Moringa oleifera: la pianta che è in grado di farci sopravvivere

Moringa oleifera: la pianta

La Moringa oleifera è un albero unico: di questa pianta non si butta niente. Tutto è commestibile e questo è uno dei motivi per cui spesso il nome più comune della Moringa è “l’albero miracoloso”.

L’albero della Moringa è nativo nella zona ovest e sud Himalayana, India, Pakistan, Asia minore, Africa e Arabia, attualmente si trova anche nelle Filippine, in Cambogia e nel Nord , Centro e Sud America e in alcune isole caraibiche.
A seconda delle diverse regioni porta nomi estremamente suggestivi quali: “l’albero delle bacchette del tamburo”, “l’albero che non muore mai”, “ l’albero della vita” e nelle valli del Nilo “l’albero della purificazione” e molti altri ancora.

Nei primi tempi la Moringa oleifera era conosciuta come trattamento per le infezioni della pelle e in genere per tutte le patologie collegate alle mucose. Ben presto ci si accorse però che la Moringa ha anche delle proprietà nutrizionali assolutamente straordinarie.
Facendo infatti un confronto grammo per grammo tra ciò che troviamo nella foglia di Moringa oleifera e altre fonti di sostanze nutrizionali naturali, si vede che la Moringa contiene più di 7 volte la Vitamina C contenuta nelle arance, 10 volte la Vitamina A che si trova nelle carote, 17 volte il Calcio che si trova nel latte, 9 volte le proteine che si trovano nello yogurt, 15 volte il Potassio che si trova nelle banane e 25 volte il Ferro che si trova negli spinaci.
La pianta contiene anche un’alta concentrazione di Fosforo, Rame, Alfa Tocoferolo, Riboflavina, Acido Nicotinico, Acido Folico, Piridossina e Betacarotene ed è ricca di aminoacidi essenziali.

I semi presentano infatti un alto contenuto di proteine, tanto che possono essere valutati per fornire un’adeguata integrazione sia nelle diete onnivore per aumentare l’apporto proteico, ma anche – essendo ricchi di aminoacidi solforati come la metionina e la cisteina, tanto da essere simili all’apporto dato dal latte e dalle uova- per un approccio nutrizionale vegetariano, associati ai legumi che sono carenti di aminoacidi solforati.
Una cosa interessantissima è data dal fatto che i semi della Moringa oleifera sono privi di inibitori della Tripsina, caratteristica che conferisce a queste proteine una altissima digeribilità (93%).
Una proprietà utilissima che è al centro molteplici studi, è l’attività regolatrice che la Moringa esercita sulla glicemia (Anwar et al 2007).
Nelle Filippine il the di Moringa viene considerato una valida alternativa per evitare l’abuso di farmaci ipoglicemizzanti poiché si è visto che la sua assunzione ha un effetto importante in caso alti livelli di zucchero nel sangue.
Non ha invece alcun effetto ipoglicemizzante in caso di livelli normali: davvero straordinario!

La Moringa oleifera è inoltre ricca di acidi grassi essenziali: il dr Raskin della Rutgers University (New Jersey USA), sostiene che la Moringa è talmente perfetta che se non avessimo altro di cui nutrirci, ne sarebbe sufficiente una sola pianta per la nostra sopravvivenza.
La Moringa contiene inoltre 46 tipi di sostanze antiossidanti tra le quali i polifenoli che hanno ruolo importantissimo nel contrastare il rallentare l’azione dei radicali liberi principali, responsabili dei fenomeni infiammatori che danneggiano il nostro corpo. Ha inoltre un’importante azione sul sistema immunitario.
Tra le 300 attività curative e benefiche riconosciute a questa pianta dalla medicina ayurvedica, troviamo anche un’azione diuretica e detossificante, grazie alla sua capacità di catturare le sostanze inquinanti, tanto che questa pianta viene largamente impiegata per la purificazione dell’acqua e anche per la sua attività antisettica e antibatterica.

Direi che la natura ci sta offrendo l’ennesimo gioiello grazie al quale possiamo prenderci cura di noi stessi a 360 ° utilizzandone sia le proprietà nutrizionali quali l’apporto proteico, l’integrazione di amminoacidi associata ai legumi per i vegetariani, l’apporto di vitamine e antiossidanti.

Possiamo però utilizzarle questo gioiellino come “alleato” quando sappiamo che esagereremo un po’ con i carboidrati ad alto indice glicemico: in quel momento la nostra glicemia salirà ed è allora che la moringa arriva in nostro aiuto!
Non dimentichiamoci poi l’aspetto estetico: l’olio di Moringa è straordinario per la cura della pelle e dei capelli.
Gli studi più recenti stanno anche valutando il suo utilizzo come sostituto dell’olio di oliva avendone una composizione molto simile in caso di intolleranza o allergia allo stesso.

Moringa oleifera polvereLa Moringa Oleifera è un autentico Universo in piena esplorazione: credo ci riserverà ancora grandi sorprese.


Nel frattempo, io assumo i semi e aggiungo la polvere delle foglie allo yogurt!

 

 

 

 

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Quando la vita cambia le regole del gioco è il momento di imparare a giocare!

quando la vita cambiaLa vita è un gioco meraviglioso, ma dobbiamo fare attenzione perché le regole nell’arco degli anni possono cambiare. Quando il corpo inizia a cambiare possiamo minimizzare gli inconvenienti con una nutrizione intelligente.

Siamo esseri straordinari, “progettati” e programmati con una precisione impressionante. Siamo caratterizzati da equilibri e reazioni biochimiche-ormonali che fanno in modo che tutto funzioni in maniera corretta e che il nostro stato di salute si mantenga costante.
Certo è che se tutto ciò fosse immune da cambiamenti, la nostra vita sarebbe più semplice.
In realtà, non solo con il passare degli anni, ma anche a causa di fattori epigenetici (quindi non legati alla nostra genetica, quanto piuttosto all’ambiente che ci circonda), il nostro organismo subisce dei mutamenti a volte molto importanti.

I fattori che possono interferire con il nostro equilibrio fisiologico, sono tanti: forte stress che “sconvolge“ determinati meccanismi, perdita del ritmo sonno-veglia con importanti conseguenze ormonali, traumi emotivi o fisici, necessità di assunzione di farmaci particolari che “disorientano” il nostro corpo.

Molti di questi cambiamenti che arrivano dall’esterno hanno spesso come bersaglio la risposta insulinica che viene alterata. Questo fatto si traduce praticamente nel “complicare” il nostro rapporto con i carboidrati, causando delle spiacevoli sorprese. Inoltre, quando è il funzionamento dell’insulina ad essere colpito, spesso si instaura il fenomeno della Resistenza Insulinica, che è oramai riconosciuta come “la mamma” di molte problematiche che, se non trattate, poi si cronicizzano diventando vere e proprie patologie.

Quando cambiano le regole del gioco della vita, ciò che succede è che inizia un processo di cambiamento della nostra fisicità e ci ritroviamo con un corpo che non riconosciamo più e soprattutto non “ubbidisce” a ciò che tentiamo di fargli fare, magari sottoponendolo a digiuni forzati o forsennate sedute di palestra che non danno alcun risultato. All’improvviso sembra sia impazzito il sistema!

