Linea e benessere, senza soffrire la fame

Ti propongo un piccolo test per scoprire se le tue scelte alimentari sono correttamente bilanciate. Buon divertimento!

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Se decidi di fare un pasto leggero perché ti aspetta un pomeriggio di duro lavoro, è meglio scegliere

  1. Un piatto di pasta condita con semplice pomodoro e un’insalata mista
  2. Un piatto di bresaola con insalata e una macedonia di frutta
  3. Un’insalata di verdura mista con una macedonia di frutta

Risposta

  1. Troppi carboidrati, il rischio “abbiocco” è altissimo
  2. È la soluzione più bilanciata poiché vi sono sia proteine che carboidrati a lenta dissoluzione per cui il cervello sarà rifornito in maniera adeguata di zucchero e ci consentirà di lavorare con efficienza
  3. La verdura contiene pochissimo fruttosio, e la frutta senza l’accompagnamento delle proteine e dei grassi rischia di provocare cali di attenzione senso di fame nel pomeriggio

Hai deciso di perdere un po’ di peso. A pranzo scegli

  1. Un piatto di riso con il pomodoro
  2. Un toast
  3. Un piatto di pasta integrale con olio e grana

Risposta

  1. Il carico glicemico del riso è molto alto quindi questa scelta provocherà un rialzo insulinico eccessivo promuovendo la formazione di massa grassa
  2. Il pane ha un carico glicemico alto ma la presenza delle proteine nel toast bilancia un po’ la situazione rendendo questa la scelta migliore
  3. La pasta integrale è meno sfavorevole glicemicamente rispetto a quella tradizionale. La presenza dell’olio rallenta l’assorbimento dei carboidrati, ma la proteina del grana è certamente non sufficiente a controbilanciare la quantità di pasta utilizzata.

Hai deciso di concederti una frittura di pesce fatta in casa. Per farla scegli

  1. Olio di semi vegetali
  2. Olio extravergine di oliva
  3. Burro

Risposta

  1. L’olio di semi vegetali è ricco di omega 6, per cui ha un effetto infiammatorio nel nostro organismo
  2. L’olio extravergine di oliva è povero di omega 6 e ricco di sostanze anti ossidanti per cui è la scelta più sana
  3. Il burro è (sorprendentemente!) povero di omega 6 per cui non sarebbe una scelta troppo negativa se si utilizzasse “crudo” e non fritto

ice-2194054_640Parliamo di gelato. Nel tentativo di non fare troppi danni alla vostra linea decidete di prendere

  1. un semplice ghiacciolo
  2. un gelato alla crema fatto artigianalmente
  3. un gelato confezionato

 

 

Risposta

  1. Errore tremendo! Il ghiacciolo è normalmente fatto con acqua e sciroppo pieno di zucchero che oltre ad essere un vero attentato alla linea, provocherebbe a breve senso di fame e desiderio di mangiarne un altro apparentemente sembra quello più pericoloso.
  2. Se è un gelato artigianale, sarà preparato con il latte che è un alimento completo. La presenza dello zucchero sarà comunque in parte “bilanciata” proprio dai grassi presenti nel latte che danno senso di sazietà evitandoci di mangiarne in quantità eccessiva
  3. In genere sono molto ricchi di zucchero e di consistenza “leggera”. Il pericolo è quello di non sentirsi sazi e avere la tentazione di mangiarne grandi quantità anche a causa dello stimolo al cervello a richiedere ulteriori zuccheri dato dalla grande concentrazione degli stessi presenti nel preparato.

Decidi di bere qualcosa a metà pomeriggio perché senti un “buco” allo stomaco e hai la possibilità di scegliere tra

  1. Un centrifugato di frutta
  2. Un bicchiere di latte freddo
  3. Un succo senza zucchero

Risposta

  1. Il centrifugato garantisce un buon apporto vitaminico, ma nello stesso tempo –essendo stato privato della fibra della frutta-, provocherà anche un rialzo glicemico importante e darà poca “soddisfazione”
  2. Il latte è un alimento completo che nutre e sazia allo stesso tempo permettendoti di arrivare all’ora di cena senza un appetito esagerato
  3. Il succo senza zucchero può dissetare, ma l’eventuale senso di sazietà è destinato a durare pochissimo senza contare che lo stimolo dolce al cervello potrebbe peggiorare il senso di vuoto allo stomaco

Ti trovi a un buffet. Preferisci abbinare

  1. Degli antipasti di sfoglia salata, dei primi e della frutta
  2. Degli antipasti di pesce, della verdura e un dolce
  3. I secondi, la verdura, la frutta e un dolce

Risposta

  1. Troppi carboidrati e niente proteine. Danno alla linea assicurato e fame entro breve
  2. Anche se il dolce è sicuramente un peccato di gola, l’abbinamento con le proteine aiuta a limitare il danno e la presenza della verdura aiuta la sazietà
  3. Devi scegliere tra la frutta e il dolce altrimenti hai comunque un eccesso di zuccheri. Ovviamente la frutta sarebbe la scelta migliore!

Qual è la scelta migliore tra

  1. un piatto di mozzarella e prosciutto
  2. un piatto di verdure grigliate con la mozzarella
  3. un piatto di prosciutto e melone

Risposta

  1. Mescolare proteine di diversa “razza” non è mai corretto ai fini della digestione. L’abbinamento di tale tipo spesso sazia poco.
  2. Abbinamento decisamente sano e leggero Il melone è un frutto molto ricco di zuccheri: rende il pasto leggero ma la sazietà permane poco.
  3. Ottima l’abbinamento del prosciutto con le pesche al posto del melone

Lettura delle risposte.

Se hai collezionato una maggioranza di 1. Tendi a fare scelte gustose ma decisamente sbilanciate nel rapporto tra i macronutrienti. Ricorda che le scelte migliori sia per la linea che per il senso di sazietà prevedono sempre la presenza delle proteine, dei carboidrati provenienti principalmente dalla frutta e verdura e dei grassi (che ci sono quasi sempre nelle verdure sotto forma di olio o nelle proteine)

Se hai collezionato una maggioranza di 2. Sai fare delle buone scelte anche quando decidi di trasgredire alle regole. Sai comunque gestire bene l’equilibrio tra i macronutrienti

Se hai collezionato una maggioranza di 3. Ci sei quasi!! Manca qualche accortezza, ma non fai errori irreparabili.

Pubblicato originariamente su Mabella.

Energia sottile. Biochimica e calorie negli alimenti

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Più di vent’anni fa, quando si iniziò a parlare di nutrizione in termini biochimico-molecolari, ci fu uno scontro ideologico-culturale nel mondo scientifico estremamente violento, e il dr Sears – che di questa rivoluzione fu il padre – per anni negli Stati Uniti e nel mondo venne visto come un biochimico delirante.

Anche se le cose sono cambiate, tuttavia molte persone sono ancora condizionate da un vecchio modello secondo il quale gli alimenti sono solo ed esclusivamente carburante per il nostro organismo che viene considerato come una caldaia, ed è per questo che si parla molto spesso della nutrizione ancora solo in termini calorici.

