AIUTO È NATALE! Che cosa potrò mangiare?

Tavola Natale

Il Natale è alle porte e – come ogni anno – le persone sembrano ricordarsi e preoccuparsi proprio in questo momento di quanto sia importante mangiare bene, quando, in realtà, abbiamo tutto il resto dell’anno per poterlo fare.

Probabilmente sono una nutrizionista che pensa “out of the box”, ma sono convinta che in occasioni come il Natale, in cui possiamo stare con la nostra famiglia e celebrare una tradizione che ci accompagna sin da quando eravamo bambini, pensare di “adattare” tutto questo ad una dieta sia una cosa inutile e tristissima.
Se poi vogliamo coinvolgere anche l’aspetto emozionale che lega la capacità del nostro stato d’animo con la produzione di determinate “molecole segnale”, che andranno a influire sulla nostra salute, vi lascio immaginare l’effetto benefico che potrà avere un buon cibo consumato con animo sereno, senza sensi di colpa, insieme alle persone a noi care.
Ho già detto più volte in passato che abbiamo tutto un anno durante il quale preoccuparci di nutrirci in maniera adeguata, e vi assicuro che così facendo non sarà di certo il periodo delle feste natalizie a creare danni irreversibili.

Infatti, se durante l’anno ci alimentiamo in maniera corretta, preoccupandoci di utilizzare ad ogni pasto un’adeguata quantità di proteine e come fonte di carboidrati quelli favorevoli (frutta e verdura), impedendo così picchi glicemici e un eccessivo rialzo dell’ormone Insulina, con conseguente accumulo di massa grassa, la nostra glicemia sarà costantemente così ben bilanciata che, anche di fronte al carboidrato “sfavorevole” più appetitoso e goloso, il nostro cervello non sentirà la necessità di mangiarne una quantità eccessiva.

Da qui deriva il fatto che chi vorrà gioire di un primo piatto o di un dessert particolarmente appetitoso non sarà costretto a rinunciarvi, ma soprattutto non si troverà nella condizione di non riuscire a fermarsi nel mangiare quel tipo di carboidrato: questo accade, invece, quando noi seguiamo regimi alimentari totalmente privi di carboidrati e sbilanciati nell’apporto calorico dei macronutrienti.
Ricordiamoci, inoltre, che anche i grassi sono “strumenti” fondamentali sia per la nostra salute che per garantirci il senso di sazietà.

Natale pasticceriaDi che cosa in realtà dobbiamo preoccuparci durante il pranzo di Natale, se davvero vogliamo fare qualcosa che magari non possiamo permetterci tutto l’anno?

Non di cosa mangiamo perché se deve essere festa, festa sia, ma da dove arriva ciò che mangeremo. La qualità della materia prima che utilizzeremo deve essere l’eccellenza: se utilizzo la farina, quella deve essere il top.
Antipasto ricco di affettati? Sì, ma quelli prodotti da aziende che utilizzano animali italiani, controllati, e che ancora hanno dei passaggi artigianali nella loro lavorazione: per un giorno lasciamo stare le grandi industrie e quelle meravigliose confezioni sottovuoto, comodissime quando non abbiamo tempo, ma NON quel giorno.
La stessa cosa per il salmone (cosa tipica con i crostini e il burro!!): controlliamo la provenienza, ed è ovvio che già il prezzo la dirà lunga sulla sua qualità. Per quello che riguarda la carne, cerchiamo la carne che arriva da allevamenti non intensivi a filiera corta e animali “grass fed”.
La stessa cosa vale per la carne bianca: niente allevamenti intensivi, niente antibiotici, niente ormoni. Se utilizziamo la pasta, cerchiamo la pasta fatta con il miglior grano e non quella industriale.
Frutta e verdura acquistati in una cascina o al mercato.

 

panettone natalizioIl panettone? Quelli di qualità, meglio se artigianali; lasciamo stare quelli industriali: le industrie devono perennemente lottare con i costi.


Se c’è qualcosa che veramente possiamo regalarci per le nostre feste, è il tempo per andare alla ricerca tutte le materie prime con le quali cucinare i nostri pasti speciali: magari prepariamo meno cose, perché sicuramente la qualità si paga di più, però quelle poche cose non faranno sicuramente alcun danno.

Ricercando attentamente si trovano delle eccellenze italiane che producono di tutto: dagli affettati, alle farine, alla pasta, la carne, la frutta secca tipica del Natale, i panettoni, il vino e tante altre cose.

Se prepariamo i dolci in casa, al bando lo zucchero raffinato e utilizziamo dello zucchero di canna “autentico”: è una microeconomia che in termini di salute per il nostro organismo vale tantissimo.

C’è solo una cosa alla quale personalmente tengo tantissimo: la stagionalità.

Non mangiamo le ciliegie a Natale: arrivano da molto lontano e noi non siamo “programmati” per mangiarle in inverno.
Da noi le ciliegie sono un frutto che la natura ci concede poco più di un mese all’anno.
Se la natura per noi ha deciso che in inverno la terra produca tanti agrumi ricchi di vitamina C, le mele, le pere e i kiwi, sicuramente un motivo c’è.

Quindi Buone Feste a tutti e soprattutto vivete con animo sereno il vostro giorno di Natale perché è la gioia il farmaco più potente che esista: e secondo me fa pure dimagrire perché abbassa il cortisolo!!!

Attenzione alle “tendenze” nutrizionali

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Il mondo della nutrizione da un po’ di tempo è soggetto a delle “tendenze”, esattamente come avviene nel mondo della moda, della musica, del cinema.

Però, quello che è preoccupante è che quando parliamo di nutrizione, parliamo del nostro benessere e anche della nostra salute non solo nell’immediato ma anche nel lungo termine

Il fatto che la nutrizione possa seguire delle tendenze facendole passare per “verità assolute di benessere” piuttosto che dei principi scientifici è molto allarmante.

È da tempo che osservo il mondo dei cibi “senza”: a dire il vero, ne avevo anche già parlato molto tempo fa quando ancora non immaginavo che intorno alla parola magica “senza” si sarebbe creato un mercato dell’industria alimentare che fa girare fatturati da paura.

Da sempre esistono persone che non tollerano alcuni alimenti, che sono addirittura allergici ad alcune sostanze tanto da poter morire qualora le assumano; da sempre alcune persone non digeriscono alcuni cibi, per cui quando li mangiano poi stanno male. Questi sono dati di fatto e nessuno vuole negarli. Però da qui a creare dei veri e propri fenomeni di massa di intolleranza ad una sostanza piuttosto che ad un’altra, di lavoro di comunicazione e buon marketing ce ne vuole molto.

Prendiamo i due incubi del momento: lattosio e glutine.

È stata creata una vera e propria psicosi: se una persona sta veramente male quando mangia un alimento che contiene lattosio ed è CERTA che il problema sia il lattosio (e magari non la caseina!), è saggio che eviti determinati alimenti.

calum-lewis-390150-unsplashQuello che mi lascia sconvolta è vedere alcune persone che arrivano in studio e mi dicono che eliminano completamente tutti i prodotti contenenti il lattosio perché pensano sia meglio evitarli e – quando chiedo loro il motivo – la risposta è “vedo che tutti oramai evitano il lattosio!”.

Ovviamente creata la necessità, l’industria crea la soluzione con miliardi di prodotti privi di lattosio. La cosa buffa è che, essendoci la magica parola “SENZA” lattosio, le persone si convincono anche del fatto che quell’alimento faccia ingrassare di meno: assolutamente no! Anzi!!!

Quell’alimento non è affatto “dimagrante” anche se gli alimenti di quel genere vengono classificati come “dietetici”: questa però è solo una questione di terminologia commerciale che nulla ha a che fare con il dimagrimento.

Che dire poi del glutine?

La persona celiaca è perfettamente identificabile: se mangia un alimento contenente glutine o contaminato dal glutine sta malissimo.
Non esiste invece nessuno studio validato scientificamente che dimostri il fenomeno della sensibilizzazione al glutine, in quanto tutti gli alimenti che contengono glutine contengono anche i FODMAPS, zuccheri non metabolizzabili di cui abbiamo già parlato, che danno la stessa sintomatologia della presunta sensibilità al glutine.

Navigando in Internet il glutine sembra essere diventato il responsabile di una quantità di patologie impressionante: queste valutazioni vengono molto spesso fatte senza tenere conto del fatto che l’alimento che viene ingerito e che contiene glutine viene coltivato in un determinato ambiente, con determinate sostanze, un determinato inquinamento e quindi delle condizioni epigenetiche che potrebbero mutare o influenzare la natura di quello stesso alimento.

Anche nel caso del glutine, la presenza della parola magica “SENZA” ha fatto sì che molte persone pensino che i prodotti senza glutine in qualche modo siano dimagranti.
Quello che poi davvero mette a dura prova la mia pazienza di consumatrice, sono le aziende che scrivono “senza glutine” anche negli alimenti in cui il glutine non c’è proprio in natura: ma se lo fanno avranno visto che quella scritta attrae di più il consumatore.

Io resto convinta (dopo quasi vent’anni di quotidiano “confessionale” nutrizionale in studio) che ci siano più persone che hanno problemi con i peperoni che con il glutine: eppure io la scritta “senza peperoni” non l’ho mai vista!!!! Evidentemente questo non è un problema che può fare tendenza!

Al contrario queste due “problematiche” si sono prestate a creare delle tendenze nutrizionali e si è creato un mercato pauroso che purtroppo si tira dietro una quantità enorme di seguaci non consapevoli del fatto che dopo il lattosio e il glutine sarà la volta di qualcos’altro, il tutto però ben lontano dall’interesse per la nostra salute.

Quello che invece sarebbe necessario raccontare alle persone, non viene detto: eliminare lo zucchero bianco, cercare di limitare al massimo i carboidrati complessi (e così abbiamo risolto alla base il problema del glutine!), mangiare tanta verdura di stagione, fare attenzione a non eccedere con la frutta e mangiare quella di stagione ed utilizzare il nostro olio extravergine di oliva.