Tra tutti gli eventi che possono sconquassare il nostro equilibrio fisiologico prima ipotizzati, prendiamo il più comune, quello più eclatante che coinvolge prima o poi tutte noi donne: la temutissima menopausa!
Innanzitutto vi è una informazione scarsa, inesatta, alterata e terroristica di questo fenomeno: sembra infatti che la vita di una donna dopo la menopausa sia finita, che la pelle si trasformi in qualcosa di inguardabile, che il peso sia destinato inesorabilmente ad aumentare trasformandoci in mostri, che il nostro umore tracolli facendoci diventare tutte depresse croniche e che le famose vampate di calore ci condannino a vivere in un girone dell’inferno Dantesco.
Mi permetto di ironizzare su questo fenomeno, perché come donna e professionista sono indignata per quanto male venga “comunicato” e NON fatto conoscere questo naturalissimo passaggio che la natura ci fa compiere.

Molto di tutto ciò che viviamo come negativo, ci è stato “instillato” nella testa creandoci convinzioni errate. Cosa succede quando entriamo in menopausa? Fondamentalmente i livelli di Estrogeni diminuiscono in maniera importante. Questi ormoni sono inversamente proporzionali all’ormone Insulina, che invece aumenta la sua concentrazione proprio al diminuire degli Estrogeni: quindi Estrogeni bassi, Insulina alta.

Volendo semplificare molto le cose (per non fare un trattato di biochimica), questo significa che in menopausa noi dobbiamo entrare in uno stato di “alert” per quello che riguarda la gestione di alcuni alimenti, in particolare i carboidrati ma anche i formaggi ricchi di Caseina perché questa stimola l’Insulina pur essendo una proteina.
Inoltre, quando i livelli di Insulina sono alti, nel nostro organismo si crea uno stato di “infiammazione cellulare” che porta ad alcuni scompensi che possono però essere gestiti con una alimentazione corretta e una adeguata integrazione, visto che oramai la ricerca in campo cosmeceutico ha fatto passi da gigante.

Con il passare del tempo i cambiamenti ci sono, questo è vero ed inevitabile.
Ciò che però è importante capire, è che sono variazioni biochimiche-ormonali che possono essere tranquillamente gestite con un po’ di costanza, imparando le regole basi della moderna nutrizione, che nulla ha a che fare con i vecchi approcci ipocalorici o iperproteici utilizzati per cercare di perdere il peso, che aumenta se ci ostiniamo ad utilizzare quei carboidrati ad alto indice glicemico che l’Insulina trasforma in massa grassa qualora siano in eccesso.

Se ci prendiamo cura dell’alimentazione, contemporaneamente possiamo:

  • evitare di accumulare massa grassa in eccesso
  • mantenere la pelle bella perché evitando di stimolare l’Insulina teniamo basso il livello di infiammazione cellulare
  • tenere stabile il nostro umore, perché forniamo al cervello gli zuccheri corretti per il suo funzionamento, senza mai mandarlo in ipoglicemia con l’utilizzo degli zuccheri “sbagliati”
  • tenere sotto controllo le tanto temute vampate di calore, grazie ad una adeguata integrazione di omega 3.

Cerchiamo di vivere con molta serenità i cambiamenti che la vita e la natura ci riservano: l’importante è capirne i meccanismi e, grazie alla nutrizione intelligente e alla moderna integrazione, minimizzare gli inconvenienti. E soprattutto ricordiamoci sempre che vedere passare gli anni è un privilegio, non una sventura.

Pubblicato originariamente su Mabella. Foto da freepik

L’omega 3 ancora più speciale

omega 3

La bellezza comincia da dentro, niente di più vero. Il cibo deve essere consumato in modo consapevole, ma ci sono anche dei preziosi alleati per la nostra beauty routine: parliamo di Omega 3, Polifenoli e Carotenoidi

Abbiamo più volte parlato di quanto sia fondamentale l’integrazione quotidiana con acidi grassi essenziali appartenenti alla famiglia degli Omega 3, poiché non siamo in grado di sintetizzarli autonomamente e pensare di averne a sufficienza unicamente attraverso l’assunzione di pesce è assolutamente irrealistico, poiché ne sarebbe necessaria un’enorme quantità giornaliera. Inoltre, anche se pensassimo all’assunzione di Omega 3 di origine vegetale, non andrebbe bene perché questo non è in grado di dar luogo agli acidi grassi a catena lunga così importanti per la nostra salute.

Il ruolo fondamentale dell’Omega 3 è dato dalla sua capacità di “risolvere” il processo di infiammazione al quale tutti i nostri tessuti e tutte le nostre cellule sono quotidianamente esposti.
Ogni giorno infatti il nostro organismo subisce un attacco da diversi fronti: stress, inquinamento, i raggi UV, abitudini alimentari sbagliate anche agenti patogeni o traumi, che si traduce in un evento infiammatorio. Oltre al potere “risolutore” dell’infiammazione, l’Omega 3 possiede grande efficacia anche a livello strutturale della membrana cellulare. Recentemente la ricerca in ambito nutraceutico si è focalizzata sulle donne e ha pensato di utilizzare queste due importanti caratteristiche dell’Omega 3 per potenziare gli effetti di alcuni principi attivi di origine naturale per ottenere una sinergia speciale per la cura della pelle e dei capelli con un’azione di nutrimento dall’interno. All’Omega 3 è stato affidato il compito di migliorare il microcircolo per far sì che aumenti l’ossigenazione in profondità della pelle, garantendone migliore nutrimento e un incremento del colorito.

Per quello che riguarda l’azione strutturale, l’Omega 3 contribuisce invece a rendere più elastica la pelle andando a migliorare la struttura fosfolipidica della membrana cellulare.
Quindi, utilizzando come base gli Omega 3, sono stati aggiunti degli altri principi attivi: dei carotenoidi molto esclusivi e dei polifenoli, più precisamente delle Proantocianidine titolate al 95%.Omega 3 enervit

I CAROTENOIDI

LUTEINA e ZEAXANTINA estratti dal fiore Tagetes Erecta;
LICOPENE estratto dal pomodoro;
Recentemente è stato scoperto che tutti e tre questi principi attivi hanno un’importante azione idratante e danno miglioramento della produzione dei lipidi di membrana;
ASTAXANTINA estratta dall’alga Hematococcus Pluvialis,  un’alga verde che viene messa in condizioni di stress climatico affinché produca il principio attivo (l’Astaxantina) caratterizzato da un magnifico color porpora che ha delle proprietà straordinarie: ne sentiremo parlare molto in futuro! In questo caso viene usato per la sua capacità idratante e anti infiammatoria. Inoltre, questi carotenoidi hanno anche un’azione prettamente cosmetica atta a migliorare il colorito della pelle. L’Astaxantina è dotata di una fortissima attività antiossidante grazie alla particolare struttura molecolare, che – essendo polare- riesce a posizionarsi in senso verticale all’interno della membrana cellulare garantendo una perfetta protezione nei confronti dei radicali liberi ed evitando danni al DNA delle cellule. Proprio grazie a questa forte attività antiossidante l’Astaxantina ha un effetto molto importante per
combattere l’imbiancamento precoce dei capelli ed è dotata anche attività anti DHT contro l’alopecia androgenetica.
FITOENE e FITOFLUENE sono invece due precursori dei carotenoidi insolitamente privi di colore e hanno il preciso compito di impedire ai raggi UV di penetrare in profondità nella nostra pelle provocando la rottura dei “cross link” del collagene che causa la degenerazione.

