I milanesi devono «rallentare» per mangiare meglio

Segnalo questa mia intervista scritta da Paola Fucilieri su Il Giornale dello scorso 23 Agosto.
Sono felice di avere avuto la possibilità di essere interpellata sulle abitudini alimentari dei milanesi:
spero di poter aiutare le persone a capire che la loro salute inizia a tavola e che c’è sempre un sistema per potersi alimentare in maniera corretta.

I milanesi devono «rallentare» per mangiare meglio

Tutti gli errori da non fare per mantenere la forma o riconquistare la silhouette perduta durante le vacanze?
«I milanesi? Hanno sempre poco tempo. Anche per mangiare. Sono ancora troppe le persone che saltano la prima colazione, magari per restare a letto 5 minuti in più. Senza contare tutti coloro che non fanno la pausa pranzo».
– Ma allora è impossibile farli mangiare come Dio comanda?
«Affatto. Il milanese tipo è sensibile all’estetica ma anche al benessere. Ed è disponibile a fare sacrifici e a cambiare, se capisce che ne vale veramente la pena: le palestre, alle 7 del mattino, qui sono piene. Altrove non accade. In altre città ho notato che la necessità di mangiare meglio e perdere peso non è legata tanto allo star bene, ma più alle scadenze, tipo quella pre-bikini e quella post natalizia. Diciamo che i milanesi sono più disposti alla presa di coscienza quando quella si coniuga con lo stare bene. E, soprattutto, si lasciano guidare».

Incontrare Daniela Morandi fa venire voglia di cambiare alimentazione e atteggiamento verso la vita. Guardando questa bella signora sorridere, si capisce infatti che il cibo, il modo di mangiare, può davvero stravolgerti l’esistenza in meglio. E si intuisce perché Barry Sears, il biochimico statunitense inventore e guru della dieta Zona – il regime alimentare che mira al mantenimento di un livello di glicemia stabile nel sangue e a un bilanciamento ormonale – l’ha nominata Top Zone Coach in Europa. Non una semplice discepola che porta avanti il credo del maestro, quindi, ma una vera e propria trainer che ha inventato un suo metodo con tecniche specifiche. E che segue i pazienti «zonisti» uno a uno singolarmente: molti vip, politici, sportivi. Ma soprattutto gente comune.

– Dottoressa Morandi, ogni decennio ha la sua dieta. C’è stata la macrobiotica, la dissociata, l’ayurvedica, per tornare fino all’ipocalorica tradizionale che viene riesumata ogniqualvolta tutto il resto fa cilecca. Perché, secondo lei, a Milano, città di mode e tendenze, Sears e il suo metodo hanno riscosso un successo che sembra durare nel tempo?
«La maggior parte delle persone che vivono a Milano è qui per lavoro. Sanno quindi che devono rendere al massimo delle loro potenzialità. E con la dieta Zona capiscono di avere in mano uno strumento straordinario. Non standardizzato o protocollato, non unico per tutti, insomma. Il nutrizionista aiuta chi ha di fronte e personalizza il regime alimentare. Il fai da te è sempre deviante. La Zona insegnata bene alle persone deve tenere conto della psicologia e delle esigenze di ognuno. Lo stress, le emozioni, le reattività individuali della glicemia, gli impegni familiari: una donna che ha tre figli a cui badare ma magari non ha tempo di fare attività fisica, ha un tipo di impegno che richiede più attenzione di chi lavora con regolarità e pratica sport. Poi c’è la spesa».
– La spesa?
«Sì. Un’alimentazione sana richiede proteine, frutta e verdura che possono essere anche surgelate. Gli alimenti proposti dalla Zona – carboidrati, proteine e grassi – si possono trovare sugli scaffali di un qualsiasi negozio, di tutti i discount»
– Chi le giura di non avere tempo di fare la spesa?
«Sta accampando la più classica delle scuse».
– Chi è costretto a mangiare fuori a pranzo e a cena?
«Seguo tanti manager che hanno questa esigenza. Anche loro possono stare in zona».
– Quali altre scuse accampano? E quali sono gli errori più comuni del milanese-tipo che mangia in maniera poco corretta e vuole rimettersi in forma dopo una vacanza sregolata?
«Credono che non mangiando dimagriranno. Abbinano sempre l’idea di alimentazione a quella di dimagrimento, senza pensare che alimentarsi in maniera corretta non è solo la priorità di sostituire i carboidrati, o si buttano su quelli “sfavorevoli”. Finendo per mangiare le cose sbagliate: l’eccesso di oli di semi vegetali aumenta l’infiammazione nel corpo. Un primo e un’insalata non sono una scelta corretta».
– Perché?
«Perché l’effetto calorico (che può essere moderato) è annullato da quello biochimico, causa di una risposta insulinica eccessiva. La Zona agisce sul vero meccanismo di formazione di massa grassa che è influenzata dai livelli di insulina. Non dobbiamo interessarci solo all’accumulo di massa grassa, ma anche all’instaurarsi dell’infiammazione che poi è il fattore che ci cambia veramente in peggio la vita creando disturbi, patologie. “Lascia che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo” diceva Ippocrate».

Una mia Intervista su Style, inserto mensile de Il Giornale

Segnalo una mia intervista di due pagine su Style di Luglio, l’inserto mensile de Il Giornale, in cui presento l’importanza dell’impatto ormonale del cibo rispetto a quello meramente calorico:
Intervista su Style di Giugno sull'impato ormonale nella dieta a zona

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