In effetti gli alimenti sono il carburante per il nostro organismo, ma solo alla fine, dopo che gli stessi hanno svolto nel nostro corpo tutta una serie di funzioni molto più importanti.

Come nutrizionista – nell’esperienza quotidiana con le persone – mi sto accorgendo che con alcuni alimenti succede qualcosa di strano: non rispondono pienamente alle leggi biochimiche che li regolano ed è come se ci fosse un “vuoto” di informazioni che deve essere colmato. Ho capito che non basta più nemmeno considerare l’aspetto biochimico ormonale degli alimenti, perché è necessario ampliare la nostra visione iniziando a considerare qualcosa ancora di diverso, ossia l’energia “sottile” che caratterizza gli stessi.

Un alimento può essere un carboidrato, ma non “rispondere” in pieno alle regole biochimiche perché carente da un punto di vista energetico.

È necessario tenere presente i principi di cui parla la fisica quantistica con un ampliamento di visuale, un’integrazione, una sinergia tra biochimica e fisica e così quando consideriamo gli alimenti anche sotto questo aspetto possiamo, quindi, dire che essi sono dei sistemi informativi estremamente sviluppati che sostengono i nostri processi vitali, e non meri agglomerati calorici.

Nel momento in cui ci nutriamo con un alimento, esso ci trasmetterà le informazioni energetiche relative all’alimento stesso, al modo e all’ambiente in cui è stato coltivato da cui deriveranno le sue caratteristiche nutrizionali, al modo in cui è stato poi cucinato (pensiamo all’importanza di chi “maneggia” il cibo!), quindi una reazione biochimico-ormonale e infine un apporto calorico…

Un mondo, un modo assolutamente nuovo e affascinante di considerare ciò di cui ci nutriamo.

Quello che finora noi abbiamo sottovalutato è stata la parte dell’informazione energetica, perché per nostra fortuna gli alimenti sono sempre riusciti a rimanere “intatti” .

Purtroppo, però, le condizioni ambientali sono cambiate e la qualità del cibo oramai è compromessa nel suo aspetto informazionale.

Infatti, fino a quando gli alimenti sono rimasti “intatti” e l’ambiente è rimasto “intatto” – nel limite della capacità di adattamento dello stesso – l’importanza dell’aspetto energetico poteva essere sottovalutata perché il cibo riusciva a mantenere le sue caratteristiche originarie.

Ciò che sta succedendo ora è la conseguenza di un abuso del terreno, delle colture e di sostanze chimiche per ottenere sovrapproduzioni che permettano di soddisfare una richiesta di mercato probabilmente mai così alta rispetto al passato.

Basta guardare cosa sta succedendo con le bacche di Goji: mi chiedo come possa essere che la natura all’improvviso produca così tante bacche da permettere di trovarle ovunque a prezzi ridicoli: colture intensive con risultati nutrizionali pari a zero…

Faccio una premessa: non sono mai stata una paladina del cosiddetto “bio”, perché sono sempre stata abbastanza scettica sulla serietà di molti degli operatori in questo settore, temendo – come spesso accade – che alcuni di essi possano approfittare di un momento storico favorevole per ingannare il consumatore che non è in grado di distinguere un prodotto bio da un prodotto non-bio.

Devo, però, ammettere che negli anni ho toccato con mano la diversità di reazione delle persone agli stessi alimenti: la frutta e la verdura di adesso non reagiscono sulle persone come la frutta e la verdura di 15 anni fa, e questo è da tempo che mi fa pensare e ho iniziato a documentarmi.

Ho avuto la possibilità di consultare dei lavori scientifici in cui sono state fotografate con una metodica riproducibile in laboratorio delle materie prime vegetali derivanti da colture bio e da colture non bio.

Facciamo una precisazione: bio significa che le piante crescono in un ambiente in cui l’uomo si focalizza affinché la vita venga preservata in tutti i suoi aspetti e quindi la pianta stessa possa crescere nella sua interezza. Per essere chiari, nell’agricoltura bio per far crescere bene una pianta viene fatto sì che cresca bene anche il lombrico che serve alla creazione del terreno favorevole alla pianta stessa, nell’agricoltura bio è tutto il ciclo vitale che prende forma, è la parte organica del terreno che viene coltivata affinché la pianta possa rinforzarsi e si possa sviluppare al meglio.

La condizione essenziale per un’agricoltura ecologica è un terreno vitale ricco di flora e di fauna: molto spesso il messaggio che viene passato è che la coltivazione bio sia semplicemente assenza di sostanze chimiche; in realtà questo fatto è solo una conseguenza perché se la pianta è forte non è necessario utilizzare la sostanza chimica.

Teniamo presente che le moderne tecniche agricole con l’utilizzo di prodotti fitosanitari traggono le loro origini dagli studi del chimico Justus Von Liebig, secondo cui le piante crescono più velocemente con l’utilizzo dei fertilizzanti chimici: è un metodo scientifico, razionale incentrato sull’efficienza che non si preoccupa molto delle conseguenze né sull’ambiente né sugli stessi alimenti, se utilizzato a lungo.

Quello che è successo è che lo sfruttamento del terreno ha portato nel tempo alla diminuzione di sostanze minerali, vitamine, oligoelementi tanto da impoverire gli alimenti e, anche qualora queste sostanze possano essere rimpiazzate artificialmente, l’alimento che ne deriva non sarà mai uguale a quello originale.

close-up-1835934_640Ecco quello che osservo quotidianamente: le fragole sono belle, a volte sono anche buone, ma è come se fossero dei concentrati di zucchero senza un’anima, quindi con una risposta glicemica elevata e ingiustificata rispetto alla sua natura.

La verdura è come se fosse un concentrato di fibre senza il potere nutritivo che le dovrebbe caratterizzare. Ed è anche per questo che noto tutti i giorni sempre di più presente nelle persone un problema di reattività violenta (in termini di gonfiore) alla frutta e alla verdura probabilmente a causa dei FODMAPS, che non è normale.

La frutta e la verdura li abbiamo sempre mangiati, e non hanno mai creato tutto questo disagio: all’improvviso è come se la loro natura fosse cambiata.

Quando ho visto le foto al microscopio di come cambia la struttura molecolare di un alimento coltivato nel rispetto delle leggi della natura (chiamiamolo così, piuttosto che “bio”, proprio perché non voglio sostenere un movimento commerciale, quanto un atteggiamento di sensibilizzazione alla consapevolezza di ciò che acquistiamo) in confronto ad un prodotto frutto della agricoltura industrializzata, mi si è chiarito il mistero.

Nelle foto di una mela coltivata rispettando le leggi della natura è impressionante vedere come le molecole si dispongano addirittura riproducendo la struttura dell’albero, mentre nella mela “moderna”, vi sono veri e propri buchi tra le molecole che mi fanno pensare ai vuoti di informazione energetica che questi alimenti portano e quindi alla povertà in termini nutrizionali che essi trasmettono nel nostro organismo.

