Perché la Nutrizionista si è messa ai fornelli

Condivido anche sul mio blog la prima parte di un’intervista che mi è stata fatta da Mabella, uscita sul numero di giugno/luglio. Per me è importante, perché spiega il ruolo del cibo nel contrastare l’infiammazione cellulare e quanto chef e nutrizionista possano fare grandissime cose insieme in cucina proprio in questa direzione.

Chef e nutrizionista

Dott.ssa Morandi perché oltre che a fare la nutrizionista, ha deciso di entrare in cucina?

Da più di vent’anni mi occupo di nutrizione, e da oramai sedici anni mi sono indirizzata verso la ricerca nell’alimentazione biochimico-ormonale insieme al Dott. Barry Sears, lo scienziato americano notissimo a livello internazionale perché padre della strategia nutrizionale “Zona. Nel 2007 ho iniziato un percorso di unione tra la stessa alimentazione biochimico-ormonale e l’alta cucina, convinta del fatto che solo la biochimica non fosse sufficiente per creare degli stili di vita nutrizionalmente bilanciati che riuscissero anche a soddisfare gli amanti della cucina e l’innato amore per la convivialità a tavola che contraddistingue la nostra cultura. Sono passati 10 anni durante i quali il mio libro “Il bello della Zona” molto spesso è stato interpretato “solo” come un libro di cucina o “solo” come un libro sulla Zona senza che ne venisse colto il vero intento che andava oltre un libro di ricette “dietetiche” o ipocaloriche.

Perché non voleva essere un libro “dietetico”?

Perché noi non siamo caldaie, ed il concetto di “dietetico” inteso in senso classico (ossia cucina o dieta con poche calorie), non ha assolutamente senso. La cucina povera in grassi non garantisce nulla: ci sono altri parametri da tenere in considerazione, e sono i parametri supportati dalla nutrizione biochimico–ormonale. Ma non voleva nemmeno essere un libro sulla Zona… Non solo sulla Zona perché sarebbe stato un libro asettico, solo biochimico, senza anima, senza emozione. Dopo tanti anni di lavoro in studio, quel libro voleva essere il mio modo di vedere in chiave creativa ed emozionale la biochimica degli alimenti e degli ormoni collegati.

Il dr Sears l’ha supportata in questa sua “intuizione”…

Sì, con grande entusiasmo, anche se ho il sospetto che all’inizio pensava fossi impazzita nell’unire scienza e creatività… Sears infatti è il pioniere nell’ambito degli studi sul ruolo che la nutrizione ha sull’insorgere dell’infiammazione cellulare da cui derivano tutte le patologie più o meno gravi – in primis l’obesità -oggi fenomeno dilagante a livello mondiale. Dall’altra parte da molti anni io mi occupo però anche di naturopatia, fisica quantistica e coaching, e questo mi ha sempre spinto a cercare di mettere insieme scienza e… complementi. Credo quindi che un processo di dimagrimento – così come un percorso volto al benessere o alla maggiore efficienza sia fisica che mentale- debbano valutare una serie di aspetti esterni alla pura biochimica applicata a delle indicazioni alimentari.

Verdura

Sta quindi dicendo che la “colpa “ di ciò che non funziona in noi non è sempre solo imputabile a come mangiamo?

Voglio fare una precisazione. La cosa incredibile è che dei fattori esterni quali ad esempio lo stress di un cambiamento personale, del lavoro, di un trauma emotivo o di una vita frenetica che ci toglie il senso di ciò che stiamo facendo della nostra esistenza, o peggio di una “dieta” privativa, agiscono sullo stesso ormone su cui agiscono per esempio i carboidrati provocando accumulo di massa grassa.

Quindi questo spiega perché alcune persone sotto stress ingrassano…

Già… Ecco perché lo stesso approccio con il cibo e con un ipotetico protocollo nutrizionale DEVE essere piacevole e divertente anche se sempre con le radici ben solide nella validazione scientifica.

È per questa necessità di scientificità che lei è una zonista “inside”?

Sono davvero tante le persone che ho seguito in questi anni e sono tante le persone nuove che mi chiedono di studiare per loro dei protocolli Zona personalizzati: ho visto e vedo risultati straordinari che in questi anni non hanno fatto altro che aumentare il mio entusiasmo e la mia passione per ciò che sto facendo. Ma se questo non bastasse, bisogna tenere presente che la dieta Zona con i suoi principi biochimico-ormonali è presa a riferimento anche dall’Università di Harvard nelle sue linee guida per combattere il diabete, e nomi di eccellenza nell’ambito della diabetologia mondiale come il professor Camillo Ricordi, collaborano e sostengono da anni gli studi scientifici del dr. Sears, che parlava di infiammazione “silente” già nel 2002 con tutte le possibili conseguenze. Se ci guardiamo intorno oggi, sembra che adesso “tutti” abbiano fatto questa straordinaria scoperta della connessione tra infiammazione silente e cibo, infiammazione silente e malattie croniche, e ancora stress e infiammazione silente connesse a obesità e malattie croniche.

Ma è anche per questa necessità di “bellezza” nell’alimentazione che lei è entrata in cucina…

Esatto! Per anni io stessa ho seguito diete terrificanti che mi hanno portato al nulla se non alla consapevolezza che andava fatto qualcosa di diverso per chi ha problemi con il cibo, di qualsiasi natura possano essere. Come tante altre persone venivo sottoposta a regimi strettissimi che mi creavano uno stress tremendo. Sono stata una sportiva agonista, e – come spesso accade – la mia risposta insulinica in qualche modo è diventata problematica una volta abbandonato lo sport, per cui devo guardare i carboidrati a debita distanza. Però una vita senza la gioia di poter mangiare bene non è vita, per cui ho iniziato a pensare a come cambiare le cose.

Ha parlato di infiammazione, di massa grassa, di efficienza psico-fisica, di benessere e magari ci mettiamo pure l’azione di prevenzione dell’invecchiamento precoce… sembrerebbe un ambito da ospedale più che da cucina…

Chiariamo subito che la medicina ha un ruolo fondamentale che non va mai trascurato. Ma puntualizziamo anche che il cibo è la nostra prima medicina accanto a tanti altri fatti come già anticipato prima. Le malattie, la nostra efficienza fisica e mentale, lo stato di salute del nostro cervello, la massa grassa in eccesso e pure l’invecchiamento precoce hanno incredibilmente un unico comun denominatore: l’infiammazione. Dapprima essa è cellulare o silente (non ce ne accorgiamo), poi inizia a manifestarsi con conseguenze anche gravissime. Ebbene uno dei fattori più comuni con cui possiamo dar origine all’infiammazione è proprio il cibo, ed ecco perché in cucina chef e nutrizionista possono fare grandissime cose.

Ma non basta togliere i grassi e mangiare integrale…

Assolutamente no! Serve bilanciamento biochimico, cura nello studio dei carichi glicemici (che va ben oltre il termine “senza zuc- chero”), scelta attenta delle materie prime e della loro lavorazione e grandissima tecnica di cucina affinché il nutriente venga rispettato anche nella fase di lavorazione. Il cibo è biochimica, ma ha anche un’anima che va ascoltata…

Allora la prossima volta ci racconta tutto il resto?

Con piacere!!



Perché ingrassiamo?

cherries-1477291_1280Molto spesso sento dire dalle persone che per dimagrire basta la forza di volontà di mangiare di meno e che per restare sani è sufficiente mangiare poche proteine animali e fare tanto movimento. Niente in realtà è più lontano dalla verità: i fattori che portano all’accumulo di un eccesso di massa grassa sono molteplici e i motivi per cui le persone si ammalano sono un po’ più complessi e spesso sono più legati alla nostra sfera emozionale che fisica: la nostra scienza deve essere abbastanza aperta e moderna per riuscire a capire che dimagrire non è solo una questione di volontà o di apporto calorico e che le persone si ammalano molto più per lo stress che per altre cause. Ma parliamo del dimagrimento.

Durante il mio ultimo viaggio negli Stati Uniti, con un gruppo di ricerca abbiamo parlato di alcuni fattori che possono spiegare il motivo per cui, a volte, l’aumento della massa grassa non è solo collegato ad un comportamento errato a tavola da parte di un soggetto. Si è passati da mere ipotesi in questo senso a studi clinici che hanno dimostrato che ciò succede veramente.

