Via la massa grassa in eccesso

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Arriva la primavera, è il momento di cambiare gli abiti, ci si accorge che d’inverno abbiamo esagerato con la cioccolata e con la scusa che i maglioni e il cappotto nascondono tutto forse siamo state un po’ generose nel concederci qualche vizio di troppo. Non facciamoci prendere dal panico, e cerchiamo di affrontare l’emergenza (che comunque si ripete ogni anno, quindi tanto emergenza non è!), in maniera razionale e costruttiva. È assolutamente inutile pensare di porre rimedio alla situazione semplicemente mangiando di meno o smettendo di mangiare: questo è un approccio assolutamente sbagliato che durerebbe pochissimo e darebbe poi origine a un fenomeno di rebound che porterebbe ad un peggioramento della situazione e a un probabile saccheggio del frigorifero in tempi brevi. La cosa più intelligente da fare è quella di ricordarsi che l’unico modo per poter perdere la massa grassa in eccesso eventualmente accumulata durante l’inverno, è quella di poter mangiare una minore quantità di calorie, di poter mangiare delle calorie a basso carico glicemico il tutto però senza patire la fame e soprattutto senza sentirsi stanchi, privi di energia e di pessimo umore. Per fare questo è necessario che gli zuccheri che introduciamo nel nostro organismo siano costanti durante la giornata e che possano nutrire in maniera adeguata il cervello, che è l’organo che regola tutte le nostre funzioni vitali, il nostro umore, la nostra energia, il senso di fame, e molto altro.

vegetables-791892_640La prima cosa da fare sarà selezionare attentamente le fonti dalle quali trarre gli zuccheri ossia le fonti dei carboidrati: verdura e frutta saranno le fonti predilette poiché dotate di carico glicemico generalmente basso, che garantisce un apporto costante di zuccheri al nostro cervello. Dal momento che ci ritroviamo ad avere un problema di massa grassa in eccesso, sarà assolutamente raccomandato evitare in questo momento tutte le altre fonti di carboidrati quali pane, pasta, riso, pizza, dolci, eccetera. Ovviamente nutrirsi solo di una fonte di carboidrati – per quanto favorevoli – non ci garantirebbe assolutamente il senso della sazietà, per cui entro poche ore dal pasto ci ritroveremmo con una fame terrificante e sarebbe davvero difficile seguire il nostro percorso nutrizionale. È per questo che ricorriamo all’aiuto di una fonte proteica: ognuno può scegliere la fonte che più ritiene adatta alle proprie convinzioni; che sia animale o vegetale, attenzione solo alle proteine vegetali come i legumi, se si cerca di perdere massa grassa, poiché tale tipo di carboidrati stimola la risposta insulinica e favorisce l’accumulo della massa grassa stessa.

Per quello che riguarda le proteine animali, quello che è importante è fare attenzione che la carne provenga da un animale che è stato nutrito e allevato in maniera adeguata e non in maniera intensiva, poiché altrimenti rischia di essere ricco di ormoni, antibiotici e anche di cortisolo, poiché ha condotto una vita molto stressata. Ricordo anche che la presenza delle proteine aiuta a controllare il picco glicemico dei carboidrati, oltre ad avere un’azione ormonale da parte del glucagone, che a sua volta agisce in tandem con l’insulina, ormone legato ai carboidrati.

yogurt-1442034_640È anche importante sfatare il mito secondo cui per perdere la massa grassa in eccesso è necessario togliere tutti i grassi: quelli giusti sono fondamentali per la nostra vita e soprattutto hanno un forte potere saziante, poiché agiscono a livello biochimico sul senso della sazietà, ma sono anche i mattoncini che formano una classe di ormoni fondamentali per la nostra salute, che si chiamano eicosanoidi e che presiedono al fenomeno vitale dell’infiammazione e della risoluzione dell’infiammazione. Inoltre, come le proteine, anche i grassi favoriscono il controllo dei picchi glicemici.

Quello che però succede quando si utilizza come fonte di carboidrati molta verdura e frutta, è che molto spesso ci si ritrova con fastidiosissimi gonfiori: sembra quasi che per ritornare in forma si debba essere condannati a subire questa penitenza. La colpa di questo è dei FODMAPS, acronimo inglese delle iniziali di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli, dei quali in realtà avevamo già parlato più di un anno fa ma che solo recentemente hanno attirato l’attenzione della stampa specializzata.

Il problema dei FODMAPS, in realtà, è che sono presenti in tantissimi alimenti, non solo frutta e verdura ma anche nelle proteine, nei grassi, nei dolcificanti e nei formaggi, ossia negli alimenti che utilizziamo per bilanciare correttamente i nostri pasti, per cui qui di seguito indico gli alimenti che ne sono privi o ne contengono molto pochi per ottimizzare i risultati del nostro percorso.

Ortaggi privi di FODMAPS

bietole, carote (ma usatele con cautela e solo crude, perché sono molto zuccherine), cetrioli, cuori di palma, fagiolini, finocchi, germogli di bambù, germogli di soia, invidia belga, lattuga, melanzane, peperoni, pomodori, rape, rapanelli, sedano rapa, spinaci, zucchine.

Frutta priva di FODMAPS

arancia, clementine, lime, limone, pompelmo, fragole, lamponi, mirtilli, kiwi. Formaggi privi di FODMAPS brie, camembert, emmenthal, feta, fontina, gorgonzola, gruviera, mozzarella, parmigiano, pecorino, provolone, stracchino, taleggio.

Latticini privi di FODMAPS

latte senza lattosio, yogurt senza lattosio.

Frutta secca priva di FODMAPS

Arachidi, mandorle, nocciole, noci, pinoli.

Proteine prive di FODMAPS

carne e pollame, pesci e frutti di mare, seitan, tofu, uova.

Ovviamente la natura non fa le cose a caso: i FODMAPS hanno comunque un loro ruolo molto importante sulla nostra flora intestinale. Il problema si pone quando per un qualche motivo si crea uno squilibrio nel nostro organismo o quando ne mangiamo in quantità eccessiva: non è assolutamente consigliabile eliminare per sempre gli alimenti contenenti i FODMAPS. Lo consiglio solo in periodi limitati, quando voglio raggiungere un risultato davvero ottimale.

La nostra strategia di emergenza per gli eccessi invernali sarà quindi la seguente:

drink-2355224_640A colazione: iniziate la giornata con un bicchiere di acqua tiepida e il succo di mezzo limone per alcalinizzare l’organismo. Possiamo poi fare un frullato con la frutta precedentemente indicata, con l’aggiunta di due cucchiai di proteine del siero del latte prive di lattosio e l’aggiunta di sei mandorle.