Le immagini degli alimenti coltivati nel rispetto della natura, sono armoniche, sono bellissime: le altre sono “spigolose”, “rotte”, senza un ordine.

Alimenti al microscopio

Qui ho parlato di vegetali, ma la stessa cosa succede con le proteine, anche le proteine animali.

Viene molto spesso fatto il processo alla carne rossa piuttosto che a carne bianca: il problema in realtà è capire come sono stati allevati gli animali da cui derivano le carni, in quali condizioni, che cosa hanno mangiato, quale stress hanno subito.

Generalizzare giudicando migliore la carne bianca piuttosto che la carne rossa è inesatto e obsoleto quanto giudicare il cibo solo come agglomerato calorico.

Anche nelle proteine di origine animale sarà fondamentale considerare l’aspetto energetico sottile.

Siamo di fronte a un cambio di “identità” degli alimenti che pensiamo di assumere: ora capisco perché negli Stati Uniti sta iniziando un violento movimento contro tutto ciò che è il “processed food”, ossia il cibo trasformato. Non è semplice ritornare indietro da un processo di industrializzazione, però è anche vero che il mercato segue la domanda: se noi consumatori iniziamo a essere più consapevoli, nel tempo qualcosa potrà cambiare. Iniziamo da cose molto semplici: rispettare la stagionalità della frutta e della verdura, acquistiamo solo merce locale, cerchiamo prodotti veramente bio o perlomeno evitiamo quelli che provengono da paesi stranieri molto lontani in cui i controlli sulla produzione sono inesistenti. Quando mangiamo le proteine animali, cerchiamo gli animali cresciuti nel nostro territorio: lasciamo la carne argentina in Argentina, la carne americana negli Stati Uniti, e la carne giapponese in Giappone.

In Italia abbiamo delle meravigliose produzioni estremamente controllate, che per fortuna non vengono “trattate” in maniera strana come avviene in alcuni paesi.

Non ho niente in contrario contro i formaggi francesi, ma abbiamo una produzione italiana che può fare invidia al mondo: meno strada facciamo fare agli alimenti meno questi devono essere trattati.

Il Trentino ad esempio, è una regione che si distingue per un’eccellenza: predilige, premia e privilegia la produzione locale rispetto a tutto il resto del paese.

In fondo un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi: mangiare i pomodori a dicembre, volere la papaia e il mango a Milano, pretendere le ciliegie a novembre, nel tempo ha portato ad una richiesta confusa nella produzione e abbiamo perso l’orientamento.

Ricordiamoci che il cibo è esattamente come noi: non è solo materia ma ha anche un’anima. Capire da dove viene, come è stato coltivato e come è stato cucinato è fondamentale per il nostro benessere.

Pubblicato originariamente su Mabella.

Via la massa grassa in eccesso

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Arriva la primavera, è il momento di cambiare gli abiti, ci si accorge che d’inverno abbiamo esagerato con la cioccolata e con la scusa che i maglioni e il cappotto nascondono tutto forse siamo state un po’ generose nel concederci qualche vizio di troppo. Non facciamoci prendere dal panico, e cerchiamo di affrontare l’emergenza (che comunque si ripete ogni anno, quindi tanto emergenza non è!), in maniera razionale e costruttiva. È assolutamente inutile pensare di porre rimedio alla situazione semplicemente mangiando di meno o smettendo di mangiare: questo è un approccio assolutamente sbagliato che durerebbe pochissimo e darebbe poi origine a un fenomeno di rebound che porterebbe ad un peggioramento della situazione e a un probabile saccheggio del frigorifero in tempi brevi. La cosa più intelligente da fare è quella di ricordarsi che l’unico modo per poter perdere la massa grassa in eccesso eventualmente accumulata durante l’inverno, è quella di poter mangiare una minore quantità di calorie, di poter mangiare delle calorie a basso carico glicemico il tutto però senza patire la fame e soprattutto senza sentirsi stanchi, privi di energia e di pessimo umore. Per fare questo è necessario che gli zuccheri che introduciamo nel nostro organismo siano costanti durante la giornata e che possano nutrire in maniera adeguata il cervello, che è l’organo che regola tutte le nostre funzioni vitali, il nostro umore, la nostra energia, il senso di fame, e molto altro.

vegetables-791892_640La prima cosa da fare sarà selezionare attentamente le fonti dalle quali trarre gli zuccheri ossia le fonti dei carboidrati: verdura e frutta saranno le fonti predilette poiché dotate di carico glicemico generalmente basso, che garantisce un apporto costante di zuccheri al nostro cervello. Dal momento che ci ritroviamo ad avere un problema di massa grassa in eccesso, sarà assolutamente raccomandato evitare in questo momento tutte le altre fonti di carboidrati quali pane, pasta, riso, pizza, dolci, eccetera. Ovviamente nutrirsi solo di una fonte di carboidrati – per quanto favorevoli – non ci garantirebbe assolutamente il senso della sazietà, per cui entro poche ore dal pasto ci ritroveremmo con una fame terrificante e sarebbe davvero difficile seguire il nostro percorso nutrizionale. È per questo che ricorriamo all’aiuto di una fonte proteica: ognuno può scegliere la fonte che più ritiene adatta alle proprie convinzioni; che sia animale o vegetale, attenzione solo alle proteine vegetali come i legumi, se si cerca di perdere massa grassa, poiché tale tipo di carboidrati stimola la risposta insulinica e favorisce l’accumulo della massa grassa stessa.

Per quello che riguarda le proteine animali, quello che è importante è fare attenzione che la carne provenga da un animale che è stato nutrito e allevato in maniera adeguata e non in maniera intensiva, poiché altrimenti rischia di essere ricco di ormoni, antibiotici e anche di cortisolo, poiché ha condotto una vita molto stressata. Ricordo anche che la presenza delle proteine aiuta a controllare il picco glicemico dei carboidrati, oltre ad avere un’azione ormonale da parte del glucagone, che a sua volta agisce in tandem con l’insulina, ormone legato ai carboidrati.

yogurt-1442034_640È anche importante sfatare il mito secondo cui per perdere la massa grassa in eccesso è necessario togliere tutti i grassi: quelli giusti sono fondamentali per la nostra vita e soprattutto hanno un forte potere saziante, poiché agiscono a livello biochimico sul senso della sazietà, ma sono anche i mattoncini che formano una classe di ormoni fondamentali per la nostra salute, che si chiamano eicosanoidi e che presiedono al fenomeno vitale dell’infiammazione e della risoluzione dell’infiammazione. Inoltre, come le proteine, anche i grassi favoriscono il controllo dei picchi glicemici.

Quello che però succede quando si utilizza come fonte di carboidrati molta verdura e frutta, è che molto spesso ci si ritrova con fastidiosissimi gonfiori: sembra quasi che per ritornare in forma si debba essere condannati a subire questa penitenza. La colpa di questo è dei FODMAPS, acronimo inglese delle iniziali di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli, dei quali in realtà avevamo già parlato più di un anno fa ma che solo recentemente hanno attirato l’attenzione della stampa specializzata.

