Mi passi il sale per favore?

Una delle grandi “verità” nell’ambito della medicina cardiovascolare è che per prevenire ictus e morte cardiaca venga ridotto l’apporto di sale. Ma è vero? Una nuova analisi della letteratura esistente dalla Cochrane Library indica che questo potrebbe anche non essere la causa (1).

Analizzando un gran numero di studi pubblicati, i ricercatori sono giunti alla conclusione che non ci sono prove evidenti per sostenere l’idea che la restrizione di sale riduca le malattie cardiovascolari o tutti i casi di mortalità nelle persone con normale o alterata pressione sanguigna. Inoltre, si è scoperto che, riducendo l’assunzione di sale, si ottiene la diminuzione della pressione sanguigna, ma contemporaneamente aumenta il rischio di tutte le cause di morte nelle persone con insufficienza cardiaca congenita.

Se ciò non bastasse, un articolo riportato nel Journal of American Heart Association del 4 maggio ha rilevato che bassi livelli di sale aumentano il rischio di morte per attacchi di cuore ed infarti, mentre non viene ridotta la pressione arteriosa (2). Questo studio è stato fatto su popolazione europea di mezza età, seguita per quasi otto anni. Durante questo periodo, è risultato che meno sale era stato consumato, più elevato era stato il tasso di mortalità per malattie cardiache.
Inutile dire che l’American Heart Association (le stesse persone che consigliano di mangiare un sacco di grassi omega-6) ha reagito in maniera violentissima.
Ma qual è il motivo per cui la restrizione dell’utilizzo del sale dovrebbe portare ad un aumento degli attacchi di cuore?

La ragione può essere dovuta a una maggiore insulino-resistenza indotta dalla restrizione di sale (3). L’insulino-resistenza aumenta i livelli di insulina e, se questo è combinato con un maggiore consumo di acidi grassi Omega 6 (ricordate l’American Heart Association), questo rappresenta il miglior metodo per produrre più acido arachidonico.
Sono gli eicosanoidi pro infiammatori che derivano dall’acido arachidonico che causano l’infiammazione della parete arteriosa che porta poi ad un attacco di cuore.
Ciò non significa che alcune persone non siano sensibili al sale (gli afro-americani per esempio lo sono molto), quanto piuttosto che, come al solito, si tratta di una questione di equilibrio.
Abbiamo la necessità di sodio, ma è anche necessario del potassio per bilanciarlo.
È stato confermato da un recente studio della Harvard Medical School che maggiore è il rapporto sodio-potassio nel sangue, maggiore è la probabilità di mortalità per incidente cardiovascolare (4).

La connessione alle morti per incidente cardiovascolare è risultata molto maggiore con un alto rapporto sodio-potassio piuttosto che con un elevato livello del solo sodio.
Inserire sodio nella nostra alimentazione è semplice (aggiungendo il sale sulle pietanze), ma avere adeguate quantità di potassio significa dover mangiare tanta frutta e verdura.

Quindi, piuttosto che restringere la quantità di sale o assumere dei diuretici per diminuire i livelli di sodio nel corpo, pensate a mangiare più frutta e verdura, qualora il vostro obiettivo sia quello di ridurre l’eventualità di un incidente cardiovascolare.
Inoltre, ignorate il suggerimento dell’American Heart Association ed assumete più Omega 3 e meno Omega 6.

Pubblicato originariamente da Barry Sears.

Il commento di Daniela Morandi

Come al solito, alla fine risulta sempre che qualsiasi approccio “curativo” portato all’estremo crea dei danni.
La natura continua ad insegnarci che il segreto perché tutto funzioni in armonia è costituito dall’equilibrio.
E’ anche vero che non bisogna mai generalizzare troppo le informazioni dimenticando che ognuno di noi è un mondo a se’ e che ciò che può funzionare su 9 soggetti, potrebbe essere un disastro anche per uno solo.
Questa è una realtà che tocco con mano ogni singolo giorno quando confronto le diverse reattività delle persone nei confronti di alcuni alimenti ed in particolare dei carboidrati per ciò che riguarda la risposta glicemica: se dovessi soffermarmi ai dati generali e alle mere regole della biochimica, andrei poco lontano.
Comunque sia, qualsiasi sia la ricerca fatta, credo che l’atteggiamento più corretto sia sempre quello di prendere in seria considerazione ciò che viene comunicato, ma soprattutto valutare la reazione sul singolo individuo senza dare niente per garantito solo perché lo dice “la scienza”.