Vediamo alcuni di questi fattori.

Food Addiction

breakfast-1342299_1280Recentemente uno studio condotto in Spagna ha dimostrato che il cibo può dare una vera e propria dipendenza, esattamente come una droga. Si è visto, infatti, che il cibo nelle persone predisposte all’aumento di peso attiva dei circuiti a livello del cervello collegati al senso della gratificazione, innescando dei cambiamenti nelle cellule nervose simili a quelli che si hanno nelle persone che abusano di sostanze stupefacenti.

Recentemente è stata pubblicata una revisione degli studi condotti che riguardano la dipendenza da cibo sul Nutrition Journal, indicando la “food addiction” come una delle cause dell’obesità. In tale studio alcuni scienziati dimostrano che nelle persone sovrappeso le aree del cervello deputate al controllo inibitorio del consumo di cibo, hanno un metabolismo nettamente ridotto: da ciò risulta una maggiore attivazione dei circuiti della gratificazione e spiega anche perché molte persone sovrappeso continuano nel loro comportamento errato, pur essendo consapevoli del danno che si stanno arrecando.

Stress

Si definisce stress qualsiasi cambiamento nella nostra fisiologia quali ad esempio:

  • un’infezione acuta
  • una malattia cronica
  • una infiammazione cellulare
  • un esercizio fisico in eccesso
  • cambiamenti ambientali
  • livelli bassi di zucchero nel sangue (es le diete iperproteiche)
  • alcune emozioni molto forti.

In condizioni di stress, il nostro organismo produce l’ormone cortisolo che, in effetti, viene prodotto per contrastare lo stress. Quando, però, lo stress è eccessivo e si protrae troppo a lungo nel tempo, la quantità di cortisolo prodotta dal nostro organismo è in grado di creare pesanti ripercussioni quali:

  • aumento della massa grassa a causa dell’aumento della resistenza insulinica;
  • aumento delle malattie a causa dell’inibizione del sistema immunitario;
  • diminuzione delle facoltà cognitive poiché causa la morte delle cellule nervose;
  • invecchiamento precoce a causa di tutti i meccanismi sopra citati.

Mancanza di sonno

È stato osservato che i soggetti che non dormono sufficienti ore durante la notte, o che lavorano durante la notte, tendono ad accumulare massa grassa molto più di soggetti che riescono ad avere un sonno costante protratto a sufficienza nel tempo. Anche in questo caso, il colpevole sembra l’elevato livello di cortisolo in quanto la mancanza di sonno protratta nel tempo viene riconosciuta dal nostro organismo come situazione di stress.

Che fare allora?

Da tutto quanto detto finora, risulta evidente che un’efficace lotta alla massa grassa in eccesso, deve tenere conto di diversi fattori quali resistenza insulinica, stress e cortisolo.

Certamente gli studi di neuro-fisiologia dovranno indagare molto attentamente quali potrebbero essere le eventuali soluzioni farmacologiche nella gestione della dipendenza da cibo, cercando prodotti che possano aiutare le persone in un percorso di “riabilitazione”, ma non so se questo potrà realizzarsi né quali potrebbero essere eventuali effetti collaterali di tali farmaci.

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Per ciò che riguarda però il piano nutrizionale, certamente possiamo dare il nostro contributo.

Tenendo stabili nel sangue i livelli di zucchero, utilizzando carboidrati a lento rilascio (che provocano un contenuto rilascio di Insulina), associati alle proteine magre, che permettono all’ormone Glucagone di regolare la glicemia, e a delle fonti di grassi che agiscono sul senso della sazietà, sicuramente mettiamo il nostro cervello nelle condizioni ideali per una migliore gestione dello stress, che abbiamo visto essere una concausa dell’accumulo di grasso; inoltre la carenza di zuccheri adeguati contribuisce all’insorgenza dello stress stesso.

Il cortisolo, inoltre, abbiamo detto che causa l’aumento della resistenza insulinica che, però, possiamo “tenere a bada” sempre con l’utilizzo di carboidrati a lento rilascio. Si è ben capito che ostinarsi a voler contare le calorie serve a poco e che l’approccio per un dimagrimento sano deve considerare di una persona molti fattori in più che il semplice comportamento a tavola, indagando le sue condizioni di vita, gli stati emozionali e la quantità di stress alla quale la persona stessa è sottoposta.

Ciò che è interessante è che però, alla fine, rispettando alcuni parametri fondamentali dettati dalla valutazione biochimico-ormonale degli alimenti quali:

  • uso di carboidrati a lento rilascio
  • utilizzo di proteine magre
  • utilizzo di grassi polinsaturi
  • integrazione con omega 3 e polifenoli purificati concentrati;

riusciamo ad agire sia sui meccanismi biochimici che portano alla formazione della massa grassa (ovvero il controllo dell’insulina), che sui meccanismi biochimici legati al cortisolo e allo stress, che portano anch’essi all’accumulo del grasso.

Per ciò che riguarda la food addiction, – qualora un soggetto si nutra in maniera correttamente bilanciata con un apporto di zuccheri molto ben dosato per il cervello – l’attivazione delle aree cerebrali legate alla gratificazione data dalle immagini del cibo, potrebbe essere molto meno evidente di quanto lo possa essere in un soggetto sazio ma non necessariamente nutrito con i macro nutrienti giusti nel tipo e nella proporzione.

Alla fine, però, tante sono le cause che contribuiscono all’ingrassamento, ma relativamente poche le regole comuni da seguire per gestire al meglio questa situazione, poiché tutte intrinsecamente correlate in maniera biochimica tra loro.

Pubblicato originariamente su Mabella.



I carboidrati migliori per l’alimentazione

Zucchero

Ricordiamoci bene una cosa: quando parliamo di zucchero non intendiamo solo lo zucchero bianco e i dolci, ma anche i carboidrati intesi come quegli alimenti che fanno parte della nostra tradizione culinaria come il pane, la pasta e il riso, che devono essere consumati con estrema consapevolezza, senza demonizzarli. Le cellule maligne hanno un fabbisogno di glucosio molto alto e possono innescare il loro perverso metabolismo di replicazione solo in presenza di una grande quantità di zucchero.

La medicina moderna è sempre più orientata nell’individuare l’origine delle malattie in una serie di fattori scatenanti piuttosto che in un’unica causa come il solo cibo, o il solo inquinamento, etc. Certo è però che a tavola possiamo fare molto per contribuire ad una migliore gestione di tutte le patologie, anche le più gravi.

Quello che si raccomanda, quindi, non è assolutamente l’eliminazione sconsiderata di tutte le fonti di zucchero, proprio perché, come abbiamo detto in precedenza, alcune cellule vitali come quelle del sistema nervoso e del cervello hanno una necessità fondamentale di zucchero. Quello che è necessario è imparare a distinguere le forme di carboidrati migliori da prediligere per la nostra alimentazione.

Zuccheri sfavorevoliEcco alcune semplici indicazioni che possono essere utili per evitare di utilizzare una quantità di carboidrati ad alto indice glicemico (i carboidrati i cui zuccheri si sciolgono velocemente nel nostro sangue provocando l’innalzamento della glicemia) durante la nostra giornata. Cerchiamo sempre di seguire la regola fondamentale del bilanciamento necessario tra i macro nutrienti (proteine carboidrati e grassi) per ottenere una risposta biochimico-ormonale ideale nel nostro organismo.

Queste sono solo semplici indicazioni e rispettano qualsiasi posizione si voglia prendere in merito all’utilizzo delle proteine: non importa che tipo di proteina si preferisca utilizzare, l’importante è utilizzare la fonte a noi più congeniale associandola sempre ad un carboidrato a basso indice glicemico e ad una fonte di grassi “buoni” come semi oleosi o olio extra vergine di oliva.

Per la prima colazione

Possiamo preparare una mousse usando della ricotta come fonte proteica (o altra fonte alternativa qualora non si desideri utilizzare proteina di origine animale) mescolata ad una buona marmellata senza zuccheri aggiunti, da spalmare sopra a dei crackers già bilanciati secondo la proporzione tra carboidrati proteine grassi 40 30 30. Se la proteina “alternativa” alla ricotta non si abbina con la marmellata, utilizzate della frutta fresca di stagione come fonte di carboidrati.