Ricordiamoci come siamo stati cresciuti: cerchiamo di mangiare gli alimenti che il nostro organismo ha sempre conosciuto senza abusare di cibi “strani”, a lui non familiari, che potrebbero non piacere al nostro sistema immunitario alla nostra flora intestinale.

Non facciamoci coinvolgere dalle tendenze: con la nutrizione non si scherza, perché quello che abbiamo mangiato in passato ha determinato ciò che siamo oggi e ciò che mangiamo oggi determina il nostro futuro.

L’unico “SENZA” veramente utile, che io amo e raccomando sempre a tutte le persone che mi stanno vicino, è “SENZA STRESS”!

Pubblicato originariamente su Mabella.

Linea e benessere, senza soffrire la fame

Ti propongo un piccolo test per scoprire se le tue scelte alimentari sono correttamente bilanciate. Buon divertimento!

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Se decidi di fare un pasto leggero perché ti aspetta un pomeriggio di duro lavoro, è meglio scegliere

  1. Un piatto di pasta condita con semplice pomodoro e un’insalata mista
  2. Un piatto di bresaola con insalata e una macedonia di frutta
  3. Un’insalata di verdura mista con una macedonia di frutta

Risposta

  1. Troppi carboidrati, il rischio “abbiocco” è altissimo
  2. È la soluzione più bilanciata poiché vi sono sia proteine che carboidrati a lenta dissoluzione per cui il cervello sarà rifornito in maniera adeguata di zucchero e ci consentirà di lavorare con efficienza
  3. La verdura contiene pochissimo fruttosio, e la frutta senza l’accompagnamento delle proteine e dei grassi rischia di provocare cali di attenzione senso di fame nel pomeriggio

Hai deciso di perdere un po’ di peso. A pranzo scegli

  1. Un piatto di riso con il pomodoro
  2. Un toast
  3. Un piatto di pasta integrale con olio e grana

Risposta

  1. Il carico glicemico del riso è molto alto quindi questa scelta provocherà un rialzo insulinico eccessivo promuovendo la formazione di massa grassa
  2. Il pane ha un carico glicemico alto ma la presenza delle proteine nel toast bilancia un po’ la situazione rendendo questa la scelta migliore
  3. La pasta integrale è meno sfavorevole glicemicamente rispetto a quella tradizionale. La presenza dell’olio rallenta l’assorbimento dei carboidrati, ma la proteina del grana è certamente non sufficiente a controbilanciare la quantità di pasta utilizzata.

Hai deciso di concederti una frittura di pesce fatta in casa. Per farla scegli

  1. Olio di semi vegetali
  2. Olio extravergine di oliva
  3. Burro

Risposta

  1. L’olio di semi vegetali è ricco di omega 6, per cui ha un effetto infiammatorio nel nostro organismo
  2. L’olio extravergine di oliva è povero di omega 6 e ricco di sostanze anti ossidanti per cui è la scelta più sana
  3. Il burro è (sorprendentemente!) povero di omega 6 per cui non sarebbe una scelta troppo negativa se si utilizzasse “crudo” e non fritto

ice-2194054_640Parliamo di gelato. Nel tentativo di non fare troppi danni alla vostra linea decidete di prendere

  1. un semplice ghiacciolo
  2. un gelato alla crema fatto artigianalmente
  3. un gelato confezionato

 

 

Risposta

  1. Errore tremendo! Il ghiacciolo è normalmente fatto con acqua e sciroppo pieno di zucchero che oltre ad essere un vero attentato alla linea, provocherebbe a breve senso di fame e desiderio di mangiarne un altro apparentemente sembra quello più pericoloso.
  2. Se è un gelato artigianale, sarà preparato con il latte che è un alimento completo. La presenza dello zucchero sarà comunque in parte “bilanciata” proprio dai grassi presenti nel latte che danno senso di sazietà evitandoci di mangiarne in quantità eccessiva
  3. In genere sono molto ricchi di zucchero e di consistenza “leggera”. Il pericolo è quello di non sentirsi sazi e avere la tentazione di mangiarne grandi quantità anche a causa dello stimolo al cervello a richiedere ulteriori zuccheri dato dalla grande concentrazione degli stessi presenti nel preparato.

Decidi di bere qualcosa a metà pomeriggio perché senti un “buco” allo stomaco e hai la possibilità di scegliere tra

  1. Un centrifugato di frutta
  2. Un bicchiere di latte freddo
  3. Un succo senza zucchero

Risposta

  1. Il centrifugato garantisce un buon apporto vitaminico, ma nello stesso tempo –essendo stato privato della fibra della frutta-, provocherà anche un rialzo glicemico importante e darà poca “soddisfazione”
  2. Il latte è un alimento completo che nutre e sazia allo stesso tempo permettendoti di arrivare all’ora di cena senza un appetito esagerato
  3. Il succo senza zucchero può dissetare, ma l’eventuale senso di sazietà è destinato a durare pochissimo senza contare che lo stimolo dolce al cervello potrebbe peggiorare il senso di vuoto allo stomaco

Ti trovi a un buffet. Preferisci abbinare

  1. Degli antipasti di sfoglia salata, dei primi e della frutta
  2. Degli antipasti di pesce, della verdura e un dolce
  3. I secondi, la verdura, la frutta e un dolce

Risposta

  1. Troppi carboidrati e niente proteine. Danno alla linea assicurato e fame entro breve
  2. Anche se il dolce è sicuramente un peccato di gola, l’abbinamento con le proteine aiuta a limitare il danno e la presenza della verdura aiuta la sazietà
  3. Devi scegliere tra la frutta e il dolce altrimenti hai comunque un eccesso di zuccheri. Ovviamente la frutta sarebbe la scelta migliore!

Qual è la scelta migliore tra

  1. un piatto di mozzarella e prosciutto
  2. un piatto di verdure grigliate con la mozzarella
  3. un piatto di prosciutto e melone

Risposta

  1. Mescolare proteine di diversa “razza” non è mai corretto ai fini della digestione. L’abbinamento di tale tipo spesso sazia poco.
  2. Abbinamento decisamente sano e leggero Il melone è un frutto molto ricco di zuccheri: rende il pasto leggero ma la sazietà permane poco.
  3. Ottima l’abbinamento del prosciutto con le pesche al posto del melone

Lettura delle risposte.

Se hai collezionato una maggioranza di 1. Tendi a fare scelte gustose ma decisamente sbilanciate nel rapporto tra i macronutrienti. Ricorda che le scelte migliori sia per la linea che per il senso di sazietà prevedono sempre la presenza delle proteine, dei carboidrati provenienti principalmente dalla frutta e verdura e dei grassi (che ci sono quasi sempre nelle verdure sotto forma di olio o nelle proteine)

Se hai collezionato una maggioranza di 2. Sai fare delle buone scelte anche quando decidi di trasgredire alle regole. Sai comunque gestire bene l’equilibrio tra i macronutrienti

Se hai collezionato una maggioranza di 3. Ci sei quasi!! Manca qualche accortezza, ma non fai errori irreparabili.

Pubblicato originariamente su Mabella.

Energia sottile. Biochimica e calorie negli alimenti

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Più di vent’anni fa, quando si iniziò a parlare di nutrizione in termini biochimico-molecolari, ci fu uno scontro ideologico-culturale nel mondo scientifico estremamente violento, e il dr Sears – che di questa rivoluzione fu il padre – per anni negli Stati Uniti e nel mondo venne visto come un biochimico delirante.

Anche se le cose sono cambiate, tuttavia molte persone sono ancora condizionate da un vecchio modello secondo il quale gli alimenti sono solo ed esclusivamente carburante per il nostro organismo che viene considerato come una caldaia, ed è per questo che si parla molto spesso della nutrizione ancora solo in termini calorici.

In effetti gli alimenti sono il carburante per il nostro organismo, ma solo alla fine, dopo che gli stessi hanno svolto nel nostro corpo tutta una serie di funzioni molto più importanti.

Come nutrizionista – nell’esperienza quotidiana con le persone – mi sto accorgendo che con alcuni alimenti succede qualcosa di strano: non rispondono pienamente alle leggi biochimiche che li regolano ed è come se ci fosse un “vuoto” di informazioni che deve essere colmato. Ho capito che non basta più nemmeno considerare l’aspetto biochimico ormonale degli alimenti, perché è necessario ampliare la nostra visione iniziando a considerare qualcosa ancora di diverso, ossia l’energia “sottile” che caratterizza gli stessi.

Un alimento può essere un carboidrato, ma non “rispondere” in pieno alle regole biochimiche perché carente da un punto di vista energetico.

È necessario tenere presente i principi di cui parla la fisica quantistica con un ampliamento di visuale, un’integrazione, una sinergia tra biochimica e fisica e così quando consideriamo gli alimenti anche sotto questo aspetto possiamo, quindi, dire che essi sono dei sistemi informativi estremamente sviluppati che sostengono i nostri processi vitali, e non meri agglomerati calorici.

Nel momento in cui ci nutriamo con un alimento, esso ci trasmetterà le informazioni energetiche relative all’alimento stesso, al modo e all’ambiente in cui è stato coltivato da cui deriveranno le sue caratteristiche nutrizionali, al modo in cui è stato poi cucinato (pensiamo all’importanza di chi “maneggia” il cibo!), quindi una reazione biochimico-ormonale e infine un apporto calorico…

Un mondo, un modo assolutamente nuovo e affascinante di considerare ciò di cui ci nutriamo.

Quello che finora noi abbiamo sottovalutato è stata la parte dell’informazione energetica, perché per nostra fortuna gli alimenti sono sempre riusciti a rimanere “intatti” .

Purtroppo, però, le condizioni ambientali sono cambiate e la qualità del cibo oramai è compromessa nel suo aspetto informazionale.

Infatti, fino a quando gli alimenti sono rimasti “intatti” e l’ambiente è rimasto “intatto” – nel limite della capacità di adattamento dello stesso – l’importanza dell’aspetto energetico poteva essere sottovalutata perché il cibo riusciva a mantenere le sue caratteristiche originarie.