I POLIFENOLI

PROANTOCIANIDINE sono estratte dai semi dei chicchi di uva e hanno la capacità di favorire la sintesi del collagene creando “cross link” dello stesso. Questo permette di dare omogeneità alla pelle di prevenire l’insorgenza di
rughe anzitempo.

È importante ricordare che per avere un’azione efficace sulla nostra pelle è necessario curarla e nutrirla dall’interno oltre che prendercene cura con cosmetici di ottima qualità. Dobbiamo però essere consapevoli che tra le tante cause dell’insorgenza precoce delle rughe, vi sono i radicali liberi prodotti dal consumo eccessivo di calorie assunte durante i pasti e dall’abuso di sostanze zuccherine che contribuiscono ad attaccare la struttura del collagene.

Accanto alla migliore integrazione e alla migliore cosmetica, per avere una pelle veramente bella e sana è importantissimo ricordare sempre le regole base della nutrizione anti infiammatoria:

• Abbinare fonti di proteine (animali vegetali che siano) ad ogni pasto
• Assumere moltissima verdura (ad esclusione di legumi, patate, mais)
Moderare il consumo di frutta.

Non deve inoltre mancare l’apporto di olio extravergine di oliva come fonte di grassi saturi e preziosi antiossidanti.

Questo sistema è la strada per ottenere la vera “beauty from within”.

 

 

 

 

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E lo chiamano “parassita”…

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Lo stress ha il potere di inibire l’efficacia del nostro sistema immunitario. Il Reishi, un fungo “parassita” che cresce alla base di tronchi di querce, produce una lunga serie di effetti benefici.

È da diverso tempo che si parla del Ganoderma Lucidum o Reishi, un fungo “parassita” che cresce alla base di tronchi di querce, castagni e diversi altri alberi, che – secondo me in maniera altisonante ma alla fine errata – viene definito il fungo dell’immortalità. Credere che qualcosa possa renderci immortali è davvero poco realistico ed è ancora meno realistico pensare che qualcuno ci possa credere.

Questo fungo ha però delle proprietà che sono davvero straordinarie ed è curioso che fosse conosciuto e usato già dalla Medicina Tradizionale Cinese, mentre in Occidente la sua conoscenza sia relativamente recente, nonostante siano stati effettuati diversi studi scientifici sul suo utilizzo.

Il Reishi non è una novità tra gli esperti di settore in campo di nutrizione e integrazione, ma recentemente è tornato prepotentemente alla ribalta: sembra che la natura ci ricordi dell’esistenza di questo fungo in un momento storico in cui ognuno di noi certamente farebbe bene ad assumerne, perché è uno straordinario adattogeno e, quindi, permette al nostro organismo di resistere allo stress, cosa che non manca a nessuno. Mai come in questo momento si è parlato dell’importanza della gestione dello stress per la prevenzione delle malattie anche molto gravi, poiché lo stesso stress ha il potere di inibire l’efficacia del nostro sistema immunitario.

Il Reishi ha una lunga serie di effetti benefici, alcuni dei quali sono veramente notevoli:

  • Stimola il sistema immunitario grazie alla presenza di alcuni polisaccaridi. Questa azione sarebbe così importante da avere addirittura rilevanza nelle patologie tumorali. In tale senso sono stati effettuati degli studi in Giappone
  • Un’altra azione davvero interessante, è quella ipoglicemizzante e alcuni studi hanno evidenziato che il Reishi è utile in entrambe le forme di diabete ed esercita un effetto protettivo sulle cellule beta del pancreas, che sono deputate alla produzione di Insulina. Inoltre – poiché il Reishi controlla i picchi glicemici – può essere utile berlo durante il giorno per accentuare l’effetto di controllo dei livelli di Insulina che favoriscono la formazione di massa grassa
  • L’utilizzo del Ganoderma Lucidum può aiutare a prevenire la degenerazione delle sinapsi neuronali che è la causa di malattie degenerative e devastanti come l’Alzheimer
  • Epatoprotettore: questo fungo “parassita” esercita inoltre un’azione molto importante in qualità di “scudo” nei confronti del fegato. In Cina viene molto utilizzato durante i percorsi di chemioterapia per preservare il fegato da possibili effetti collaterali. È anche indicato nelle epatiti B, anche se lo studio condotto per tale caso in realtà non riguarda un numero molto elevato di soggetti
  • Un effetto straordinario di questo fungo riguarda inoltre la capacità di migliorare notevolmente l’energia prodotta dalle cellule grazie al miglioramento dell’ossigenazione del sangue: è indicatissimo per gli sportivi e soprattutto per coloro che devono adattarsi alle alte quote rapidamente
  • Protegge la pelle: inibisce la produzione di melanina e quindi protegge e aiuta a prevenire il melanoma. Magari non è consigliabile la sua assunzione durante una vacanza al mare, se il nostro desiderio è quello di tornare con una bella abbronzatura dorata
  • Effetto sedativo: il Ganoderma è adatto alle persone stressate che soffrono di ansia e neurastenia con dolori muscolari, vertigini e cefalea. Potenzia inoltre l’attività delta del cervello. Il suo utilizzo regolare facilita il sonno e ad aiuta molto a ridurre l’irritabilità.
  • Antiossidante: non poteva mancare. Oltre a tutto quanto già detto, ci protegge anche dall’azione devastante dei radicali liberi che è importantissima, ma che sembra quasi passare inosservata dopo aver elencato una serie davvero incredibile di proprietà. Ricordiamoci che i radicali liberi hanno un potere distruttivo sulle membrane delle nostre cellule e sono sempre presenti accanto ai fenomeni infiammatori, per cui tale effetto è importantissimo.

rawpixel-1137706-unsplashCi sono diversi modi

per assumere

questo gioiello della natura

definito “parassita”:

in capsule, decotto e

addirittura sotto forma

di piacevolissimo tea!

 

 

 

 

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Novità sui polifenoli

salute con i polifenoli

Azione antiossidante e antinvecchiamento, ma anche importante azione antinfiammatoria per il benessere dell’intestino. Oggi sono entrati nel novero dei nutrienti essenziali. Sono i polifenoli

Quando parliamo di polifenoli, normalmente il nostro pensiero corre all’azione antiossidante e antinvecchiamento per i quali questi straordinari composti sono noti: gli studi più recenti riguardanti queste molecole di origine naturale dalla struttura estremamente complessa, hanno evidenziato delle loro proprietà finora poco conosciute ma di importanza estremamente rilevante.

Si è capito, infatti, che i polifenoli sono uno strumento straordinario che dobbiamo considerare come parte della nostra nutrizione quotidiana, per preservare la salute di una parte del nostro organismo che si sta rivelando essere molto più importante di quanto non si fosse pensato fino ad alcuni anni fa: l’intestino.
In realtà ciò che ci sta dando informazioni inaspettate è l’enorme quantità di batteri di cui il nostro intestino è costituito e dai quali dipende la nostra stessa sopravvivenza: questi batteri sono alla base di un delicatissimo equilibrio capace di influenzare tutte le nostre funzioni da quelle fisiche a quelle psicologiche e mentali.

cestello verdureI polifenoli sono un gruppo di composti fitochimici molto complessi, derivano quindi dalle piante e ne rappresentano il sistema di difesa nei confronti di batteri che potrebbero rappresentare un pericolo per la sopravvivenza della pianta stessa.
Allo stesso modo – straordinariamente – nel nostro intestino i batteri che costituiscono il microbiota utilizzano i polifenoli come difesa da eventuali attacchi patogeni che metterebbero a serio rischio la nostra salute.