Il problema dei FODMAPS, in realtà, è che sono presenti in tantissimi alimenti, non solo frutta e verdura ma anche nelle proteine, nei grassi, nei dolcificanti e nei formaggi, ossia negli alimenti che utilizziamo per bilanciare correttamente i nostri pasti, per cui qui di seguito indico gli alimenti che ne sono privi o ne contengono molto pochi per ottimizzare i risultati del nostro percorso.

Ortaggi privi di FODMAPS

bietole, carote (ma usatele con cautela e solo crude, perché sono molto zuccherine), cetrioli, cuori di palma, fagiolini, finocchi, germogli di bambù, germogli di soia, invidia belga, lattuga, melanzane, peperoni, pomodori, rape, rapanelli, sedano rapa, spinaci, zucchine.

Frutta priva di FODMAPS

arancia, clementine, lime, limone, pompelmo, fragole, lamponi, mirtilli, kiwi. Formaggi privi di FODMAPS brie, camembert, emmenthal, feta, fontina, gorgonzola, gruviera, mozzarella, parmigiano, pecorino, provolone, stracchino, taleggio.

Latticini privi di FODMAPS

latte senza lattosio, yogurt senza lattosio.

Frutta secca priva di FODMAPS

Arachidi, mandorle, nocciole, noci, pinoli.

Proteine prive di FODMAPS

carne e pollame, pesci e frutti di mare, seitan, tofu, uova.

Ovviamente la natura non fa le cose a caso: i FODMAPS hanno comunque un loro ruolo molto importante sulla nostra flora intestinale. Il problema si pone quando per un qualche motivo si crea uno squilibrio nel nostro organismo o quando ne mangiamo in quantità eccessiva: non è assolutamente consigliabile eliminare per sempre gli alimenti contenenti i FODMAPS. Lo consiglio solo in periodi limitati, quando voglio raggiungere un risultato davvero ottimale.

La nostra strategia di emergenza per gli eccessi invernali sarà quindi la seguente:

drink-2355224_640A colazione: iniziate la giornata con un bicchiere di acqua tiepida e il succo di mezzo limone per alcalinizzare l’organismo. Possiamo poi fare un frullato con la frutta precedentemente indicata, con l’aggiunta di due cucchiai di proteine del siero del latte prive di lattosio e l’aggiunta di sei mandorle.

Ad ogni pasto principale: assumeremo una quantità adeguata di proteine, che ci garantiscono sazietà, mantenimento della massa muscolare e controllo della glicemia; tutte le verdure che vogliamo tra quelle indicate sopra prive di FODMAPS per evitare fastidiosi gonfiori, o comunque tutte quelle di stagione escludendo patate, carote cotte, legumi e mais utilizzando un cucchiaio di olio e.v.o. per condirle, e un frutto possibilmente tra quelli indicati sopra.

Tra i due pasti principali è molto importante inserire uno snack che comprenda la presenza di proteine carboidrati e grassi: personalmente prediligo quelli bilanciati 40 30 30 secondo la strategia nutrizionale Zona, ma se avete la possibilità di utilizzare il cibo un’ottima soluzione può essere anche quella di utilizzare 20 g di parmigiano con 170 g di fragole oppure uno yogurt senza lattosio. Qualora anche tra la prima e la seconda colazione dovessero passare più di quattro ore consiglio di inserire uno snack. Non abbiate mai paura di fare uno snack in più, perché se il cervello è nutrito con zuccheri a sufficienza, non ci farà brutte sorprese con uno di quei raptus che ci porta al frigorifero o alle macchinette delle merendine senza che nemmeno ce ne siamo resi conto. Per il prossimo anno però, cerchiamo di non farci prendere dal panico della prova costume all’ultimo momento!

Pubblicato originariamente su Mabella.

La zona del benessere

Lo scorso maggio ho partecipato all’International Congress Science in Nutrition e ho avuto il piacere di essere intervistata insieme al dr. Barry Sears sui “nostri” argomenti e principi guida in materia di nutrizione. Riporto qui l’intervista completa comparsa su Mabella.


 

Cheesecake dieta Zona

In occasione del 4th International Congress Science in Nutrition tenutosi il 5 e il 6 maggio a Milano, abbiamo avuto il piacere di incontrare Barry Sears scienziato di fama mondiale, padre della Strategia Nutrizionale Zona e la dottoressa Daniela Morandi, sua “Zone coach” di riferimento in Europa per l’insegnamento e la diffusione della nutrizione su base biochimica, colei che ha portato la Zona in cucina con il suo Nutrigourmet by Daniela Morandi. Con loro abbiamo ovviamente parlato di Zona, ma anche della filosofia con la quale bisogna affrontare il tema della nutrizione.

dr SearsDottor Sears, nell’informarci sulla Dieta Zona abbiamo letto questa sua dichiarazione: “Se alla mattina vi svegliate pieni di energia, con la mente lucida, uno stato d’animo sereno e un atteggiamento positivo nei confronti dei problemi che la vita ci propone quotidianamente, allora siete in Zona. Nella Zona la mente è rilassata, ma contemporaneamente vigile e focalizzata con precisione. Il corpo è forte e infaticabile, lo spirito euforico“. Ci interessa un suo commento

Userei un linguaggio più diretto. Ecco quindi la definizione corretta della Zona. La Zona è definita da valori del nostro sangue riferiti a marker che utilizza di routine l’Università di Harvard. Solo se tutti i parametri clinici che io uso per definire la Zona sono entro i valori corretti ci si potrà considerare in Zona. Essere in Zona significa avere una capacità massima di controllare l’infiammazione. Ed è l’infiammazione in eccesso che causa l’aumento di massa grassa, un più precoce sviluppo di malattie croniche e l’accelerazione di processi di invecchiamento. Essere in Zona non significa che mai ingrasseremo o mai avremo una malattia cronica, ma è indice di una maggiore resistenza a questi eventi, grazie al controllo della principale forza motrice che è alla loro base (l’infiammazione in eccesso). Significa anche che se già abbiamo una malattia cronica saremo in grado di gestirla più efficacemente. Le conseguenze soggettive di un miglior controllo dell’infiammazione sono: miglioramento dell’umore, migliore capacità di concentrazione, minore affaticamento (per una stabilizzazione della glicemia) e migliore capacità di recupero dopo un’attività fisica intensa.

La Zona non nasce come una dieta ma come stile di vita. Nella Zona il cibo diventa medicina. Da quali studi nasce questa convinzione?

