Scegliere correttamente i carboidrati

Ripeto spesso che ci sono delle credenze erronee su cosa sia la Dieta Mediterranea e, in particolare, sui carboidrati da assumere.

Non tutti i carboidrati sono uguali: Benessereblog mi ha dato l’occasione di spiegare la differenza e quali siano i carboidrati da scegliere per combattere l’infiammazione cellulare.


Alimentazione e infiammazione: quali carboidrati scegliere?

A spiegarcelo è la nutrizionista Daniela Morandi

Carboidrati favorevoli

L’infiammazione cellulare può essere combattuta con l’alimentazione: è questo il messaggio della Zona Mediterranea, evoluzione della Dieta Zona ideata ormai 20 anni fa dal biochimico statunitense Barry Sears. Fra i cibi cui prestare attenzione sono incluse le fonti di carboidrati, che secondo i principi della Zona non dovrebbero superare il 40% della dieta quotidiana. Ma un carboidrato vale l’altro? Quali fonti scegliere?

Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, nutrizionista specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona che si è occupata delle ricette incluse nell’ultimo libro firmato da Sears, intitolato proprio “La Zona Mediterranea”.

Quando si parla del 40% di carboidrati molte persone fanno l’errore di non specificare che questo 40% si intende fatto di carboidrati a basso carico glicemico, quindi frutta e verdura

ci ha spiegato Morandi, sottolineando che le ripercussioni negativi in termini di risposta insulinica possono essere evidenti anche se si assumono quantità minime di carboidrati “sfavorevoli” (cioè ad altro carico glicemico).

Ho visto negli anni che molte persone accolgono questo concetto ma non vanno a fondo e mangiano anche un po’ di pasta e riso. L’integrale è sicuramente migliore in termini di risposta glicemica, ma a livello ormonale non fa tanta differenza.

Dipende poi da cosa voglio ottenere. Se noi vogliamo ottenere un’attività antinfiammatoria e dimagrante seria va da sé che in un primo periodo il carboidrato sfavorevole va tolto; va sostituito con quello favorevole. Poi si apre un ventaglio di possibilità: essendo la risposta glicemica molto individuale, ci sono persone più fortunate che reggono l’apporto di carboidrati anche quando non è favorevole e persone che non lo reggono proprio anche semplicemente da punto di vista del mantenimento del peso.

E fra la verdura? Ci sono scelte migliori rispetto ad altre?

Le verdure vanno praticamente bene tutte, ad esclusione di quelle un po’ difficili come carico glicemico, come le carote, le patate e i legumi. Un occhio di attenzione in più va ad esempio sui pomodori, perché nascono come frutti e quindi sono abbastanza zuccherini e può darsi che diano dei problemi. Per tutto il resto, abbiamo più il problema di averne a sufficienza che di averne troppe.

E la frutta?

Siamo partiti anni fa pensando che i frutti sfavorevoli fossero la banana, l’anguria, il melone, i cachi, l’uva i fichi e queste solite cose. In realtà lavorando che le persone è bello scoprire che anche qui è tutto in quiz, nel senso che proprio perché la reattività glicemica è molto individuale tra la stessa frutta considerata innocua (la mela, la pera, il kiwi, l’ananas, addirittura venduto spesso come la panacea) ci sono delle reattività glicemiche molto diverse.
Se dobbiamo categorizzare, la frutta estiva è quella cui dobbiamo fare più attenzione perché la maturazione sotto ai raggi solari aumenta l’indice glicemico; quindi dal punto di vista dell’indice glicemico albicocche e pesche di giugno sono molto diverse dalla pesca o dall’albicocca di luglio e agosto. Quindi è meglio mangiarle come primizie o non troppo mature, perché quando sono ancora croccanti la fibra rallenta l’assorbimento degli zuccheri.
Pera, mela, kiwi e, in genere, pompelmo e arancio sono invece abbastanza abbordabili da tutti e da tutte le risposte glicemiche, a parte le più sfortunate. Un discorso diverso va fatto per mandarini e clementine, che hanno pochissima fibra e quindi saziano poco. Per questo si finisce per mangiarne tanti, e hanno un carico glicemico mica da ridere. Ottimi i frutti di bosco; con l’ananas bisogna invece fare attenzione perché probabilmente per la presenza della bromelina, che favorisce la digestione, lo scomponiamo molto rapidamente e quindi a molte persone aumenta l’appetito.

Non tutti i carboidrati, quindi, sono uguali, nemmeno quando si ragiona all’interno della stessa categoria di alimenti. Con le scelte giuste è possibile nutrirsi combattendo l’infiammazione, ma il messaggio sembra chiaro: ognuno è un caso a sé, e il modo migliore per proteggere la propria salute e affidarsi ad un esperto che sappia valutare la propria situazione e consigliare l’alimentazione più adatta alla propria risposta glicemica.

Pubblicato originariamente su Benessereblog

Proteggere la salute con i cibi giusti

In un’intervista che mi hanno fatto su Benessereblog mi hanno chiesto di spiegare i principi di base da seguire per usare il cibo come nostro alleato contro l’infiammazione cellulare.