I polifenoli sono dei nutrienti fondamentali che possono addirittura cambiare l’espressione di alcuni geni importantissimi nel nostro corpo, in particolare di uno chiamato “fattore di trascrizione genetica” richiesto per rigenerare i tessuti danneggiati.
Tale “fattore di trascrizione genetica” si chiama AMP kinasi: per tale motivo i polifenoli si sono rivelati importantissimi anche nella rigenerazione dei tessuti danneggiati da un fenomeno infiammatorio.

I polifenoli non possono essere sintetizzati dal corpo umano, ecco il motivo per cui devono essere assunti tramite la dieta. Per questo motivo, oramai devono essere considerati dei nutrienti essenziali. Ci sono circa 8000 polifenoli conosciuti, e probabilmente almeno il doppio ancora non sono stati analizzati dal punto di vista strutturale: di questi straordinari fitocomposti si sapeva pochissimo fino al 1995. Attualmente si sa che i polifenoli sono potenti attivatori dei geni umani coinvolti nella sintesi di enzimi antiossidanti, nella modulazione di sentieri antinfiammatori, e nell’attivazione di geni antinvecchiamento e che sono fattori critici per mantenere in buona salute l’intestino.

I polifenoli sono molto importanti perché riescono ad evitare qualsiasi potenziale fenomeno infiammatorio che si voglia propagare dall’intestino nel nostro sangue che potrebbe avere conseguenze importanti.

I polifenoli riescono a prevenire quella che in inglese si chiama la “leaky gut syndrome”, ossia la formazione di “buchettini” nella mucosa intestinale, poiché hanno la capacità di rinforzare l’integrità della barriera di muco che impedisce che questa venga trapassata da frammenti di batteri che – qualora si immettessero nel torrente sanguigno interagendo con un recettore ( il TLR) – darebbero origine ad un segnale di infiammazione debole e cronico che porterebbe ad una intossicazione metabolica, con corrispondente aumento di obesità e diabete.

Inoltre un’altra azione benefica che i polifenoli esercitano per la salute del nostro intestino, è data dal fatto di avere la capacità di distruggere il “biofilm” di protezione che batteri patogeni all’interno del nostro intestino si costruiscono per proteggersi.
I polifenoli riescono a rompere queste pellicole protettive permettendo la distruzione dei batteri da parte del sistema immunitario.

chocolate-2224998_640È quindi di fondamentale importanza ricordarsi che l’assunzione di frutta e verdura sono assolutamente fondamentali per il nostro benessere, ma non è sufficiente.
L’integrazione di polifenoli si sta capendo che è fondamentale, ma devono essere sostanze titolate e soprattutto biodisponibili: molti infatti sono gli integratori di polifenoli che però non vengono assorbiti dal nostro organismo o vengono venduti in concentrazioni assolutamente inutili.

A tale proposito i polifenoli migliori che hanno dimostrato avere effetti terapeutici grazie ad esperimenti clinicamente controllati sono i Flavanoli del cacao, le Antocianine delle bacche e infine una sottoclasse di Antocianine solubili in acqua note come Delfinidine presenti nelle bacche del Maqui.

 

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No alle diete “Fai da Te”

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Il fai da te non è mai una soluzione per ottenere qualcosa che riguardi il nostro benessere. La nutrizione è una scienza, non è una teoria, non è una moda, non è una filosofia: può diventare uno stile di vita, ma deve necessariamente essere supportata da basi scientifiche.

In questa stagione la tentazione è forte: inizia la ricerca della dieta miracolosa che in quattro e quattr’otto possa cancellare tutti i nostri peccati di gola invernali. Sicuramente non aiutano le riviste che pubblicano le varie diete della Luna, del minestrone, del gelato, tantomeno aiuta il bombardamento delle pubblicità in televisione e sul Web che riguardano integratori miracolosi, che farebbero perdere i chili in eccesso nell’arco di pochissimi giorni grazie a molecole di origine vegetali dai nomi impronunciabili, di cui, però, non si capisce mai il meccanismo d’azione né la composizione, poiché secretato dietro al simbolino ® che sta per registrato.

Inutile dire che i miracoli non esistono, che non è stata scoperta alcuna erba magica che possa far perdere peso nel giro di una settimana, che non ci sono creme che sciolgono il grasso come acqua, che non ci sono integratori che velocizzano il metabolismo per fare in modo si possa perdere una quantità di massa grassa rilevante nell’arco di un tempo fisiologicamente impossibile.

Quello che è possibile, invece, è perdere peso sulla bilancia in maniera rapidissima semplicemente liberandosi dei liquidi in eccesso: questo però porta ad un semplice fenomeno di disidratazione estrema dell’organismo e sicuramente non ad un fenomeno di perdita di massa grassa.

Il peso così perso è un peso che verrà recuperato in maniera rapidissima e, oltretutto, l’aspetto fisico di colui che perde il peso così rapidamente a carico dei liquidi, di solito è quello di un volto emaciato, patito, “scavato”, mentre la parte centrale del corpo – di solito quella più appesantita dalla massa grassa- varia di poco.

È anche possibile perdere peso deperendo: è sufficiente non mangiare magari facendo tanta attività fisica.

brooke-lark-391764-unsplashQuesto non è un sistema per dimagrire, ma è il miglior sistema per stressare il nostro organismo, fare danni ingenti a tutto il nostro corpo e soprattutto nel giro di poco tempo provocare un effetto rebound tale che farà in modo che il nostro cervello ci porti a mangiare in maniera smodata per recuperare tutta la carenza nutrizionale a cui lo abbiamo sottoposto: questo è il punto di rottura dove si sono sempre interrotte le “vecchie diete” basate sul principio ipocalorico.

Il fai da te non è mai una soluzione per ottenere niente che riguardi il nostro benessere, tanto meno quando si parla di perdita di peso o meglio di massa grassa.

Come per ogni cosa, è bene affidarsi a delle persone competenti, ma attenzione che con questo non intendo dire che sia sufficiente che un professionista sia titolato ad esercitare la propria professione: ci sono in giro nomi altisonanti assolutamente non dediti alla loro professione.

Fare il nutrizionista richiede passione, empatia, entusiasmo, voglia di ricerca: non si tratta di fare la somma delle calorie!

 

Quando parliamo di nutrizione, scegliete la strada che più sentite essere in armonia con il vostro modo di pensare, però tenete presente alcune cose importanti:

  • la nutrizione è una scienza, non è una teoria, non è una moda, non è una filosofia: può diventare uno stile di vita ma deve necessariamente essere supportata da basi scientifiche;
  • il professionista che vi seguirà, deve essere costantemente aggiornato: la nutrizione è una scienza in perenne evoluzione quindi la velocità di integrazione delle nozioni è fondamentale affinché si possa dare il miglior servizio al proprio paziente;
  • scegliete una persona che ascolti la vostra storia, le vostre esigenze, le vostre abitudini, le vostre paure, perché cambiare e correggere il modo in cui ci ali- mentiamo è come fare ordine negli spazi più riser- vati della nostra vita;
  • assicuratevi che il professionista vi segua dedicandovi del tempo e personalizzando il metodo che utilizza in base alle vostre esigenze, perché ognuno di noi è un mondo a sé;
  • viviamo in un mondo ipertecnologico, ma ritengo che quando si imposta un nuovo stile di vita nutrizionale sia essenziale il rapporto umano, tralasciando l’utilizzo di sterili e anaffettive applicazioni da smartphone, sicuramente divertenti e comode, che però non hanno la capacità di interagire con la nostra emozionalità, così importante quando parliamo di risposta ormonale al cibo;
  • per lo stesso motivo, prima di affidarvi a un professionista informatevi se il protocollo verrà “cucito su misura”: se così non fosse, augurategli una buona giornata e cercate qualcun altro.