Il mio iniziale campo di ricerca e attività non era la nutrizione, bensì lo sviluppo di sistemi di somministrazione di farmaci per via endovenosa per la terapia del cancro. I farmaci oncologici, come quelli per le altre malattie croniche, devono essere mantenuti entro una zona terapeutica. Ho seguito lo stesso principio nell’usare la Dieta Zona allo scopo di mantenere gli ormoni generati dall’alimentazione entro una zona terapeutica di controllo dell’infiammazione. Dato che le variazioni ormonali indotte da un singolo pasto dureranno solo 5 ore, bisognerà trattare il cibo come un farmaco, da prendere alla dose giusta e al dosaggio giusto per mantenere gli ormoni generati dal cibo entro le loro relative zone terapeutiche. Sono stati pubblicati oltre 30 studi clinici che utilizzano la Dieta Zona come un farmaco in cui l’assunzione di cibo nei soggetti è controllata rigidamente. Tutti questi studi dimostrano che la Dieta Zona è superiore ad altri regimi alimentari in termini di controllo ormonale, perdita di massa grassa, riduzioni di zuccheri e grassi nel sangue, riduzione dell’appetito e, aspetto essenziale, riduzione dell’infiammazione. Ciò spiega perché le raccomandazioni alimentari del Joslin Diabetes Centerdella, facoltà di medicina di Harvard per la gestione del diabete di tipo 2, siano essenzialmente quelle della Dieta Zona.

Qual è il principio biochimico alla base della Zona?

La Dieta Zona è stata ideata per influenzare le risposte ormonali dopo ogni pasto e controllare l’infiammazione. Sono due i gruppi di ormoni che in ultima analisi controllano l’infiammazione: eicosanoidi e resolvine. Meglio si è in grado di bilanciare eicosanoidi e resolvine in ogni organo e meglio riusciremo a tenere sotto controllo l’infiammazione

Carboidrati, proteine, grassi. Come vanno bilanciati e quali abbinamenti sono sconsigliati?

Il bilanciamento di carboidrati, proteine e grassi ad ogni pasto è abbastanza facile da raggiungere. Ad ogni pasto occorre mettere nel piatto una fonte di proteine magre delle dimensioni del palmo della propria mano. Poi riempire il resto del piatto con verdure non amidacee e una piccola quantità di frutta come dessert. Infine, aggiungere un filo di olio d’oliva per completare il pasto. Questo pasto non conterrà più di 400 calorie. Avremo la certezza di avere raggiunto il corretto bilanciamento ormonale se non sentiremo fame o stanchezza nelle 5 ore successive. E poi ripetere questo stesso processo per il pasto seguente. Così facendo seguiremo la Dieta Zona.

Il segreto della Dieta Zona sta nel palmo di una mano, cosa intende?

Per stimolare l’ormone glucagone nel sangue al fine di stabilizzare la glicemia e promuovere il rilascio di ormoni dell’intestino, come ad esempio PYY e GLP-1, affinché questi entrino in circolo e inducano la sazietà, abbiamo bisogno di quantità adeguate di proteine. Per la donna media questo corrisponde a circa 90 grammi di una fonte proteica magra (per esempio carni bianche o pesce) che forniscono circa 20 grammi di proteine. Per un uomo medio si arriva a circa 120 grammi dello stesso tipo di fonte proteica che apportano circa 30 grammi di proteine. Si tratta di una quantità di fonte proteica che va a riempire il palmo della mano. Va detto che ogni nutrizionista al mondo afferma di non assumere in un pasto più proteine di quante stiano nel palmo della mano. Sono completamente d’accordo. Aggiungo soltanto di non consumare meno di questa quantità di proteine. Seguendo questa regola, l’assunzione totale di proteine per uomo o donna medi italiani nella Dieta Zona è virtualmente identica a quella che attualmente vediamo.

Chi può fare la Dieta Zona?

Chiunque, dall’età di 6 mesi a 102 anni. La Dieta Zona è stata ideata per gestire malattie croniche come diabete e cardiopatie, ma è stata anche testata su atleti d’eccellenza che hanno vinto 25 medaglie d’oro nelle ultime 5 olimpiadi.

Daniela Morandi thumbnailDottoressa Morandi, come è riuscita a tradurre in Zona le ricette dei grandi chef italiani?

10 anni fa ebbi l’idea di unire le mie due grandi passioni: la cucina (immaginare di unire solo una proteina, un carboidrato ed un grasso in un piatto mi metteva tristezza!) e la nutrizione in Zona che è anche la mia professione. Venni vista come una “alternativa” nel mio ambiente, ma andai avanti lo stesso. Ne parlai con il dr. Sears che sposò e appoggiò la mia iniziativa con entusiasmo, tanto da chiedermi di diventare il co-autore del mio primo libro. Rischiai l’infarto per la felicità… Da allora tanta ricerca, tanto lavoro, tanta sperimentazione e tante notti in cucina, perché non basta bilanciare e ottenere il 40 30 30 per avere il risutato ormonalmente corretto.

Ho poi avuto la fortuna di lavorare con chef come Emanuele Scarello nel mio primo libro, e su ricette di Davide Oldani, Matiias Perdomo e Filippo Lamantia quando ho collaborato a libri del dr. Sears.

Inoltre, curo per lo stesso dr. Sears tutta la parte di sviluppo e ricerca delle nuove ricette in Italia e negli Starti Uniti.
Negli anni, poi, ho sviluppato il mio metodo Nutrigourmet by Daniela Morandi, che mi permette delle licenze poetiche sulla metodica tradizionale (sempre, ovviamente, sotto l’ala vigile del dr. Sears!) e sono supportata dal mio chef Claudio Colombo Severini, unico autorizzato ufficialmente dal dr. Sears a “gestire” ricette bilanciate in Zona.

Alimentarsi è anche gratificarsi. Quanto è appagante nutrirsi in Zona?

Tantissimo, è per questo che ho voluto “portare” la Zona in cucina in chiave “emozionale”! Tra l’altro io e il mio chef abbiamo messo a punto (collaborando con un gruppo di scienziati internazionali) prodotti come pizza, croissant e torte con il carico glicemico di una pesca ed una bella quantità di proteine: una totale rivoluzione.

In uno dei suoi numerosi articoli che abbiamo avuto il piacere di ospitare sulla nostra rivista, afferma “Il cibo è biochimica, ma ha anche un’anima che va ascoltata…”. È una bella immagine questa, cosa intende?

Il cibo è vivo, ha una sua energia, ed è come un essere vivente, perciò deve essere rispettato dal momento in cui inizia ad esistere (pensiamo al pomodoro che inizia a crescere sulla sua pianta) al momento in cui lo tocchiamo in cucina e poi lo degustiamo: dovremmo trattarlo con grande rispetto senza “manipolarlo” troppo chimicamente e industrialmente. Ho imparato, lavorando con gli chef, che il cibo… parla.

Psicologia e strategia nutrizionale: una preziosa alchimia dalla quale partire per costruire un percorso ad hoc. Cosa insegna a chi le chiede una consulenza per il dimagrimento?

Insegno che per dimagrire serve uno stile di vita, non un miracolo “mordi e fuggi”, ma anche ad essere consapevoli che ognuno di noi è un essere a sé, con una propria risposta glicemica.

