventuali trasgressioni limitate ad un periodo più breve.

Frutta e verdura

Comunque sia, passare intere giornate a nutrirsi solo di verdura oppure verdura e frutta non solo non è corretto da un punto di vista nutrizionale biochimico, ma a volte potremmo addirittura ritrovarci con degli antiestetici ed antipatici gonfiori addominali che molto spesso imputiamo alle fibre senza invece renderci conto che la questione è molto più complessa.

Il problema infatti potrebbe essere causato dai FODMAP, che sono dei carboidrati che per alcune persone risultano poco metabolizzabili o possono diventare poco metabolizzabili qualora se ne consumino in eccesso.

Andiamo per ordine.

Che cosa sono:

FODMAP è un acronimo riferito a oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili.

Questi sono nomi complessi per un gruppo di molecole che si trovano nel cibo, che possono essere poco assorbiti da alcune persone.

Quando le molecole vengono assorbite malamente nel piccolo intestino del tratto digestivo, queste continuano il loro viaggio lungo il tratto digestivo arrivando fino al grande intestino, dove diventano fonte di nutrimento per i batteri che vivono lì normalmente. I batteri quindi digeriscono per fermentazione questi FODMAP causando dei sintomi come la sindrome da colon irritabile, gonfiore, dolori addominali etc…

Quali sono:

Fruttosio (mele, pere, mango, melone, miele, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio etc )

Lattosio (latte, gelato, crema, dessert a base di latticini, latte condensato, latte in polvere, yogurt, formaggi soffici)

Fructani (carciofi, porri, scalogno tutti i tipi di cipolle, aglio, lievito in alta quantità, segale, orzo, inulina)

Galattani (fagioli, lenticchie, legumi, soia, ceci)

Polioli (sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo, frutto con nocciolo tipo avocado, albicocca, ciliegie, pesche, prugne, funghi).

I FODMAP sono osmotici, quindi richiamano liquidi dentro al tratto intestinale, possono non essere digeriti o assorbiti bene e, se mangiati in eccesso, possono causare fermentazione e molto gonfiore.

Teniamo presente che molto spesso anche i disturbi causati da alimenti contenenti glutine, non devono essere associati al glutine stesso quanto piuttosto ai FODMAP contenuti nei cibi stessi.

Ovviamente non è semplice limitare tutti questi alimenti contemporaneamente, ma quello che è evidente che l’ultima cosa da fare per sentirsi alleggeriti, sia quella di mangiare solo delle grandi insalate a scapito di altri macro nutrienti come le proteine e grassi.

Cerchiamo di elencare per categoria i cibi invece poveri di FODMAP.

Carne, pollame, pesce e uova: manzo, pollo, tonno in scatola, albume d’uovo, pesce in genere, agnello, maiale, crostacei, tacchino, affettati.

Latticini: latticini senza lattosio e- in piccole quantità-, formaggi cremosi, parmigiano, mozzarella, emmenthal.

Carboidrati “sfavorevoli” tutto ciò che è senza lievito e senza glutine.

In questo caso però ricordiamoci che se con questi alimenti evitiamo i FODMAP, comunque sia utilizziamo nutrienti ad altissimo indice glicemico, con conseguenze importanti sulla nostra glicemia e conseguente risposta insulinica.

Frutta: frutti di bosco, pompelmo, kiwi, kumquat, limone, lime, mandarino, arancio, frutto della passione, ananas, mandarino e poi banane, melone e uva che però sono ad alto indice glicemico.

Verdure: cetrioli, sedano, melanzane, pomodori, zucchine e poi carote, zucca e patate che hanno alto indice glicemico.

Condimenti: la maggior parte delle spezie, erbe aromatiche, brodo fatto in casa, burro, polvere di aglio, olive, maionese, polvere di cipolla, olio di oliva, pepe, sale, senape, salsa di soia, aceto e aceto balsamico.

Bevande : Caffè, tè.

Una cosa importante da ricordare è che i FODMAP hanno anche diversi effetti benefici.