Ho dato anche qualche suggerimento sulle tecniche di cottura, su come organizzare un pranzo fuori casa e uno spuntino veloce


 

Combattere l’infiammazione con l’alimentazione: i consigli della nutrizionista

Come proteggere la salute con i cibi giusti? Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, esperta specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona

Cibo per la salute

L’alimentazione può aiutare a combattere l’infiammazione cellulare, un fenomeno coinvolto nei processi di invecchiamento e nella comparsa delle patologie e dei problemi di salute ad essi associati. Ma quali sono le regole da seguire? Blogo ha avuto modo di chiedere consigli a tal proposito a Daniela Morandi, nutrizionista autrice delle ricette contenute in un libro dedicato proprio all’alimentazione adatta a combattere l’infiammazione cellulare, “La Zona Mediterranea”.

L’esperta ci ha prima di tutto spiegato l’importanza delle fonti di carboidrati, specificando che la scelta dovrebbe ricadere essenzialmente su frutta e verdura. Cosa dire, invece, a proposito degli altri nutrienti? Esistono, ad esempio, degli abbinamenti sconsigliati?

Ci sono poche regole

ci ha spiegato Morandi.

Normalmente una buona regola è non mescolare proteine di provenienza diversa, quindi tenere le carni separate dal pesce e dai formaggi, per una questione di pH di digestione.
Per quello che riguarda l’incrocio tra le proteine e le verdure in realtà dal punto di vista nutrizionale non ci sono grossi problemi, perché anche se la proteina (in particolare la carne) ha un potere acidificante la presenza delle verdure alcalinizza il tutto e quindi non ci sono potenziali conflitti.
E’ molto importante, pensando alla qualità di vita, cercare di azzeccare i cromatismi e l’abbinamento dei sapori, ma lì sta a noi. Diciamo che si possono fare tutti gli abbinamenti che vogliamo restando nel buon senso.

Spesso si crede di seguire i principi della Dieta Mediterranea solo perché si vive in Italia, ma poi si fanno scelte sbagliate…

Quello che dobbiamo fare è cercare di far capire alle persone che che con le tecniche di cottura corrette (e non è così facile conoscerle) abbiamo dei piatti altrettanto gustosi senza cadere in errori macroscopici come la frittura piuttosto che l’impanatura. Ad esempio a me la panatura piace moltissimo, ma la mia risposta glicemica è problematica e devo stare molto attenta con i carboidrati; allora faccio la panatura passando la carne nell’albume dell’uovo e poi nella crusca d’avena, molto sottile. Alla fine non la friggo ma la cucino direttamente in padella, e l’effetto è molto simile alla panatura. La stessa cosa vale per la cottura delle verdure: molti pensano che se non ripassiamo le verdure non sono buone, ma non è vero. Ad esempio nel nostro libro precedente, “La Zona del Futuro”, insegnavamo tutte le tecniche per far saltare le verdure con il brodo vegetale. C’è una tecnica anche per la stufatura.
Quando abbiamo la tecnica base buona possiamo soddisfare il piatto tipico della Puglia come quello del Nord Italia. L’unica cosa in cui possiamo mancare è la presenza della pasta o dell’orecchietta o del carboidrato sfavorevole, ma se assumiamo uno stile di vita corretto non è mai l’eccezione che ci combina il guaio: se una persona mangia bene il 90% delle volte e glicemicamente non succede niente se si mangia un piatto di spaghetti, non è quello il problema. Il problema vero su cui lavoriamo da anni è lo stile di vita, non il singolo evento.
Il problema è capire cosa un cibo ti sta facendo biochimicamente e poi ognuno a seconda della propria fortuna genetica e dell’epigenetica che abbiamo intorno si regola.

Cosa preparare per un pranzo fuori casa, ad esempio in ufficio?

Dipende sempre da a che punto sta la persona. Se ha un problema di perdita di peso la cosa importante è stare attenti ai carichi glicemici; allora va bene abbinare una fonte proteica semplice, che potrebbe essere dalla bresaola al crudo a seconda anche che sia inverno o estate, alla mozzarella oppure del pollo. Ce la giochiamo un po’ di più su frutta e verdura: se la persona deve perdere peso sarebbe importante riuscire ad organizzarsi le verdure (che siano anche surgelate, cotte la sera prima) e molta meno frutta, ma in situazioni di emergenza, quando non si riesce a cucinare le verdure, si può fare un’eccezione e bilanciare con la frutta, recuperando poi i carichi glicemici durante il giorno. Se invece la persona segue uno stile di vita, quindi non ha particolari esigenze di seguire regole così strette, allora va bene anche se si allarga un po’ con la frutta. E’ fattibilissimo: basta un qualsiasi bar in cui si possa prendere un piatto principale con della bresaola, un po’ di pomodorini e una mela ed è fatta.

E come spuntino?

Va bene un cubetto da 20 grammi di grana più un piccolo frutto, ad esempio una pera coscia. Oppure uno yogurt, un bicchiere di latte macchiato o non macchiato, oppure 2 cappuccini. Si può anche preparare della ricotta con marmellata senza zucchero, pinoli e mandorle tritate.

Per quanto riguarda, infine, i latticini, Morandi consiglia di non abusarne – in particolare dei formaggi – per via della presenza di caseina, molecola che per via indiretta esercita un’azione infiammatoria. Il suo consiglio è di preferire quelli freschi, senza scegliere necessariamente prodotti light.

Al termine della nostra intervista, non ci resta che una curiosità: quali sono le ricette che preferisce fra quelle inserite ne “La Zona Mediterranea”?

Sceglierei sicuramente le capesante in padella ai profumi mediterranei, perché qua c’è veramente il mediterraneo. E poi mi piace moltissimo un pranzo: insalata di mozzarelle e melanzane al profumo di arancia.