È anche importante, però, essere lucidi in una cosa: da quasi vent’anni esercito tutti i giorni partendo come base dalla dieta Zona del dr. Barry Sears, che ovviamente nel tempo – lavorando quotidianamente a contatto con lui – ho personalizzato e integrato con tantissime nozioni. Su questo argomento sono stati scritti tantissimi libri (alcuni li ho scritti anch’io assieme a lui!), e molto spesso in studio arrivano da me delle persone convinte di sapere assolutamente tutto su come gestire la Zona perché hanno letto tutti i libri, tanto da citarli quasi a memoria.

Su tante diete vengono scritti tantissimi libri e le persone sono convintissime di essere nutrizionisti provetti perché li hanno letti con attenzione.

Ci vuole anche un po’ di umiltà da parte nostra nel riconoscere che un conto è poter capire un concetto assimilandolo teoricamente in maniera perfetta, un conto è poi sapere come applicarlo nella realtà e, soprattutto, conoscere quanto la realtà possa differire dall’idea “teorica” che noi abbiamo della realtà.

Solo quando applichi tutti i giorni un concetto nel mondo reale per anni e anni e vedi come agisce in maniera diversa a seconda di chi hai difronte, ti rendi conto di quanto un essere umano sia un mondo a sé e di quanto tutto diventi relativo…

In pratica: “tra il dire e il fare continua ad esserci di mezzo sempre il mare”, come diceva il vecchio proverbio e direi che nel caso della nutrizione ci sta in mezzo addirittura un Oceano…

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AIUTO È NATALE! Che cosa potrò mangiare?

Tavola Natale

Il Natale è alle porte e – come ogni anno – le persone sembrano ricordarsi e preoccuparsi proprio in questo momento di quanto sia importante mangiare bene, quando, in realtà, abbiamo tutto il resto dell’anno per poterlo fare.

Probabilmente sono una nutrizionista che pensa “out of the box”, ma sono convinta che in occasioni come il Natale, in cui possiamo stare con la nostra famiglia e celebrare una tradizione che ci accompagna sin da quando eravamo bambini, pensare di “adattare” tutto questo ad una dieta sia una cosa inutile e tristissima.
Se poi vogliamo coinvolgere anche l’aspetto emozionale che lega la capacità del nostro stato d’animo con la produzione di determinate “molecole segnale”, che andranno a influire sulla nostra salute, vi lascio immaginare l’effetto benefico che potrà avere un buon cibo consumato con animo sereno, senza sensi di colpa, insieme alle persone a noi care.
Ho già detto più volte in passato che abbiamo tutto un anno durante il quale preoccuparci di nutrirci in maniera adeguata, e vi assicuro che così facendo non sarà di certo il periodo delle feste natalizie a creare danni irreversibili.

Infatti, se durante l’anno ci alimentiamo in maniera corretta, preoccupandoci di utilizzare ad ogni pasto un’adeguata quantità di proteine e come fonte di carboidrati quelli favorevoli (frutta e verdura), impedendo così picchi glicemici e un eccessivo rialzo dell’ormone Insulina, con conseguente accumulo di massa grassa, la nostra glicemia sarà costantemente così ben bilanciata che, anche di fronte al carboidrato “sfavorevole” più appetitoso e goloso, il nostro cervello non sentirà la necessità di mangiarne una quantità eccessiva.

Da qui deriva il fatto che chi vorrà gioire di un primo piatto o di un dessert particolarmente appetitoso non sarà costretto a rinunciarvi, ma soprattutto non si troverà nella condizione di non riuscire a fermarsi nel mangiare quel tipo di carboidrato: questo accade, invece, quando noi seguiamo regimi alimentari totalmente privi di carboidrati e sbilanciati nell’apporto calorico dei macronutrienti.
Ricordiamoci, inoltre, che anche i grassi sono “strumenti” fondamentali sia per la nostra salute che per garantirci il senso di sazietà.

Natale pasticceriaDi che cosa in realtà dobbiamo preoccuparci durante il pranzo di Natale, se davvero vogliamo fare qualcosa che magari non possiamo permetterci tutto l’anno?

Non di cosa mangiamo perché se deve essere festa, festa sia, ma da dove arriva ciò che mangeremo. La qualità della materia prima che utilizzeremo deve essere l’eccellenza: se utilizzo la farina, quella deve essere il top.
Antipasto ricco di affettati? Sì, ma quelli prodotti da aziende che utilizzano animali italiani, controllati, e che ancora hanno dei passaggi artigianali nella loro lavorazione: per un giorno lasciamo stare le grandi industrie e quelle meravigliose confezioni sottovuoto, comodissime quando non abbiamo tempo, ma NON quel giorno.
La stessa cosa per il salmone (cosa tipica con i crostini e il burro!!): controlliamo la provenienza, ed è ovvio che già il prezzo la dirà lunga sulla sua qualità. Per quello che riguarda la carne, cerchiamo la carne che arriva da allevamenti non intensivi a filiera corta e animali “grass fed”.
La stessa cosa vale per la carne bianca: niente allevamenti intensivi, niente antibiotici, niente ormoni. Se utilizziamo la pasta, cerchiamo la pasta fatta con il miglior grano e non quella industriale.
Frutta e verdura acquistati in una cascina o al mercato.

 

panettone natalizioIl panettone? Quelli di qualità, meglio se artigianali; lasciamo stare quelli industriali: le industrie devono perennemente lottare con i costi.


Se c’è qualcosa che veramente possiamo regalarci per le nostre feste, è il tempo per andare alla ricerca tutte le materie prime con le quali cucinare i nostri pasti speciali: magari prepariamo meno cose, perché sicuramente la qualità si paga di più, però quelle poche cose non faranno sicuramente alcun danno.

Ricercando attentamente si trovano delle eccellenze italiane che producono di tutto: dagli affettati, alle farine, alla pasta, la carne, la frutta secca tipica del Natale, i panettoni, il vino e tante altre cose.

Se prepariamo i dolci in casa, al bando lo zucchero raffinato e utilizziamo dello zucchero di canna “autentico”: è una microeconomia che in termini di salute per il nostro organismo vale tantissimo.

C’è solo una cosa alla quale personalmente tengo tantissimo: la stagionalità.

Non mangiamo le ciliegie a Natale: arrivano da molto lontano e noi non siamo “programmati” per mangiarle in inverno.
Da noi le ciliegie sono un frutto che la natura ci concede poco più di un mese all’anno.
Se la natura per noi ha deciso che in inverno la terra produca tanti agrumi ricchi di vitamina C, le mele, le pere e i kiwi, sicuramente un motivo c’è.

Quindi Buone Feste a tutti e soprattutto vivete con animo sereno il vostro giorno di Natale perché è la gioia il farmaco più potente che esista: e secondo me fa pure dimagrire perché abbassa il cortisolo!!!

 

Pubblicato originariamente su Mabella.