L’inulina e i “GOS” galatto oligo saccaridi, sono pregiati prebiotici che stimolano la crescita dei batteri “buoni” nell’intestino.

Per questo motivo è importante ricordare che l’eliminazione dei FODMAP non deve essere intesa come abitudine di vita, quanto piuttosto un percorso limitato nel tempo qualora ci dovessimo sentire appesantiti e gonfi o anche nei casi in cui sia nostra abitudine mangiare costantemente grandi quantità di frutta verdura.

Cestino frutta e verdura

Quello che si consiglia è di farci aiutare da un nutrizionista a eliminare per alcune settimane gli alimenti ricchi di FODMAP che ci rendiamo di utilizzare con normalità, per poi reintrodurli uno per volta cercando di capire quale sia quello che male assorbiamo.

A questo punto essendo chiaro che nutrendoci solo di frutta e verdura o solo di verdura non solo non otterremo nulla, ma potremmo rischiare di sentirci persino peggio di quanto ci si possa sentire dopo un periodo di “anarchia nutrizionale da vacanze”, cerchiamo un sistema semplice ma ormonalmente e biochimicamente corretto per iniziare l’autunno e affrontare un altro anno ricco di impegni.

Ecco alcune indicazioni generali che tengono conto non solo della limitazione dei FODMAP ma anche dell’uso di nutrienti a basso indice glicemico. Accresce

COLAZIONE :

apporto di proteine derivanti da : affettato di pollo, tacchino, oppure formaggi privi di lattosio o ancora frittate ed omelette fatte con albume d’uovo.

Tè o caffè oppure latte privo di lattosio, latte di riso, latte di mandorle.

Apporto di carboidrati favorevoli come : frutti di bosco, pompelmo kiwi, ananas, arancia.

Apporto di grassi: dalle olive

PASTI PRINCIPALI:

apporto di proteine derivanti da : pollo, tacchino, maiale, albume d’uovo, manzo, tonno in scatola, pesce in genere, formaggi senza lattosio e una volta alla settimana mozzarella e parmigiano.

Apporto di carboidrati da verdure come: cetrioli, sedano, melanzane, lattuga, zucchine, pomodori, spinaci, fagiolini, peperoni.

Apporto di carboidrati da frutta come: frutti di bosco, pompelmo, kiwi, mandarino, arancia e ananas.

Apporto di grassi: olio di oliva.

Possiamo usare come condimenti sale, pepe, senape, salsa di soia, aceto, aceto balsamico, le spezie e le erbe aromatiche.

È ovvio che la quantità e le proporzioni biochimiche tre macro nutrienti dovranno essere adattate alle singole persone e alle singole casistiche.

Questo comunque non è un sistema nutrizionale quanto piuttosto la possibile soluzione a dei fenomeni di gonfiore e malessere poco spiegabili.



10 consigli evergreen salva linea

Anguria mirtilli

1. Gli alimenti che noi utilizziamo, oltre che un valore calorico, hanno un impressionante impatto a livello biochimico e ormonale sul nostro organismo.

Questo significa che le calorie che noi introduciamo nel nostro organismo possono avere degli effetti completamente diversi a seconda della fonte da cui le prendiamo.

  • Le calorie che assumiamo con le proteine agiscono sul l’ormone glucagone e sono principalmente destinate a formare la massa magra dando inoltre senso di sazietà;
  • Le calorie che assumiamo dai carboidrati agiscono sull’ormone insulina che è vitale perché nutre le nostre cellule;
  • Le calorie che assumiamo dai grassi (quelli polinsaturi sono i migliori), sono importanti perché costituiscono i “mattoncini” che andranno a formare gli Eicosanoidi, ormoni che regolano l’equilibrio tra un processo infiammatorio e la sua risoluzione.

È evidente che pensare al cibo solo come una somma di calorie da sottrarre al conteggio (teorico) del nostro consumo metabolico è a dire poco riduttivo ed inesatto.

2. Dobbiamo fare attenzione al fatto che se noi assumiamo i macronutrienti in maniera scorretta, ciò che succede non è la migliore delle ipotesi citata precedentemente, bensì la peggiore.