Pubblicato originariamente su Benessereblog

Una ricetta NutriGourmet per Natale (e non solo)

Visto che siamo sotto Natale, ho pensato che la mia ricetta preferita in Zona Mediterranea fosse l’ideale: capesante in padella ai profumi mediterranei.

È una delle ricette NutriGourmet che ho elaborato insieme allo Chef Claudio Colombo Severini e che si trovano nell’ultimo libro del Dott. Sears, “La Zona Mediterranea”.

L’ho condiviso con i lettori di Benessereblog e ora lo condivido con voi.


 

Capesante in padella ai profumi mediterranei: la ricetta della Zona Mediterranea

Ecco come preparare un gustoso piatto contro l’infiammazione cellulare che permetta di rimanere “in Zona”

Capesante NutriGourmet ai profumi mediterranei

L’infiammazione cellulare può essere combattuta in cucina: ad assicurarlo è Barry Sears, autore della Zona Mediterranea, evoluzione della nota Dieta Zona arricchita dalle conoscenze acquisite negli ultimi 20 anni sull’azione antinfiammatoria dei polifenoli.

Il nuovo libro di Sears è arricchito dalle ricette che Daniela Morandi, nutrizionista e naturopata specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona, ha elaborato grazie alla collaborazione con lo chef Claudio Colombo Severini, consulente del ristorante argentino “Don Juan” di Milano che ha collaborato con Morandi anche nel Progetto “Your Nutritional Reset” presso il Terme di Saturnia Spa&Golf Resort.

Noi di Blogo abbiamo avuto occasione di parlare con Morandi di alimentazione antinfiammatoria durante un incontro sulla Dieta Zona organizzato a Roma. Le abbiamo chiesto quale fosse la sua ricetta preferita fra quelle inserite nel libro. La risposta? Fra i piatti gourmet, le capesante in padella ai profumi mediterranei. Daniela Morandi ci ha consentito di condividerla con voi: ecco come prepararle.

Ingredienti per 1 porzione

  • 280 g di capesante
  • 300 g di salsa di pomodori Merinda
  • 215 g di cavoletti viola di Bruxelles
  • 10 g di capperi di Salina
  • 3 olive nere snocciolate
  • scorza di ¼ di limone grattugiata
  • 2 foglie di basilico
  • 1 g di origano essiccato
  • 1 g di cipolla rossa disidratata
  • 4,5 g di olio extravergine d’oliva al rosmarino
  • sale Maldon qb

Preparazione

Pulire e lavare i cavoletti di Bruxelles, farli bollire in abbondante acqua salata per 6 minuti, scolare, raffreddare in acqua e ghiaccio e asciugare su carta assorbente. Tritare i capperi e le olive nere. In una pentola di alluminio versare la salsa di pomodori Merinda, il battuto di olive e capperi, l’origano, e portare a bollore. Cuocere per 3 minuti.

Lavare e asciugare le capesante. Condire le capesante e i cavoletti di Bruxelles con l’olio al rosmarino. Portare a temperatura alta una padella di alluminio antiaderente e farvi saltare i cavoletti. Aggiungere le noci di capesante e saltarle 1 minuto per lato.

Stendere la salsa ai profumi mediterranei nel piatto, adagiarvi in maniera armoniosa le capesante e i cavoletti e finire con la scorza di limone e la cipolla rossa disidratata. Per completare il bilanciamento, è necessario aggiungere 2 mini blocchi di frutta favorevole cercando di tener presente nella scelta i tempi di stagionalità.

Pubblicato originariamente su Benessereblog

Barry Sears sul nostro nuovo libro

Il dr. Barry Sears ha scritto un bell’articolo sul nostro nuovo libro “La Zona del Futuro”, per presentarlo al suo pubblico americano.

Nell’articolo spiega bene come la nuova Zona sia in realtà molto affine alla dieta mediterranea, tanto che la chiama Zona Mediterranea.

Vi lascio all’articolo del magnifico Barry Sears!

Il concetto della Zona non è mai statico. Questo per via delle continue scoperte nella biologia molecolare che dimostrano il potere della nostra dieta di influire sull’espressione dei nostri geni. Il miglior modo per trasmettere questa serie  di conoscenze in evoluzione è scrivere un nuovo libro.  Questa volta però ho intrapreso una strada leggermente diversa. Ho presentato il mio nuovo libro in Italia prima che fosse presentato in America. È un po’ come fare un allenamento primaverile in Florida prima di dare avvio alla Major League di baseball a casa.

Anche se il titolo in Italia è “La Zona del Futuro”, il suo titolo americano sarà “La Zona Mediterranea: come le nuove scoperte su polifenoli e  acidi grassi omega-3 rendono la Zona Mediterranea una nuova evoluzione della Dieta Mediterranea tradizionale”. È un titolo che descrive meglio ciò che c’è realmente nel libro.

Presentare il libro in Italia mi ha permesso di vedere la risposta al contenuto negli occhi di chi crede veramente nella dieta Mediterranea, e la loro risposta è stata eccellente. Sostanzialmente, i dati in crescita sul bisogno essenziale di polifenoli e acidi grassi omega-3, uniti a una consapevolezza accademica ugualmente crescente dei problemi con gli omega-6 e i carboidrati raffinati sono le fondamenta del libro. Ha poco a che vedere con la perdita di peso, ma ha tutto a che vedere con la comprensione di come i nostri geni sono stati modificati dall’industria della conservazione del cibo. Il risultato finale di questa trasformazione è che siamo diventati esseri umani geneticamente modificati in un periodo di tempo incredibilmente breve. Gli effetti di questi cambiamenti genetici sono crescente obesità, aumento di malattie croniche in giovane età, riduzione delle capacità cognitive e un’accelerazione dei processi di invecchiamento.