Ad ogni pasto principale: assumeremo una quantità adeguata di proteine, che ci garantiscono sazietà, mantenimento della massa muscolare e controllo della glicemia; tutte le verdure che vogliamo tra quelle indicate sopra prive di FODMAPS per evitare fastidiosi gonfiori, o comunque tutte quelle di stagione escludendo patate, carote cotte, legumi e mais utilizzando un cucchiaio di olio e.v.o. per condirle, e un frutto possibilmente tra quelli indicati sopra.

Tra i due pasti principali è molto importante inserire uno snack che comprenda la presenza di proteine carboidrati e grassi: personalmente prediligo quelli bilanciati 40 30 30 secondo la strategia nutrizionale Zona, ma se avete la possibilità di utilizzare il cibo un’ottima soluzione può essere anche quella di utilizzare 20 g di parmigiano con 170 g di fragole oppure uno yogurt senza lattosio. Qualora anche tra la prima e la seconda colazione dovessero passare più di quattro ore consiglio di inserire uno snack. Non abbiate mai paura di fare uno snack in più, perché se il cervello è nutrito con zuccheri a sufficienza, non ci farà brutte sorprese con uno di quei raptus che ci porta al frigorifero o alle macchinette delle merendine senza che nemmeno ce ne siamo resi conto. Per il prossimo anno però, cerchiamo di non farci prendere dal panico della prova costume all’ultimo momento!

Pubblicato originariamente su Mabella.

La zona del benessere

Lo scorso maggio ho partecipato all’International Congress Science in Nutrition e ho avuto il piacere di essere intervistata insieme al dr. Barry Sears sui “nostri” argomenti e principi guida in materia di nutrizione. Riporto qui l’intervista completa comparsa su Mabella.


 

Cheesecake dieta Zona

In occasione del 4th International Congress Science in Nutrition tenutosi il 5 e il 6 maggio a Milano, abbiamo avuto il piacere di incontrare Barry Sears scienziato di fama mondiale, padre della Strategia Nutrizionale Zona e la dottoressa Daniela Morandi, sua “Zone coach” di riferimento in Europa per l’insegnamento e la diffusione della nutrizione su base biochimica, colei che ha portato la Zona in cucina con il suo Nutrigourmet by Daniela Morandi. Con loro abbiamo ovviamente parlato di Zona, ma anche della filosofia con la quale bisogna affrontare il tema della nutrizione.

dr SearsDottor Sears, nell’informarci sulla Dieta Zona abbiamo letto questa sua dichiarazione: “Se alla mattina vi svegliate pieni di energia, con la mente lucida, uno stato d’animo sereno e un atteggiamento positivo nei confronti dei problemi che la vita ci propone quotidianamente, allora siete in Zona. Nella Zona la mente è rilassata, ma contemporaneamente vigile e focalizzata con precisione. Il corpo è forte e infaticabile, lo spirito euforico“. Ci interessa un suo commento

Userei un linguaggio più diretto. Ecco quindi la definizione corretta della Zona. La Zona è definita da valori del nostro sangue riferiti a marker che utilizza di routine l’Università di Harvard. Solo se tutti i parametri clinici che io uso per definire la Zona sono entro i valori corretti ci si potrà considerare in Zona. Essere in Zona significa avere una capacità massima di controllare l’infiammazione. Ed è l’infiammazione in eccesso che causa l’aumento di massa grassa, un più precoce sviluppo di malattie croniche e l’accelerazione di processi di invecchiamento. Essere in Zona non significa che mai ingrasseremo o mai avremo una malattia cronica, ma è indice di una maggiore resistenza a questi eventi, grazie al controllo della principale forza motrice che è alla loro base (l’infiammazione in eccesso). Significa anche che se già abbiamo una malattia cronica saremo in grado di gestirla più efficacemente. Le conseguenze soggettive di un miglior controllo dell’infiammazione sono: miglioramento dell’umore, migliore capacità di concentrazione, minore affaticamento (per una stabilizzazione della glicemia) e migliore capacità di recupero dopo un’attività fisica intensa.

La Zona non nasce come una dieta ma come stile di vita. Nella Zona il cibo diventa medicina. Da quali studi nasce questa convinzione?

Il mio iniziale campo di ricerca e attività non era la nutrizione, bensì lo sviluppo di sistemi di somministrazione di farmaci per via endovenosa per la terapia del cancro. I farmaci oncologici, come quelli per le altre malattie croniche, devono essere mantenuti entro una zona terapeutica. Ho seguito lo stesso principio nell’usare la Dieta Zona allo scopo di mantenere gli ormoni generati dall’alimentazione entro una zona terapeutica di controllo dell’infiammazione. Dato che le variazioni ormonali indotte da un singolo pasto dureranno solo 5 ore, bisognerà trattare il cibo come un farmaco, da prendere alla dose giusta e al dosaggio giusto per mantenere gli ormoni generati dal cibo entro le loro relative zone terapeutiche. Sono stati pubblicati oltre 30 studi clinici che utilizzano la Dieta Zona come un farmaco in cui l’assunzione di cibo nei soggetti è controllata rigidamente. Tutti questi studi dimostrano che la Dieta Zona è superiore ad altri regimi alimentari in termini di controllo ormonale, perdita di massa grassa, riduzioni di zuccheri e grassi nel sangue, riduzione dell’appetito e, aspetto essenziale, riduzione dell’infiammazione. Ciò spiega perché le raccomandazioni alimentari del Joslin Diabetes Centerdella, facoltà di medicina di Harvard per la gestione del diabete di tipo 2, siano essenzialmente quelle della Dieta Zona.

Qual è il principio biochimico alla base della Zona?

La Dieta Zona è stata ideata per influenzare le risposte ormonali dopo ogni pasto e controllare l’infiammazione. Sono due i gruppi di ormoni che in ultima analisi controllano l’infiammazione: eicosanoidi e resolvine. Meglio si è in grado di bilanciare eicosanoidi e resolvine in ogni organo e meglio riusciremo a tenere sotto controllo l’infiammazione

Carboidrati, proteine, grassi. Come vanno bilanciati e quali abbinamenti sono sconsigliati?