Ciò che sta succedendo ora è la conseguenza di un abuso del terreno, delle colture e di sostanze chimiche per ottenere sovrapproduzioni che permettano di soddisfare una richiesta di mercato probabilmente mai così alta rispetto al passato.

Basta guardare cosa sta succedendo con le bacche di Goji: mi chiedo come possa essere che la natura all’improvviso produca così tante bacche da permettere di trovarle ovunque a prezzi ridicoli: colture intensive con risultati nutrizionali pari a zero…

Faccio una premessa: non sono mai stata una paladina del cosiddetto “bio”, perché sono sempre stata abbastanza scettica sulla serietà di molti degli operatori in questo settore, temendo – come spesso accade – che alcuni di essi possano approfittare di un momento storico favorevole per ingannare il consumatore che non è in grado di distinguere un prodotto bio da un prodotto non-bio.

Devo, però, ammettere che negli anni ho toccato con mano la diversità di reazione delle persone agli stessi alimenti: la frutta e la verdura di adesso non reagiscono sulle persone come la frutta e la verdura di 15 anni fa, e questo è da tempo che mi fa pensare e ho iniziato a documentarmi.

Ho avuto la possibilità di consultare dei lavori scientifici in cui sono state fotografate con una metodica riproducibile in laboratorio delle materie prime vegetali derivanti da colture bio e da colture non bio.

Facciamo una precisazione: bio significa che le piante crescono in un ambiente in cui l’uomo si focalizza affinché la vita venga preservata in tutti i suoi aspetti e quindi la pianta stessa possa crescere nella sua interezza. Per essere chiari, nell’agricoltura bio per far crescere bene una pianta viene fatto sì che cresca bene anche il lombrico che serve alla creazione del terreno favorevole alla pianta stessa, nell’agricoltura bio è tutto il ciclo vitale che prende forma, è la parte organica del terreno che viene coltivata affinché la pianta possa rinforzarsi e si possa sviluppare al meglio.

La condizione essenziale per un’agricoltura ecologica è un terreno vitale ricco di flora e di fauna: molto spesso il messaggio che viene passato è che la coltivazione bio sia semplicemente assenza di sostanze chimiche; in realtà questo fatto è solo una conseguenza perché se la pianta è forte non è necessario utilizzare la sostanza chimica.

Teniamo presente che le moderne tecniche agricole con l’utilizzo di prodotti fitosanitari traggono le loro origini dagli studi del chimico Justus Von Liebig, secondo cui le piante crescono più velocemente con l’utilizzo dei fertilizzanti chimici: è un metodo scientifico, razionale incentrato sull’efficienza che non si preoccupa molto delle conseguenze né sull’ambiente né sugli stessi alimenti, se utilizzato a lungo.

Quello che è successo è che lo sfruttamento del terreno ha portato nel tempo alla diminuzione di sostanze minerali, vitamine, oligoelementi tanto da impoverire gli alimenti e, anche qualora queste sostanze possano essere rimpiazzate artificialmente, l’alimento che ne deriva non sarà mai uguale a quello originale.

close-up-1835934_640Ecco quello che osservo quotidianamente: le fragole sono belle, a volte sono anche buone, ma è come se fossero dei concentrati di zucchero senza un’anima, quindi con una risposta glicemica elevata e ingiustificata rispetto alla sua natura.

La verdura è come se fosse un concentrato di fibre senza il potere nutritivo che le dovrebbe caratterizzare. Ed è anche per questo che noto tutti i giorni sempre di più presente nelle persone un problema di reattività violenta (in termini di gonfiore) alla frutta e alla verdura probabilmente a causa dei FODMAPS, che non è normale.

La frutta e la verdura li abbiamo sempre mangiati, e non hanno mai creato tutto questo disagio: all’improvviso è come se la loro natura fosse cambiata.

Quando ho visto le foto al microscopio di come cambia la struttura molecolare di un alimento coltivato nel rispetto delle leggi della natura (chiamiamolo così, piuttosto che “bio”, proprio perché non voglio sostenere un movimento commerciale, quanto un atteggiamento di sensibilizzazione alla consapevolezza di ciò che acquistiamo) in confronto ad un prodotto frutto della agricoltura industrializzata, mi si è chiarito il mistero.

Nelle foto di una mela coltivata rispettando le leggi della natura è impressionante vedere come le molecole si dispongano addirittura riproducendo la struttura dell’albero, mentre nella mela “moderna”, vi sono veri e propri buchi tra le molecole che mi fanno pensare ai vuoti di informazione energetica che questi alimenti portano e quindi alla povertà in termini nutrizionali che essi trasmettono nel nostro organismo.

Le immagini degli alimenti coltivati nel rispetto della natura, sono armoniche, sono bellissime: le altre sono “spigolose”, “rotte”, senza un ordine.

Alimenti al microscopio

Qui ho parlato di vegetali, ma la stessa cosa succede con le proteine, anche le proteine animali.

Viene molto spesso fatto il processo alla carne rossa piuttosto che a carne bianca: il problema in realtà è capire come sono stati allevati gli animali da cui derivano le carni, in quali condizioni, che cosa hanno mangiato, quale stress hanno subito.

Generalizzare giudicando migliore la carne bianca piuttosto che la carne rossa è inesatto e obsoleto quanto giudicare il cibo solo come agglomerato calorico.

Anche nelle proteine di origine animale sarà fondamentale considerare l’aspetto energetico sottile.

Siamo di fronte a un cambio di “identità” degli alimenti che pensiamo di assumere: ora capisco perché negli Stati Uniti sta iniziando un violento movimento contro tutto ciò che è il “processed food”, ossia il cibo trasformato. Non è semplice ritornare indietro da un processo di industrializzazione, però è anche vero che il mercato segue la domanda: se noi consumatori iniziamo a essere più consapevoli, nel tempo qualcosa potrà cambiare. Iniziamo da cose molto semplici: rispettare la stagionalità della frutta e della verdura, acquistiamo solo merce locale, cerchiamo prodotti veramente bio o perlomeno evitiamo quelli che provengono da paesi stranieri molto lontani in cui i controlli sulla produzione sono inesistenti. Quando mangiamo le proteine animali, cerchiamo gli animali cresciuti nel nostro territorio: lasciamo la carne argentina in Argentina, la carne americana negli Stati Uniti, e la carne giapponese in Giappone.

In Italia abbiamo delle meravigliose produzioni estremamente controllate, che per fortuna non vengono “trattate” in maniera strana come avviene in alcuni paesi.

Non ho niente in contrario contro i formaggi francesi, ma abbiamo una produzione italiana che può fare invidia al mondo: meno strada facciamo fare agli alimenti meno questi devono essere trattati.

Il Trentino ad esempio, è una regione che si distingue per un’eccellenza: predilige, premia e privilegia la produzione locale rispetto a tutto il resto del paese.

In fondo un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi: mangiare i pomodori a dicembre, volere la papaia e il mango a Milano, pretendere le ciliegie a novembre, nel tempo ha portato ad una richiesta confusa nella produzione e abbiamo perso l’orientamento.

Ricordiamoci che il cibo è esattamente come noi: non è solo materia ma ha anche un’anima. Capire da dove viene, come è stato coltivato e come è stato cucinato è fondamentale per il nostro benessere.

Pubblicato originariamente su Mabella.

La memoria dell’acqua

L’acqua è vitale per l’essere umano, il suo ruolo va oltre quello di idratare e tenere in vita le cellule. L’acqua ricorda e recepisce le emozioni. Siamo fatti d’acqua e ci nutriamo di cibo ricco d’acqua. Chiederci come trattiamo il cibo di cui ci alimentiamo, da dove lo prendiamo, con che atteggiamento mentale ci accingiamo a mangiare, riflettere su quali sono le “informazioni energetiche” che stiamo introducendo nel nostro corpo e quali potrebbero esserne le conseguenze, può essere la svolta per cambiare le abitudini alimentari e migliorare la qualità di vita.

L'acqua ha memoria

L’acqua è forse il più grande mistero del nostro mondo. È il solvente più potente in natura, e forse la più grande scoperta scientifica non è la formula chimica dell’acqua, quanto la sua struttura.

Tutti gli scienziati del mondo che si sono cimentati in ricerche indipendenti sull’acqua, sono arrivati alla stessa conclusione: l’acqua agisce come un grande cervello che memorizza le informazioni. Quando delle molecole di acqua si riuniscono formano un cluster. Ogni secondo questi gruppi si modificano, tanto che la loro vita è illimitata e i cluster stessi possiedono una struttura molto stabile. Tutte queste molecole che vanno e vengono portano le informazioni che i cluster sono in grado di registrare, elaborare e memorizzare. Naturalmente l’acqua rimane acqua: ma la sua struttura cambia. La memoria dell’acqua – come altri portatori di memoria – contiene informazioni che possono essere cancellate o inserite: quando entra un corpo estraneo nelle molecole di acqua, il cluster circonda il corpo estraneo copiando il suo schema e quindi moltiplicandosi, contribuisce a cambiare completamente la struttura dell’acqua in base a tali parametri.

Lo scienziato Rustum Roy (Pensilvania S.U.) sostiene che l’acqua è come una memoria di computer e la struttura dell’acqua ne costituisce l’alfabeto. Il professor Korotkov ha operato molteplici esperimenti sull’effetto delle emozioni umane sull’acqua, il dottor Emoto ha condotto ricerche su campioni di acqua sottoposti a varie forme di influenza esterna quali musiche e parole.

Le analisi dei campioni di quest’acqua hanno dimostrato che l’acqua effettua delle modifiche nella sua struttura: l’amore aumenta livelli di energia e conferisce una struttura stabile, mentre emozioni aggressive diminuiscono l’energia dell’acqua apportando modifiche radicali nella struttura della stessa.