Ancora più insidioso è il fatto che questi cambiamenti genetici (chiamati epigenetica) continueranno ad aumentare se non si farà niente per cambiare la nostra dieta attuale. Anche se si modificasse radicalmente la dieta, questi cambiamenti epigenetici permarrebbero per almeno due o tre generazioni, prima di essere completamente rimossi dal nostro DNA. Uno scenario piuttosto spaventoso, ma c’è una potenziale speranza.

Questa è la base del nuovo libro. Adattando le nuove linee guida dietetiche portate avanti nel libro italiano (e a breve americano), puoi almeno ridurre il danno infiammatorio causato da questi danni genetici nella popolazione attuale e se tutto va bene, cancellare questi segni epigenetici nelle generazioni future.

Inoltre, il libro comprende sia ricette che foto a colori, per mostrare cosa sono i pasti della dieta Mediterranea che devono essere seguiti per tutta la vita. Il lavoro sulle ricette e le fotografie (che è stato ben più difficile che scrivere il libro) è stato fatto dalla mia co-autrice, la dr.essa Daniela Morandi. Daniela e io abbiamo scritto in precedenza un best-seller di ricette della cucina italiana, e questo nuovo libro è parte della nostra continua collaborazione.

Il debutto del libro è stato all’Hotel Savoy a Milano (considerato uno dei migliori hotel in Europa) con una cena da cinque portate preparate da uno dei top chef d’Italia. La conferenza stampa ha ospitato molti dei più importanti ricercatori accademici sulla nutrizione in Italia, che hanno discusso sulla necessità di un cambiamento, e io che discutevo su come quel cambiamento è delineato nel libro. Altri eventi mediatici hanno incluso interviste su TV e radio nazionali, così come le riviste e i quotidiani più importanti in Italia.

Senza dubbio, non ho passato tutto il mio tempo alla presentazione del libro, ma ho dedicato molto tempo  a tenere seminari sulla Zona anche nel resto d’Italia, così come in Svizzera, Spagna e Cipro.

FONTE         Foto

Il video-servizio su “La Zona del Futuro”

Visto quanto avete apprezzato sulla mia pagina Facebook il link del video-servizio di Roberta Masella sul nuovo libro che ho scritto a quattro mani con il dr. Sears, ho pensato di postarlo anche qui.

Girare questo video per me è stata un’esperienza intensa e importante, perché credo faccia capire realmente come la Zona non sia e non debba essere considerata una dieta restrittiva, ma una vera e propria strategia che può farci vivere il cibo con piacere, mentre lavora per noi, aiutandoci a rimanere in salute.

Le parole chiave sono quelle che pronuncia, come sempre, il dr. Sears: equilibrio e moderazione.

Sono i fattori fondamentali per restare in quella Zona terapeutica che permette ai nostri ormoni di tenere sotto controllo l’infiammazione cellulare, ma sono anche gli elementi cardine per creare piatti che ci attirino con i loro colori e la loro piacevolezza, come ci spiega bene la meravigliosa foodblogger Francesca di Singerfood!

La Zona ci permette di giocare con i gusti e gli abbinamenti e creare piatti appetitosi come quelli preparati dal bravissimo Chef stellato Fabio Baldassarre, che ha sperimentato per noi delle ricette in Zona davvero favolose!

Ci tengo a segnalare che Fabio prende parte a un importante programma sperimentale di recupero per i disturbi alimentari dell’Ospedale San Raffaele e che con la sua passione aiuta le persone a ritrovare l’amore per il cibo.

Vi lascio al video!

Suggerimenti da parte del dr Barry Sears per perdere peso

Originalmente pubblicato dall’ HeraldOnline il 06 Feb 2012.


Barry Sears, l'inventore della strategia nutrizionale ZonaIl dr Barry Sears, autore del libro “ Come raggiungere la Zona” (edito da Sperling and Kupfer), sostiene che l’epidemia di obesità che sta invadendo gli Stati Uniti è dovuta ad uno stato di squilibrio di alcuni ormoni nel nostro organismo, e non ad una mancanza di volontà delle persone sovrappeso.
La vera causa scatenante e trainante della crisi di obesità che sta affliggendo gli USA è dovuta al rapido incremento dell’infiammazione silente indotta dal cibo, che attiva i nostri geni facendo in modo che si diventi obesi e si rimanga tali.
La teoria sostenuta dal dr Sears dice che questa epidemia di infiammazione è causata dalla somma di due fattori: l’abuso di carboidrati ultra-raffinati che aumentano la concentrazione di Insulina nel nostro corpo, e l’aumento dell’assunzione di oli vegetali economici (rispetto all’olio extra vergine di oliva), ma ricchi di Omega 6.
Il dr Sears presenta i seguenti 6 suggerimenti per perdere peso:

  1. Come scelta preferenziale di fonte di grassi, non utilizzare mai oli vegetali: usate olio extra vergine di oliva, non oli vegetali ricchi di Omega 6. Addirittura, il burro risulta essere una scelta migliore rispetto agli oli vegetali poiché più basso nella concentrazione di Omega 6.
  2. Mangiate vegetali: in particolare quelli tipicamente mediterranei sono adatti per ridurre i livelli eccessivi di Insulina, che può farci ingrassare e ci fa rimanere grassi.
  3. Riducete l’uso dei carboidrati raffinati: questi infatti, vengono scissi rapidamente in glucosio, esattamente uguale allo zucchero da tavola. Entrambi alzano rapidamente i livelli di Insulina. In alcuni test di laboratorio sui topi, si è visto che lo zucchero da tavola può creare maggiore dipendenza rispetto ad una droga quale la cocaina. Non vi è alcun motivo per pensare che questo non valga anche per gli esseri umani anche se lo zucchero proviene da pasta, pane e patate.
  4. Bilanciate il vostro piatto: per controllare i vostri ormoni, è necessario bilanciare il vostro piatto ad ogni pasto. In un terzo del piatto deve essere messa una fonte di proteine magre non più grande del palmo della vostra mano né più alto in spessore. Gli altri due terzi vanno riempiti con vegetali colorati e frutta. A questo punto aggiungete un po’ (non una quantità eccessiva) di un grasso favorevole per il cuore di tipo monoinsaturo, come l’olio di oliva o il guacamole.
  5. Bevete molta acqua: il corpo è costituito per il 65-70% da acqua. Le cellule necessitano di idratazione per lavorare in maniera efficiente e convertire le calorie assunte tramite la dieta in energia chimica per il corpo. Senza acqua a sufficienza il processo diventa inefficiente e molte più calorie vengono immagazzinate sotto forma di grasso. Se pesate circa 68 kg, bevete almeno 2 lt di acqua.
  6. Cercate di dormire bene e a sufficienza: insufficienti ore di sonno portano ad un rialzo di Insulina, che vi farà ingrassare e vi manterrà grassi, specialmente se avete una dieta ricca in omega 6.

Il commento di Daniela Morandi

Daniela MorandiE’ ovviamente straordinario vedere che questi suggerimenti del dr. Sears sono stati riportati da tutte le testate giornalistiche indicate qui sotto, segno del fatto che i suoi studi sull’azione ormonale del cibo trovano sempre più riscontro positivo.

Come sua  perenne “allieva” (nel senso che davvero dal dr. Sears non si finisce mai di imparare) e ora anche come sua “voce pratica” nell’applicazione dei protocolli, dal momento che lui si occupa fondamentalmente di ricerca, vorrei fare però alcune precisazioni che si adattano alla nostra mentalità europea e che non hanno nulla a che fare con il rigore scientifico, che resta tale, quanto piuttosto con l’applicazione pratica.
  1. Da questo punto di vista, noi europei (e soprattutto noi italiani) siamo privilegiati poiché l’uso dell’olio extra vergine di oliva è più diffuso rispetto agli USA, anche perché non ha i costi proibitivi che invece ha oltre oceano. Dobbiamo però stare attenti a non cadere nella trappola di tutti quei cibi “pronti” che contengono spesso molti oli di semi vegetali (come l’olio di girasole, etc). Ricordiamoci bene che l’abuso è dannoso non tanto e non solo a livello calorico (che sarebbe relativo), quanto per l’aspetto infiammatorio.
  2. Noi qui siamo fortissimi: nel nostro paese è possibile reperire vegetali di ogni specie e tipo senza grandi difficoltà. Se il tempo è tiranno in cucina, possiamo ricorrere alla verdura surgelata, che oramai è tutta di buona qualità.
  3. Potrebbe scattare l’allarme tipico degli italiani: ”non posso vivere senza pasta, pane, etc”. Ricordatevi bene che se la sostituzione degli zuccheri che servono al cervello viene fatta in maniera corretta, non sentirete la mancanza dei carboidrati raffinati. Questo non significa che MAI PIU’ potrete mangiare questi alimenti, ma che sarete in grado di gestirli nella maniera più corretta, a seconda di quanto siete geneticamente fortunati nella risposta insulinica.
  4. In questo punto si evidenzia la vera differenza tra il POTER PROVARE a mangiare in Zona e il VIVERE IN ZONA PER SEMPRE: infatti le indicazioni riportate in questo punto, che riguardano le quantità dei macronutrienti, possono essere adottate per provare cosa significa abbinare gli alimenti in maniera corretta, ma è certo che per ottenere il massimo dei risultati che la Zona può dare, è necessario personalizzare il protocollo da diversi punti di vista. Gli americani amano l’approccio fatto per mezzo di protocolli pre stabiliti, ma lo stesso dr. Sears è sempre più orientato verso l’utilizzo del coaching per aiutare le persone ad entrare in Zona e rimanerci per sempre.
  5. Assolutamente da raccomandare l’assunzione di liquidi. Oltre alla semplice acqua, è anche possibile bere infusi, tisane e anche del brodo vegetale leggero, che in questa stagione è particolarmente piacevole.
  6. Il sonno è un fattore fondamentale davvero. Negli ultimi convegni tenuti dallo stesso dr. Sears negli USA la mancanza di sonno è stata indicata come un fattore esterno che può seriamente compromettere il totale buon esito della Zona a causa del Cortisolo, ormone rilasciato dal nostro organismo per far fronte allo stress.
In definitiva direi che i punti fondamentali per seguire una strategia nutrizionale corretta e bilanciata non sono molti e sono semplici. Teniamo invece presente che, affinché questa strategia diventi davvero “nostra”, necessita di una adeguata e corretta personalizzazione.