Il bilanciamento di carboidrati, proteine e grassi ad ogni pasto è abbastanza facile da raggiungere. Ad ogni pasto occorre mettere nel piatto una fonte di proteine magre delle dimensioni del palmo della propria mano. Poi riempire il resto del piatto con verdure non amidacee e una piccola quantità di frutta come dessert. Infine, aggiungere un filo di olio d’oliva per completare il pasto. Questo pasto non conterrà più di 400 calorie. Avremo la certezza di avere raggiunto il corretto bilanciamento ormonale se non sentiremo fame o stanchezza nelle 5 ore successive. E poi ripetere questo stesso processo per il pasto seguente. Così facendo seguiremo la Dieta Zona.

Il segreto della Dieta Zona sta nel palmo di una mano, cosa intende?

Per stimolare l’ormone glucagone nel sangue al fine di stabilizzare la glicemia e promuovere il rilascio di ormoni dell’intestino, come ad esempio PYY e GLP-1, affinché questi entrino in circolo e inducano la sazietà, abbiamo bisogno di quantità adeguate di proteine. Per la donna media questo corrisponde a circa 90 grammi di una fonte proteica magra (per esempio carni bianche o pesce) che forniscono circa 20 grammi di proteine. Per un uomo medio si arriva a circa 120 grammi dello stesso tipo di fonte proteica che apportano circa 30 grammi di proteine. Si tratta di una quantità di fonte proteica che va a riempire il palmo della mano. Va detto che ogni nutrizionista al mondo afferma di non assumere in un pasto più proteine di quante stiano nel palmo della mano. Sono completamente d’accordo. Aggiungo soltanto di non consumare meno di questa quantità di proteine. Seguendo questa regola, l’assunzione totale di proteine per uomo o donna medi italiani nella Dieta Zona è virtualmente identica a quella che attualmente vediamo.

Chi può fare la Dieta Zona?

Chiunque, dall’età di 6 mesi a 102 anni. La Dieta Zona è stata ideata per gestire malattie croniche come diabete e cardiopatie, ma è stata anche testata su atleti d’eccellenza che hanno vinto 25 medaglie d’oro nelle ultime 5 olimpiadi.

Daniela Morandi thumbnailDottoressa Morandi, come è riuscita a tradurre in Zona le ricette dei grandi chef italiani?

10 anni fa ebbi l’idea di unire le mie due grandi passioni: la cucina (immaginare di unire solo una proteina, un carboidrato ed un grasso in un piatto mi metteva tristezza!) e la nutrizione in Zona che è anche la mia professione. Venni vista come una “alternativa” nel mio ambiente, ma andai avanti lo stesso. Ne parlai con il dr. Sears che sposò e appoggiò la mia iniziativa con entusiasmo, tanto da chiedermi di diventare il co-autore del mio primo libro. Rischiai l’infarto per la felicità… Da allora tanta ricerca, tanto lavoro, tanta sperimentazione e tante notti in cucina, perché non basta bilanciare e ottenere il 40 30 30 per avere il risutato ormonalmente corretto.

Ho poi avuto la fortuna di lavorare con chef come Emanuele Scarello nel mio primo libro, e su ricette di Davide Oldani, Matiias Perdomo e Filippo Lamantia quando ho collaborato a libri del dr. Sears.

Inoltre, curo per lo stesso dr. Sears tutta la parte di sviluppo e ricerca delle nuove ricette in Italia e negli Starti Uniti.
Negli anni, poi, ho sviluppato il mio metodo Nutrigourmet by Daniela Morandi, che mi permette delle licenze poetiche sulla metodica tradizionale (sempre, ovviamente, sotto l’ala vigile del dr. Sears!) e sono supportata dal mio chef Claudio Colombo Severini, unico autorizzato ufficialmente dal dr. Sears a “gestire” ricette bilanciate in Zona.

Alimentarsi è anche gratificarsi. Quanto è appagante nutrirsi in Zona?

Tantissimo, è per questo che ho voluto “portare” la Zona in cucina in chiave “emozionale”! Tra l’altro io e il mio chef abbiamo messo a punto (collaborando con un gruppo di scienziati internazionali) prodotti come pizza, croissant e torte con il carico glicemico di una pesca ed una bella quantità di proteine: una totale rivoluzione.

In uno dei suoi numerosi articoli che abbiamo avuto il piacere di ospitare sulla nostra rivista, afferma “Il cibo è biochimica, ma ha anche un’anima che va ascoltata…”. È una bella immagine questa, cosa intende?

Il cibo è vivo, ha una sua energia, ed è come un essere vivente, perciò deve essere rispettato dal momento in cui inizia ad esistere (pensiamo al pomodoro che inizia a crescere sulla sua pianta) al momento in cui lo tocchiamo in cucina e poi lo degustiamo: dovremmo trattarlo con grande rispetto senza “manipolarlo” troppo chimicamente e industrialmente. Ho imparato, lavorando con gli chef, che il cibo… parla.

Psicologia e strategia nutrizionale: una preziosa alchimia dalla quale partire per costruire un percorso ad hoc. Cosa insegna a chi le chiede una consulenza per il dimagrimento?

Insegno che per dimagrire serve uno stile di vita, non un miracolo “mordi e fuggi”, ma anche ad essere consapevoli che ognuno di noi è un essere a sé, con una propria risposta glicemica.

Purtroppo non tutti siamo fisiologicamente “attrezzati” per poter diventare una taglia 38, a meno che non si sfoci nel deperimento, con conseguenze drammatiche.

Perdere peso è semplice, mantenerlo invece…?

Se si imparano le “regole” biochimiche e si imposta il dimagrimento dal punto di vista ormonale e non solo calorico, mantenere il risultato non è difficile.

Dieta e benessere emozionale. Vi è una stretta correlazione, cosa ne pensa?

Quando ci si nutre in maniera adeguata, senza senso di privazione e con il cervello ben supportato da una glicemia stabile, allora “si vola”. Il segreto è capire che il cervello DEVE essere nutrito (quindi niente diete “da fame”) e nutrito bene.

I giovani. Quanto è importante l’educazione alimentare?

Fondamentale! Fosse per me inserirei l’educazione alimentare sin dall’asilo.

Un consiglio sullo stile di vita che un over 50 dovrebbe adottare per rimanere in forma?
Fare attenzione a non “improvvisarsi” atleti rischiando guai seri, mangiare pensando molto all’attività anti infiammatoria che il cibo può avere e combattere con tutte le forze contro l’eccesso di stress. La qualità di vita è la più potente delle terapie.