A pranzo e cena

Dobbiamo consumare quanta più verdura possibile: diamo sempre preferenza alle verdure di stagione, trascurando le insalate che danno senso di sazietà immediato ma che non permane nel tempo, portandoci poi nel pomeriggio a cadere in tentazione con snack ricchi di carboidrati sfavorevoli. Evitiamo i legumi (più ricchi di carboidrati che di proteine), le patate, le carote e il mais.

Per quello che riguarda le fonti proteiche, dovremmo cercare di fare più attenzione alla provenienza della materia prima, evitando tutto ciò che è troppo ricco di conservanti, additivi e coloranti, molto spesso utilizzate per dare un aspetto più appetitoso a pesce e carne, ma anche proteine vegetali.

Importantissimo l’apporto dell’olio extravergine di oliva. Una cosa importante da ricordare è il fatto di non esagerare con l’apporto della frutta. A metà mattina e metà pomeriggio, è sempre meglio fare uno spuntino che permetta alla nostra glicemia di restare costante: anche per gli snack ricordiamo la regola dell’abbinamento tra i tre macronutrienti. Se adottiamo questo modello (ovviamente deve essere personalizzato, ma può dare una buona indicazione di massima), faremo in modo di non eccedere con gli zuccheri “pericolosi” e poterci, quindi, concedere senza pensieri una volta ogni tanto un dessert, per soddisfare anche la nostra anima, oltre che il nostro corpo.

Pubblicato originariamente su Mabella.



Conoscere, per una sana e corretta alimentazione

tavolata Credo davvero che il buon cibo stia diventando per molte persone (sempre di più anche tra gli “insospettabili”) una “carezza per l’anima”, alla pari di un massaggio o una coccola qualsiasi: accade con la pasticceria, ma succede anche per la cucina in genere; guarda caso in questi ultimi anni in cui la crisi economica, in primis, ha minato tante nostre sicurezze, abbiamo avuto l’esplosione dei programmi che parlano di cucina, di buona cucina. Mi è capitato di vivere per lavoro in un paese devastato da anni di guerra ed osservare come i momenti che si creavano attorno alla tavola e nei ristoranti sembravano far dimenticare la tristezza e la paura di ciò che stava accadendo o poteva accadere, e credo che oggi si stia vivendo la stessa cosa.

Purtroppo c’è da dire che, accanto a questo fenomeno, parallelamente dilagano le più “strampalate” diete miracolo del momento, che trovano terreno fertile per compensare alcuni eccessi culinari che hanno fatto bene alla nostra anima, ma un po’ meno alla taglia dei nostri vestiti, complice anche l’imminente arrivo delle feste. È normale che questo accada, ma è anche facile incappare in messaggi non veritieri o in prodotti alimentari “dietetici” che di dietetico hanno solo il nome. Se è vero che abbiamo bisogno di concretezza e certezza, è doveroso fare informazione onesta e seria. Quello che mi dispiace è la miopia di alcune aziende alimentari che, invece di dedicarsi alla ricerca in questo settore (se lo faccio io nel mio piccolo, figuriamoci cosa si potrebbe fare unendo le forze e facendo informazione chiara), dedicano spazio e risorse economiche alla pubblicità, spesso deviante e non veritiera.

Faccio alcune considerazioni che spero possano essere d’aiuto in un momento in cui tutti promettono di farci dimagrire rapidissimamente o cercano di venderci prodotti dai poteri magici:

  • Siate estremamente critici nei confronti di chi promette miracoli: è vero che le calorie contano molto meno di quanto si sia ipotizzato nella “vecchia” nutrizione, ma esistono e hanno un loro “perché”. Il nostro organismo è però molto più complesso rispetto a una caldaia, per cui non solo bisogna essere ragionevoli nelle quantità di cibo che assumiamo, ma – come se non bastasse – dobbiamo preoccuparci di altri fattori quali il carico glicemico dei carboidrati e il quantitativo di proteine che utilizziamo, per essere certi di perdere massa grassa effettiva e non pura acqua. Questo significa che le diete “lampo” è meglio lasciarle stare: sono pura illusione ottica sulla bilancia e sicuro danno al nostro organismo.
  • Mangiare “light” non significa perdere peso: infatti se io riduco al minimo le calorie di un cibo, ma l’apporto degli zuccheri è alto e non bilanciato dalla presenza delle proteine e – paradossalmente – dei grassi, il rialzo glicemico/insulinico che ne consegue farà si che si attivi il meccanismo di formazione della massa grassa.
  • Mangiare light significa avere fame entro breve (ricordiamo che i grassi danno il senso della sazietà) ma non ottenere sulla massa grassa un risultato significativo e duraturo.
  • “Senza…” la parola magica che ci fa sentire magri prima ancora di aver iniziato un percorso nutrizionale. Noto con sempre maggior stupore che nella testa di molte persone il bombardamento mediatico (volutamente distorto) ha creato nelle persone il condizionamento alla parola “senza”. Senza glutine, senza lattosio, senza lievito, senza aspartame, senza etc. molte persone sono convinte che siano sinonimi di qualcosa che fa dimagrire. Siate critici e tenete sempre a mente che dietro ad ogni “senza” che può avere senso in casi di particolari patologie, vi è un mercato di alimenti che fiorisce. Senza glutine non vuol dire che faccia meno ingrassare di un cibo con glutine. Senza lattosio non significa che faccia dimagrire o che non dia ritenzione idrica. Senza lievito non significa che sia “dietetico”. Senza aspartame non significa sia sano e senza zucchero (magari bianco e raffinato). Tutti i “senza” possono avere un senso, ma dobbiamo essere certi che sia il nostro caso!
  • “Ricco di…” è un po’ come il “senza”. Recentemente nella stanza di un hotel in cui soggiornavo ho trovato uno snack dall’aspetto veramente “sano”: yogurt, frutta e qualcosa di molto colorato sopra. Era uno snack ricco di anti ossidanti e vitamina C. Ovviamente mi sono incuriosita e ho letto la tabella nutrizionale: l’apporto di zuccheri di quello snack era tale da poter equivalere ad una bomba atomica glicemica. Su una cosa non stavano mentendo: era ricco di anti ossidanti perché c’erano i frutti di bosco. Mi sono però chiesta se il potere di quei frutti di bosco fosse tale da annientare il danno glicemico di tutto lo zucchero presente… Quindi quando vediamo qualcosa in cui ci viene indicato che è “ricco di”, guardate immediatamente la composizione e verificate se il prodotto può andare oppure no.
  • “Senza zucchero”: se non appare in un alimento la parola “zucchero” ma appare la parola destrosio, glucosio o saccarosio, stateci alla larga!!!!!! L’effetto ormonale e biochimico sulla glicemia è esattamente lo stesso! Recentemente ho acquistato una graziosa confezione di caffè al ginseng “senza zucchero”. Ho girato la confezione (a casa, purtroppo) e la prima parola nei componenti era “saccarosio”…

Pubblicato originariamente su Mabella.



Scegliere correttamente i carboidrati

Ripeto spesso che ci sono delle credenze erronee su cosa sia la Dieta Mediterranea e, in particolare, sui carboidrati da assumere.

Non tutti i carboidrati sono uguali: Benessereblog mi ha dato l’occasione di spiegare la differenza e quali siano i carboidrati da scegliere per combattere l’infiammazione cellulare.


Alimentazione e infiammazione: quali carboidrati scegliere?

A spiegarcelo è la nutrizionista Daniela Morandi

Carboidrati favorevoli

L’infiammazione cellulare può essere combattuta con l’alimentazione: è questo il messaggio della Zona Mediterranea, evoluzione della Dieta Zona ideata ormai 20 anni fa dal biochimico statunitense Barry Sears. Fra i cibi cui prestare attenzione sono incluse le fonti di carboidrati, che secondo i principi della Zona non dovrebbero superare il 40% della dieta quotidiana. Ma un carboidrato vale l’altro? Quali fonti scegliere?

Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, nutrizionista specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona che si è occupata delle ricette incluse nell’ultimo libro firmato da Sears, intitolato proprio “La Zona Mediterranea”.

Quando si parla del 40% di carboidrati molte persone fanno l’errore di non specificare che questo 40% si intende fatto di carboidrati a basso carico glicemico, quindi frutta e verdura

ci ha spiegato Morandi, sottolineando che le ripercussioni negativi in termini di risposta insulinica possono essere evidenti anche se si assumono quantità minime di carboidrati “sfavorevoli” (cioè ad altro carico glicemico).

Ho visto negli anni che molte persone accolgono questo concetto ma non vanno a fondo e mangiano anche un po’ di pasta e riso. L’integrale è sicuramente migliore in termini di risposta glicemica, ma a livello ormonale non fa tanta differenza.

Dipende poi da cosa voglio ottenere. Se noi vogliamo ottenere un’attività antinfiammatoria e dimagrante seria va da sé che in un primo periodo il carboidrato sfavorevole va tolto; va sostituito con quello favorevole. Poi si apre un ventaglio di possibilità: essendo la risposta glicemica molto individuale, ci sono persone più fortunate che reggono l’apporto di carboidrati anche quando non è favorevole e persone che non lo reggono proprio anche semplicemente da punto di vista del mantenimento del peso.

E fra la verdura? Ci sono scelte migliori rispetto ad altre?

Le verdure vanno praticamente bene tutte, ad esclusione di quelle un po’ difficili come carico glicemico, come le carote, le patate e i legumi. Un occhio di attenzione in più va ad esempio sui pomodori, perché nascono come frutti e quindi sono abbastanza zuccherini e può darsi che diano dei problemi. Per tutto il resto, abbiamo più il problema di averne a sufficienza che di averne troppe.

E la frutta?

Siamo partiti anni fa pensando che i frutti sfavorevoli fossero la banana, l’anguria, il melone, i cachi, l’uva i fichi e queste solite cose. In realtà lavorando che le persone è bello scoprire che anche qui è tutto in quiz, nel senso che proprio perché la reattività glicemica è molto individuale tra la stessa frutta considerata innocua (la mela, la pera, il kiwi, l’ananas, addirittura venduto spesso come la panacea) ci sono delle reattività glicemiche molto diverse.
Se dobbiamo categorizzare, la frutta estiva è quella cui dobbiamo fare più attenzione perché la maturazione sotto ai raggi solari aumenta l’indice glicemico; quindi dal punto di vista dell’indice glicemico albicocche e pesche di giugno sono molto diverse dalla pesca o dall’albicocca di luglio e agosto. Quindi è meglio mangiarle come primizie o non troppo mature, perché quando sono ancora croccanti la fibra rallenta l’assorbimento degli zuccheri.
Pera, mela, kiwi e, in genere, pompelmo e arancio sono invece abbastanza abbordabili da tutti e da tutte le risposte glicemiche, a parte le più sfortunate. Un discorso diverso va fatto per mandarini e clementine, che hanno pochissima fibra e quindi saziano poco. Per questo si finisce per mangiarne tanti, e hanno un carico glicemico mica da ridere. Ottimi i frutti di bosco; con l’ananas bisogna invece fare attenzione perché probabilmente per la presenza della bromelina, che favorisce la digestione, lo scomponiamo molto rapidamente e quindi a molte persone aumenta l’appetito.

Non tutti i carboidrati, quindi, sono uguali, nemmeno quando si ragiona all’interno della stessa categoria di alimenti. Con le scelte giuste è possibile nutrirsi combattendo l’infiammazione, ma il messaggio sembra chiaro: ognuno è un caso a sé, e il modo migliore per proteggere la propria salute e affidarsi ad un esperto che sappia valutare la propria situazione e consigliare l’alimentazione più adatta alla propria risposta glicemica.

Pubblicato originariamente su Benessereblog



Proteggere la salute con i cibi giusti

In un’intervista che mi hanno fatto su Benessereblog mi hanno chiesto di spiegare i principi di base da seguire per usare il cibo come nostro alleato contro l’infiammazione cellulare.

Ho dato anche qualche suggerimento sulle tecniche di cottura, su come organizzare un pranzo fuori casa e uno spuntino veloce


 

Combattere l’infiammazione con l’alimentazione: i consigli della nutrizionista

Come proteggere la salute con i cibi giusti? Lo abbiamo chiesto a Daniela Morandi, esperta specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona

Cibo per la salute

L’alimentazione può aiutare a combattere l’infiammazione cellulare, un fenomeno coinvolto nei processi di invecchiamento e nella comparsa delle patologie e dei problemi di salute ad essi associati. Ma quali sono le regole da seguire? Blogo ha avuto modo di chiedere consigli a tal proposito a Daniela Morandi, nutrizionista autrice delle ricette contenute in un libro dedicato proprio all’alimentazione adatta a combattere l’infiammazione cellulare, “La Zona Mediterranea”.

L’esperta ci ha prima di tutto spiegato l’importanza delle fonti di carboidrati, specificando che la scelta dovrebbe ricadere essenzialmente su frutta e verdura. Cosa dire, invece, a proposito degli altri nutrienti? Esistono, ad esempio, degli abbinamenti sconsigliati?

Ci sono poche regole

ci ha spiegato Morandi.

Normalmente una buona regola è non mescolare proteine di provenienza diversa, quindi tenere le carni separate dal pesce e dai formaggi, per una questione di pH di digestione.
Per quello che riguarda l’incrocio tra le proteine e le verdure in realtà dal punto di vista nutrizionale non ci sono grossi problemi, perché anche se la proteina (in particolare la carne) ha un potere acidificante la presenza delle verdure alcalinizza il tutto e quindi non ci sono potenziali conflitti.
E’ molto importante, pensando alla qualità di vita, cercare di azzeccare i cromatismi e l’abbinamento dei sapori, ma lì sta a noi. Diciamo che si possono fare tutti gli abbinamenti che vogliamo restando nel buon senso.

Spesso si crede di seguire i principi della Dieta Mediterranea solo perché si vive in Italia, ma poi si fanno scelte sbagliate…

Quello che dobbiamo fare è cercare di far capire alle persone che che con le tecniche di cottura corrette (e non è così facile conoscerle) abbiamo dei piatti altrettanto gustosi senza cadere in errori macroscopici come la frittura piuttosto che l’impanatura. Ad esempio a me la panatura piace moltissimo, ma la mia risposta glicemica è problematica e devo stare molto attenta con i carboidrati; allora faccio la panatura passando la carne nell’albume dell’uovo e poi nella crusca d’avena, molto sottile. Alla fine non la friggo ma la cucino direttamente in padella, e l’effetto è molto simile alla panatura. La stessa cosa vale per la cottura delle verdure: molti pensano che se non ripassiamo le verdure non sono buone, ma non è vero. Ad esempio nel nostro libro precedente, “La Zona del Futuro”, insegnavamo tutte le tecniche per far saltare le verdure con il brodo vegetale. C’è una tecnica anche per la stufatura.
Quando abbiamo la tecnica base buona possiamo soddisfare il piatto tipico della Puglia come quello del Nord Italia. L’unica cosa in cui possiamo mancare è la presenza della pasta o dell’orecchietta o del carboidrato sfavorevole, ma se assumiamo uno stile di vita corretto non è mai l’eccezione che ci combina il guaio: se una persona mangia bene il 90% delle volte e glicemicamente non succede niente se si mangia un piatto di spaghetti, non è quello il problema. Il problema vero su cui lavoriamo da anni è lo stile di vita, non il singolo evento.
Il problema è capire cosa un cibo ti sta facendo biochimicamente e poi ognuno a seconda della propria fortuna genetica e dell’epigenetica che abbiamo intorno si regola.

Cosa preparare per un pranzo fuori casa, ad esempio in ufficio?