Linkografia

  1. Forbes.com: http://specials.forbes.com/article/0guV94g4qP44E
  2. San Luis Obispo.com: http://www.sanluisobispo.com/2012/02/06/1936858/weight-loss-tips-from-dr-sears.html
  3. South Carolina State Times: http://www.thestate.com/2012/02/06/2142375/weight-loss-tips-from-dr-sears.html
  4. Sacramento Bee: http://www.sacbee.com/2012/02/06/4242163/weight-loss-tips-from-dr-sears.html
  5. eWallStreeter: http://ewallstreeter.com/weight-loss-tips-from-dr-sears-sacramento-bee-4749/
  6. Weight loss tips: http://weight.loss.more-tips.com/weight-loss-tips-from-dr-sears-2/
  7. Penn Live: http://www.pennlive.com/newsflash/index.ssf/story/weight-loss-tips-from-dr-sears/900e959cb5854cc3aec6e308c57cd441
  8. HowToFeelGood: http://howtofeelgood.net/weightloss/weight-loss-tips-from-dr-sears/
  9. Improve Health: http://improveyourmemorystore.com/weightloss/weight-loss-tips-from-dr-sears-3/
  10. Skinny Engine: http://www.skinnyengine.com/821/weight-loss-tips-from-dr-sears-sacramento-bee/

Pasta, Riso e Pane non sono in Zona

Le scorse settimane ho passato alcuni giorni assieme al dr Sears, che si trovava qui in Italia. Tutte le volte che passo del tempo con lui, ho la straordinaria opportunità di imparare cose nuove, confrontarmi su mie idee e progetti nuovi, e soprattutto scoprire se si è scoperto qualcosa che possa migliorare ancora di più la qualità di vita di chi segue la Zona.

La scienza della nutrizione, così come la Zona che si basa su solidi principi biochimici, sono sempre in evoluzione grazie alla costante ricerca ed è per questo che ritengo una grande fortuna e un privilegio l’interazione personale oramai decennale con il dr Sears.

Integrando le mie idee e la mia esperienza con tutto quello che ho appreso e apprendo quotidianamente dal dr Sears, ho sviluppato un mio sistema di “fare Zona”, che comprende l’integrazione tra nutrizione, coaching, attenzione particolare per gli aspetti emozionali della persona che seguo, ma tutto questo non si è MAI distanziato né potrà MAI distanziarsi dalle fondamenta (molto solide) della biochimica di partenza. A meno che un giorno non ci si renda conto di aver “preso un grosso granchio”. Resterebbe però difficile pensare come spiegare i grandi successi e risultati ottenuti fin qui.
Il pane è in Zona?

Pasta, pane e riso

In tutti questi anni, c’è un’unica cosa sulla quale non vi è mai stata possibilità di dubbio: l’uso dei carboidrati sfavorevoli.
Da SEMPRE e tutt’ora, il dr Sears consiglia (scherzosamente) di utilizzare alimenti come pane, pasta e riso nello stesso dosaggio con cui, nelle rispettive proporzioni, utilizzeremmo la stricnina!
Riporto le sue letterali parole.

Vi assicuro che le ho provate tutte per cogliere nelle sue parole anche una minima incertezza che lasciasse spazio a qualche libera interpretazione sul loro utilizzo.
Sono arrivata al punto di chiederglielo dopo ore di lavoro, anche a tarda notte: NULLA!
Quindi, a meno che un soggetto non sia geneticamente graziato e la sua risposta insulinica non sia bionica, per ora (ma temo che questa cosa non cambierà) niente da fare con i carboidrati sfavorevoli che quindi non possono essere ritenuti in Zona in NESSUN modo.

Perché tanto accanimento?

Perché la Zona è prima di tutto una strategia nutrizionale ad attività anti infiammatoria, poiché laddove si crea infiammazione non solo ci sarà la tendenza a formare massa grassa, ma anche all’instaurarsi di un terreno fertile per disturbi di vario tipo e varie patologie.
I carboidrati sfavorevoli contribuiscono a generare uno stato di infiammazione nel corpo che a lungo andare (nell’arco di anni e anni senza dare alcun segnale) porta a seri problemi di salute (nonché all’inesorabile aumento di massa grassa in coloro che non hanno una buona risposta insulinica).

Vorrei fare una riflessione sull’aspetto “silente”, “invisibile” dell’infiammazione..

Ci sono soggetti che sembrano essere le persone più belle e sane del mondo (vedi molti atleti di altissimo livello, o molte modelle belle come dee), che però anche se il loro aspetto appare incantevole e bello oltre ogni sospetto, risultano avere nel loro corpo un livello di infiammazione tale da portare, in minor tempo rispetto a quello previsto dalla natura, ad un decadimento delle prestazioni fisiche, mentali ed atletiche nel primo caso, e al progressivo “sfiorire” della bellezza con invecchiamento precoce nel secondo.
È come vedere delle scatole con un involucro meraviglioso e preziosissimo all’esterno, per poi scoprire che all’interno ciò che è contenuto si sta rapidamente deteriorando.

Cosa significa?