Per chiudere un’ultima domanda al Dr. Sears.
Allora puntare alla longevità in perfetta salute e anche in perfetta forma è possibile e noi possiamo fare molto adottando una corretta strategia alimentare?

Certo che è possibile. Il nostro obiettivo è aumentare la durata della vita in salute, la “healthspan” e cioè la longevità meno gli anni di disabilità. È possibile estendere al meglio tale longevità tenendo l’infiammazione in una zona terapeutica. Il miglior modo, scientificamente dimostrato, per farlo è la Dieta Zona.

Scegliere correttamente i carboidrati

Ripeto spesso che ci sono delle credenze erronee su cosa sia la Dieta Mediterranea e, in particolare, sui carboidrati da assumere.

Non tutti i carboidrati sono uguali: Benessereblog mi ha dato l’occasione di spiegare la differenza e quali siano i carboidrati da scegliere per combattere l’infiammazione cellulare.


Alimentazione e infiammazione: quali carboidrati scegliere?

A spiegarcelo è la nutrizionista Daniela Morandi

Carboidrati favorevoli

L’infiammazione cellulare può essere combattuta con l’alimentazione: è questo il messaggio della Zona Mediterranea, evoluzione della Dieta Zona ideata ormai 20 anni fa dal biochimico statunitense Barry Sears. Fra i cibi cui prestare attenzione sono incluse le fonti di carboidrati, che secondo i principi della Zona non dovrebbero superare il 40% della dieta quotidiana. Ma un carboidrato vale l’altro? Quali fonti scegliere?

Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, nutrizionista specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona che si è occupata delle ricette incluse nell’ultimo libro firmato da Sears, intitolato proprio “La Zona Mediterranea”.

Quando si parla del 40% di carboidrati molte persone fanno l’errore di non specificare che questo 40% si intende fatto di carboidrati a basso carico glicemico, quindi frutta e verdura

ci ha spiegato Morandi, sottolineando che le ripercussioni negativi in termini di risposta insulinica possono essere evidenti anche se si assumono quantità minime di carboidrati “sfavorevoli” (cioè ad altro carico glicemico).

Ho visto negli anni che molte persone accolgono questo concetto ma non vanno a fondo e mangiano anche un po’ di pasta e riso. L’integrale è sicuramente migliore in termini di risposta glicemica, ma a livello ormonale non fa tanta differenza.

Dipende poi da cosa voglio ottenere. Se noi vogliamo ottenere un’attività antinfiammatoria e dimagrante seria va da sé che in un primo periodo il carboidrato sfavorevole va tolto; va sostituito con quello favorevole. Poi si apre un ventaglio di possibilità: essendo la risposta glicemica molto individuale, ci sono persone più fortunate che reggono l’apporto di carboidrati anche quando non è favorevole e persone che non lo reggono proprio anche semplicemente da punto di vista del mantenimento del peso.

E fra la verdura? Ci sono scelte migliori rispetto ad altre?

Le verdure vanno praticamente bene tutte, ad esclusione di quelle un po’ difficili come carico glicemico, come le carote, le patate e i legumi. Un occhio di attenzione in più va ad esempio sui pomodori, perché nascono come frutti e quindi sono abbastanza zuccherini e può darsi che diano dei problemi. Per tutto il resto, abbiamo più il problema di averne a sufficienza che di averne troppe.

E la frutta?

Siamo partiti anni fa pensando che i frutti sfavorevoli fossero la banana, l’anguria, il melone, i cachi, l’uva i fichi e queste solite cose. In realtà lavorando che le persone è bello scoprire che anche qui è tutto in quiz, nel senso che proprio perché la reattività glicemica è molto individuale tra la stessa frutta considerata innocua (la mela, la pera, il kiwi, l’ananas, addirittura venduto spesso come la panacea) ci sono delle reattività glicemiche molto diverse.
Se dobbiamo categorizzare, la frutta estiva è quella cui dobbiamo fare più attenzione perché la maturazione sotto ai raggi solari aumenta l’indice glicemico; quindi dal punto di vista dell’indice glicemico albicocche e pesche di giugno sono molto diverse dalla pesca o dall’albicocca di luglio e agosto. Quindi è meglio mangiarle come primizie o non troppo mature, perché quando sono ancora croccanti la fibra rallenta l’assorbimento degli zuccheri.
Pera, mela, kiwi e, in genere, pompelmo e arancio sono invece abbastanza abbordabili da tutti e da tutte le risposte glicemiche, a parte le più sfortunate. Un discorso diverso va fatto per mandarini e clementine, che hanno pochissima fibra e quindi saziano poco. Per questo si finisce per mangiarne tanti, e hanno un carico glicemico mica da ridere. Ottimi i frutti di bosco; con l’ananas bisogna invece fare attenzione perché probabilmente per la presenza della bromelina, che favorisce la digestione, lo scomponiamo molto rapidamente e quindi a molte persone aumenta l’appetito.

Non tutti i carboidrati, quindi, sono uguali, nemmeno quando si ragiona all’interno della stessa categoria di alimenti. Con le scelte giuste è possibile nutrirsi combattendo l’infiammazione, ma il messaggio sembra chiaro: ognuno è un caso a sé, e il modo migliore per proteggere la propria salute e affidarsi ad un esperto che sappia valutare la propria situazione e consigliare l’alimentazione più adatta alla propria risposta glicemica.

Pubblicato originariamente su Benessereblog

Proteggere la salute con i cibi giusti

In un’intervista che mi hanno fatto su Benessereblog mi hanno chiesto di spiegare i principi di base da seguire per usare il cibo come nostro alleato contro l’infiammazione cellulare.

Ho dato anche qualche suggerimento sulle tecniche di cottura, su come organizzare un pranzo fuori casa e uno spuntino veloce


 

Combattere l’infiammazione con l’alimentazione: i consigli della nutrizionista

Come proteggere la salute con i cibi giusti? Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, esperta specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona

Cibo per la salute

L’alimentazione può aiutare a combattere l’infiammazione cellulare, un fenomeno coinvolto nei processi di invecchiamento e nella comparsa delle patologie e dei problemi di salute ad essi associati. Ma quali sono le regole da seguire? Blogo ha avuto modo di chiedere consigli a tal proposito a Daniela Morandi, nutrizionista autrice delle ricette contenute in un libro dedicato proprio all’alimentazione adatta a combattere l’infiammazione cellulare, “La Zona Mediterranea”.