Diversi studi hanno dimostrato che la più grande influenza sull’acqua è data dalle emozioni umane: emozioni umane positive trasformano l’acqua in “acqua viva”, mentre energie negative distruggono la struttura dell’acqua che diventa “morta”. Se pensiamo all’acqua “santa” e al fatto che da sempre viene ritenuto abbia un effetto benefico, ciò che viene fatto è esporla all’energia positiva delle preghiere…

E la scienza “tradizionale”?

Acqua

Nel 2010 il premio Nobel Luc Montagnier affermò ufficialmente che l’acqua ha una memoria, tanto che egli stesso disse che “il mondo è fatto non solo di materia ma di onde”.

Straordinaria vicinanza concettuale con lo scienziato Masaru Emoto che chiama la sua ricerca sulla memoria dell’acqua “Hado”, 97 nome giapponese per onda vibrazionale: secondo il ricercatore l’acqua rappresenta il miglior conduttore di vibrazioni e le foto dei suoi cristalli d’acqua irradiati ne sono una prova visibile.

Se lo scienziato giapponese parla della memoria dell’acqua in un senso che può sembrare quasi spirituale/artistico, gli studi degli scienziati Del Giudice e Preparata parlano della memoria dell’acqua richiamando la fisica bioquantistica, quindi i segnali di natura elettromagnetica che le molecole scambiano tra di loro.

Il termine bioquantistica è certamente meno artistico dell’espressione “hado”, ma – al di là dei nomi – i risultati delle due ricerche hanno delle similarità impressionanti.

La memoria dell’acqua sarebbe dunque determinata da moti collettivi, di tipo coerente delle molecole d’acqua che finiscono per comportarsi come un’unica cosa.

Si tratta di un livello di ordine molto elevato, capace di ricevere e trasmettere informazioni, quindi anche l’acqua può entrare in uno stato di coerenza quando l’individualità di ogni sua molecola si fonde nella collettività dell’insieme.

Questo è quello che succede alle singole cellule che confluiscono organizzandosi in un organo: non esiste più una cellula del cuore esiste il cuore, non esistono più i mattoni di un muro esiste il muro. Un esempio evidente può essere rappresentato dai banchi di pesci: possono essere milioni di unità a confluire in un unico insieme che a noi appare banco, capace di spostarsi anche a grandissime velocità come un corpo unico, nel quale i pesci sembrano essere annullati.

Nel caso degli animali è stato proposto un campo capace di ordinare i movimenti della collettività: pensiamo alle società di insetti come le api o le termiti. Queste ultime sono in grado di costruire intere complesse città (pur essendo insetti ciechi), guidate da qualcosa che pare sovrastare l’individuo, quasi una regìa collettiva.

Chi opera tale regia? Un grande ricercatore contemporaneo, il biologo Rupert Sheldrake, ha elaborato la teoria dei cosiddetti “campi morfici”, ossia campi elettromagnetici che detengono il progetto collettivo, quindi la forma che l’insieme dovrà avere e la forma non è disgiunta dall’informazione: “in- formare” significa dotare di una forma.

L’acqua è dunque in grado – per sua intrinseca natura -, di ricevere, trattenere restituire informazioni proprio perché oscilla tra stati coerenti.

Dopo tutte queste considerazioni, è abbastanza difficile dubitare della capacità della struttura dell’acqua di ricevere informazioni.

Ma noi come siamo composti? Al 70% di acqua.

Tutti i sistemi organici sono in contatto con l’acqua: ogni sistema è a suo modo dipendente dall’acqua e lo saranno quindi sia il tessuto che ogni singola cellula. Inizia a diventare difficile non valutare quanto importante possa essere la struttura dell’acqua che compone il nostro corpo e quanto essa possa dipendere dal nostro stato d’animo e le nostre emozioni.

E per quello che riguarda ciò che mangiamo?

Bicchiere d'acquaVediamo i contenuti di acqua:

• Le proteine vanno da un massimo dell’86% ad un minimo del 49%

• La frutta e la verdura contengono fino al 90 % di acqua

L’evidenza è quella che in realtà siamo fatti di acqua, siamo circondati dall’acqua e ci nutriamo di alimenti ricchi di acqua.

L’acqua è particolarmente “recettiva” ai nostri stati emozionali e ai suoni più o meno armonici come musica, parole, preghiere.

Credo sia importante iniziare a chiederci come noi stessi trattiamo il cibo di cui ci alimentiamo, da dove lo prendiamo, con che atteggiamento mentale ci accingiamo a mangiare, riflettere su quali sono le “informazioni energetiche” che stiamo introducendo nel nostro corpo e quali potrebbero esserne le conseguenze.

Perché un tempo nelle nostre famiglie il momento dei pasti era quasi solenne?

Perché in molte famiglie si iniziava il pasto con una preghiera?

Forse nella credenza popolare questo voleva essere un ringraziamento per il cibo, ma in realtà al cibo giungeva l’energia positiva della preghiera.

Chi ci ha preceduto forse non aveva le conoscenze di fisica bioquantistica odierne, ma ora ha tutto un significato diverso. Il punto di tutto sembra essere che abbiamo bisogno di cambiare atteggiamento. Vediamo come:

Dobbiamo riprenderci il tempo sufficiente per nutrirci. Abbiamo la necessità di poter “interrompere” il flusso dei nostri pensieri quando ci nutriamo.

Dovremmo cercare di mangiare in luoghi che ci facciano sentire bene, con bella energia. Lasciamo il telefono in tasca: l’emergenza ci può essere, ma non sempre!

E in pratica?

gocciolioRispettiamo la stagionalità dei prodotti: il pomodoro si mangia in estate, non a dicembre. Cerchiamo di utilizzare prodotti locali per evitare che il cibo venga stressato dallo spostamento, lunghe ore di volo o navigazione e lunghe soste nei container di stoccaggio.

Quando cuciniamo, trattiamo con delicatezza la materia prima. Avete mai visto come toccano il cibo i “veri” chef? Se possibile tenete una piantina di erbe aromatiche in cucina come il rosmarino: conferisce energia alla mente, funziona anche come “protettore psichico” per cui è un ottimo rimedio da utilizzare nelle giornate “ostiche”.

Più le ricerche scientifiche vanno avanti e si integrano, più ci rendiamo conto che siamo degli esseri estremamente complessi. Quello che è chiaro è che l’acqua è vitale per l’essere umano e il suo ruolo va oltre quello di idratare e tenere in vita le cellule. Quest’acqua ha memoria, recepisce l’energia delle emozioni e compone in grande percentuale anche ciò di cui ci cibiamo, che a sua volta ha grande impatto biochimico ormonale sul nostro organismo.

Riuscire a cambiare con pochi accorgimenti le nostre abitudini, ricordandoci tutto questo, può fare la vera differenza nella nostra qualità di vita.

Originariamente pubblicato su Cabines.

Solo frutta e verdura? Attenti ai FODMAP

Per la maggior parte di noi settembre significa la fine delle vacanze e in un qualche modo l’inizio di una nuova stagione sia dal punto di vista professionale che personale.

Settembre è un po’ come l’inizio dell’anno nuovo: buoni propositi, impegno di prendersi cura di noi stessi dopo i mesi estivi caratterizzati tipicamente da molte uscite, vita sociale intensa, ed una maggiore difficoltà a tenere sotto controllo le nostre abitudini di vita e soprattutto la nostra disciplina a tavola.

D’altra parte le vacanze sono vacanze ed è giusto che ognuno le viva come meglio crede senza doversi preoccupare durante questa piccola parentesi dell’anno di niente altro che rilassarsi, divertirsi e circondarsi di persone belle.

Per tutti quelli che hanno esagerato durante l’estate e a settembre si ritrovano a fare i conti con i vestiti autunnali che non entrano più, il più delle volte la soluzione d’emergenza sembra essere quella di digiunare o di nutrirsi solo di frutta e verdura, o anche solo di verdura nella speranza di recuperare immediatamente i danni fatti.

Non smetterò mai di dire che nel momento in cui riusciamo ad adottare uno stile di vita corretto dal punto di vista nutrizionale, gli eventuali danni fatti durante le vacanze o un weekend non saranno mai rilevanti: e infatti in questo caso prevarrà quello che noi facciamo la maggior parte del nostro tempo piuttosto che le eventuali trasgressioni limitate ad un periodo più breve.

Frutta e verdura

Comunque sia, passare intere giornate a nutrirsi solo di verdura oppure verdura e frutta non solo non è corretto da un punto di vista nutrizionale biochimico, ma a volte potremmo addirittura ritrovarci con degli antiestetici ed antipatici gonfiori addominali che molto spesso imputiamo alle fibre senza invece renderci conto che la questione è molto più complessa.

Il problema infatti potrebbe essere causato dai FODMAP, che sono dei carboidrati che per alcune persone risultano poco metabolizzabili o possono diventare poco metabolizzabili qualora se ne consumino in eccesso.

Andiamo per ordine.

Che cosa sono:

FODMAP è un acronimo riferito a oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili.

Questi sono nomi complessi per un gruppo di molecole che si trovano nel cibo, che possono essere poco assorbiti da alcune persone.

Quando le molecole vengono assorbite malamente nel piccolo intestino del tratto digestivo, queste continuano il loro viaggio lungo il tratto digestivo arrivando fino al grande intestino, dove diventano fonte di nutrimento per i batteri che vivono lì normalmente. I batteri quindi digeriscono per fermentazione questi FODMAP causando dei sintomi come la sindrome da colon irritabile, gonfiore, dolori addominali etc…

Quali sono:

Fruttosio (mele, pere, mango, melone, miele, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio etc )

Lattosio (latte, gelato, crema, dessert a base di latticini, latte condensato, latte in polvere, yogurt, formaggi soffici)

Fructani (carciofi, porri, scalogno tutti i tipi di cipolle, aglio, lievito in alta quantità, segale, orzo, inulina)

Galattani (fagioli, lenticchie, legumi, soia, ceci)

Polioli (sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo, frutto con nocciolo tipo avocado, albicocca, ciliegie, pesche, prugne, funghi).

I FODMAP sono osmotici, quindi richiamano liquidi dentro al tratto intestinale, possono non essere digeriti o assorbiti bene e, se mangiati in eccesso, possono causare fermentazione e molto gonfiore.