Attenzione alle “tendenze” nutrizionali

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Il mondo della nutrizione da un po’ di tempo è soggetto a delle “tendenze”, esattamente come avviene nel mondo della moda, della musica, del cinema.

Però, quello che è preoccupante è che quando parliamo di nutrizione, parliamo del nostro benessere e anche della nostra salute non solo nell’immediato ma anche nel lungo termine

Il fatto che la nutrizione possa seguire delle tendenze facendole passare per “verità assolute di benessere” piuttosto che dei principi scientifici è molto allarmante.

È da tempo che osservo il mondo dei cibi “senza”: a dire il vero, ne avevo anche già parlato molto tempo fa quando ancora non immaginavo che intorno alla parola magica “senza” si sarebbe creato un mercato dell’industria alimentare che fa girare fatturati da paura.

Da sempre esistono persone che non tollerano alcuni alimenti, che sono addirittura allergici ad alcune sostanze tanto da poter morire qualora le assumano; da sempre alcune persone non digeriscono alcuni cibi, per cui quando li mangiano poi stanno male. Questi sono dati di fatto e nessuno vuole negarli. Però da qui a creare dei veri e propri fenomeni di massa di intolleranza ad una sostanza piuttosto che ad un’altra, di lavoro di comunicazione e buon marketing ce ne vuole molto.

Prendiamo i due incubi del momento: lattosio e glutine.

È stata creata una vera e propria psicosi: se una persona sta veramente male quando mangia un alimento che contiene lattosio ed è CERTA che il problema sia il lattosio (e magari non la caseina!), è saggio che eviti determinati alimenti.

calum-lewis-390150-unsplashQuello che mi lascia sconvolta è vedere alcune persone che arrivano in studio e mi dicono che eliminano completamente tutti i prodotti contenenti il lattosio perché pensano sia meglio evitarli e – quando chiedo loro il motivo – la risposta è “vedo che tutti oramai evitano il lattosio!”.

Ovviamente creata la necessità, l’industria crea la soluzione con miliardi di prodotti privi di lattosio. La cosa buffa è che, essendoci la magica parola “SENZA” lattosio, le persone si convincono anche del fatto che quell’alimento faccia ingrassare di meno: assolutamente no! Anzi!!!

Quell’alimento non è affatto “dimagrante” anche se gli alimenti di quel genere vengono classificati come “dietetici”: questa però è solo una questione di terminologia commerciale che nulla ha a che fare con il dimagrimento.

Che dire poi del glutine?

La persona celiaca è perfettamente identificabile: se mangia un alimento contenente glutine o contaminato dal glutine sta malissimo.
Non esiste invece nessuno studio validato scientificamente che dimostri il fenomeno della sensibilizzazione al glutine, in quanto tutti gli alimenti che contengono glutine contengono anche i FODMAPS, zuccheri non metabolizzabili di cui abbiamo già parlato, che danno la stessa sintomatologia della presunta sensibilità al glutine.

Navigando in Internet il glutine sembra essere diventato il responsabile di una quantità di patologie impressionante: queste valutazioni vengono molto spesso fatte senza tenere conto del fatto che l’alimento che viene ingerito e che contiene glutine viene coltivato in un determinato ambiente, con determinate sostanze, un determinato inquinamento e quindi delle condizioni epigenetiche che potrebbero mutare o influenzare la natura di quello stesso alimento.

Anche nel caso del glutine, la presenza della parola magica “SENZA” ha fatto sì che molte persone pensino che i prodotti senza glutine in qualche modo siano dimagranti.
Quello che poi davvero mette a dura prova la mia pazienza di consumatrice, sono le aziende che scrivono “senza glutine” anche negli alimenti in cui il glutine non c’è proprio in natura: ma se lo fanno avranno visto che quella scritta attrae di più il consumatore.

Io resto convinta (dopo quasi vent’anni di quotidiano “confessionale” nutrizionale in studio) che ci siano più persone che hanno problemi con i peperoni che con il glutine: eppure io la scritta “senza peperoni” non l’ho mai vista!!!! Evidentemente questo non è un problema che può fare tendenza!

Al contrario queste due “problematiche” si sono prestate a creare delle tendenze nutrizionali e si è creato un mercato pauroso che purtroppo si tira dietro una quantità enorme di seguaci non consapevoli del fatto che dopo il lattosio e il glutine sarà la volta di qualcos’altro, il tutto però ben lontano dall’interesse per la nostra salute.

Quello che invece sarebbe necessario raccontare alle persone, non viene detto: eliminare lo zucchero bianco, cercare di limitare al massimo i carboidrati complessi (e così abbiamo risolto alla base il problema del glutine!), mangiare tanta verdura di stagione, fare attenzione a non eccedere con la frutta e mangiare quella di stagione ed utilizzare il nostro olio extravergine di oliva.

Ricordiamoci come siamo stati cresciuti: cerchiamo di mangiare gli alimenti che il nostro organismo ha sempre conosciuto senza abusare di cibi “strani”, a lui non familiari, che potrebbero non piacere al nostro sistema immunitario alla nostra flora intestinale.

Non facciamoci coinvolgere dalle tendenze: con la nutrizione non si scherza, perché quello che abbiamo mangiato in passato ha determinato ciò che siamo oggi e ciò che mangiamo oggi determina il nostro futuro.

L’unico “SENZA” veramente utile, che io amo e raccomando sempre a tutte le persone che mi stanno vicino, è “SENZA STRESS”!

Pubblicato originariamente su Mabella.

Linea e benessere, senza soffrire la fame

Ti propongo un piccolo test per scoprire se le tue scelte alimentari sono correttamente bilanciate. Buon divertimento!

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Se decidi di fare un pasto leggero perché ti aspetta un pomeriggio di duro lavoro, è meglio scegliere

  1. Un piatto di pasta condita con semplice pomodoro e un’insalata mista
  2. Un piatto di bresaola con insalata e una macedonia di frutta
  3. Un’insalata di verdura mista con una macedonia di frutta

Risposta

  1. Troppi carboidrati, il rischio “abbiocco” è altissimo
  2. È la soluzione più bilanciata poiché vi sono sia proteine che carboidrati a lenta dissoluzione per cui il cervello sarà rifornito in maniera adeguata di zucchero e ci consentirà di lavorare con efficienza
  3. La verdura contiene pochissimo fruttosio, e la frutta senza l’accompagnamento delle proteine e dei grassi rischia di provocare cali di attenzione senso di fame nel pomeriggio

Hai deciso di perdere un po’ di peso. A pranzo scegli

  1. Un piatto di riso con il pomodoro
  2. Un toast
  3. Un piatto di pasta integrale con olio e grana

Risposta

  1. Il carico glicemico del riso è molto alto quindi questa scelta provocherà un rialzo insulinico eccessivo promuovendo la formazione di massa grassa
  2. Il pane ha un carico glicemico alto ma la presenza delle proteine nel toast bilancia un po’ la situazione rendendo questa la scelta migliore
  3. La pasta integrale è meno sfavorevole glicemicamente rispetto a quella tradizionale. La presenza dell’olio rallenta l’assorbimento dei carboidrati, ma la proteina del grana è certamente non sufficiente a controbilanciare la quantità di pasta utilizzata.