Purtroppo non tutti siamo fisiologicamente “attrezzati” per poter diventare una taglia 38, a meno che non si sfoci nel deperimento, con conseguenze drammatiche.

Perdere peso è semplice, mantenerlo invece…?

Se si imparano le “regole” biochimiche e si imposta il dimagrimento dal punto di vista ormonale e non solo calorico, mantenere il risultato non è difficile.

Dieta e benessere emozionale. Vi è una stretta correlazione, cosa ne pensa?

Quando ci si nutre in maniera adeguata, senza senso di privazione e con il cervello ben supportato da una glicemia stabile, allora “si vola”. Il segreto è capire che il cervello DEVE essere nutrito (quindi niente diete “da fame”) e nutrito bene.

I giovani. Quanto è importante l’educazione alimentare?

Fondamentale! Fosse per me inserirei l’educazione alimentare sin dall’asilo.

Un consiglio sullo stile di vita che un over 50 dovrebbe adottare per rimanere in forma?
Fare attenzione a non “improvvisarsi” atleti rischiando guai seri, mangiare pensando molto all’attività anti infiammatoria che il cibo può avere e combattere con tutte le forze contro l’eccesso di stress. La qualità di vita è la più potente delle terapie.

Per chiudere un’ultima domanda al Dr. Sears.
Allora puntare alla longevità in perfetta salute e anche in perfetta forma è possibile e noi possiamo fare molto adottando una corretta strategia alimentare?

Certo che è possibile. Il nostro obiettivo è aumentare la durata della vita in salute, la “healthspan” e cioè la longevità meno gli anni di disabilità. È possibile estendere al meglio tale longevità tenendo l’infiammazione in una zona terapeutica. Il miglior modo, scientificamente dimostrato, per farlo è la Dieta Zona.

Harvard si avvicina alla dieta Zona dopo 20 anni

Con il permesso del Dr. Sears, pubblico la traduzione di un suo interessante articolo circa un nuovo studio di Harvard.


 

Ildr Barry Sears recente articolo di Smith et al. nell’edizione 2015 dell’American Journal of Clinical Nutrition ha cercato di rispondere alla domanda sulla prevenzione di base dell’aumento di peso (1). Si tratta in effetti di una domanda coerente, poiché la maggior parte degli studi sulla dieta si concentra su individui obesi/sovrappeso che perdono peso dopo anni di aumento di peso. Così questo nuovo articolo si sforza di stabilire strategie di prevenzione di base contro lo sviluppo di malattie cardiache, in opposizione a strategie di prevenzione secondaria per cercare di prevenire un altro attacco di cuore.

La strada per l’obesità non è rapida. L’aumento di peso negli adulti è di solito di 1 libbra/anno (0,45 kg/anno). Un pensiero ingenuo suggerirebbe che la risposta potrebbe essere semplicemente ridurre l’apporto calorico. Dopo tutto, avresti solo bisogno di ridurre l’apporto calorico di meno di 10 calorie al giorno per evitare teoricamente di guadagnare di 1 chilo di grasso all’anno. Tuttavia, uno studio precedente della Harvard Medical School ha indicato che è la combinazione degli alimenti, non solo il loro contenuto calorico, che determina l’aumento di peso a lungo termine (2).

Così, dopo un sacco di strette di mano statistiche, l’articolo conclude che per prevenire l’aumento di peso, si dovrebbe avviare un programma dietetico per consumare più proteine a basso contenuto di grassi e più carboidrati a basso carico glicemico (ad esempio, verdure non amidacee e frutta, come le bacche). Una raccomandazione finale è quella di evitare di mangiare pasti a basso contenuto di grassi in quanto questo comportamento tende a spingere una persona a una compensazione eccessiva mangiando più carboidrati.

Come uno degli autori dello studio ha dichiarato, “Il nostro studio si aggiunge alla crescente nuova ricerca per cui contare le calorie non è la strategia più efficace per la gestione del peso a lungo termine e la prevenzione. Alcuni alimenti aiutano a prevenire l’aumento di peso, altri peggiorano la situazione.”

Penso di aver detto la stessa cosa 20 anni fa con la pubblicazione del mio primo libro, The Zone. Tuttavia, a differenza di Harvard, ho tenuto in considerazione la scienza per sostenere perché questa strategia dietetica funziona. Si tratta in definitiva di controllare le risposte ormonali indotte dalla combinazione degli alimenti che si mangiano a ogni pasto, che determinano se aumenti di peso o perdi il peso in eccesso. Se vuoi evitare l’aumento di peso, devi seguire un programma dietetico che mantiene gli ormoni indotti dalla dieta in una zona compatibile con l’equilibrio di insulina. Se vuoi perdere peso in eccesso, devi seguire un programma dietetico che tenga gli ormoni indotti dalla dieta in quella stessa zona per mantenere l’equilibrio di insulina, perché è l’insulina in eccesso che ti fa ingrassare e ti mantiene grasso. E se vuoi evitare che il peso perso ritorni, devi seguire un programma dietetico che tenga gli ormoni indotti dalla dieta in quella stessa zona per mantenere l’equilibrio di insulina in modo da non recuperare il peso perso.

Forse questi ricercatori di Harvard possono aver trascurato The Zone, anche se era un bestseller del New York Times e uno dei libri sulla dieta più venduti di tutti i tempi. Inoltre, ho fornito istruzioni precise in The Zone sull’equilibrio dei macronutrienti di una dieta necessaria a controllare le risposte ormonali (3). Anche se è una curva a forma di campana, il punto centrale è a 40% di carboidrati a basso carico glicemico, 30% di proteine a basso contenuto di grassi e 30% di grassi, come illustrato di seguito:

Carico glicemico

Probabilmente nemmeno l’ignoranza dei miei concetti alimentari da parte di Harvard è il caso, dal momento che uno degli autori dello studio più recente ha fatto esperimenti clinici nel 1999 per dimostrare che un singolo pasto in Zona a parità di calorie potrebbe drasticamente modificare le risposte ormonali rispetto a un pasto a più alto contenuto di carboidrati (4).

A volte un’immagine vale più di mille parole, ecco la somma dei cambiamenti ormonali che questi ricercatori di Harvard hanno osservato con un singolo pasto.

Risposta ormonale

Mentre sono io il primo ad ammettere che la scienza si muove lentamente, è bello vedere che Harvard sta finalmente cominciando ad ammettere che forse un “contenuto calorico non è una caloria,” e che le conseguenze ormonali di ogni pasto dovrebbero essere prese in considerazione se vogliamo prevenire l’aumento di peso e le condizioni di co-morbidità di malattie croniche (diabete, malattie cardiache, cancro) che vengono con l’aumento di peso. Forse un giorno, in futuro, affermeranno anche che la ragione per cui l’aumento di peso è associata a queste malattie croniche è un aumento dell’infiammazione. Penso di aver anche scritto su questo argomento più di un decennio fa (5). Forse potrebbero citare il mio libro la prossima volta.