Dipende sempre da a che punto sta la persona. Se ha un problema di perdita di peso la cosa importante è stare attenti ai carichi glicemici; allora va bene abbinare una fonte proteica semplice, che potrebbe essere dalla bresaola al crudo a seconda anche che sia inverno o estate, alla mozzarella oppure del pollo. Ce la giochiamo un po’ di più su frutta e verdura: se la persona deve perdere peso sarebbe importante riuscire ad organizzarsi le verdure (che siano anche surgelate, cotte la sera prima) e molta meno frutta, ma in situazioni di emergenza, quando non si riesce a cucinare le verdure, si può fare un’eccezione e bilanciare con la frutta, recuperando poi i carichi glicemici durante il giorno. Se invece la persona segue uno stile di vita, quindi non ha particolari esigenze di seguire regole così strette, allora va bene anche se si allarga un po’ con la frutta. E’ fattibilissimo: basta un qualsiasi bar in cui si possa prendere un piatto principale con della bresaola, un po’ di pomodorini e una mela ed è fatta.

E come spuntino?

Va bene un cubetto da 20 grammi di grana più un piccolo frutto, ad esempio una pera coscia. Oppure uno yogurt, un bicchiere di latte macchiato o non macchiato, oppure 2 cappuccini. Si può anche preparare della ricotta con marmellata senza zucchero, pinoli e mandorle tritate.

Per quanto riguarda, infine, i latticini, Morandi consiglia di non abusarne – in particolare dei formaggi – per via della presenza di caseina, molecola che per via indiretta esercita un’azione infiammatoria. Il suo consiglio è di preferire quelli freschi, senza scegliere necessariamente prodotti light.

Al termine della nostra intervista, non ci resta che una curiosità: quali sono le ricette che preferisce fra quelle inserite ne “La Zona Mediterranea”?

Sceglierei sicuramente le capesante in padella ai profumi mediterranei, perché qua c’è veramente il mediterraneo. E poi mi piace moltissimo un pranzo: insalata di mozzarelle e melanzane al profumo di arancia.

Pubblicato originariamente su Benessereblog



Una ricetta NutriGourmet per Natale (e non solo)

Visto che siamo sotto Natale, ho pensato che la mia ricetta preferita in Zona Mediterranea fosse l’ideale: capesante in padella ai profumi mediterranei.

È una delle ricette NutriGourmet che ho elaborato insieme allo Chef Claudio Colombo Severini e che si trovano nell’ultimo libro del Dott. Sears, “La Zona Mediterranea”.

L’ho condiviso con i lettori di Benessereblog e ora lo condivido con voi.


 

Capesante in padella ai profumi mediterranei: la ricetta della Zona Mediterranea

Ecco come preparare un gustoso piatto contro l’infiammazione cellulare che permetta di rimanere “in Zona”

Capesante NutriGourmet ai profumi mediterranei

L’infiammazione cellulare può essere combattuta in cucina: ad assicurarlo è Barry Sears, autore della Zona Mediterranea, evoluzione della nota Dieta Zona arricchita dalle conoscenze acquisite negli ultimi 20 anni sull’azione antinfiammatoria dei polifenoli.

Il nuovo libro di Sears è arricchito dalle ricette che Daniela Morandi, nutrizionista e naturopata specializzata nell’applicazione della Strategia Nutrizionale Zona, ha elaborato grazie alla collaborazione con lo chef Claudio Colombo Severini, consulente del ristorante argentino “Don Juan” di Milano che ha collaborato con Morandi anche nel Progetto “Your Nutritional Reset” presso il Terme di Saturnia Spa&Golf Resort.

Noi di Blogo abbiamo avuto occasione di parlare con Morandi di alimentazione antinfiammatoria durante un incontro sulla Dieta Zona organizzato a Roma. Le abbiamo chiesto quale fosse la sua ricetta preferita fra quelle inserite nel libro. La risposta? Fra i piatti gourmet, le capesante in padella ai profumi mediterranei. Daniela Morandi ci ha consentito di condividerla con voi: ecco come prepararle.

Ingredienti per 1 porzione

  • 280 g di capesante
  • 300 g di salsa di pomodori Merinda
  • 215 g di cavoletti viola di Bruxelles
  • 10 g di capperi di Salina
  • 3 olive nere snocciolate
  • scorza di ¼ di limone grattugiata
  • 2 foglie di basilico
  • 1 g di origano essiccato
  • 1 g di cipolla rossa disidratata
  • 4,5 g di olio extravergine d’oliva al rosmarino
  • sale Maldon qb

Preparazione

Pulire e lavare i cavoletti di Bruxelles, farli bollire in abbondante acqua salata per 6 minuti, scolare, raffreddare in acqua e ghiaccio e asciugare su carta assorbente. Tritare i capperi e le olive nere. In una pentola di alluminio versare la salsa di pomodori Merinda, il battuto di olive e capperi, l’origano, e portare a bollore. Cuocere per 3 minuti.

Lavare e asciugare le capesante. Condire le capesante e i cavoletti di Bruxelles con l’olio al rosmarino. Portare a temperatura alta una padella di alluminio antiaderente e farvi saltare i cavoletti. Aggiungere le noci di capesante e saltarle 1 minuto per lato.

Stendere la salsa ai profumi mediterranei nel piatto, adagiarvi in maniera armoniosa le capesante e i cavoletti e finire con la scorza di limone e la cipolla rossa disidratata. Per completare il bilanciamento, è necessario aggiungere 2 mini blocchi di frutta favorevole cercando di tener presente nella scelta i tempi di stagionalità.

Pubblicato originariamente su Benessereblog



La nutrizione Anti-aging

Oggi voglio condividere con voi un articolo che ho scritto per il magazine Cabines di Dicembre, che chiarisce come e perché quello che mangiamo influisce sugli effetti del tempo.


Fruit salad

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C’è una stretta correlazione fra la nutrizione e l’invecchiamento cutaneo. È proprio vero che “siamo quello che mangiamo”. Mantenere bassi i livelli di infiammazione nel nostro organismo è il primo fondamentale passo per attutire gli effetti del tempo, senza eccessivi danni.

Quello che mi piacerebbe fare in questo numero che conclude un anno, ma soprattutto ne apre uno nuovo, è cercare di dare alla parola nutrizione un’identità e una connotazione ben precisa, mettendo un po’ di ordine nella miriade di messaggi – a volte devianti – che nel tempo sono stati dati perché si è sempre collegato il cibo alla parola “dieta”, e questa a qualcosa di necessario solo nel caso di sovrappeso. In realtà il cibo in sé è molto di più, perché nutrizione e benessere sono due compagni di viaggio inseparabili: questa affermazione non è affatto una novità, ma è un concetto che è andato assolutamente perduto nel tempo.

È importante, quindi, pensare che quello che noi ingeriamo determinerà come siamo e come saremo. Per fare questo upgrade mentale sulla nutrizione, è necessario ampliare la visione meramente calorica del cibo. Nessuno potrà mai negare l’importanza del corretto apporto calorico né il fatto che un eccesso calorico protratto nel tempo porti a seri scompensi, ma da qui a considerare il conteggio calorico l’unico fattore importante negli alimenti, vi è una differenza enorme. Il cibo innesca nel nostro corpo una reazione chimica che, a sua volta, provoca delle risposte ormonali ben precise e straordinariamente importanti e differenti tra loro. Quindi la valutazione scientificamente corretta è quella che verifica da dove vengano le calorie che noi ingeriamo, piuttosto che solo quante esse siano. Lo stesso numero di calorie può avere effetti ormonali incredibilmente diversi in base alla natura del macronutriente da cui provengono, ma anche a seconda della percentuale calorica dello stesso rispetto all’insieme dei macronutrienti assunti.