Hai deciso di concederti una frittura di pesce fatta in casa. Per farla scegli

  1. Olio di semi vegetali
  2. Olio extravergine di oliva
  3. Burro

Risposta

  1. L’olio di semi vegetali è ricco di omega 6, per cui ha un effetto infiammatorio nel nostro organismo
  2. L’olio extravergine di oliva è povero di omega 6 e ricco di sostanze anti ossidanti per cui è la scelta più sana
  3. Il burro è (sorprendentemente!) povero di omega 6 per cui non sarebbe una scelta troppo negativa se si utilizzasse “crudo” e non fritto

ice-2194054_640Parliamo di gelato. Nel tentativo di non fare troppi danni alla vostra linea decidete di prendere

  1. un semplice ghiacciolo
  2. un gelato alla crema fatto artigianalmente
  3. un gelato confezionato

 

 

Risposta

  1. Errore tremendo! Il ghiacciolo è normalmente fatto con acqua e sciroppo pieno di zucchero che oltre ad essere un vero attentato alla linea, provocherebbe a breve senso di fame e desiderio di mangiarne un altro apparentemente sembra quello più pericoloso.
  2. Se è un gelato artigianale, sarà preparato con il latte che è un alimento completo. La presenza dello zucchero sarà comunque in parte “bilanciata” proprio dai grassi presenti nel latte che danno senso di sazietà evitandoci di mangiarne in quantità eccessiva
  3. In genere sono molto ricchi di zucchero e di consistenza “leggera”. Il pericolo è quello di non sentirsi sazi e avere la tentazione di mangiarne grandi quantità anche a causa dello stimolo al cervello a richiedere ulteriori zuccheri dato dalla grande concentrazione degli stessi presenti nel preparato.

Decidi di bere qualcosa a metà pomeriggio perché senti un “buco” allo stomaco e hai la possibilità di scegliere tra

  1. Un centrifugato di frutta
  2. Un bicchiere di latte freddo
  3. Un succo senza zucchero

Risposta

  1. Il centrifugato garantisce un buon apporto vitaminico, ma nello stesso tempo –essendo stato privato della fibra della frutta-, provocherà anche un rialzo glicemico importante e darà poca “soddisfazione”
  2. Il latte è un alimento completo che nutre e sazia allo stesso tempo permettendoti di arrivare all’ora di cena senza un appetito esagerato
  3. Il succo senza zucchero può dissetare, ma l’eventuale senso di sazietà è destinato a durare pochissimo senza contare che lo stimolo dolce al cervello potrebbe peggiorare il senso di vuoto allo stomaco

Ti trovi a un buffet. Preferisci abbinare

  1. Degli antipasti di sfoglia salata, dei primi e della frutta
  2. Degli antipasti di pesce, della verdura e un dolce
  3. I secondi, la verdura, la frutta e un dolce

Risposta

  1. Troppi carboidrati e niente proteine. Danno alla linea assicurato e fame entro breve
  2. Anche se il dolce è sicuramente un peccato di gola, l’abbinamento con le proteine aiuta a limitare il danno e la presenza della verdura aiuta la sazietà
  3. Devi scegliere tra la frutta e il dolce altrimenti hai comunque un eccesso di zuccheri. Ovviamente la frutta sarebbe la scelta migliore!

Qual è la scelta migliore tra

  1. un piatto di mozzarella e prosciutto
  2. un piatto di verdure grigliate con la mozzarella
  3. un piatto di prosciutto e melone

Risposta

  1. Mescolare proteine di diversa “razza” non è mai corretto ai fini della digestione. L’abbinamento di tale tipo spesso sazia poco.
  2. Abbinamento decisamente sano e leggero Il melone è un frutto molto ricco di zuccheri: rende il pasto leggero ma la sazietà permane poco.
  3. Ottima l’abbinamento del prosciutto con le pesche al posto del melone

Lettura delle risposte.

Se hai collezionato una maggioranza di 1. Tendi a fare scelte gustose ma decisamente sbilanciate nel rapporto tra i macronutrienti. Ricorda che le scelte migliori sia per la linea che per il senso di sazietà prevedono sempre la presenza delle proteine, dei carboidrati provenienti principalmente dalla frutta e verdura e dei grassi (che ci sono quasi sempre nelle verdure sotto forma di olio o nelle proteine)

Se hai collezionato una maggioranza di 2. Sai fare delle buone scelte anche quando decidi di trasgredire alle regole. Sai comunque gestire bene l’equilibrio tra i macronutrienti

Se hai collezionato una maggioranza di 3. Ci sei quasi!! Manca qualche accortezza, ma non fai errori irreparabili.

Pubblicato originariamente su Mabella.

Energia sottile. Biochimica e calorie negli alimenti

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Più di vent’anni fa, quando si iniziò a parlare di nutrizione in termini biochimico-molecolari, ci fu uno scontro ideologico-culturale nel mondo scientifico estremamente violento, e il dr Sears – che di questa rivoluzione fu il padre – per anni negli Stati Uniti e nel mondo venne visto come un biochimico delirante.

Anche se le cose sono cambiate, tuttavia molte persone sono ancora condizionate da un vecchio modello secondo il quale gli alimenti sono solo ed esclusivamente carburante per il nostro organismo che viene considerato come una caldaia, ed è per questo che si parla molto spesso della nutrizione ancora solo in termini calorici.

In effetti gli alimenti sono il carburante per il nostro organismo, ma solo alla fine, dopo che gli stessi hanno svolto nel nostro corpo tutta una serie di funzioni molto più importanti.

Come nutrizionista – nell’esperienza quotidiana con le persone – mi sto accorgendo che con alcuni alimenti succede qualcosa di strano: non rispondono pienamente alle leggi biochimiche che li regolano ed è come se ci fosse un “vuoto” di informazioni che deve essere colmato. Ho capito che non basta più nemmeno considerare l’aspetto biochimico ormonale degli alimenti, perché è necessario ampliare la nostra visione iniziando a considerare qualcosa ancora di diverso, ossia l’energia “sottile” che caratterizza gli stessi.

Un alimento può essere un carboidrato, ma non “rispondere” in pieno alle regole biochimiche perché carente da un punto di vista energetico.

È necessario tenere presente i principi di cui parla la fisica quantistica con un ampliamento di visuale, un’integrazione, una sinergia tra biochimica e fisica e così quando consideriamo gli alimenti anche sotto questo aspetto possiamo, quindi, dire che essi sono dei sistemi informativi estremamente sviluppati che sostengono i nostri processi vitali, e non meri agglomerati calorici.

Nel momento in cui ci nutriamo con un alimento, esso ci trasmetterà le informazioni energetiche relative all’alimento stesso, al modo e all’ambiente in cui è stato coltivato da cui deriveranno le sue caratteristiche nutrizionali, al modo in cui è stato poi cucinato (pensiamo all’importanza di chi “maneggia” il cibo!), quindi una reazione biochimico-ormonale e infine un apporto calorico…

Un mondo, un modo assolutamente nuovo e affascinante di considerare ciò di cui ci nutriamo.

Quello che finora noi abbiamo sottovalutato è stata la parte dell’informazione energetica, perché per nostra fortuna gli alimenti sono sempre riusciti a rimanere “intatti” .

Purtroppo, però, le condizioni ambientali sono cambiate e la qualità del cibo oramai è compromessa nel suo aspetto informazionale.

Infatti, fino a quando gli alimenti sono rimasti “intatti” e l’ambiente è rimasto “intatto” – nel limite della capacità di adattamento dello stesso – l’importanza dell’aspetto energetico poteva essere sottovalutata perché il cibo riusciva a mantenere le sue caratteristiche originarie.