  • Da un uso scorretto delle proteine possiamo ricavarne la formazione di massa grassa;
  • Da un uso inadeguato dei carboidrati (e ovviamente ciò è legato alla nostra risposta glicemica individuale) ne ricaviamo sempre formazione di massa grassa e attiviamo il processo di infiammazione cellulare;
  • Da un uso inadeguato dei grassi possiamo ottenere un esubero calorico ed un uso eccessivo dei grassi saturi con pesanti conseguenze sulla nostra salute.

3. Se noi ci limitiamo a fare il conteggio delle calorie che assumiamo in un pasto o in un giorno, facciamo un errore strategico fondamentale che può spiegare il motivo per cui molto spesso vengono mangiate molte calorie ma continuiamo ad avere fame.

Se infatti assumiamo 2000 calorie da fonti che per reattività ormonale stimolano eccessivamente l’insulina come ad esempio i dolci, pasta, riso, il pane e la focaccia entro breve avremo nuovamente fame e sentiremo la necessità di mangiarne ancora. Mi capita spesso di sentire le persone che mi dicono che non mangiano un biscotto, ma che se aprono una scatola di biscotti la mangiano per intero senza la capacità di fermarsi. Al contrario, se noi utilizziamo per esempio 1200 calorie derivanti da un alimento o più alimenti che danno il senso della sazietà perché agiscono correttamente sugli ormoni insulina, glucagone ed eicosanoidi, pur avendo un apporto calorico minore in realtà sarò molto più sazio. Questa cosa è particolarmente vera e riscontrabile nel caso dei carboidrati

4. Cerchiamo di prendere la fonte dei nostri zuccheri possibilmente dalla verdura e un quantitativo di frutta adatto alla nostra risposta glicemica.

Ipotizziamo di assumere 400 calorie da una fonte di carboidrati ad alto indice glicemico come per esempio le gallette di riso, le sfogliatine, il pane. Ciò che accadrà è che mio senso di sazietà durerà molto poco e mi sentirò anche stanco fisicamente con poca concentrazione. Se invece quelle stesse calorie io le assumo da un mix di verdura e frutta, il senso di sazietà durerà molto più a lungo, la quantità stessa di cibo che posso utilizzare sarà maggiore, e inoltre percepirò grande energia fisica e molta efficienza mentale.

5. Le calorie che derivano dai grassi contribuiscono a darci il senso di sazietà grazie alla loro attività ormonale che agisce sul senso della fame. Se vi trovate a voler fare un aperitivo, cercate di evitare cose come le patatine, la pizza, la focaccia, o anche solo la frutta.

Se non siete particolarmente amanti della verdura da sentirvi gratificati nel mangiare un pinzimonio accompagnato al vostro aperitivo (siamo in vacanza, qualcosa cielo concediamo!!!!!!), cercate delle olive o delle noccioline che essendo fonti di grassi contribuiranno a darvi senso di sazietà e contemporaneamente a rallentare l’assorbimento dei carboidrati dell’aperitivo. Un altro sistema prevede di associare all’aperitivo comunque una fonte proteica come del prosciutto, del formaggio o tutte le altre proteine facilmente reperibili in quelle occasioni. Anche le proteine infatti, ci danno sazietà e inoltre dal punto di vista ormonale controbilanciano l’effetto dell’insulina.

6. Parliamo di gelati…Gelati alla frutta e ghiaccioli non sono affatto “dietetici”

Il gelato alla frutta infatti oltre allo zucchero presente nelle basi del gelato, contiene anche gli zuccheri della frutta. La cosa positiva è che comunque vi è del latte che grazie ad un modesto apporto di proteine grassi un po’ rallenta l’assorbimento dei suddetti zuccheri. I ghiaccioli sono invece autentiche endovene di zucchero con altissimo indice glicemico che la nostra risposta insulinica, se vogliamo mantenere la linea, non gradirà affatto. In realtà è molto meglio utilizzare gelati alle creme possibilmente fatti non partendo dalle basi già preparate contenenti moltissimo zucchero, ma con alimenti sani come il latte, le uova, eccetera.