Teniamo presente che molto spesso anche i disturbi causati da alimenti contenenti glutine, non devono essere associati al glutine stesso quanto piuttosto ai FODMAP contenuti nei cibi stessi.

Ovviamente non è semplice limitare tutti questi alimenti contemporaneamente, ma quello che è evidente che l’ultima cosa da fare per sentirsi alleggeriti, sia quella di mangiare solo delle grandi insalate a scapito di altri macro nutrienti come le proteine e grassi.

Cerchiamo di elencare per categoria i cibi invece poveri di FODMAP.

Carne, pollame, pesce e uova: manzo, pollo, tonno in scatola, albume d’uovo, pesce in genere, agnello, maiale, crostacei, tacchino, affettati.

Latticini: latticini senza lattosio e- in piccole quantità-, formaggi cremosi, parmigiano, mozzarella, emmenthal.

Carboidrati “sfavorevoli” tutto ciò che è senza lievito e senza glutine.

In questo caso però ricordiamoci che se con questi alimenti evitiamo i FODMAP, comunque sia utilizziamo nutrienti ad altissimo indice glicemico, con conseguenze importanti sulla nostra glicemia e conseguente risposta insulinica.

Frutta: frutti di bosco, pompelmo, kiwi, kumquat, limone, lime, mandarino, arancio, frutto della passione, ananas, mandarino e poi banane, melone e uva che però sono ad alto indice glicemico.

Verdure: cetrioli, sedano, melanzane, pomodori, zucchine e poi carote, zucca e patate che hanno alto indice glicemico.

Condimenti: la maggior parte delle spezie, erbe aromatiche, brodo fatto in casa, burro, polvere di aglio, olive, maionese, polvere di cipolla, olio di oliva, pepe, sale, senape, salsa di soia, aceto e aceto balsamico.

Bevande : Caffè, tè.

Una cosa importante da ricordare è che i FODMAP hanno anche diversi effetti benefici.

L’inulina e i “GOS” galatto oligo saccaridi, sono pregiati prebiotici che stimolano la crescita dei batteri “buoni” nell’intestino.

Per questo motivo è importante ricordare che l’eliminazione dei FODMAP non deve essere intesa come abitudine di vita, quanto piuttosto un percorso limitato nel tempo qualora ci dovessimo sentire appesantiti e gonfi o anche nei casi in cui sia nostra abitudine mangiare costantemente grandi quantità di frutta verdura.

Cestino frutta e verdura

Quello che si consiglia è di farci aiutare da un nutrizionista a eliminare per alcune settimane gli alimenti ricchi di FODMAP che ci rendiamo di utilizzare con normalità, per poi reintrodurli uno per volta cercando di capire quale sia quello che male assorbiamo.

A questo punto essendo chiaro che nutrendoci solo di frutta e verdura o solo di verdura non solo non otterremo nulla, ma potremmo rischiare di sentirci persino peggio di quanto ci si possa sentire dopo un periodo di “anarchia nutrizionale da vacanze”, cerchiamo un sistema semplice ma ormonalmente e biochimicamente corretto per iniziare l’autunno e affrontare un altro anno ricco di impegni.

Ecco alcune indicazioni generali che tengono conto non solo della limitazione dei FODMAP ma anche dell’uso di nutrienti a basso indice glicemico. Accresce

COLAZIONE :

apporto di proteine derivanti da : affettato di pollo, tacchino, oppure formaggi privi di lattosio o ancora frittate ed omelette fatte con albume d’uovo.

Tè o caffè oppure latte privo di lattosio, latte di riso, latte di mandorle.

Apporto di carboidrati favorevoli come : frutti di bosco, pompelmo kiwi, ananas, arancia.

Apporto di grassi: dalle olive

PASTI PRINCIPALI:

apporto di proteine derivanti da : pollo, tacchino, maiale, albume d’uovo, manzo, tonno in scatola, pesce in genere, formaggi senza lattosio e una volta alla settimana mozzarella e parmigiano.

Apporto di carboidrati da verdure come: cetrioli, sedano, melanzane, lattuga, zucchine, pomodori, spinaci, fagiolini, peperoni.

Apporto di carboidrati da frutta come: frutti di bosco, pompelmo, kiwi, mandarino, arancia e ananas.

Apporto di grassi: olio di oliva.

Possiamo usare come condimenti sale, pepe, senape, salsa di soia, aceto, aceto balsamico, le spezie e le erbe aromatiche.

È ovvio che la quantità e le proporzioni biochimiche tre macro nutrienti dovranno essere adattate alle singole persone e alle singole casistiche.

Questo comunque non è un sistema nutrizionale quanto piuttosto la possibile soluzione a dei fenomeni di gonfiore e malessere poco spiegabili.

10 consigli evergreen salva linea

Anguria mirtilli

1. Gli alimenti che noi utilizziamo, oltre che un valore calorico, hanno un impressionante impatto a livello biochimico e ormonale sul nostro organismo.

Questo significa che le calorie che noi introduciamo nel nostro organismo possono avere degli effetti completamente diversi a seconda della fonte da cui le prendiamo.

  • Le calorie che assumiamo con le proteine agiscono sul l’ormone glucagone e sono principalmente destinate a formare la massa magra dando inoltre senso di sazietà;
  • Le calorie che assumiamo dai carboidrati agiscono sull’ormone insulina che è vitale perché nutre le nostre cellule;
  • Le calorie che assumiamo dai grassi (quelli polinsaturi sono i migliori), sono importanti perché costituiscono i “mattoncini” che andranno a formare gli Eicosanoidi, ormoni che regolano l’equilibrio tra un processo infiammatorio e la sua risoluzione.

È evidente che pensare al cibo solo come una somma di calorie da sottrarre al conteggio (teorico) del nostro consumo metabolico è a dire poco riduttivo ed inesatto.

2. Dobbiamo fare attenzione al fatto che se noi assumiamo i macronutrienti in maniera scorretta, ciò che succede non è la migliore delle ipotesi citata precedentemente, bensì la peggiore.

  • Da un uso scorretto delle proteine possiamo ricavarne la formazione di massa grassa;
  • Da un uso inadeguato dei carboidrati (e ovviamente ciò è legato alla nostra risposta glicemica individuale) ne ricaviamo sempre formazione di massa grassa e attiviamo il processo di infiammazione cellulare;
  • Da un uso inadeguato dei grassi possiamo ottenere un esubero calorico ed un uso eccessivo dei grassi saturi con pesanti conseguenze sulla nostra salute.

3. Se noi ci limitiamo a fare il conteggio delle calorie che assumiamo in un pasto o in un giorno, facciamo un errore strategico fondamentale che può spiegare il motivo per cui molto spesso vengono mangiate molte calorie ma continuiamo ad avere fame.

Se infatti assumiamo 2000 calorie da fonti che per reattività ormonale stimolano eccessivamente l’insulina come ad esempio i dolci, pasta, riso, il pane e la focaccia entro breve avremo nuovamente fame e sentiremo la necessità di mangiarne ancora. Mi capita spesso di sentire le persone che mi dicono che non mangiano un biscotto, ma che se aprono una scatola di biscotti la mangiano per intero senza la capacità di fermarsi. Al contrario, se noi utilizziamo per esempio 1200 calorie derivanti da un alimento o più alimenti che danno il senso della sazietà perché agiscono correttamente sugli ormoni insulina, glucagone ed eicosanoidi, pur avendo un apporto calorico minore in realtà sarò molto più sazio. Questa cosa è particolarmente vera e riscontrabile nel caso dei carboidrati

4. Cerchiamo di prendere la fonte dei nostri zuccheri possibilmente dalla verdura e un quantitativo di frutta adatto alla nostra risposta glicemica.

Ipotizziamo di assumere 400 calorie da una fonte di carboidrati ad alto indice glicemico come per esempio le gallette di riso, le sfogliatine, il pane. Ciò che accadrà è che mio senso di sazietà durerà molto poco e mi sentirò anche stanco fisicamente con poca concentrazione. Se invece quelle stesse calorie io le assumo da un mix di verdura e frutta, il senso di sazietà durerà molto più a lungo, la quantità stessa di cibo che posso utilizzare sarà maggiore, e inoltre percepirò grande energia fisica e molta efficienza mentale.

5. Le calorie che derivano dai grassi contribuiscono a darci il senso di sazietà grazie alla loro attività ormonale che agisce sul senso della fame. Se vi trovate a voler fare un aperitivo, cercate di evitare cose come le patatine, la pizza, la focaccia, o anche solo la frutta.

Se non siete particolarmente amanti della verdura da sentirvi gratificati nel mangiare un pinzimonio accompagnato al vostro aperitivo (siamo in vacanza, qualcosa cielo concediamo!!!!!!), cercate delle olive o delle noccioline che essendo fonti di grassi contribuiranno a darvi senso di sazietà e contemporaneamente a rallentare l’assorbimento dei carboidrati dell’aperitivo. Un altro sistema prevede di associare all’aperitivo comunque una fonte proteica come del prosciutto, del formaggio o tutte le altre proteine facilmente reperibili in quelle occasioni. Anche le proteine infatti, ci danno sazietà e inoltre dal punto di vista ormonale controbilanciano l’effetto dell’insulina.

6. Parliamo di gelati…Gelati alla frutta e ghiaccioli non sono affatto “dietetici”

Il gelato alla frutta infatti oltre allo zucchero presente nelle basi del gelato, contiene anche gli zuccheri della frutta. La cosa positiva è che comunque vi è del latte che grazie ad un modesto apporto di proteine grassi un po’ rallenta l’assorbimento dei suddetti zuccheri. I ghiaccioli sono invece autentiche endovene di zucchero con altissimo indice glicemico che la nostra risposta insulinica, se vogliamo mantenere la linea, non gradirà affatto. In realtà è molto meglio utilizzare gelati alle creme possibilmente fatti non partendo dalle basi già preparate contenenti moltissimo zucchero, ma con alimenti sani come il latte, le uova, eccetera.