L’esperta ci ha prima di tutto spiegato l’importanza delle fonti di carboidrati, specificando che la scelta dovrebbe ricadere essenzialmente su frutta e verdura. Cosa dire, invece, a proposito degli altri nutrienti? Esistono, ad esempio, degli abbinamenti sconsigliati?

Ci sono poche regole

ci ha spiegato Morandi.

Normalmente una buona regola è non mescolare proteine di provenienza diversa, quindi tenere le carni separate dal pesce e dai formaggi, per una questione di pH di digestione.
Per quello che riguarda l’incrocio tra le proteine e le verdure in realtà dal punto di vista nutrizionale non ci sono grossi problemi, perché anche se la proteina (in particolare la carne) ha un potere acidificante la presenza delle verdure alcalinizza il tutto e quindi non ci sono potenziali conflitti.
E’ molto importante, pensando alla qualità di vita, cercare di azzeccare i cromatismi e l’abbinamento dei sapori, ma lì sta a noi. Diciamo che si possono fare tutti gli abbinamenti che vogliamo restando nel buon senso.

Spesso si crede di seguire i principi della Dieta Mediterranea solo perché si vive in Italia, ma poi si fanno scelte sbagliate…

Quello che dobbiamo fare è cercare di far capire alle persone che che con le tecniche di cottura corrette (e non è così facile conoscerle) abbiamo dei piatti altrettanto gustosi senza cadere in errori macroscopici come la frittura piuttosto che l’impanatura. Ad esempio a me la panatura piace moltissimo, ma la mia risposta glicemica è problematica e devo stare molto attenta con i carboidrati; allora faccio la panatura passando la carne nell’albume dell’uovo e poi nella crusca d’avena, molto sottile. Alla fine non la friggo ma la cucino direttamente in padella, e l’effetto è molto simile alla panatura. La stessa cosa vale per la cottura delle verdure: molti pensano che se non ripassiamo le verdure non sono buone, ma non è vero. Ad esempio nel nostro libro precedente, “La Zona del Futuro”, insegnavamo tutte le tecniche per far saltare le verdure con il brodo vegetale. C’è una tecnica anche per la stufatura.
Quando abbiamo la tecnica base buona possiamo soddisfare il piatto tipico della Puglia come quello del Nord Italia. L’unica cosa in cui possiamo mancare è la presenza della pasta o dell’orecchietta o del carboidrato sfavorevole, ma se assumiamo uno stile di vita corretto non è mai l’eccezione che ci combina il guaio: se una persona mangia bene il 90% delle volte e glicemicamente non succede niente se si mangia un piatto di spaghetti, non è quello il problema. Il problema vero su cui lavoriamo da anni è lo stile di vita, non il singolo evento.
Il problema è capire cosa un cibo ti sta facendo biochimicamente e poi ognuno a seconda della propria fortuna genetica e dell’epigenetica che abbiamo intorno si regola.

Cosa preparare per un pranzo fuori casa, ad esempio in ufficio?

Dipende sempre da a che punto sta la persona. Se ha un problema di perdita di peso la cosa importante è stare attenti ai carichi glicemici; allora va bene abbinare una fonte proteica semplice, che potrebbe essere dalla bresaola al crudo a seconda anche che sia inverno o estate, alla mozzarella oppure del pollo. Ce la giochiamo un po’ di più su frutta e verdura: se la persona deve perdere peso sarebbe importante riuscire ad organizzarsi le verdure (che siano anche surgelate, cotte la sera prima) e molta meno frutta, ma in situazioni di emergenza, quando non si riesce a cucinare le verdure, si può fare un’eccezione e bilanciare con la frutta, recuperando poi i carichi glicemici durante il giorno. Se invece la persona segue uno stile di vita, quindi non ha particolari esigenze di seguire regole così strette, allora va bene anche se si allarga un po’ con la frutta. E’ fattibilissimo: basta un qualsiasi bar in cui si possa prendere un piatto principale con della bresaola, un po’ di pomodorini e una mela ed è fatta.

E come spuntino?

Va bene un cubetto da 20 grammi di grana più un piccolo frutto, ad esempio una pera coscia. Oppure uno yogurt, un bicchiere di latte macchiato o non macchiato, oppure 2 cappuccini. Si può anche preparare della ricotta con marmellata senza zucchero, pinoli e mandorle tritate.

Per quanto riguarda, infine, i latticini, Morandi consiglia di non abusarne – in particolare dei formaggi – per via della presenza di caseina, molecola che per via indiretta esercita un’azione infiammatoria. Il suo consiglio è di preferire quelli freschi, senza scegliere necessariamente prodotti light.

Al termine della nostra intervista, non ci resta che una curiosità: quali sono le ricette che preferisce fra quelle inserite ne “La Zona Mediterranea”?

Sceglierei sicuramente le capesante in padella ai profumi mediterranei, perché qua c’è veramente il mediterraneo. E poi mi piace moltissimo un pranzo: insalata di mozzarelle e melanzane al profumo di arancia.

Pubblicato originariamente su Benessereblog

Una ricetta NutriGourmet per Natale (e non solo)

Visto che siamo sotto Natale, ho pensato che la mia ricetta preferita in Zona Mediterranea fosse l’ideale: capesante in padella ai profumi mediterranei.

È una delle ricette NutriGourmet che ho elaborato insieme allo Chef Claudio Colombo Severini e che si trovano nell’ultimo libro del Dott. Sears, “La Zona Mediterranea”.

L’ho condiviso con i lettori di Benessereblog e ora lo condivido con voi.


 

Capesante in padella ai profumi mediterranei: la ricetta della Zona Mediterranea

Ecco come preparare un gustoso piatto contro l’infiammazione cellulare che permetta di rimanere “in Zona”

Capesante NutriGourmet ai profumi mediterranei

L’infiammazione cellulare può essere combattuta in cucina: ad assicurarlo è Barry Sears, autore della Zona Mediterranea, evoluzione della nota Dieta Zona arricchita dalle conoscenze acquisite negli ultimi 20 anni sull’azione antinfiammatoria dei polifenoli.

Il nuovo libro di Sears è arricchito dalle ricette che Daniela Morandi, nutrizionista e naturopata specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona, ha elaborato grazie alla collaborazione con lo chef Claudio Colombo Severini, consulente del ristorante argentino “Don Juan” di Milano che ha collaborato con Morandi anche nel Progetto “Your Nutritional Reset” presso il Terme di Saturnia Spa&Golf Resort.