Con questa premessa è chiaro che per parlare di nutrizione in maniera corretta e moderna è necessario addentrarsi nella biochimica e iniziare a prendere confidenza con concetti nuovi constatando, inoltre, che la parola “Infiammazione” diventa una presenza praticamente costante quando parliamo di benessere, dimagrimento e soprattutto di strategie nutrizionali che ci permettano di affrontare il naturale passare degli anni senza traumi e senza pensare che questo sia un processo di decadimento psico-fisico, piuttosto che una fase diversa della vita con alcuni aspetti negativi (come in tutte le fasi), ma anche molti aspetti positivi . “Invecchiare” è una parola a cui si attribuisce oramai solo senso negativo, perché la maggior parte di noi si aspetta che con il tempo vi sia solo un peggioramento del nostro stato di salute. Il problema è culturale: non siamo stati abituati a pensare che il modo in cui vivremo in futuro in realtà lo moduliamo con lo stile di vita tenuto nell’arco di tutta la vita, e soprattutto con il modo in cui ci nutriamo. Se trattiamo bene il nostro corpo ed evitiamo di sottoporlo a stress ambientali e nutrizionali eccessivi, il corpo si manterrà al meglio delle sue possibilità fisiologiche: e non è solo una questione di predisposizione genetica… Cominciamo da qui a valutare in un’ottica diversa ciò che si può fare utilizzando il cibo in maniera corretta e assolutamente non penalizzante, come potremmo aspettarci parlando di alimentazione “sana”. Esiste un sistema, una strategia nutrizionale che valuti il cibo secondo i parametri appena citati? Certamente sì! Risalgono a più di vent’anni fa (e sono in costante aggiornamento ed evoluzione) gli studi e le ricerche che hanno portato il dr. Barry Sears – scienziato di fama mondiale – a comprendere i principi biochimici che sono diventati la base della moderna nutrizione e che lui ha raccolto sotto il nome di “Strategia Nutrizionale Zona”. Grazie alle conclusioni derivanti dalle sue ricerche in ambito biochimico, il dr. Sears si è guadagnato la giusta fama di uno dei maggior esperti di alimentazione su base ormonale. Lui per primo ha affrontato il cibo con l’ottica biochimica e non clinica, spiazzando la comunità medica “tradizionale” che per anni lo ha considerato un eretico, salvo poi “utilizzare” le sue conclusioni cercando di spacciarle come ricerche fatte in proprio.

Le origini della Zona, sono piuttosto note: l’intento del Dr. Sears era quello di trovare un sistema per capire come migliorare il proprio destino rispetto a quanto era successo ad alcuni dei suoi familiari, morti in età decisamente prematura a causa di scompensi cardio circolatori. Il dr. Sears racconta sempre che il suo intento non era quello di cambiare la sua genetica, quanto piuttosto di cambiare il modo in cui i suoi geni si potevano esprimere: col senno di poi, sembra esserci riuscito visto che rispetto ai precedenti familiari ha già guadagnato 15 anni di vita in più. E ovviamente gliene auguriamo tanti ancora! Questo è il motivo per cui La Zona viene indicata come uno dei nuovi orizzonti del benessere, perché in realtà è nata come cura per i cardiopatici per poi “scoprire” che uno degli effetti “collaterali” era quello di far perdere alle persone anche la massa grassa in eccesso. Ma fa anche molto di più… Dopo più di vent’anni, abbiamo capito perfettamente il meccanismo che giustifica che un metodo possa risolvere così tante problematiche, ma all’inizio sembrava fantascienza. Teniamo presente che quando parliamo di benessere intendiamo il significato più ampio del termine stesso: è un benessere fisico, ma è anche un benessere psicologico ed emozionale. Tutto questo a sua volta porta anche ad un miglioramento a livello estetico che non dipende solo dal fatto di aver fatto dimagrire una persona insegnandole a mangiare in corretta, ma è un miglioramento estetico che dipende e deriva da uno stato di equilibrio interno, ottenuto con sane regole di vita e una alimentazione appropriata che esplica una potentissima azione anti infiammatoria.

I fondamenti della strategia

Abbiamo detto che i macronutrienti hanno una valenza calorica che però innesca delle reazioni chimiche, che a loro volta danno origine a risposte di tipo ormonale. Se utilizziamo gli alimenti in maniera corretta, otteniamo le reazioni più adeguate e la risposta ormonale migliore per il nostro organismo. Ora, sembra abbastanza logico pensare che siamo anni luce oltre il normale concetto di “dieta”.

Ma come si fa?

I principi biochimici sono assolutamente complessi e delicati, ma per fortuna la loro applicazione è sorprendentemente semplice. La nutrizione che si basa su questi principi deve essere impostata da una persona esperta, ma una volta capito il principio, l’esecuzione diventa semplice. Vediamo le cose essenziali:

1. ABBINARE I MACRONUTRIENTI: Si parte dal presupposto che tutte le volte che noi ci alimentiamo è necessario abbinare i tre macronutrienti:

Cibo anti-etàCarboidrati: preferibilmente quelli favorevoli della verdura (a eccezione di carote, legumi, patate e mais) e la maggior parte della frutta (a eccezione di anguria, melone, banane, fichi, cachi, uva e a volte ananas).

Proteine: albume d’uovo, carne bianca o rossa, purchè derivante da animali alimentati in maniera naturale e non con mangimi, pesce non di allevamento, ricotta e formaggi di capra che sono poveri in caseina, e con moderazione altri formaggi qualora il soggetto li tolleri. Meritano poi delle considerazioni più complesse (e da fare in separata sede) l’utilizzo di proteine “alternative” come soia, seitan, proteine della canapa etc….

Grassi: di preferenza quelli poveri di omega 6, escludiamo quindi tutti gli oli di semi; ottimo l’olio e.v.o., l’avocado, la noce di Macadamia. La necessità di abbinamento deriva dal fatto che ciascun macro nutriente innesca una reazione a livello ormonale. I carboidrati, infatti, influiscono sull’ormone Insulina e forniscono lo zucchero al nostro organismo: eliminare i carboidrati dalla nostra alimentazione è un errore strategico clamoroso. Noi abbiamo necessità vitale di zuccheri, ma dobbiamo selezionare quelli giusti che sono quelli a indice glicemico basso. L’indice glicemico è rappresentato dalla velocità alla quale gli zuccheri del carboidrato entrano in soluzione nel sangue: più è alta la velocità, maggiore sarà l’impatto che tale carboidrato avrà sull’ormone Insulina, con conseguenze tutt’altro che positive per almeno due ragioni. Dall’eccesso di Insulina derivano l’accumulo della massa grassa e l’insorgere di uno stato di infiammazione detta “cellulare” poiché silente e non percepibile anche per moltissimi anni, salvo poi manifestarsi in maniera tutt’altro che gradevole. Le proteine stimolano il Glucagone che ha il compito di bilanciare l’azione dei carboidrati e dell’Insulina mobilitando le scorte di zucchero da questa immagazzinate, mantenendo stabile la nostra glicemia ed evitandoci così la sensazione di fame. Il Glucagone ha anche il compito di costruire la massa magra. È evidente che anche eliminare le proteine è un errore clamoroso, per cui, prima di “improvvisare” delle scelte alimentari avventate, è sempre meglio capire bene a cosa andremo incontro e cercare la soluzione alternativa più sicura che possa comunque rispettare le scelte etiche o di vita di ognuno di noi. I grassi sono fondamentali e devono essere preferibilmente polinsaturi: essi infatti sono i mattoncini che costituiscono gli ormoni Eicosanoidi. Questi ormoni si dividono in due categorie: quelli pro infiammatori e quelli anti infiammatori. L’organismo ama l’equilibrio, per cui è necessaria la presenza di entrambi i gruppi: sfortunatamente le condizioni di vita moderne e la composizione dei cibi che utilizziamo (molto spesso troppo elaborati a livello industriale), fanno sì che sia più probabile avere un esubero di quelli pro infiammatori che quelli anti infiammatori. Da qui nasce l’esigenza di gestire al meglio l’apporto dei grassi valutandone la natura e non solo il valore calorico. È anche evidente che le calorie che provengono da 1g di grassi sono senza dubbio più di quelle derivanti da 1 g di carboidrati o proteine, ma senza queste calorie le nostre cellule non potrebbero esistere. È anche giusto valutare che, la prossima volta che ci troviamo a evitare un cibo perché “calorico”, sarà prudente valutarne prima l’indice glicemico: infatti dal rialzo dell’Insulina abbiamo da temere molto di più che da un temporaneo esubero calorico.

2. RISPETTARE UNA PERCENTUALE CALORICA TRA I MACRONUTRIENTI Esiste un “modello” di percentuale calorica che deve essere rispettata tra i macronutrienti:

  • 40 % delle calorie di ogni singolo pasto derivante dai carboidrati
  • 30 % dalle proteine
  • 30 % dai grassi
  • È importante tenere ben presente che questo è un modello, non la regola, poiché ognuno di noi ha una risposta glicemica diversa e quindi le percentuali devono essere personalizzate e adeguate. Iniziando a rispettare questi due fondamentali principi, otteniamo un controllo dell’infiammazione cellulare che ha un impatto impressionante su aspetti della nostra vita che, forse d’istinto, mai collegheremo tra loro.