7. Rispettiamo il nostro cervello anche in vacanza: deve essere nutrito con costanza e gli zuccheri giusti. Saltare i pasti crea i presupposti per eccedere con gli alimenti sbagliati alla prima occasione.

Anche se noi siamo in vacanza, il nostro cervello ha il compito di presiedere coordinare tutte le nostre attività vitali e quindi deve essere nutrito. Se noi iniziamo a saltare i pasti, tutto quello che otteniamo nell’arco del tempo più o meno lungo, è che poi ci troveremo ad eccedere nelle occasioni come gli aperitivi o le cene con gli amici convinti che la nostra sia golosità e piacere nel condividere la tavola con gli altri. È importante che ci ricordiamo che tutte le volte che noi non nutriamo adeguatamente il nostro cervello, alla prima buona occasione il cervello farà in modo di riprendersi ciò che gli è mancato e quindi, banalmente, anziché un bicchiere di vino ne beviamo tre (il vino è comunque fonte di zuccheri), o anziché mangiare un pezzo di focaccia, che sarebbe sufficiente per la nostra soddisfazione, né mangiamo quattro perché dobbiamo anche restituire al cervello ciò che non gli abbiamo dato precedentemente. Avete presente come ci comportiamo facendo la spesa affamati o invece facendola dopo aver mangiato? Siamo sempre noi, ma nel primo caso diciamo che il cervello ci “suggerisce”quell’atteggiamento quasi incontrollabile che ci porta riempire il carrello di ogni cosa.

8. Ricordiamoci le tempistiche: quando ci alimentiamo non dobbiamo ascoltare la fame, dobbiamo pensare che il nostro cervello e il nostro organismo hanno la necessità di essere nutriti con costanza. Quando sentiamo la fame l’allarme è già in atto e potremmo mangiare cose non ideali per il nostro obiettivo (stare bene, perdere peso, mantenere la linea, avere molta energia…)

Iniziamo quindi la giornata con una buona colazione che comprenda sempre della proteina, della frutta o del pane molto ricco di fibre, e un po’ di grassi come mandorle, noci o nocciole.

Se mangiamo molto tardi, a metà mattina cerchiamo di integrare con un bicchiere di latte o uno yogurt a seconda dei nostri gusti. Non saltiamo il pranzo: ideale sarebbe una insalata molta verdura di stagione, del tonno o del salmone e un po’ di frutta, facendo attenzione che l’anguria, il melone hanno un carico glicemico notevole. Uno spuntino nel pomeriggio, utilizzando magari una barretta bilanciata, e poi la cena sempre composta da un piatto proteico, possibilmente pesce, tanta verdura e un po’ di frutta. Se siete destinati a cenare tardissimo, nel tardo pomeriggio fate un secondo spuntino che vi eviterà di fare seri danni nella cena.

9. I centrifugati gli estratti vanno utilizzati in maniera strategica.

Centrifugato

Se stiamo cercando di perdere peso, o se vogliamo mantenere il risultato ottenuto, magari con fatica durante l’anno, i centrifugati o gli estratti di frutta possono costituire un pericolo. Questo è dovuto al fatto che nei centrifugati e negli estratti gli zuccheri diventano particolarmente veloci nell’essere assorbiti dal nostro organismo. Un’altra conseguenza potrebbe essere quella di non avere grande senso di sazietà per lungo tempo e quindi di ritrovarci a mangiare più volte nelle ore successive. Possiamo però utilizzarli maniera strategica scegliendo attentamente gli ingredienti: mescoliamo verdura – i peperoni, e cetrioli, con limone, zenzero e del pompelmo o la mela verde tipo di Grenny Smith – in questo modo otteniamo un fantastico apporto di vitamine, sali minerali e un carico glicemico accettabile grazie un buon utilizzo della frutta.

Ricordiamoci sempre che i centrifugati negli estratti sono comunque pura fonte di carboidrati e quindi, se ci diventa difficile reperire la proteina da associare, molto più semplice può essere reperire delle mandorle o delle nocciole i cui grassi ci aiuteranno a rallentare l’assorbimento dei carboidrati.

10.E la pizza???????

Queste sono regole base da ricordare sempre, ma se siamo in vacanza è anche importante non essere troppo severi con noi stessi quanto stare più attenti durante l’anno e concederci qualcosa di più in questo periodo. La pizza non è bilanciata da un punto di vista dei macro nutrienti e il suo carico glicemico è comunque estremamente alto. È un piatto preziosissimo che fa parte della storia della nostra cucina e che come tale va rispettato e valorizzato. Se decidiamo di mangiare una pizza, non perdiamo tempo ed energia cercando di “aggiustarla” nei bilanciamenti. Mangiate la pizza che più vi piace, godetevi la compagnia ed il momento e il pasto successivo ricominciate a seguire la vostra logica biochimica nella scelta degli alimenti. Se impariamo a nutrirci bene, di eventuali sgarri non possono fare altro che darci gioia e permetterci di godere della buona cucina.

Articolo pubblicato originariamente su Cabines.

Ingannate dai “canoni” di bellezza

L’alchimia del cibo ha il potere di modificare il nostro carattere, il nostro stato d’animo, il modo in cui viviamo la nostra vita: è molto più che il semplice gesto di sfamarsi. E la vera bellezza è quella che deriva dall’armonia che c’è dentro di noi, quell’energia che un’anima serena emette e contagia chiunque le si avvicini.

Nascita di Venere - Botticelli

Come nutrizionista dovrei esultare per il fervore che tutti gli anni assale in questo periodo donne e uomini nel dover necessariamente dimagrire in vista della “prova bikini”: al contrario, questo ricordarsi di prendersi cura del modo in cui mangiamo solo poco prima del fatidico appuntamento con il costume mi provoca un grande senso di sconforto. Il fenomeno si verifica ogni anno con sempre maggiore intensità, e dipende molto da quanto in anticipo iniziano i weekend assolati durante i quali si è costretti a togliersi i vestiti invernali e a mostrare il proprio corpo. La situazione è ulteriormente aggravata da quelli che sono spesso gli stereotipi di una certa moda e di molta pubblicità: modelli estetici che possono essere irraggiungibili per la maggior parte di noi. Il fatto di non potere diventare come le modelle o i modelli che ci vengono mostrati dalle riviste o dalla televisione, non dipende necessariamente dall’avere o non avere la forza di volontà di seguire una dieta o di fare o non fare forsennata attività fisica, poiché ci sono persone che – a causa di una predisposizione genetica e caratteristiche metaboliche – mai e poi mai potranno indossare non solo una taglia 38, ma nemmeno una 42.

Rispettare la propria natura

Quando si parla di dimagrimenti, è necessario distinguere caso per caso. Una persona che è geneticamente predisposta ad avere una struttura magra – qualora dovesse per qualche motivo aumentare di peso – con un regime alimentare corretto il più delle volte riesce a ritornare magra. Una persona geneticamente predisposta all’ingrassamento, con una risposta glicemica “sfortunata” e dotata magari di una struttura di base “morbida” – qualora si trovi in eccesso di peso – correggendo in maniera adeguata l’alimentazione potrà cambiare moltissimo, fino a raggiungere una forma armonica che darà alla persona un aspetto estremamente bello e seducente. È, invece, improbabile che diventi “magra” quanto la persona citata nel caso precedente, pur rispettando le regole alimentari in maniera ferrea. Questo perché, oltre un certo limite, il suo organismo non può andare, a meno che non venga portato a uno stato di denutrimento forzato. Un conto è essere “magri” per natura, un conto è essere “magri denutriti” perché, oltre che danni notevoli all’organismo, questa ultima condizione porta nel tempo al recupero di tutto quanto perso con la privazione calorica forzata.

Una questione di aspettative

Spesso le persone mi riferiscono che nel passato hanno provato tutte le diete del mondo, senza ottenere risultati definitivi. Altrettanto spesso realizzo che non erano i risultati ottenuti il problema, quanto le aspettative sbagliate delle persone che – non raggiungendo ciò che avevano sognato – ricominciavano a mangiare in maniera compulsiva per compensare l’ennesimo fallimento. È così che inizia il circolo vizioso che porta da periodi di dieta ferrea a periodi di totale compulsione alimentare. Se questo concetto non ci diventa familiare, ciò che già accade sarà l’aumento del senso di inadeguatezza delle persone che non riescono a raggiungere i canoni corporei “standard” e sempre più frequenti saranno i disturbi nel comportamento alimentare. Il tutto perché il focus dei parametri di bellezza si è fossilizzato su determinate misure.

Qualcosa sta cambiando

La bella notizia è che, recentemente, riviste di moda molto importanti hanno iniziato a dedicare dello spazio a quella che viene chiamata la tendenza “curvy”, ossia il ritorno o la rivalutazione dei canoni di bellezza “morbidi”. Al mondo esistono da sempre le persone “magre” (per costituzione) e le persone “morbide” (per costituzione): anni fa le bellezze erano considerate decisamente quelle dalle forme morbide, per poi passare a modelli di riferimento di importante magrezza.

Io trovo che rivolgere l’attenzione solo a un gruppo piuttosto che a un altro, non ha fatto altro che creare infelicità in coloro che appartenevano al gruppo “sbagliato”, secondo i canoni del momento storico. Sembra quasi difficile da credere, ma accanto a tante persone che combattono per vedere i vestiti che si “allargano”, vi è anche tanta gente che si sforza in tutti i modi di fare in modo che i vestiti diventino stretti e le loro forme si arrotondino. In un periodo in cui i disturbi del comportamento alimentare sono in continuo aumento sia tra le donne che tra gli uomini di svariate fasce di età, come nutrizionista interpreto questa presa di coscienza da parte del mondo della moda come un grandissimo segno di intelligenza e di sensibilità. Spero possa portare le persone ad approcciare il cibo con un animo molto più sereno e inneschi la volontà di imparare a nutrirsi in maniera corretta, non solo per perdere il peso in eccesso, ma per sentirsi bene.