7. Rispettiamo il nostro cervello anche in vacanza: deve essere nutrito con costanza e gli zuccheri giusti. Saltare i pasti crea i presupposti per eccedere con gli alimenti sbagliati alla prima occasione.

Anche se noi siamo in vacanza, il nostro cervello ha il compito di presiedere coordinare tutte le nostre attività vitali e quindi deve essere nutrito. Se noi iniziamo a saltare i pasti, tutto quello che otteniamo nell’arco del tempo più o meno lungo, è che poi ci troveremo ad eccedere nelle occasioni come gli aperitivi o le cene con gli amici convinti che la nostra sia golosità e piacere nel condividere la tavola con gli altri. È importante che ci ricordiamo che tutte le volte che noi non nutriamo adeguatamente il nostro cervello, alla prima buona occasione il cervello farà in modo di riprendersi ciò che gli è mancato e quindi, banalmente, anziché un bicchiere di vino ne beviamo tre (il vino è comunque fonte di zuccheri), o anziché mangiare un pezzo di focaccia, che sarebbe sufficiente per la nostra soddisfazione, né mangiamo quattro perché dobbiamo anche restituire al cervello ciò che non gli abbiamo dato precedentemente. Avete presente come ci comportiamo facendo la spesa affamati o invece facendola dopo aver mangiato? Siamo sempre noi, ma nel primo caso diciamo che il cervello ci “suggerisce”quell’atteggiamento quasi incontrollabile che ci porta riempire il carrello di ogni cosa.

8. Ricordiamoci le tempistiche: quando ci alimentiamo non dobbiamo ascoltare la fame, dobbiamo pensare che il nostro cervello e il nostro organismo hanno la necessità di essere nutriti con costanza. Quando sentiamo la fame l’allarme è già in atto e potremmo mangiare cose non ideali per il nostro obiettivo (stare bene, perdere peso, mantenere la linea, avere molta energia…)

Iniziamo quindi la giornata con una buona colazione che comprenda sempre della proteina, della frutta o del pane molto ricco di fibre, e un po’ di grassi come mandorle, noci o nocciole.

Se mangiamo molto tardi, a metà mattina cerchiamo di integrare con un bicchiere di latte o uno yogurt a seconda dei nostri gusti. Non saltiamo il pranzo: ideale sarebbe una insalata molta verdura di stagione, del tonno o del salmone e un po’ di frutta, facendo attenzione che l’anguria, il melone hanno un carico glicemico notevole. Uno spuntino nel pomeriggio, utilizzando magari una barretta bilanciata, e poi la cena sempre composta da un piatto proteico, possibilmente pesce, tanta verdura e un po’ di frutta. Se siete destinati a cenare tardissimo, nel tardo pomeriggio fate un secondo spuntino che vi eviterà di fare seri danni nella cena.

9. I centrifugati gli estratti vanno utilizzati in maniera strategica.

Centrifugato

Se stiamo cercando di perdere peso, o se vogliamo mantenere il risultato ottenuto, magari con fatica durante l’anno, i centrifugati o gli estratti di frutta possono costituire un pericolo. Questo è dovuto al fatto che nei centrifugati e negli estratti gli zuccheri diventano particolarmente veloci nell’essere assorbiti dal nostro organismo. Un’altra conseguenza potrebbe essere quella di non avere grande senso di sazietà per lungo tempo e quindi di ritrovarci a mangiare più volte nelle ore successive. Possiamo però utilizzarli maniera strategica scegliendo attentamente gli ingredienti: mescoliamo verdura – i peperoni, e cetrioli, con limone, zenzero e del pompelmo o la mela verde tipo di Grenny Smith – in questo modo otteniamo un fantastico apporto di vitamine, sali minerali e un carico glicemico accettabile grazie un buon utilizzo della frutta.

Ricordiamoci sempre che i centrifugati negli estratti sono comunque pura fonte di carboidrati e quindi, se ci diventa difficile reperire la proteina da associare, molto più semplice può essere reperire delle mandorle o delle nocciole i cui grassi ci aiuteranno a rallentare l’assorbimento dei carboidrati.