Noi di Blogo abbiamo avuto occasione di parlare con Morandi di alimentazione antinfiammatoria durante un incontro sulla Dieta Zona organizzato a Roma. Le abbiamo chiesto quale fosse la sua ricetta preferita fra quelle inserite nel libro. La risposta? Fra i piatti gourmet, le capesante in padella ai profumi mediterranei. Daniela Morandi ci ha consentito di condividerla con voi: ecco come prepararle.

Ingredienti per 1 porzione

  • 280 g di capesante
  • 300 g di salsa di pomodori Merinda
  • 215 g di cavoletti viola di Bruxelles
  • 10 g di capperi di Salina
  • 3 olive nere snocciolate
  • scorza di ¼ di limone grattugiata
  • 2 foglie di basilico
  • 1 g di origano essiccato
  • 1 g di cipolla rossa disidratata
  • 4,5 g di olio extravergine d’oliva al rosmarino
  • sale Maldon qb

Preparazione

Pulire e lavare i cavoletti di Bruxelles, farli bollire in abbondante acqua salata per 6 minuti, scolare, raffreddare in acqua e ghiaccio e asciugare su carta assorbente. Tritare i capperi e le olive nere. In una pentola di alluminio versare la salsa di pomodori Merinda, il battuto di olive e capperi, l’origano, e portare a bollore. Cuocere per 3 minuti.

Lavare e asciugare le capesante. Condire le capesante e i cavoletti di Bruxelles con l’olio al rosmarino. Portare a temperatura alta una padella di alluminio antiaderente e farvi saltare i cavoletti. Aggiungere le noci di capesante e saltarle 1 minuto per lato.

Stendere la salsa ai profumi mediterranei nel piatto, adagiarvi in maniera armoniosa le capesante e i cavoletti e finire con la scorza di limone e la cipolla rossa disidratata. Per completare il bilanciamento, è necessario aggiungere 2 mini blocchi di frutta favorevole cercando di tener presente nella scelta i tempi di stagionalità.

Pubblicato originariamente su Benessereblog

Harvard si avvicina alla dieta Zona dopo 20 anni

Con il permesso del Dr. Sears, pubblico la traduzione di un suo interessante articolo circa un nuovo studio di Harvard.


 

Ildr Barry Sears recente articolo di Smith et al. nell’edizione 2015 dell’American Journal of Clinical Nutrition ha cercato di rispondere alla domanda sulla prevenzione di base dell’aumento di peso (1). Si tratta in effetti di una domanda coerente, poiché la maggior parte degli studi sulla dieta si concentra su individui obesi/sovrappeso che perdono peso dopo anni di aumento di peso. Così questo nuovo articolo si sforza di stabilire strategie di prevenzione di base contro lo sviluppo di malattie cardiache, in opposizione a strategie di prevenzione secondaria per cercare di prevenire un altro attacco di cuore.

La strada per l’obesità non è rapida. L’aumento di peso negli adulti è di solito di 1 libbra/anno (0,45 kg/anno). Un pensiero ingenuo suggerirebbe che la risposta potrebbe essere semplicemente ridurre l’apporto calorico. Dopo tutto, avresti solo bisogno di ridurre l’apporto calorico di meno di 10 calorie al giorno per evitare teoricamente di guadagnare di 1 chilo di grasso all’anno. Tuttavia, uno studio precedente della Harvard Medical School ha indicato che è la combinazione degli alimenti, non solo il loro contenuto calorico, che determina l’aumento di peso a lungo termine (2).

Così, dopo un sacco di strette di mano statistiche, l’articolo conclude che per prevenire l’aumento di peso, si dovrebbe avviare un programma dietetico per consumare più proteine a basso contenuto di grassi e più carboidrati a basso carico glicemico (ad esempio, verdure non amidacee e frutta, come le bacche). Una raccomandazione finale è quella di evitare di mangiare pasti a basso contenuto di grassi in quanto questo comportamento tende a spingere una persona a una compensazione eccessiva mangiando più carboidrati.

Come uno degli autori dello studio ha dichiarato, “Il nostro studio si aggiunge alla crescente nuova ricerca per cui contare le calorie non è la strategia più efficace per la gestione del peso a lungo termine e la prevenzione. Alcuni alimenti aiutano a prevenire l’aumento di peso, altri peggiorano la situazione.”

Penso di aver detto la stessa cosa 20 anni fa con la pubblicazione del mio primo libro, The Zone. Tuttavia, a differenza di Harvard, ho tenuto in considerazione la scienza per sostenere perché questa strategia dietetica funziona. Si tratta in definitiva di controllare le risposte ormonali indotte dalla combinazione degli alimenti che si mangiano a ogni pasto, che determinano se aumenti di peso o perdi il peso in eccesso. Se vuoi evitare l’aumento di peso, devi seguire un programma dietetico che mantiene gli ormoni indotti dalla dieta in una zona compatibile con l’equilibrio di insulina. Se vuoi perdere peso in eccesso, devi seguire un programma dietetico che tenga gli ormoni indotti dalla dieta in quella stessa zona per mantenere l’equilibrio di insulina, perché è l’insulina in eccesso che ti fa ingrassare e ti mantiene grasso. E se vuoi evitare che il peso perso ritorni, devi seguire un programma dietetico che tenga gli ormoni indotti dalla dieta in quella stessa zona per mantenere l’equilibrio di insulina in modo da non recuperare il peso perso.

Forse questi ricercatori di Harvard possono aver trascurato The Zone, anche se era un bestseller del New York Times e uno dei libri sulla dieta più venduti di tutti i tempi. Inoltre, ho fornito istruzioni precise in The Zone sull’equilibrio dei macronutrienti di una dieta necessaria a controllare le risposte ormonali (3). Anche se è una curva a forma di campana, il punto centrale è a 40% di carboidrati a basso carico glicemico, 30% di proteine a basso contenuto di grassi e 30% di grassi, come illustrato di seguito:

Carico glicemico

Probabilmente nemmeno l’ignoranza dei miei concetti alimentari da parte di Harvard è il caso, dal momento che uno degli autori dello studio più recente ha fatto esperimenti clinici nel 1999 per dimostrare che un singolo pasto in Zona a parità di calorie potrebbe drasticamente modificare le risposte ormonali rispetto a un pasto a più alto contenuto di carboidrati (4).

A volte un’immagine vale più di mille parole, ecco la somma dei cambiamenti ormonali che questi ricercatori di Harvard hanno osservato con un singolo pasto.