A ognuno il suo compito

Sta ai media far capire che esistono sia “le slim” che le “curvy” e che nessuno è meno adeguato dell’altro a causa delle sue caratteristiche fisiche e genetiche. Il mondo dell’estetica ha la grande opportunità di supportare questo cambio di visione della bellezza proponendo trattamenti adeguati ed efficaci che aiutino le persone a ottimizzare i risultati desiderati per migliorare il proprio aspetto: i professionisti dell’estetica sono anche la chiave di volta per portare un messaggio “sano” ed equilibrato al cliente che si dispera per l’ennesimo fallimento con la dieta. A noi nutrizionisti, invece, il compito di insegnare alle persone un modo bilanciato per alimentarsi, senza liquidarle con un protocollo dietetico preconfezionato e standardizzato con la pretesa che possa essere il loro stile di vita alimentare definitivo e corretto.

Auguriamoci allora che la primavera diventi il momento giusto per iniziare a lavorare su noi stessi iniziando dall’imparare a usare il cibo nel migliore dei modi. Arriveremo così alla “prova bikini” con un aspetto “sanamente bello” e al rientro dalle vacanze – quando i ritmi ritorneranno più sostenuti e la vita ci richiederà molta più concentrazione ed energia – avremo imparato quali sono le cose più giuste da fare anche per stare bene, e quali sono quelle che ci arrecano più danno. Questo può essere il primo passo per non dover mai più correre ai ripari all’ultimo momento, perché lo stile di vita corretto sarà parte integrante di noi.


 

Articolo pubblicato originariamente su Cabines.
L’immagine è tratta da qui con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Dimagrire non è un problema di peso…

Sta per arrivare Pasqua e molti di noi saranno presi da pranzi con amici e parenti e pic-nic di Pasquetta, dove lo sgarro molto probabilmente sarà la parola d’ordine.

Ho pensato che fosse utile condividere anche qui un altro articolo che ho scritto per Cabines sotto Natale, per sfatare alcuni falsi miti sul dimagrimento e la nutrizione.

 


Prima di mettersi a dieta è necessario sfatare qualche mito sul dimagrimento e resettare alcune “credenze” nutrizionali. Bisogna distinguere il concetto di peso da quello di massa grassa e, soprattutto, saper riconoscere ed accettare i propri limiti senza porsi mete irrealizzabili.

bilanciare massa grassa e massa magra

Sono passate le feste, e ora è il momento del bilancio dei danni causati dall’entusiasmo dei festeggiamenti natalizi. C’è anche da dire che non è necessario privarsi di ogni cosa proprio durante le feste o quando ci godiamo le meritate vacanze, quanto invece sarebbe saggio seguire un criterio nutrizionale corretto durante tutto il resto dell’anno. Sarebbe necessario cambiare il punto di vista sul concetto di dieta.

Dopo molti anni di lavoro a contatto con le persone che, come me, tutta la vita hanno bisticciato con la bilancia, ho deciso che avrei chiamato il Metodo che utilizzo (che, come ricordo sempre, parte dai concetti biochimici base della dieta Zona ampliandosi verso la valutazione emozionale e psicologica del globale della persona) “Nutritional Reset”, perché ho capito che ci sono alcuni miti da sfatare sul dimagrimento tali, da richiedere un vero e proprio reset di alcune “credenze” nutrizionali.

Cose da sapere

Cominciamo a fare una distinzione tra il concetto di peso e di massa grassa di una persona. Il peso è dato dalla somma di massa grassa e massa magra che – essendo composta dalle ossa, dai liquidi, dagli organi e dai muscoli – è quella che “incide” maggiormente sulla bilancia, soprattutto a causa del rapido transito dei liquidi. [Read more…]

La nutrizione Anti-aging

Oggi voglio condividere con voi un articolo che ho scritto per il magazine Cabines di Dicembre, che chiarisce come e perché quello che mangiamo influisce sugli effetti del tempo.


Fruit salad

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C’è una stretta correlazione fra la nutrizione e l’invecchiamento cutaneo. È proprio vero che “siamo quello che mangiamo”. Mantenere bassi i livelli di infiammazione nel nostro organismo è il primo fondamentale passo per attutire gli effetti del tempo, senza eccessivi danni.

Quello che mi piacerebbe fare in questo numero che conclude un anno, ma soprattutto ne apre uno nuovo, è cercare di dare alla parola nutrizione un’identità e una connotazione ben precisa, mettendo un po’ di ordine nella miriade di messaggi – a volte devianti – che nel tempo sono stati dati perché si è sempre collegato il cibo alla parola “dieta”, e questa a qualcosa di necessario solo nel caso di sovrappeso. In realtà il cibo in sé è molto di più, perché nutrizione e benessere sono due compagni di viaggio inseparabili: questa affermazione non è affatto una novità, ma è un concetto che è andato assolutamente perduto nel tempo.

È importante, quindi, pensare che quello che noi ingeriamo determinerà come siamo e come saremo. Per fare questo upgrade mentale sulla nutrizione, è necessario ampliare la visione meramente calorica del cibo. Nessuno potrà mai negare l’importanza del corretto apporto calorico né il fatto che un eccesso calorico protratto nel tempo porti a seri scompensi, ma da qui a considerare il conteggio calorico l’unico fattore importante negli alimenti, vi è una differenza enorme. Il cibo innesca nel nostro corpo una reazione chimica che, a sua volta, provoca delle risposte ormonali ben precise e straordinariamente importanti e differenti tra loro. Quindi la valutazione scientificamente corretta è quella che verifica da dove vengano le calorie che noi ingeriamo, piuttosto che solo quante esse siano. Lo stesso numero di calorie può avere effetti ormonali incredibilmente diversi in base alla natura del macronutriente da cui provengono, ma anche a seconda della percentuale calorica dello stesso rispetto all’insieme dei macronutrienti assunti.

Con questa premessa è chiaro che per parlare di nutrizione in maniera corretta e moderna è necessario addentrarsi nella biochimica e iniziare a prendere confidenza con concetti nuovi constatando, inoltre, che la parola “Infiammazione” diventa una presenza praticamente costante quando parliamo di benessere, dimagrimento e soprattutto di strategie nutrizionali che ci permettano di affrontare il naturale passare degli anni senza traumi e senza pensare che questo sia un processo di decadimento psico-fisico, piuttosto che una fase diversa della vita con alcuni aspetti negativi (come in tutte le fasi), ma anche molti aspetti positivi . “Invecchiare” è una parola a cui si attribuisce oramai solo senso negativo, perché la maggior parte di noi si aspetta che con il tempo vi sia solo un peggioramento del nostro stato di salute. Il problema è culturale: non siamo stati abituati a pensare che il modo in cui vivremo in futuro in realtà lo moduliamo con lo stile di vita tenuto nell’arco di tutta la vita, e soprattutto con il modo in cui ci nutriamo. Se trattiamo bene il nostro corpo ed evitiamo di sottoporlo a stress ambientali e nutrizionali eccessivi, il corpo si manterrà al meglio delle sue possibilità fisiologiche: e non è solo una questione di predisposizione genetica… Cominciamo da qui a valutare in un’ottica diversa ciò che si può fare utilizzando il cibo in maniera corretta e assolutamente non penalizzante, come potremmo aspettarci parlando di alimentazione “sana”. Esiste un sistema, una strategia nutrizionale che valuti il cibo secondo i parametri appena citati? Certamente sì! Risalgono a più di vent’anni fa (e sono in costante aggiornamento ed evoluzione) gli studi e le ricerche che hanno portato il dr. Barry Sears – scienziato di fama mondiale – a comprendere i principi biochimici che sono diventati la base della moderna nutrizione e che lui ha raccolto sotto il nome di “Strategia Nutrizionale Zona”. Grazie alle conclusioni derivanti dalle sue ricerche in ambito biochimico, il dr. Sears si è guadagnato la giusta fama di uno dei maggior esperti di alimentazione su base ormonale. Lui per primo ha affrontato il cibo con l’ottica biochimica e non clinica, spiazzando la comunità medica “tradizionale” che per anni lo ha considerato un eretico, salvo poi “utilizzare” le sue conclusioni cercando di spacciarle come ricerche fatte in proprio.

Le origini della Zona, sono piuttosto note: l’intento del Dr. Sears era quello di trovare un sistema per capire come migliorare il proprio destino rispetto a quanto era successo ad alcuni dei suoi familiari, morti in età decisamente prematura a causa di scompensi cardio circolatori. Il dr. Sears racconta sempre che il suo intento non era quello di cambiare la sua genetica, quanto piuttosto di cambiare il modo in cui i suoi geni si potevano esprimere: col senno di poi, sembra esserci riuscito visto che rispetto ai precedenti familiari ha già guadagnato 15 anni di vita in più. E ovviamente gliene auguriamo tanti ancora! Questo è il motivo per cui La Zona viene indicata come uno dei nuovi orizzonti del benessere, perché in realtà è nata come cura per i cardiopatici per poi “scoprire” che uno degli effetti “collaterali” era quello di far perdere alle persone anche la massa grassa in eccesso. Ma fa anche molto di più… Dopo più di vent’anni, abbiamo capito perfettamente il meccanismo che giustifica che un metodo possa risolvere così tante problematiche, ma all’inizio sembrava fantascienza. Teniamo presente che quando parliamo di benessere intendiamo il significato più ampio del termine stesso: è un benessere fisico, ma è anche un benessere psicologico ed emozionale. Tutto questo a sua volta porta anche ad un miglioramento a livello estetico che non dipende solo dal fatto di aver fatto dimagrire una persona insegnandole a mangiare in corretta, ma è un miglioramento estetico che dipende e deriva da uno stato di equilibrio interno, ottenuto con sane regole di vita e una alimentazione appropriata che esplica una potentissima azione anti infiammatoria.