Riferimenti Bibliografici

  1. Taylor, RS, Ashton KE, Moxham T, Hooper L and Ebrahim S. “Reduced dietary salt for the prevention of cardiovascular disease.” Cochrane Database of Systematic Reviews DOI: 10.1002/14651858.CD009217 (2011)
  2. Stolarz-Skrzypek K, Kuznetsova T, Thijs L, Tikhonoff V, Seidlerova J, Richart T, Jin Y, Olszanecka A, Malyutina S, Casiglia E, Filipovsky J, Kawecka-Jaszcz K, Nikitin Y, and Staessen JA. “Fatal and nonfatal outcomes, incidence of hypertension, and blood pressure changes in relation to urinary sodium excretion.” JAMA 305: 1777-1785 (2011)
  3. Alderman MH. “Evidence relating dietary sodium to cardiovascular disease.” J Am Coll Nutr 25: 256S-261S (2006)
  4. Yang Q, Liu T, Kuklina EV, Flanders WD, Hong Y, Gillespie C, Chang M-H, Gwinn M, Dowling N, Khoury MJ, and Hu FB. “Sodium and potassium intake and morality among US adults.” Arch Intern Med 171: 1183-1191 (2011)

Il dr. Barry Sears intervistato al NBC’s Daytime Show.

Dopo Oprah, Jay Leno e Donald Trump, anche il dr. Barry Sears viene intervistato al NBC’s Daytime Show.
Ecco il video di 5 minuti da scaricare, con alcune considerazioni sull’obesità in America.
Il dr. Sears, come al solito con pochissimi ed estremamente chiari concetti, riesce a mettere in evidenza le cause principali dell’epidemia di obesità che sta travolgendo il sistema sanitario americano e presto travolgerà anche il nostro, a causa dell’elevato costo sociale delle malattie correlate all’eccesso di massa grassa e all’infiammazione che porta all’instaurarsi di patologie croniche, come ad esempio il diabete.

Non basta aumentare l’esercizio

Il concetto estremamente rivoluzionario è dato dal fatto che per combattere l’obesità non basta aumentare l’esercizio fisico e mangiare di meno. E tantomeno eliminare i grassi dalla nostra alimentazione. Anzi…
Il problema è causato da uno sbilanciamento del tipo dei grassi nella nostra dieta: i grassi Omega 6 (che si trovano negli oli di semi vegetali) sono in grado di attivare i geni che creano infiammazione nel nostro corpo  e non solo causano l’ingrassamento, ma ci mantengono grassi.
I grassi Omega 3, che troviamo nel pesce e nell’olio di pesce, disattivano il meccanismo infiammatorio.

I consigli

Il primo consiglio è quindi quello di eliminare dalla nostra tavola gli oli vegetali e preferire l’olio extra vergine di oliva e… eventualmente il burro. Si, il burro perché non causa infiammazione!
La seconda buona regola è quella di evitare tutti i cibi eccessivamente lavorati ed elaborati a livello industriale, preferendo i cibi semplici e naturali.
La terza regola è quella di evitare le zone centrali dei supermercati, dove normalmente vengono riposti i cibi più pericolosi per l’infiammazione come i carboidrati raffinati.
Preferire frutta e verdura, che andranno bene anche surgelati.

Semplice, no?
In fondo, sono poche regole per evitare una situazione davvero pericolosa ed irreversibile che sembra essere dietro alla porta anche per noi…

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