Riferimenti:

  1.  Smith JD, Hou T, Ludwig DS, Rimm EB, Willett WC, Hu FB, and Mozaffarian D.  “Changes in intake of protein foods, carbohydrate amount and quality and long-term weight change.” Amer J Clin Nutr 101:doi 10:3945/ajcn (2015)
  2.  Mozaffarian D, Hao T, Rimm EB, Willett WC, and Hu FB.  “Changes in diet and lifestyle and long-term weight gain in women and men.”  N Engl J Med 364:2392-2404 (2011)
  3.  Sears B.  The Zone.  Regan Books.  New York, NY (1995)
  4.  Ludwig DS, Majzoub JA, Al-Zahrani A, Dallal GE, Blanco I, and Roberts SB. “High-glycemic-index foods, overeating, and obesity.” Pediatrics 103:E26 (1999)
  5.  Sears B.  The Anti-Inflammation Zone.  Regan Books.  New York, NY (2005)

 

Il nuovo libro del Dr. Sears

The Mediterranean Zone-Barry SearsÈ finalmente uscito negli USA l’ultimo libro del Dr. Barry Sears “The Mediterranean Zone” (editore Random House).

Nel volume il Dr. Sears rivisita la dieta Mediterranea con i criteri della dieta Zona, perché mangiare secondo la dieta mediterranea non significa nutrirsi solo di pasta al pomodoro e pane. Anzi. Il potere anti-infiammatorio della nostra meravigliosa dieta sta altrove, ovvero nella ricchezza di polifenoli e acidi grassi omega-3 che la caratterizza.

Da sempre il Dr. Sears ci parla del ruolo chiave che questi fattori svolgono nella riduzione delle risposte infiammatorie e nell’attivazione dei meccanismi anti-invecchiamento dei nostri geni. Il nuovo libro illustra le più recenti scoperte scientifiche in proposito e mostra una strada per rallentare e possibilmente invertire il processo di modificazione dei geni che sta colpendo la popolazione americana.

Purtroppo non si tratta di un cambiamento che riguarda solo chi abita oltreoceano: numerosi studi dimostrano che anche in Europa abbiamo cominciato a cambiare le nostre abitudini alimentari, consumando cibi sempre più carichi di zuccheri e carboidrati, che cominciano a causare anche qui un aumento dell’obesità e dell’infiammazione cellulare con un impatto pesantissimo sulla salute pubblica in termini di malattie croniche.

Ringrazio ancora una volta il Dr. Sears, che ha dimostrato grande stima e fiducia in me e nella mia professione, dandomi la possibilità di contribuire a questo suo nuovo lavoro con una sezione dedicata ai piatti della Zona versione Mediterranea.

Come dicevo prima, Mediterranea significa ricca di frutta, verdura e olio di oliva e non carboidrati sfavorevoli, come spesso si vuol far intendere: al di là delle abitudini geografiche, se vogliamo un’attività anti infiammatoria dal cibo la biochimica non conosce confini geografici.

Grazie a questo lavoro, il Dr. Sears ha realizzato il mio grande sogno di essere il primo autore non americano a pubblicare sull’argomento Zona negli Stati Uniti, oltre a quello di essere già l’unico autore con cui lui pubblica.

Sono certa che anche questa volta il libro del Dr. Sears sarà un grande successo e darà un grande contributo alla nutrizione del futuro.

 

L’importanza dell’Indice Glicemico

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Fonte foto

All’inizio del mese di giugno c’è stato un importante incontro internazionale che ha visto riuniti alcuni tra i maggiori esperti nel campo della nutrizione, per parlare di carico glicemico dei cibi e dei suoi effetti sulla salute.

Nell’incontro organizzato dalla Nutrition Foundation of Italy e Oldways USA, gli esperti hanno dichiarato che la valutazione dell’indice e del carico glicemico è fondamentale per poter parlare di alimentazione corretta.

Un po’ di chiarezza

Cosa intendiamo quando parliamo di Indice Glicemico e Carico Glicemico?

Anzitutto bisogna tenere presente che si tratta di due elementi distinti: l’Indice Glicemico (IG) valuta la velocità con cui gli zuccheri di un carboidrato entrano in soluzione nel nostro sangue, mentre il Carico Glicemico (CG) è un parametro che stabilisce l’impatto sulla glicemia di un pasto glucidico, in base al suo indice glicemico (IG) e la quantità di carboidrati contenuti al suo interno.

Le conclusioni dello studio

Dal meeting e dalla ricerca emerge che IG e CG hanno importanti ricadute sulla risposta glicemica dell’individuo e che, quindi, il loro controllo è efficace sia nella prevenzione di diabete e malattie cardiovascolari, sia nel mantenere il peso sotto controllo.

Personalmente considero molto importante anche che dal documento emergano raccomandazioni perché Indice Glicemico e Carico Glicemico siano inclusi non solo nelle linee-guida dietetiche nazionali, ma anche sulle confezioni degli alimenti.

E riguardo la Dieta Zona?

Uno dei pilastri della Zona è proprio l’attenzione al carico glicemico e all’indice glicemico: ad essi è legata la risposta insulinica, e di conseguenza l’insorgenza dell’infiammazione cellulare.

Se scegliamo cibi  con basso carico glicemico, faremo già moltissimo per il nostro benessere. Infatti, se il carico glicemico è troppo alto, si produce un eccesso di insulina, che fa aumentare il peso corporeo, innesca il fenomeno dell’infiammazione cellulare e accelera il processo di invecchiamento. Se invece è troppo basso per un lungo periodo, si comincia a produrre l’ormone cortisolo, che non solo fa ingrassare e, come l’insulina, accelera anch’esso il processo di invecchiamento, ma deprime anche il sistema immunitario .

Inoltre, nutrirsi tenendo sotto controllo il carico glicemico garantisce di non soffrire la fame tra un pasto e l’altro.

Per agire in maniera efficace sull’infiammazione, la qualità nelle scelte nutrizionali (soprattutto per ciò che riguarda il carico glicemico) diventa importante.

Il documento finale stilato dal comitato è la conferma di quello che la “vera” Zona del dr. Barry Sears sostiene da anni.

Sgarri alla dieta e vita sociale

Tavolata

Ripeto spesso che per me “dieta” non significa “forzatura” ma “filosofia nutrizionale corretta”.

Per me è molto importante far passare questo messaggio, perché spesso si vive la dieta come un regime di ristrettezze e divieti, andando di fatto a minare il nostro benessere psicofisico, anziché favorirlo.

Meravigliosi alleati del nostro benessere sono i nostri amici, i nostri cari e spesso l’occasione di passare del preziosissimo tempo con loro ci viene offerta durante pranzi e cene: dovremmo forse rinunciare a un simile piacere perché viviamo nel modo sbagliato un regime alimentare?

Da Zone Coach non sto certo consigliando di lasciarci andare alle abbuffate ogni volta che ne abbiamo l’occasione: alimentarsi in maniera corretta è la sola strada per stare bene fisicamente e, come ho detto in passato, è fondamentale per affrontare le tempeste che la vita ci riserva.