Se decidiamo di usarli in maniera “scriteriata”, di certo non moriremo all’istante, né il nostro nome verrà pubblicato sui giornali, ma non stiamo facendo del bene al nostro corpo e probabilmente non riusciremo MAI ad eliminare eventuale massa grassa in eccesso qualora fosse presente;
se li usiamo in quantitativi moderati e con molto criterio tenendo conto della nostra individuale tolleranza (sapendo che alcuni soggetti non se li possono proprio permettere), possiamo limitare molto i danni.

In entrambi i casi, però, dobbiamo essere CONSAPEVOLI che stiamo uscendo di Zona e quindi poi mettere in atto la strategia più efficiente per rientravi nel migliore dei modi…
Da questo deriva che chiunque tenti di raccontare la storia che in Zona la pasta o i carboidrati sono stati recentemente ammessi, non sta parlando della Zona intuita, studiata e perfezionata dal dr Sears, ma di un clone che non rispetta i PARAMETRI BASE della stessa strategia, intesa come la nutrizione anti infiammatoria per eccellenza, e serve solo a confondere le idee in ambito nutrizionale all’utente finale, che ha diritto di ricevere informazioni chiare e coerenti per poi decidere quale strada seguire. E sulla scelta di ogni persona su come nutrirsi, ovviamente massima libertà e rispetto nel momento in cui si ha la coscienza a posto sul fatto di aver fatto informazione cristallina.

Commenti e considerazioni? Parliamone sulla mia pagina Facebook!

Il mio primo Audiolibro sulla Dieta Zona è su iTunes!

È uscito su iTunes (ma scaricabile anche su GoodMood e altri circuiti), il mio Audiolibro intitolato “La dieta Zona: subito in forma e per sempre“.
L’introduzione è stata fatta dal dr B. Sears, inventore della dieta Zona, mio maestro e co-autore nel libro “Il bello della Zona” (edito da Sperling&Kupfer), mentre io a mia volta ho collaborato alla stesura del suo ultimo libro “Magri per sempre” (Sperling&Kupfer). La presentazione dell’Audiolibro è invece di Claudio Belotti, mio Coach da più di 10 anni, nonché uno dei più famosi e richiesti Coach al mondo.

Audiolibro La Dieta Zona su iTunes

Per chi è l’Audiolibro

L’Audiolibro è rivolto a tutte le persone che vogliono avvicinarsi al mondo del benessere utilizzando lo strumento più semplice che abbiamo a disposizione: il cibo!
Non solo e sempre il cibo come “nemico” da tenere sotto controllo per dimagrire, ma un grande alleato per ritrovare forma fisica e mentale.
Ho cercato di spiegare in maniera semplice alcuni importanti concetti base che fanno comprendere la differenza tra la Zona e TUTTO quello che era stato fino a questo momento fatto e detto sulla nutrizione intesa solo dal punto di vista calorico.
Alla fine ho voluto dare alcune indicazioni per delle giornate tipo, per dare all’ascoltatore la possibilità di provare alcuni giorni “in Zona“, fermo restando che per ognuno di noi esiste una Zona “individuale” che deve essere ben identificata e personalizzata.

Buon ascolto!

Mi passi il sale per favore?

Una delle grandi “verità” nell’ambito della medicina cardiovascolare è che per prevenire ictus e morte cardiaca venga ridotto l’apporto di sale. Ma è vero? Una nuova analisi della letteratura esistente dalla Cochrane Library indica che questo potrebbe anche non essere la causa (1).

Analizzando un gran numero di studi pubblicati, i ricercatori sono giunti alla conclusione che non ci sono prove evidenti per sostenere l’idea che la restrizione di sale riduca le malattie cardiovascolari o tutti i casi di mortalità nelle persone con normale o alterata pressione sanguigna. Inoltre, si è scoperto che, riducendo l’assunzione di sale, si ottiene la diminuzione della pressione sanguigna, ma contemporaneamente aumenta il rischio di tutte le cause di morte nelle persone con insufficienza cardiaca congenita.

Se ciò non bastasse, un articolo riportato nel Journal of American Heart Association del 4 maggio ha rilevato che bassi livelli di sale aumentano il rischio di morte per attacchi di cuore ed infarti, mentre non viene ridotta la pressione arteriosa (2). Questo studio è stato fatto su popolazione europea di mezza età, seguita per quasi otto anni. Durante questo periodo, è risultato che meno sale era stato consumato, più elevato era stato il tasso di mortalità per malattie cardiache.
Inutile dire che l’American Heart Association (le stesse persone che consigliano di mangiare un sacco di grassi omega-6) ha reagito in maniera violentissima.
Ma qual è il motivo per cui la restrizione dell’utilizzo del sale dovrebbe portare ad un aumento degli attacchi di cuore?

La ragione può essere dovuta a una maggiore insulino-resistenza indotta dalla restrizione di sale (3). L’insulino-resistenza aumenta i livelli di insulina e, se questo è combinato con un maggiore consumo di acidi grassi Omega 6 (ricordate l’American Heart Association), questo rappresenta il miglior metodo per produrre più acido arachidonico.
Sono gli eicosanoidi pro infiammatori che derivano dall’acido arachidonico che causano l’infiammazione della parete arteriosa che porta poi ad un attacco di cuore.
Ciò non significa che alcune persone non siano sensibili al sale (gli afro-americani per esempio lo sono molto), quanto piuttosto che, come al solito, si tratta di una questione di equilibrio.
Abbiamo la necessità di sodio, ma è anche necessario del potassio per bilanciarlo.
È stato confermato da un recente studio della Harvard Medical School che maggiore è il rapporto sodio-potassio nel sangue, maggiore è la probabilità di mortalità per incidente cardiovascolare (4).