Risposta ormonale

Mentre sono io il primo ad ammettere che la scienza si muove lentamente, è bello vedere che Harvard sta finalmente cominciando ad ammettere che forse un “contenuto calorico non è una caloria,” e che le conseguenze ormonali di ogni pasto dovrebbero essere prese in considerazione se vogliamo prevenire l’aumento di peso e le condizioni di co-morbidità di malattie croniche (diabete, malattie cardiache, cancro) che vengono con l’aumento di peso. Forse un giorno, in futuro, affermeranno anche che la ragione per cui l’aumento di peso è associata a queste malattie croniche è un aumento dell’infiammazione. Penso di aver anche scritto su questo argomento più di un decennio fa (5). Forse potrebbero citare il mio libro la prossima volta.

Riferimenti:

  1.  Smith JD, Hou T, Ludwig DS, Rimm EB, Willett WC, Hu FB, and Mozaffarian D.  “Changes in intake of protein foods, carbohydrate amount and quality and long-term weight change.” Amer J Clin Nutr 101:doi 10:3945/ajcn (2015)
  2.  Mozaffarian D, Hao T, Rimm EB, Willett WC, and Hu FB.  “Changes in diet and lifestyle and long-term weight gain in women and men.”  N Engl J Med 364:2392-2404 (2011)
  3.  Sears B.  The Zone.  Regan Books.  New York, NY (1995)
  4.  Ludwig DS, Majzoub JA, Al-Zahrani A, Dallal GE, Blanco I, and Roberts SB. “High-glycemic-index foods, overeating, and obesity.” Pediatrics 103:E26 (1999)
  5.  Sears B.  The Anti-Inflammation Zone.  Regan Books.  New York, NY (2005)

 

Il nuovo libro del Dr. Sears

The Mediterranean Zone-Barry SearsÈ finalmente uscito negli USA l’ultimo libro del Dr. Barry Sears “The Mediterranean Zone” (editore Random House).

Nel volume il Dr. Sears rivisita la dieta Mediterranea con i criteri della dieta Zona, perché mangiare secondo la dieta mediterranea non significa nutrirsi solo di pasta al pomodoro e pane. Anzi. Il potere anti-infiammatorio della nostra meravigliosa dieta sta altrove, ovvero nella ricchezza di polifenoli e acidi grassi omega-3 che la caratterizza.

Da sempre il Dr. Sears ci parla del ruolo chiave che questi fattori svolgono nella riduzione delle risposte infiammatorie e nell’attivazione dei meccanismi anti-invecchiamento dei nostri geni. Il nuovo libro illustra le più recenti scoperte scientifiche in proposito e mostra una strada per rallentare e possibilmente invertire il processo di modificazione dei geni che sta colpendo la popolazione americana.

Purtroppo non si tratta di un cambiamento che riguarda solo chi abita oltreoceano: numerosi studi dimostrano che anche in Europa abbiamo cominciato a cambiare le nostre abitudini alimentari, consumando cibi sempre più carichi di zuccheri e carboidrati, che cominciano a causare anche qui un aumento dell’obesità e dell’infiammazione cellulare con un impatto pesantissimo sulla salute pubblica in termini di malattie croniche.

Ringrazio ancora una volta il Dr. Sears, che ha dimostrato grande stima e fiducia in me e nella mia professione, dandomi la possibilità di contribuire a questo suo nuovo lavoro con una sezione dedicata ai piatti della Zona versione Mediterranea.

Come dicevo prima, Mediterranea significa ricca di frutta, verdura e olio di oliva e non carboidrati sfavorevoli, come spesso si vuol far intendere: al di là delle abitudini geografiche, se vogliamo un’attività anti infiammatoria dal cibo la biochimica non conosce confini geografici.

Grazie a questo lavoro, il Dr. Sears ha realizzato il mio grande sogno di essere il primo autore non americano a pubblicare sull’argomento Zona negli Stati Uniti, oltre a quello di essere già l’unico autore con cui lui pubblica.

Sono certa che anche questa volta il libro del Dr. Sears sarà un grande successo e darà un grande contributo alla nutrizione del futuro.

 

Come contrastare lo stress

Un articolo apparso su D.repubblica.it in cui spiego come superare lo stress da rientro.

Purtroppo le vacanze sono passate da un po’ e l’estate ormai è agli sgoccioli, ma i consigli sono validi per tutto l’anno!

Intervista_Daniela_Morandi_su_D_Repubblica

Appena tornati dalle vacanze si è sottoposti alla classica “botta di stress da rientro” e lo stress è tra le cause principali di malattie e di accumulo di grasso. A questo proposito abbiamo intervistato la nutrizionista e naturopata Daniela Morandilaureata in Farmacia a Trieste e da poco consulente di Terme di Saturnia, che ci ha dato qualche consiglio per “sopravvivere” al rientro senza farci sopraffare dai ritmi frenetici quotidiani.

 

Come possiamo contrastare lo “stress da rientro”?
Lo stress è molto pericoloso perché indebolisce il sistema immunitario e favorisce l’aumento di peso. È quindi importante ritagliarsi un piccolo “spazio relax” in cui fare ciò che ci piace: sport, una passeggiata guardando le vetrine o un massaggio. Bastano anche solo 10 minuti al giorno.

Per quanto riguarda l’alimentazione?
Innanzitutto bisogna ricordarsi di mangiare: capita spesso al rientro di saltare il pranzo a causa del lavoro arretrato. In realtà bisognerebbe mangiare 5 volte al giorno e ogni volta unire proteine, carboidrati e grassi, anche durante lo spuntino di metà mattina e metà pomeriggio.

Perché è importante mangiare 5 volte al giorno, anche se non si ha fame?

Così facendo si tiene alto il livello degli zuccheri per essere produttivi al lavoro e in questo modo, anche se non si ha fame, poi a pranzo e cena si mangerà sicuramente di meno, perché ci si sentirà subito sazi. L’ideale è uno yogurt bianco intero o un pezzo di formaggio grana. Per chi lo digerisce va bene anche un latte macchiato, ma senza esagerare perché tende a provocare intolleranza.

Come ci si può regolare per la colazione?
La colazione è il pasto più importante della giornata e non va mai saltato. Si può bere tè o caffè senza eccedere e mangiare qualcosa di dolce: fette biscottate o pane ricchi di fibre con ricotta (al posto del burro) e marmellata senza zucchero o col fruttosio. Chi invece predilige il salato opterà per crackers con fibre accompagnati da ricotta e prosciutto cotto. È meglio evitare i biscotti che non saziano e sostituirli con qualche mandorla che invece sazia molto.