I fondamenti della strategia

Abbiamo detto che i macronutrienti hanno una valenza calorica che però innesca delle reazioni chimiche, che a loro volta danno origine a risposte di tipo ormonale. Se utilizziamo gli alimenti in maniera corretta, otteniamo le reazioni più adeguate e la risposta ormonale migliore per il nostro organismo. Ora, sembra abbastanza logico pensare che siamo anni luce oltre il normale concetto di “dieta”.

Ma come si fa?

I principi biochimici sono assolutamente complessi e delicati, ma per fortuna la loro applicazione è sorprendentemente semplice. La nutrizione che si basa su questi principi deve essere impostata da una persona esperta, ma una volta capito il principio, l’esecuzione diventa semplice. Vediamo le cose essenziali:

1. ABBINARE I MACRONUTRIENTI: Si parte dal presupposto che tutte le volte che noi ci alimentiamo è necessario abbinare i tre macronutrienti:

Cibo anti-etàCarboidrati: preferibilmente quelli favorevoli della verdura (a eccezione di carote, legumi, patate e mais) e la maggior parte della frutta (a eccezione di anguria, melone, banane, fichi, cachi, uva e a volte ananas).

Proteine: albume d’uovo, carne bianca o rossa, purchè derivante da animali alimentati in maniera naturale e non con mangimi, pesce non di allevamento, ricotta e formaggi di capra che sono poveri in caseina, e con moderazione altri formaggi qualora il soggetto li tolleri. Meritano poi delle considerazioni più complesse (e da fare in separata sede) l’utilizzo di proteine “alternative” come soia, seitan, proteine della canapa etc….

Grassi: di preferenza quelli poveri di omega 6, escludiamo quindi tutti gli oli di semi; ottimo l’olio e.v.o., l’avocado, la noce di Macadamia. La necessità di abbinamento deriva dal fatto che ciascun macro nutriente innesca una reazione a livello ormonale. I carboidrati, infatti, influiscono sull’ormone Insulina e forniscono lo zucchero al nostro organismo: eliminare i carboidrati dalla nostra alimentazione è un errore strategico clamoroso. Noi abbiamo necessità vitale di zuccheri, ma dobbiamo selezionare quelli giusti che sono quelli a indice glicemico basso. L’indice glicemico è rappresentato dalla velocità alla quale gli zuccheri del carboidrato entrano in soluzione nel sangue: più è alta la velocità, maggiore sarà l’impatto che tale carboidrato avrà sull’ormone Insulina, con conseguenze tutt’altro che positive per almeno due ragioni. Dall’eccesso di Insulina derivano l’accumulo della massa grassa e l’insorgere di uno stato di infiammazione detta “cellulare” poiché silente e non percepibile anche per moltissimi anni, salvo poi manifestarsi in maniera tutt’altro che gradevole. Le proteine stimolano il Glucagone che ha il compito di bilanciare l’azione dei carboidrati e dell’Insulina mobilitando le scorte di zucchero da questa immagazzinate, mantenendo stabile la nostra glicemia ed evitandoci così la sensazione di fame. Il Glucagone ha anche il compito di costruire la massa magra. È evidente che anche eliminare le proteine è un errore clamoroso, per cui, prima di “improvvisare” delle scelte alimentari avventate, è sempre meglio capire bene a cosa andremo incontro e cercare la soluzione alternativa più sicura che possa comunque rispettare le scelte etiche o di vita di ognuno di noi. I grassi sono fondamentali e devono essere preferibilmente polinsaturi: essi infatti sono i mattoncini che costituiscono gli ormoni Eicosanoidi. Questi ormoni si dividono in due categorie: quelli pro infiammatori e quelli anti infiammatori. L’organismo ama l’equilibrio, per cui è necessaria la presenza di entrambi i gruppi: sfortunatamente le condizioni di vita moderne e la composizione dei cibi che utilizziamo (molto spesso troppo elaborati a livello industriale), fanno sì che sia più probabile avere un esubero di quelli pro infiammatori che quelli anti infiammatori. Da qui nasce l’esigenza di gestire al meglio l’apporto dei grassi valutandone la natura e non solo il valore calorico. È anche evidente che le calorie che provengono da 1g di grassi sono senza dubbio più di quelle derivanti da 1 g di carboidrati o proteine, ma senza queste calorie le nostre cellule non potrebbero esistere. È anche giusto valutare che, la prossima volta che ci troviamo a evitare un cibo perché “calorico”, sarà prudente valutarne prima l’indice glicemico: infatti dal rialzo dell’Insulina abbiamo da temere molto di più che da un temporaneo esubero calorico.

2. RISPETTARE UNA PERCENTUALE CALORICA TRA I MACRONUTRIENTI Esiste un “modello” di percentuale calorica che deve essere rispettata tra i macronutrienti:

  • 40 % delle calorie di ogni singolo pasto derivante dai carboidrati
  • 30 % dalle proteine
  • 30 % dai grassi
  • È importante tenere ben presente che questo è un modello, non la regola, poiché ognuno di noi ha una risposta glicemica diversa e quindi le percentuali devono essere personalizzate e adeguate. Iniziando a rispettare questi due fondamentali principi, otteniamo un controllo dell’infiammazione cellulare che ha un impatto impressionante su aspetti della nostra vita che, forse d’istinto, mai collegheremo tra loro.

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Parliamo di effetto anti-aging

Quando si parla di invecchiamento, il primo pensiero riconduce alla formazione di rughe. Quale è alla fine la nostra carta di identità? La pelle. Nello stesso tempo quale è lo specchio del nostro stato di salute? Ancora una volta la pelle. Perché la pelle cambia il suo aspetto e invecchia? 3 sono le cause principali:

  1. i radicali liberi
  2. l’infiammazione
  3. diminuzione di apporto di ossigeno

I radicali liberi sono inevitabili, ma un eccesso provoca conseguenze devastanti: essi sono il prodotto dei nostri processi metabolici, poiché derivano dalla trasformazione del cibo in energia mediante l’attivazione dell’ossigeno che noi respiriamo. Da tale attivazione ne deriva la formazione dei radicali liberi che sono, alla fine, molecole di ossigeno che hanno perso un elettrone nell’ultimo orbitale, sono rimaste “orfane”. La natura ama l’equilibrio, per cui tali molecole fanno di tutto per riprendersi il compagno perso per strada. Il problema è che per fare ciò innescano un meccanismo di reazioni a catena che portano alla formazioni di nuovi radicali liberi. Dove vanno di preferenza i radicali liberi per ritrovare il loro elettrone perso? Cercano di attaccare strutture facilmente ossidabili come per esempio gli acidi grassi essenziali e se ciò accade, questi non sono più in grado di dare origine agli Eicosanoidi. Un altro tipo di bersaglio facile, sono le proteine come il Collagene e l’Elastina: soprattutto in presenza di elevate concentrazioni di glucosio, ciò che ne risulta è una rete di proteine glicosilate che portano alla formazione di numerose rughe. Oltre ai radicali liberi derivanti dal nostro organismo, vi è anche un notevole apporto di essi derivante dall’ambiente esterno: raggi del sole, fumo, inquinamento etc…. Possiamo cercare di esporci il meno possibile a tali agenti, ma spesso non è così semplice evitarli. L’infiammazione è un’altra delle cause dell’invecchiamento cutaneo e non solo. Quando parliamo di formazione delle rughe questo processo è aggravato e accelerato dalla presenza di infiammazione che deriva da fattori esterni, ma soprattutto dall’azione dei radicali prodotti dai nostri processi metabolici di digestione e da un eccesso dei livelli di Insulina derivante dall’uso di carboidrati sfavorevoli, ossia ad alto indice glicemico. La terza causa di invecchiamento, è costituita dalla riduzione di ossigeno nei tessuti, che in parte è il risultato del normale processo di degenerazione delle struttura dei vasi, ma in parte è dovuto all’azione dei radicali liberi e alla conseguente infiammazione. È davvero evidente che in tutto il discorso vi sono sempre dei comuni denominatori quali : Carboidrati favorevoli o sfavorevoli, Insulina e Infiammazione

Quali le regole per “diventare grandi” in maniera funzionale?

Alimentarsi con moderazione: se la maggior parte dei radicali liberi deriva dal processo naturale della digestione, alleggerire tale processo mangiando quantità di cibo moderato, è un buon sistema per non avere sovra produzione di questi agenti. È anche vero che, per mangiare in maniera moderata, è necessario non soffrire la fame, e il trucco sta nel gestire adeguatamente i livelli degli zuccheri utilizzando quelli più lenti, quelli che non provocano un rialzo eccessivo di Insulina.

Controllare l’infiammazione: poichè utilizzando carboidrati favorevoli, siamo in grado di gestire in maniera adeguata i livelli di Insulina (e quindi di non patire la fame conseguente a tale fenomeno), contemporaneamente eviteremo che l’eccesso di questo ormone sposti l’equilibrio degli Eicosanoidi a favore di quelli pro infiammatori.

Migliorare l’irrorazione dei tessuti: deriva dall’assenza di infiammazione che si ottiene modulando gli Eicosanoidi. Se garantiamo al corpo un buon livello di Eicosanoidi anti infiammatori, gli garantiamo un effetto vasodilatatore che porterà ossigeno e nutrimento alle nostre cellule.

Ricapitoliamo

Il metabolismo cellulare insieme ad altri fattori esterni, provoca la formazione di radicali liberi. Da questi deriva una reazione a catena che dà come risultato la glicosilazione delle proteine e l’attacco agli acidi grassi insaturi. Dalla glicosilazione deriva la formazione delle rughe. Dall’ossidazione degli acidi grassi deriva la formazione di Eicosanoidi pro infiammatori, che porta alla diminuzione di ossigeno e all’inizio del fenomeno infiammatorio che, a sua volta, facilita il processo di formazione delle rughe. Tutto questo si può gestire molto bene mantenendo bassi i livelli di infiammazione nel nostro organismo rispettando le regole sopra citate e facendo eventualmente uso di buona integrazione, della quale potremmo parlare in futuro. Questo è il primo fondamentale passo per permettere al nostro corpo di attutire gli effetti del tempo senza eccesivi danni.

Articolo pubblicato originariamente su Cabines.

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