Ciò che sta succedendo ora è la conseguenza di un abuso del terreno, delle colture e di sostanze chimiche per ottenere sovrapproduzioni che permettano di soddisfare una richiesta di mercato probabilmente mai così alta rispetto al passato.

Basta guardare cosa sta succedendo con le bacche di Goji: mi chiedo come possa essere che la natura all’improvviso produca così tante bacche da permettere di trovarle ovunque a prezzi ridicoli: colture intensive con risultati nutrizionali pari a zero…

Faccio una premessa: non sono mai stata una paladina del cosiddetto “bio”, perché sono sempre stata abbastanza scettica sulla serietà di molti degli operatori in questo settore, temendo – come spesso accade – che alcuni di essi possano approfittare di un momento storico favorevole per ingannare il consumatore che non è in grado di distinguere un prodotto bio da un prodotto non-bio.

Devo, però, ammettere che negli anni ho toccato con mano la diversità di reazione delle persone agli stessi alimenti: la frutta e la verdura di adesso non reagiscono sulle persone come la frutta e la verdura di 15 anni fa, e questo è da tempo che mi fa pensare e ho iniziato a documentarmi.

Ho avuto la possibilità di consultare dei lavori scientifici in cui sono state fotografate con una metodica riproducibile in laboratorio delle materie prime vegetali derivanti da colture bio e da colture non bio.

Facciamo una precisazione: bio significa che le piante crescono in un ambiente in cui l’uomo si focalizza affinché la vita venga preservata in tutti i suoi aspetti e quindi la pianta stessa possa crescere nella sua interezza. Per essere chiari, nell’agricoltura bio per far crescere bene una pianta viene fatto sì che cresca bene anche il lombrico che serve alla creazione del terreno favorevole alla pianta stessa, nell’agricoltura bio è tutto il ciclo vitale che prende forma, è la parte organica del terreno che viene coltivata affinché la pianta possa rinforzarsi e si possa sviluppare al meglio.

La condizione essenziale per un’agricoltura ecologica è un terreno vitale ricco di flora e di fauna: molto spesso il messaggio che viene passato è che la coltivazione bio sia semplicemente assenza di sostanze chimiche; in realtà questo fatto è solo una conseguenza perché se la pianta è forte non è necessario utilizzare la sostanza chimica.

Teniamo presente che le moderne tecniche agricole con l’utilizzo di prodotti fitosanitari traggono le loro origini dagli studi del chimico Justus Von Liebig, secondo cui le piante crescono più velocemente con l’utilizzo dei fertilizzanti chimici: è un metodo scientifico, razionale incentrato sull’efficienza che non si preoccupa molto delle conseguenze né sull’ambiente né sugli stessi alimenti, se utilizzato a lungo.

Quello che è successo è che lo sfruttamento del terreno ha portato nel tempo alla diminuzione di sostanze minerali, vitamine, oligoelementi tanto da impoverire gli alimenti e, anche qualora queste sostanze possano essere rimpiazzate artificialmente, l’alimento che ne deriva non sarà mai uguale a quello originale.

close-up-1835934_640Ecco quello che osservo quotidianamente: le fragole sono belle, a volte sono anche buone, ma è come se fossero dei concentrati di zucchero senza un’anima, quindi con una risposta glicemica elevata e ingiustificata rispetto alla sua natura.

La verdura è come se fosse un concentrato di fibre senza il potere nutritivo che le dovrebbe caratterizzare. Ed è anche per questo che noto tutti i giorni sempre di più presente nelle persone un problema di reattività violenta (in termini di gonfiore) alla frutta e alla verdura probabilmente a causa dei FODMAPS, che non è normale.

La frutta e la verdura li abbiamo sempre mangiati, e non hanno mai creato tutto questo disagio: all’improvviso è come se la loro natura fosse cambiata.

Quando ho visto le foto al microscopio di come cambia la struttura molecolare di un alimento coltivato nel rispetto delle leggi della natura (chiamiamolo così, piuttosto che “bio”, proprio perché non voglio sostenere un movimento commerciale, quanto un atteggiamento di sensibilizzazione alla consapevolezza di ciò che acquistiamo) in confronto ad un prodotto frutto della agricoltura industrializzata, mi si è chiarito il mistero.

Nelle foto di una mela coltivata rispettando le leggi della natura è impressionante vedere come le molecole si dispongano addirittura riproducendo la struttura dell’albero, mentre nella mela “moderna”, vi sono veri e propri buchi tra le molecole che mi fanno pensare ai vuoti di informazione energetica che questi alimenti portano e quindi alla povertà in termini nutrizionali che essi trasmettono nel nostro organismo.

Le immagini degli alimenti coltivati nel rispetto della natura, sono armoniche, sono bellissime: le altre sono “spigolose”, “rotte”, senza un ordine.

Alimenti al microscopio

Qui ho parlato di vegetali, ma la stessa cosa succede con le proteine, anche le proteine animali.

Viene molto spesso fatto il processo alla carne rossa piuttosto che a carne bianca: il problema in realtà è capire come sono stati allevati gli animali da cui derivano le carni, in quali condizioni, che cosa hanno mangiato, quale stress hanno subito.

Generalizzare giudicando migliore la carne bianca piuttosto che la carne rossa è inesatto e obsoleto quanto giudicare il cibo solo come agglomerato calorico.

Anche nelle proteine di origine animale sarà fondamentale considerare l’aspetto energetico sottile.

Siamo di fronte a un cambio di “identità” degli alimenti che pensiamo di assumere: ora capisco perché negli Stati Uniti sta iniziando un violento movimento contro tutto ciò che è il “processed food”, ossia il cibo trasformato. Non è semplice ritornare indietro da un processo di industrializzazione, però è anche vero che il mercato segue la domanda: se noi consumatori iniziamo a essere più consapevoli, nel tempo qualcosa potrà cambiare. Iniziamo da cose molto semplici: rispettare la stagionalità della frutta e della verdura, acquistiamo solo merce locale, cerchiamo prodotti veramente bio o perlomeno evitiamo quelli che provengono da paesi stranieri molto lontani in cui i controlli sulla produzione sono inesistenti. Quando mangiamo le proteine animali, cerchiamo gli animali cresciuti nel nostro territorio: lasciamo la carne argentina in Argentina, la carne americana negli Stati Uniti, e la carne giapponese in Giappone.

In Italia abbiamo delle meravigliose produzioni estremamente controllate, che per fortuna non vengono “trattate” in maniera strana come avviene in alcuni paesi.

Non ho niente in contrario contro i formaggi francesi, ma abbiamo una produzione italiana che può fare invidia al mondo: meno strada facciamo fare agli alimenti meno questi devono essere trattati.

Il Trentino ad esempio, è una regione che si distingue per un’eccellenza: predilige, premia e privilegia la produzione locale rispetto a tutto il resto del paese.

In fondo un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi: mangiare i pomodori a dicembre, volere la papaia e il mango a Milano, pretendere le ciliegie a novembre, nel tempo ha portato ad una richiesta confusa nella produzione e abbiamo perso l’orientamento.

Ricordiamoci che il cibo è esattamente come noi: non è solo materia ma ha anche un’anima. Capire da dove viene, come è stato coltivato e come è stato cucinato è fondamentale per il nostro benessere.

Pubblicato originariamente su Mabella.

Daniela Morandi P.IVA 02249850302 - Copyright 2006 - 2019 - Comunicazioni - Privacy Policy