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Parliamo di effetto anti-aging

Quando si parla di invecchiamento, il primo pensiero riconduce alla formazione di rughe. Quale è alla fine la nostra carta di identità? La pelle. Nello stesso tempo quale è lo specchio del nostro stato di salute? Ancora una volta la pelle. Perché la pelle cambia il suo aspetto e invecchia? 3 sono le cause principali:

  1. i radicali liberi
  2. l’infiammazione
  3. diminuzione di apporto di ossigeno

I radicali liberi sono inevitabili, ma un eccesso provoca conseguenze devastanti: essi sono il prodotto dei nostri processi metabolici, poiché derivano dalla trasformazione del cibo in energia mediante l’attivazione dell’ossigeno che noi respiriamo. Da tale attivazione ne deriva la formazione dei radicali liberi che sono, alla fine, molecole di ossigeno che hanno perso un elettrone nell’ultimo orbitale, sono rimaste “orfane”. La natura ama l’equilibrio, per cui tali molecole fanno di tutto per riprendersi il compagno perso per strada. Il problema è che per fare ciò innescano un meccanismo di reazioni a catena che portano alla formazioni di nuovi radicali liberi. Dove vanno di preferenza i radicali liberi per ritrovare il loro elettrone perso? Cercano di attaccare strutture facilmente ossidabili come per esempio gli acidi grassi essenziali e se ciò accade, questi non sono più in grado di dare origine agli Eicosanoidi. Un altro tipo di bersaglio facile, sono le proteine come il Collagene e l’Elastina: soprattutto in presenza di elevate concentrazioni di glucosio, ciò che ne risulta è una rete di proteine glicosilate che portano alla formazione di numerose rughe. Oltre ai radicali liberi derivanti dal nostro organismo, vi è anche un notevole apporto di essi derivante dall’ambiente esterno: raggi del sole, fumo, inquinamento etc…. Possiamo cercare di esporci il meno possibile a tali agenti, ma spesso non è così semplice evitarli. L’infiammazione è un’altra delle cause dell’invecchiamento cutaneo e non solo. Quando parliamo di formazione delle rughe questo processo è aggravato e accelerato dalla presenza di infiammazione che deriva da fattori esterni, ma soprattutto dall’azione dei radicali prodotti dai nostri processi metabolici di digestione e da un eccesso dei livelli di Insulina derivante dall’uso di carboidrati sfavorevoli, ossia ad alto indice glicemico. La terza causa di invecchiamento, è costituita dalla riduzione di ossigeno nei tessuti, che in parte è il risultato del normale processo di degenerazione delle struttura dei vasi, ma in parte è dovuto all’azione dei radicali liberi e alla conseguente infiammazione. È davvero evidente che in tutto il discorso vi sono sempre dei comuni denominatori quali : Carboidrati favorevoli o sfavorevoli, Insulina e Infiammazione

Quali le regole per “diventare grandi” in maniera funzionale?

Alimentarsi con moderazione: se la maggior parte dei radicali liberi deriva dal processo naturale della digestione, alleggerire tale processo mangiando quantità di cibo moderato, è un buon sistema per non avere sovra produzione di questi agenti. È anche vero che, per mangiare in maniera moderata, è necessario non soffrire la fame, e il trucco sta nel gestire adeguatamente i livelli degli zuccheri utilizzando quelli più lenti, quelli che non provocano un rialzo eccessivo di Insulina.

Controllare l’infiammazione: poichè utilizzando carboidrati favorevoli, siamo in grado di gestire in maniera adeguata i livelli di Insulina (e quindi di non patire la fame conseguente a tale fenomeno), contemporaneamente eviteremo che l’eccesso di questo ormone sposti l’equilibrio degli Eicosanoidi a favore di quelli pro infiammatori.

Migliorare l’irrorazione dei tessuti: deriva dall’assenza di infiammazione che si ottiene modulando gli Eicosanoidi. Se garantiamo al corpo un buon livello di Eicosanoidi anti infiammatori, gli garantiamo un effetto vasodilatatore che porterà ossigeno e nutrimento alle nostre cellule.

Ricapitoliamo

Il metabolismo cellulare insieme ad altri fattori esterni, provoca la formazione di radicali liberi. Da questi deriva una reazione a catena che dà come risultato la glicosilazione delle proteine e l’attacco agli acidi grassi insaturi. Dalla glicosilazione deriva la formazione delle rughe. Dall’ossidazione degli acidi grassi deriva la formazione di Eicosanoidi pro infiammatori, che porta alla diminuzione di ossigeno e all’inizio del fenomeno infiammatorio che, a sua volta, facilita il processo di formazione delle rughe. Tutto questo si può gestire molto bene mantenendo bassi i livelli di infiammazione nel nostro organismo rispettando le regole sopra citate e facendo eventualmente uso di buona integrazione, della quale potremmo parlare in futuro. Questo è il primo fondamentale passo per permettere al nostro corpo di attutire gli effetti del tempo senza eccesivi danni.

Articolo pubblicato originariamente su Cabines.



Un Capodanno alternativo all’insegna del benessere

La proposta per un Capodanno alternativo all’insegna del benessere, con me e Terme di Saturnia, è talmente originale che si è meritata un articolo sulla Homepage di Corriere.it.

Per scoprire i segreti della nutrizione per dimagrire senza soffrire e ritrovare il vero benessere.

Con l’augurio che nel nuovo anno si possano realizzare i sogni di ognuno di noi!

Veglione alle terme, in costume da bagno

Notti da ricordare: idromassaggi, acque tiepide e tanto spazio alla buona cucina. E a Saturnia il cenone “bilanciato”

Feste di fine anno immersi in una piscina tiepida a rimirar le stelle e senza allontanarsi troppo da casa? Non è una “mission impossible”. La soluzione c’è e si chiama terme. In Italia – ormai non è una novità – le località termali stanno vivendo un momento d’oro. E le iniziative, per una serata simpatica o decisamente singolare, fioccano.

Le feste al Terme di Saturnia Spa & Golf Resort

Le feste al Terme di Saturnia Spa & Golf Resort

LA NOTTE DEL GATTOPARDO – Partiamo da quella più sorprendente: alle Terme di Saturnia Spa & Golf Resort (vai al sito web), a 50 km da Grosseto, tra le colline di Maremma, un paradiso per gli amanti delle acque termali, del golf e della buona tavola, si sono messi in testa di regalare una notte da sogno ai loro ospiti a 5 stelle. La notte di Capodanno sarà l’occasione per rivivere le atmosfere dell’indimenticabile ballo del Gattopardo: la Sicilia nobiliare dell’800, raccontata da Tomasi di Lampedusa e portata sul grande schermo da Luchino Visconti nel 1963 (con Alain Delon, Claudia Cardinale e Burt Lancaster), rivivrà per una notte nel wellness resort, trasformato per la notte di San Silvestro in un set cinematografico. Tra candele, broccati, cristalli, porcellane e coppe dorate, un’orchestra d’archi accompagnerà gli ospiti durante il cocktail e la cena gourmet proposta dagli chef di Terme di Saturnia (due i ristoranti: Aqualuce e All’acquacotta, lo «stellato» Michelin guidato dallo chef Alessandro Bocci). Si chiuderà con i fuochi d’artificio sulle acque della sorgente termale per brindare al nuovo anno.