Ma un momento di convivialità con gli amici scalda davvero il cuore e possiamo e dobbiamo viverlo serenamente!

Se, per esempio, andiamo al ristorante, basta scegliere con un po’ di attenzione le pietanze, cercando di favorire piatti ricchi di carboidrati colorati e proteine e di evitare i carboidrati sfavorevoli.

E se invece siamo ospiti? Beh, se siamo stati bravi e attenti prima e siamo pronti a rimetterci a regime subito dopo, un piccolo sgarro non ci farà troppo male!

Magari il corpo un po’ si ribellerà, ma una vita senza sgarri è troppo punitiva e rigida.

Purché sia piccolo e temporaneo e purché subito dopo siamo pronti a riprendere la nostra giusta alimentazione, qualche volta uno sgarro serve a non essere troppo rigidi con se stessi e soffrirne!

 

 

photo credit: Frederic Poirot via photopin cc

Milano Food Week… in Zona!

Questa è una settimana davvero golosa per Milano: c’è la Milano Food Week!

Si avvicina il fine settimana e sono certa che molti di noi ne approfitteranno per partecipare a qualcuno di questi eventi… come scegliere dove andare, quando gli incontri sono tutti davvero succulenti?

Un’idea potrebbe essere quella di indirizzarsi sugli eventi più “in Zona”.

Ne ho scelti alcuni che mi sembrano…deliziosi!

Con lo Showcooking Vegetariano di venerdì, con Cristiano Bonolo e il team di Vegolosi.it, credo che si possa stare tranquilli: frutta e verdura (i nostri amici carboidrati colorati!) la faranno senz’altro da padrone!

Anche all’evento Eccellenze Bio da Montauto al cuore di Milano potremo trovare con ogni probabilità piatti ricchi di carboidrati colorati e le giuste proteine.

Affascinante anche il Bistraw di cucina crudista, dove però dovremo fare un po’ di attenzione ad evitare i carboidrati sfavorevoli.

E visto che stiamo parlando dal web, perché non tentare una puntatina stasera a vedere uno showcooking che porta alcuni famosi blogger fuori dal mondo virtuale? Appuntamento, allora, alle 18,30 in Piazza San Babila per vedere Il lato Foodie&Geek della cucina con Maricler, LaGonzi e Rocco Rossitto!

Infine, come farci mancare il dessert? Un salto al Cake Design Italian Festival sarà sicuramente affascinante! …non sono troppo certa sarà in Zona, ma certamente fa bene all’anima!

Barry Sears sul nostro nuovo libro

Il dr. Barry Sears ha scritto un bell’articolo sul nostro nuovo libro “La Zona del Futuro”, per presentarlo al suo pubblico americano.

Nell’articolo spiega bene come la nuova Zona sia in realtà molto affine alla dieta mediterranea, tanto che la chiama Zona Mediterranea.

Vi lascio all’articolo del magnifico Barry Sears!

Il concetto della Zona non è mai statico. Questo per via delle continue scoperte nella biologia molecolare che dimostrano il potere della nostra dieta di influire sull’espressione dei nostri geni. Il miglior modo per trasmettere questa serie  di conoscenze in evoluzione è scrivere un nuovo libro.  Questa volta però ho intrapreso una strada leggermente diversa. Ho presentato il mio nuovo libro in Italia prima che fosse presentato in America. È un po’ come fare un allenamento primaverile in Florida prima di dare avvio alla Major League di baseball a casa.

Anche se il titolo in Italia è “La Zona del Futuro”, il suo titolo americano sarà “La Zona Mediterranea: come le nuove scoperte su polifenoli e  acidi grassi omega-3 rendono la Zona Mediterranea una nuova evoluzione della Dieta Mediterranea tradizionale”. È un titolo che descrive meglio ciò che c’è realmente nel libro.

Presentare il libro in Italia mi ha permesso di vedere la risposta al contenuto negli occhi di chi crede veramente nella dieta Mediterranea, e la loro risposta è stata eccellente. Sostanzialmente, i dati in crescita sul bisogno essenziale di polifenoli e acidi grassi omega-3, uniti a una consapevolezza accademica ugualmente crescente dei problemi con gli omega-6 e i carboidrati raffinati sono le fondamenta del libro. Ha poco a che vedere con la perdita di peso, ma ha tutto a che vedere con la comprensione di come i nostri geni sono stati modificati dall’industria della conservazione del cibo. Il risultato finale di questa trasformazione è che siamo diventati esseri umani geneticamente modificati in un periodo di tempo incredibilmente breve. Gli effetti di questi cambiamenti genetici sono crescente obesità, aumento di malattie croniche in giovane età, riduzione delle capacità cognitive e un’accelerazione dei processi di invecchiamento.

Ancora più insidioso è il fatto che questi cambiamenti genetici (chiamati epigenetica) continueranno ad aumentare se non si farà niente per cambiare la nostra dieta attuale. Anche se si modificasse radicalmente la dieta, questi cambiamenti epigenetici permarrebbero per almeno due o tre generazioni, prima di essere completamente rimossi dal nostro DNA. Uno scenario piuttosto spaventoso, ma c’è una potenziale speranza.

Questa è la base del nuovo libro. Adattando le nuove linee guida dietetiche portate avanti nel libro italiano (e a breve americano), puoi almeno ridurre il danno infiammatorio causato da questi danni genetici nella popolazione attuale e se tutto va bene, cancellare questi segni epigenetici nelle generazioni future.

Inoltre, il libro comprende sia ricette che foto a colori, per mostrare cosa sono i pasti della dieta Mediterranea che devono essere seguiti per tutta la vita. Il lavoro sulle ricette e le fotografie (che è stato ben più difficile che scrivere il libro) è stato fatto dalla mia co-autrice, la dr.essa Daniela Morandi. Daniela e io abbiamo scritto in precedenza un best-seller di ricette della cucina italiana, e questo nuovo libro è parte della nostra continua collaborazione.

Il debutto del libro è stato all’Hotel Savoy a Milano (considerato uno dei migliori hotel in Europa) con una cena da cinque portate preparate da uno dei top chef d’Italia. La conferenza stampa ha ospitato molti dei più importanti ricercatori accademici sulla nutrizione in Italia, che hanno discusso sulla necessità di un cambiamento, e io che discutevo su come quel cambiamento è delineato nel libro. Altri eventi mediatici hanno incluso interviste su TV e radio nazionali, così come le riviste e i quotidiani più importanti in Italia.

Senza dubbio, non ho passato tutto il mio tempo alla presentazione del libro, ma ho dedicato molto tempo  a tenere seminari sulla Zona anche nel resto d’Italia, così come in Svizzera, Spagna e Cipro.

FONTE         Foto

Daniela Morandi P.IVA 02249850302 - Copyright 2006 - 2018 - Comunicazioni - Privacy Policy