La connessione alle morti per incidente cardiovascolare è risultata molto maggiore con un alto rapporto sodio-potassio piuttosto che con un elevato livello del solo sodio.
Inserire sodio nella nostra alimentazione è semplice (aggiungendo il sale sulle pietanze), ma avere adeguate quantità di potassio significa dover mangiare tanta frutta e verdura.

Quindi, piuttosto che restringere la quantità di sale o assumere dei diuretici per diminuire i livelli di sodio nel corpo, pensate a mangiare più frutta e verdura, qualora il vostro obiettivo sia quello di ridurre l’eventualità di un incidente cardiovascolare.
Inoltre, ignorate il suggerimento dell’American Heart Association ed assumete più Omega 3 e meno Omega 6.

Pubblicato originariamente da Barry Sears.

Il commento di Daniela Morandi

Come al solito, alla fine risulta sempre che qualsiasi approccio “curativo” portato all’estremo crea dei danni.
La natura continua ad insegnarci che il segreto perché tutto funzioni in armonia è costituito dall’equilibrio.
E’ anche vero che non bisogna mai generalizzare troppo le informazioni dimenticando che ognuno di noi è un mondo a se’ e che ciò che può funzionare su 9 soggetti, potrebbe essere un disastro anche per uno solo.
Questa è una realtà che tocco con mano ogni singolo giorno quando confronto le diverse reattività delle persone nei confronti di alcuni alimenti ed in particolare dei carboidrati per ciò che riguarda la risposta glicemica: se dovessi soffermarmi ai dati generali e alle mere regole della biochimica, andrei poco lontano.
Comunque sia, qualsiasi sia la ricerca fatta, credo che l’atteggiamento più corretto sia sempre quello di prendere in seria considerazione ciò che viene comunicato, ma soprattutto valutare la reazione sul singolo individuo senza dare niente per garantito solo perché lo dice “la scienza”.

Riferimenti Bibliografici

  1. Taylor, RS, Ashton KE, Moxham T, Hooper L and Ebrahim S. “Reduced dietary salt for the prevention of cardiovascular disease.” Cochrane Database of Systematic Reviews DOI: 10.1002/14651858.CD009217 (2011)
  2. Stolarz-Skrzypek K, Kuznetsova T, Thijs L, Tikhonoff V, Seidlerova J, Richart T, Jin Y, Olszanecka A, Malyutina S, Casiglia E, Filipovsky J, Kawecka-Jaszcz K, Nikitin Y, and Staessen JA. “Fatal and nonfatal outcomes, incidence of hypertension, and blood pressure changes in relation to urinary sodium excretion.” JAMA 305: 1777-1785 (2011)
  3. Alderman MH. “Evidence relating dietary sodium to cardiovascular disease.” J Am Coll Nutr 25: 256S-261S (2006)
  4. Yang Q, Liu T, Kuklina EV, Flanders WD, Hong Y, Gillespie C, Chang M-H, Gwinn M, Dowling N, Khoury MJ, and Hu FB. “Sodium and potassium intake and morality among US adults.” Arch Intern Med 171: 1183-1191 (2011)

Il dr. Barry Sears intervistato al NBC’s Daytime Show.

Dopo Oprah, Jay Leno e Donald Trump, anche il dr. Barry Sears viene intervistato al NBC’s Daytime Show.
Ecco il video di 5 minuti da scaricare, con alcune considerazioni sull’obesità in America.
Il dr. Sears, come al solito con pochissimi ed estremamente chiari concetti, riesce a mettere in evidenza le cause principali dell’epidemia di obesità che sta travolgendo il sistema sanitario americano e presto travolgerà anche il nostro, a causa dell’elevato costo sociale delle malattie correlate all’eccesso di massa grassa e all’infiammazione che porta all’instaurarsi di patologie croniche, come ad esempio il diabete.

Non basta aumentare l’esercizio

Il concetto estremamente rivoluzionario è dato dal fatto che per combattere l’obesità non basta aumentare l’esercizio fisico e mangiare di meno. E tantomeno eliminare i grassi dalla nostra alimentazione. Anzi…
Il problema è causato da uno sbilanciamento del tipo dei grassi nella nostra dieta: i grassi Omega 6 (che si trovano negli oli di semi vegetali) sono in grado di attivare i geni che creano infiammazione nel nostro corpo  e non solo causano l’ingrassamento, ma ci mantengono grassi.
I grassi Omega 3, che troviamo nel pesce e nell’olio di pesce, disattivano il meccanismo infiammatorio.

I consigli

Il primo consiglio è quindi quello di eliminare dalla nostra tavola gli oli vegetali e preferire l’olio extra vergine di oliva e… eventualmente il burro. Si, il burro perché non causa infiammazione!
La seconda buona regola è quella di evitare tutti i cibi eccessivamente lavorati ed elaborati a livello industriale, preferendo i cibi semplici e naturali.
La terza regola è quella di evitare le zone centrali dei supermercati, dove normalmente vengono riposti i cibi più pericolosi per l’infiammazione come i carboidrati raffinati.
Preferire frutta e verdura, che andranno bene anche surgelati.

Semplice, no?
In fondo, sono poche regole per evitare una situazione davvero pericolosa ed irreversibile che sembra essere dietro alla porta anche per noi…

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