Il «cratere» termale delle Terme di Saturnia

Il «cratere» termale delle Terme di Saturnia

IN FORMA ANCHE A CAPODANNO – Ma a Saturnia, dal cui «cratere» sprigionano le acque arricchite di zolfo e anidride carbonica raccolte alle falde del monte Amiata, c’è di più: fedeli al motto “benessere totale” al Terme & Golf Resort si può festeggiare anche a tavola senza eccessi e, soprattutto, senza rinunciare al benessere psico-fisico. Merito di una coppia di campioni ingaggiati dalla scorsa estate nel resort termale: la nutrizionista Daniela Morandi (autrice di diversi best seller scritti a quattro mani con il nutrizionista americano Barry Sears, guru della dieta a zona) e allo chef Claudio Colombo (qualche stagione fa in tv con la Prova del Cuoco di Antonella Clerici). Il programma «Your Nutritional Reset» promette di seguire l’ospite pasto dopo pasto con una dieta tagliata su misura e assolutamente piacevole: pietanze genuine, equilibrate (fedeli alla filosofia delle diete bilanciate) e disegnate dall’amorevole cura del giovane chef. Anche (perché no?) per il cenone di San Silvestro. Menù da provare, che non fanno rimpiangere la cucina tradizionale e che non sono necessariamente rivolti a chi deve perdere peso. […]

Fonte



Un’esperienza con Your Nutritional Reset

1 settimana per dimagrire

Mi è stata segnalata la bellissima recensione che Katia Brega ha fatto per DRepubblica sulla sua esperienza settimanale con Your Nutritional Reset alle Terme di Saturnia.

Sono stata felice di leggere la soddisfazione di chi ha toccato con mano gli effetti benefici del percorso di rieducazione alimentare.

Ma soprattutto sono contenta che Katia sia stata con noi e abbia vissuto questa particolare esperienza.  Ricevere un apprezzamento fa sempre piacere, ma diventa speciale se fatto da una persona che si è dimostrata una vera professionista.

Grazie Katia!

 

 

 

1 settimana per dimagrire

Sette giorni tra sport, dieta e trattamenti SPA. Ecco la mia esperienza alle Terme di Saturnia per iniziare un percorso alimentare di attività fisica e rieducazione. L’insegnamento? Per dimagrire serve un impegno quotidiano. Facile da seguire e capace di cambiarti davvero

Come tutte, prima o poi, mi sono trovata di fronte allo specchio con qualche chilo di troppo. Il primo pensiero, ovviamente, è stato: ma perché non riesco a dimagrire? Sono tante, infatti, le piccole abitudini alimentari che non conosciamo bene e che ci portano ad accumulare peso. Ho così scelto di provare in prima persona un programma dietetico di rieducazione alimentare, non solo dimagrante. Quest’autunno, quindi, mi armo di buona volontà e blocknotes e parto per le Terme di Saturnia per seguire la settimana “Your Nutritional Reset”, un percorso di insegnamento per conquistare e mantenere la migliore forma psico-fisica attraverso strategie nutrizionali all’avanguardia, frutto di un accordo di collaborazione siglato con la dottoressa Daniela Morandi, fra i più autorevoli esperti internazionali in tema di nutrizione. Si tratta di un percorso che coniuga una dieta bilanciata (pane, pasta e patate, addio), attività fisica (benvenuto, ventre piatto) e trattamenti corpo e viso poiché il benessere si vede anche dal viso. Lasciando Milano penso di andare a tuffarmi in un’oasi di total relax e grandi dormite, invece prendo il programma quasi come un lavoro (la solita esagerata) e divento iper attiva. Non ci credete? Ecco allora un esempio di mia giornata quotidiana:

7.00: sveglia
7.30: colazione
8.00-8.45: camminata
9.00-9.20: aquagym nella piscina termale
10.00-11.30: riposo
12.00-13.00: wellness hike (altra camminata)
13.00-14.00: pranzo
14.00-16.00: calco modellante e linfo viso
16.00-16.30: shape gambe e glutei (ginnastica)
17.00-17.30: nutritional coaching (incontro con la dottoressa)
17.30-18.00: ginnastica posturale
18.00-18.30: cyclette e tapis roulant
20.30-21.30: cena

Ci tengo a precisare che l’unica attività fisica “obbligatoria” è la passeggiata prima di pranzo 4 giorni su 7, per il resto ho voluto personalmente approfittare dell’occasione e provare tutto ciò che potevo, come il pilates e il golf.

Riassumo quindi la mia esperienza in 3 punti: la dieta, lo sport più interessante e il trattamento Spa che mi hanno colpito maggiormente.

PIANO ALIMENTARE PERSONALIZZATO

Non si tratta di una semplice dieta, ma di un nuovo stile di vita e rapporto con il cibo. La dottoressa Morandi punta, infatti, l’attenzione sull’importanza dell’alimentazione per 3 motivi: la salute, la prevenzione degli effetti dell’invecchiamento e la perdita di peso graduale ma efficace. Fondamentale è la risposta ormonale del singolo ai diversi alimenti, ovvero alla loro composizione chimica e a come vengono tra loro associati, nonché all’ora in cui si assumono. Di uguale importanza è il controllo del carico glicemico, ovvero dell’indice glicemico: sistema di classificazione che misura la velocità di digestione e assorbimento dei carboidrati e il loro effetto sulla glicemia, cioè sui livelli di glucosio (zuccheri) nel sangue. Ognuno reagisce in modo diverso ed è per questo che ogni pomeriggio mi incontravo con la nutrizionista per scambiare pareri sulla “fame quotidiana”. A dire la verità, non ho mai mangiato tanto durante una dieta. Certo, i piatti preparati con cura dallo chef Claudio Colombo Severini erano un bijoux sia per gli occhi sia per il palato, ma anche adesso che continuo a seguire il programma “Your Nutritional Reset” a casa, da profana dei fornelli, non posso lamentarmi: sto continuando a dimagrire e ho fame solo all’ora giusta, prima dei pasti.

PILATES CON LE MACCHINE
Tra le mie sperimentazioni sportive alle Terme di Saturnia c’è stata, oltre a quella molto divertente del golf, anche quella del pilates con le macchine. In passato avevo frequentato solo un paio di lezioni di “pilates fusion” in una palestra milanese, ma sempre a corpo libero. Così, coraggiosa e fiduciosa, mi sono affidata alle mani della sapiente e simpatica fisioterapista Paola che mi ha “torturato” a dovere. Scherzi a parte, ho svolto una serie di esercizi per la schiena, le gambe e le braccia usando questi macchinari con molle che facilitavano il movimento oppure creavano attrito. In ogni esercizio ero seguita da vicino e corretta in modo attento da Paola, anche perché ogni movimento doveva essere effettuato in modo lento e con la respirazione giusta. La cosa più importante che ho imparato è stata l’attenzione da dare agli addominali: da tenere sempre contratti durante gli esercizi anche per proteggere la zona lombare. Dopo una settimana di full-immersion di attività fisica e dieta, mi sono ritrovata con 1,2 kg, 4 cm di vita e 3 cm di cosce in meno: un grande successo. Anche se è solo l’inizio!CALCO MODELLANTE
Il programma della Spa prevede una full-immersion per quanto riguarda trattamenti viso e soprattutto corpo. Tra i 10 appuntamenti, a cui sono sempre arrivata in orario, il mio preferito è stato il calco modellante. Un trattamento indicato sia per chi ha la cellulite, adiposità e ritenzione idrica, sia per chi soffre di pesantezza e gonfiori alle gambe, poiché favorisce il normale deflusso lasciando una sensazione di freschezza e sollievo a lungo. Si comincia con un massaggio su tutto il corpo di un mix di oli essenziali ricchi di principi attivi rinfrescanti e tonificanti, che determinano la fase fredda. Successivamente si indossano dei collant particolari sui quale viene applicato il calco che diventa ben presto solido e dà energia, data dall’alternanza di freddo/caldo. Questa sorta di ginnastica vasomotoria, utile ed efficace per la circolazione, è al tempo stesso molto strana come sensazione, ma anche piacevole e corroborante. A questo proposito, concludo con un aneddoto significativo: la penultima mattina ho fatto la mia prima lezione di golf, che mi è piaciuta molto, e nel pomeriggio avevo il secondo e ultimo calco modellante. Durante il primo avevo percepito nettamente l’alternanza caldo/freddo, mentre la seconda volta ho sentito quasi solo caldo e una specie di bruciore in un punto specifico della schiena (sopra le lombari). Il giorno dopo ho capito il perché: durante la lezione di golf la mia schiena (da qualche anno un po’ malandata) si era leggermente infiammata proprio in quel punto, forse per un colpo d’aria. Quindi il calco si era “accorto” dell’infiammazione in arrivo prima della sottoscritta… Saggezza indiana e della natura, direbbe la signora che me l’ha applicato.


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