10.E la pizza???????

Queste sono regole base da ricordare sempre, ma se siamo in vacanza è anche importante non essere troppo severi con noi stessi quanto stare più attenti durante l’anno e concederci qualcosa di più in questo periodo. La pizza non è bilanciata da un punto di vista dei macro nutrienti e il suo carico glicemico è comunque estremamente alto. È un piatto preziosissimo che fa parte della storia della nostra cucina e che come tale va rispettato e valorizzato. Se decidiamo di mangiare una pizza, non perdiamo tempo ed energia cercando di “aggiustarla” nei bilanciamenti. Mangiate la pizza che più vi piace, godetevi la compagnia ed il momento e il pasto successivo ricominciate a seguire la vostra logica biochimica nella scelta degli alimenti. Se impariamo a nutrirci bene, di eventuali sgarri non possono fare altro che darci gioia e permetterci di godere della buona cucina.

Articolo pubblicato originariamente su Cabines.



Capelli in forma, anche in estate

Capelli nutrizione

La stagione del sole arriva e oltre alla cura del corpo dobbiamo iniziare a pensare in quale modo possiamo proteggere i nostri capelli. In realtà le chiome sono stressate tutto l’anno sia per l’inquinamento, ma anche per tutte le sostanze con cui entrano in contatto come lacche, tinture, gel e molto altro, ma con l’arrivo dell’estate abbiamo una fonte di stress ulteriore: il sole! Il buon senso ci suggerirebbe di pensare alla salute dei nostri capelli ricorrendo all’aiuto di alcuni accorgimenti a tavola da utilizzare tutto l’anno senza ricordarcene all’ultimo minuto. Infatti, adottare delle abitudini alimentari equilibrate che prevedano l’utilizzo dei nutrienti giusti è una base di partenza solida ed indispensabile per fare in modo che le nostre chiome vengano protette non solo dall’esterno, ma ben nutrite anche dall’interno.

La parte strutturale del capello è costituita da proteine che sono un elemento fondamentale: spesso una delle cause della debolezza e caduta dei capelli è uno scorretto apporto proteico. Le diete ipocaloriche possono far perdere i capelli, così come il digiuno quando non viene monitorato da professionisti specializzati; per non parlare poi di scelte vegetariane o vegane qualora non supplementate nella maniera corretta ma condotte con il “fai da te”. Queste ultime due, possono essere scelte nutrizionali estremamente vantaggiose se strutturate nella maniera adeguata.

Nutrizione fruttaLa principale regola alimentare? Evitare i cibi ad azione infiammatoria che fanno invecchiare precocemente le nostre cellule coinvolgendo anche la bellezza dei capelli. Indicato scegliere un’alimentazione ricca di zuccheri lenti a basso indice glicemico come quelli di frutta e verdura, limitando l’assunzione di zuccheri ad assorbimento veloce, buonissimi ma con un indice glicemico decisamente alto. Tra l’altro, se gli zuccheri veloci vengono opportunamente sostituiti con quelli lenti, il risultato è che il cervello non se ne accorgerà e quindi non faremo fatica a migliorare la nostra alimentazione e non verremo penalizzati da attacchi di fame improvvisi che non sarebbero d’aiuto al nostro umore.

Abbiamo bisogno dell’apporto delle proteine: non entro nel merito di discussioni circa la natura delle proteine affermando quali siano quelle “giuste” o “sbagliate”. E’ giusto informare le persone che le proteine di origine vegetale vengono da noi metabolizzate circa al 60% a causa della presenza della fibra: questo deve essere tenuto in considerazione nel calcolo di un apporto proteico. Inoltre nel caso di utilizzo dei legumi, ricordiamoci che oltre all’apporto proteico dobbiamo tener presente l’apporto di carboidrati degli stessi: eviteremo così di eccedere nel carico glicemico qualora nei pasti vengano utilizzati anche altre fonti di carboidrati.