Quali alimenti consiglia per pranzo e cena?
Pesce, carni bianche, albume dell’uovo, frutta in quantità moderate e molta verdura, escludendo però carote, patate e legumi, se si vuole restare in forma o ritrovare la forma dopo le vacanze. Se si è preso qualche chilo d’estate è meglio evitare la frutta per un paio di settimane. Chi deve però mantenere il peso forma (raggiunto magari con ferie “dinamiche”) può accompagnare i pasti principali con un frutto, se donna, con due se uomo.

Cosa suggerisce rispetto all’attività fisica?

Fare movimento è fondamentale, ma senza stressarsi, basta camminare invece di prendere i mezzi. Oppure se si vuole praticare una nuova attività fisica è consigliabile rivolgersi a uno specialista sportivo: non siamo fatti tutti allo stesso modo, per esempio, c’è la persona disciplinata che si trova bene a correre o fare la cyclette o quella creativa che preferisce esercizi a corpo libero o sequenze di danza.

Fonte: D.Repubblica

Barry Sears sul nostro nuovo libro

Il dr. Barry Sears ha scritto un bell’articolo sul nostro nuovo libro “La Zona del Futuro”, per presentarlo al suo pubblico americano.

Nell’articolo spiega bene come la nuova Zona sia in realtà molto affine alla dieta mediterranea, tanto che la chiama Zona Mediterranea.

Vi lascio all’articolo del magnifico Barry Sears!

Il concetto della Zona non è mai statico. Questo per via delle continue scoperte nella biologia molecolare che dimostrano il potere della nostra dieta di influire sull’espressione dei nostri geni. Il miglior modo per trasmettere questa serie  di conoscenze in evoluzione è scrivere un nuovo libro.  Questa volta però ho intrapreso una strada leggermente diversa. Ho presentato il mio nuovo libro in Italia prima che fosse presentato in America. È un po’ come fare un allenamento primaverile in Florida prima di dare avvio alla Major League di baseball a casa.

Anche se il titolo in Italia è “La Zona del Futuro”, il suo titolo americano sarà “La Zona Mediterranea: come le nuove scoperte su polifenoli e  acidi grassi omega-3 rendono la Zona Mediterranea una nuova evoluzione della Dieta Mediterranea tradizionale”. È un titolo che descrive meglio ciò che c’è realmente nel libro.

Presentare il libro in Italia mi ha permesso di vedere la risposta al contenuto negli occhi di chi crede veramente nella dieta Mediterranea, e la loro risposta è stata eccellente. Sostanzialmente, i dati in crescita sul bisogno essenziale di polifenoli e acidi grassi omega-3, uniti a una consapevolezza accademica ugualmente crescente dei problemi con gli omega-6 e i carboidrati raffinati sono le fondamenta del libro. Ha poco a che vedere con la perdita di peso, ma ha tutto a che vedere con la comprensione di come i nostri geni sono stati modificati dall’industria della conservazione del cibo. Il risultato finale di questa trasformazione è che siamo diventati esseri umani geneticamente modificati in un periodo di tempo incredibilmente breve. Gli effetti di questi cambiamenti genetici sono crescente obesità, aumento di malattie croniche in giovane età, riduzione delle capacità cognitive e un’accelerazione dei processi di invecchiamento.

Ancora più insidioso è il fatto che questi cambiamenti genetici (chiamati epigenetica) continueranno ad aumentare se non si farà niente per cambiare la nostra dieta attuale. Anche se si modificasse radicalmente la dieta, questi cambiamenti epigenetici permarrebbero per almeno due o tre generazioni, prima di essere completamente rimossi dal nostro DNA. Uno scenario piuttosto spaventoso, ma c’è una potenziale speranza.

Questa è la base del nuovo libro. Adattando le nuove linee guida dietetiche portate avanti nel libro italiano (e a breve americano), puoi almeno ridurre il danno infiammatorio causato da questi danni genetici nella popolazione attuale e se tutto va bene, cancellare questi segni epigenetici nelle generazioni future.

Inoltre, il libro comprende sia ricette che foto a colori, per mostrare cosa sono i pasti della dieta Mediterranea che devono essere seguiti per tutta la vita. Il lavoro sulle ricette e le fotografie (che è stato ben più difficile che scrivere il libro) è stato fatto dalla mia co-autrice, la dr.essa Daniela Morandi. Daniela e io abbiamo scritto in precedenza un best-seller di ricette della cucina italiana, e questo nuovo libro è parte della nostra continua collaborazione.

Il debutto del libro è stato all’Hotel Savoy a Milano (considerato uno dei migliori hotel in Europa) con una cena da cinque portate preparate da uno dei top chef d’Italia. La conferenza stampa ha ospitato molti dei più importanti ricercatori accademici sulla nutrizione in Italia, che hanno discusso sulla necessità di un cambiamento, e io che discutevo su come quel cambiamento è delineato nel libro. Altri eventi mediatici hanno incluso interviste su TV e radio nazionali, così come le riviste e i quotidiani più importanti in Italia.

Senza dubbio, non ho passato tutto il mio tempo alla presentazione del libro, ma ho dedicato molto tempo  a tenere seminari sulla Zona anche nel resto d’Italia, così come in Svizzera, Spagna e Cipro.

FONTE         Foto

Una recensione e una video-intervista

La redazione di Corporesano Magazine ha dedicato un doppio approfondimento al nuovo libro che ho scritto a quattro mani con il dr. Barry Sears, “La Zona del Futuro“.

Il primo approfondimento è una recensione del libro, che ne descrive in modo approfondito il contenuto e le novità, riuscendo a mettere anche in luce come la Zona non si debba considerare un regime dietetico restrittivo, ma un vero e proprio stile di vita, un’abitudine alimentare (che deve essere personalizzata) per essere più in forma.

Il secondo è una video-intervista a me, in cui spiego come la Zona si è evoluta rispetto al primo libro, scritto con il dr Sears ormai sette anni fa, proprio grazie alle nuove scoperte scientifiche, che abbiamo voluto applicare alla dieta Zona, proprio per renderla ancora più efficace e salutare.

Di entrambi i servizi si è occupata la brava giornalista Annabella D’Argento, con cui è stato davvero piacevole parlare del libro e dei cambiamenti della Zona… sembrava quasi di fare una chiacchierata tra vecchie amiche!

Vi lascio al video e alla recensione!

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