Una cosa da tenere molto ben presente è il fatto che abbiamo la necessità di avere a disposizione nell’organismo una quantità sufficiente di Omega 3 che purtroppo non riesce a raggiungere livelli adeguati nemmeno nel caso di un’alimentazione ricca di pesce. È quindi necessario assumere un integratore ricco di Omega 3 altamente purificato: ottimo per la vasodilatazione che facilita il nutrimento delle cellule e quindi la ricrescita dei capelli, e potente antinfiammatorio. Esistono integratori di Omega 3 anche di origine vegetale. L’apporto di frutta e verdura oltre ad essere fondamentale per gli zuccheri che servono per il nutrimento delle cellule, sono basilari perché ricchi di polifenoli. Questi costituiscono il sistema immunitario delle piante, ne caratterizzano il colore e soprattutto grazie al loro ruolo di difesa della pianta hanno un potere antiossidante preziosissimo. I polifenoli stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella salute e nell’equilibrio del nostro organismo tanto che ne parleremo in un successivo articolo.

Nessuna paura nell’utilizzare olio extravergine di oliva in cucina pensando che rovini la nostra linea. A questo ci pensano i carboidrati ad alto indice glicemico se utilizzati in maniera inadeguata e in presenza di una risposta glicemica dell’individuo non molto fortunata! L’olio extravergine di oliva è invece un preziosissimo antiossidante e quindi protegge le nostre cellule dall’attacco dei radicali liberi e dall’invecchiamento precoce.

Vi sono inoltre alcune sostanze presenti in alcuni alimenti ai quali prestare particolare attenzione anche se di loro si parla di meno. La presenza del ferro nella nostra alimentazione è importantissima perché permette all’emoglobina di trasportare l’ossigeno alle nostre cellule: il ferro si trova molto comunemente negli spinaci, nei legumi*, nelle cozze ma anche – come noto – nella carne rossa. Una buona notizia è che anche il cioccolato fondente contiene ferro!

Vitamine B: in particolare la vitamina B3 (carne, pesce, latticini, legumi, frutta secca in guscio), la B5 (funghi secchi, lievito di birra secco, fegato, cereali*, frutti di mare, crusca e lenticchie*, la B7(la troviamo nel pesce, nelle arance, nelle noci, prugne secche*, riso integrale* e fiocchi d’avena*). Queste vitamine non solo rafforzano i capelli ma ne dirigono anche il metabolismo delle radici. La B6 (soia, legumi, verdura foglia verde, cavoli, carote*, fagiolini, pollame, avocado, frutta secca in un guscio, pesce (tonno salmone merluzzo), erbe aromatiche (salvia, alloro, menta) e cioccolato.

La vitamina C (peperoncino rosso, verde, peperoni, timo e prezzemolo, cavolo, crescione, broccoli, cavolfiori, kiwi, arance, clementine e fragole) è utile per l’assorbimento del ferro. Inoltre metionina (albume, latte vaccino, formaggi, carne bovina, proteine isolate della soia) e cisteina (carne, prodotti lattiero caseari e nelle uova) sono fondamentali perché costituiscono i mattoncini della cheratina che costituisce la maggior parte della struttura del capello.

L’arginina (proteine isolate della soia, polvere di albume, noci secche, arachidi, farina di soia, mandorle secche, nocciole secche, lenticchie*, tacchino arrosto, aragosta cotta e spalla di maiale) è importante perché permette una migliore irrorazione sanguigna delle radici: il nostro organismo è in grado di produrla ma purtroppo condizione di forte stress la nostra produzione non è più sufficiente.

Lo zinco (uova, latte, ostriche, germe di grano, grana, cioccolato fondente amaro e lievito di birra secco), incrementa la crescita dei capelli e protegge la radice dei capelli dalle infiammazioni inoltre partecipa alla formazione del collagene che è indispensabile per il tessuto connettivo nel quale si trovano le radici dei capelli stessi.

*attenti all’indice glicemico.


Articolo pubblicato originariamente su Cabines.

Le foto sono di Tyler Burrus e Sharon & Nikki McCutcheon, da Flickr.



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